La necessità del cortocircuito

Ultima sera di giugno, estate ormai acquisita, ma sembra fine settembre se non oltre.

Piove, l’aria è fresca. Nuvole grigie nascondono le vette delle montagne qui intorno mentre più in basso si sfilacciano in drappi nebbiosi che s’impigliano alle cime degli alberi, ombrando il paesaggio che altrimenti sarebbe inondato di luce e di calore.
Non ho sbagliato nell’indossare il gilet sopra la tshirt, la temperatura lo richiede, mentre Loki se la gode per questo frammento d’autunno inopinatamente caduto dal cielo nel mezzo dell’impeto estivo fino a qualche ora fa imperante – e che tornerà a breve a tiranneggiare, inesorabilmente.

In effetti è bello vivere questi cortocircuiti inaspettati, e non solo per il sollievo climatico che regalano. Ribaltano per qualche momento l’ordinarietà, generano l’inaspettato nel prevedibile, rimarcano – o illudono – che non tutto e non sempre va preso per scontato, anche quando verrebbe difficile non farlo. Bisognerebbe cortocircuitare spesso la visione del mondo nel quale viviamo: ribaltarne il punto di vista, metterlo sottosopra per capire se sta comunque in piedi oppure no, osservare una cosa che pare bianca e poi andare dalla parte opposta per osservarla da là e constatare se invece non appare nera.

Invece spesso questi cortocircuiti li viviamo con fastidio, qualcosa che non doveva accadere e che mette in discussione la “norma” sulla quale costruiamo le nostre certezze, a volte fin troppo comodamente. Sono irregolarità, certo, ma che in fondo definiscono ancora meglio la regola. Oppure che ne rivelano l’infondatezza. In ogni caso qualcosa di positivo e utile, per capire meglio il mondo e capirci meglio in esso.

Fa bene Loki a godere di questi momenti, devo seguire il suo “consiglio”. Già domani, forse, il caldo asfissiante tornerà a bollire ogni cosa e la luminosità lividamente abbacinante del paesaggio ci farà rimpiangere le ombre fresche e madide di quel sottosopra inatteso e speciale in un’ordinaria giornata estiva.

“Il miracolo delle dighe” sul nr.117 del magazine “Dislivelli”

È veramente un grande onore, per chi vi sta scrivendo, vedere il proprio ultimo libro Il miracolo delle dighe, ospitato sul numero 117 – dedicato proprio al tema dell’acqua – del magazine dell’Associazione Dislivelli, uno dei soggetti italiani che lavora nei campi della ricerca e della comunicazione sulla montagna tra i più avanzati e innovativi – non solo da questa parte della catena alpina. Ciò grazie alla considerazione e all’attenzione dedicata al libro da Luca Serenthà, che per Dislivelli cura il podcast “Dislivelli Fatti” in partnership con il sito “Fatti di Montagna” – sul quale Il miracolo delle dighe è già apparso.

Per leggere il magazine cliccate sull’immagine in testa al post: le pagine dedicate al libro sono le 39 e 40.

Dunque ringrazio di cuore Luca Serenthà per quanto ha fatto e la redazione del magazine per aver concesso un tale prestigio al libro, sul quale potete avere ogni informazione utile cliccando sull’immagine qui sotto:

“Il miracolo delle dighe” su “La Repubblica”

Anche l’edizione di Torino de “La Repubblica” di lunedì 26 giugno dedica un breve ma compiuto articolo a Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro. Ringrazio molto la redazione per la considerazione e lo spazio concessi al libro, nella speranza di poter essere presto in Piemonte per presentarlo dal vivo e discutere un po’ di montagne e paesaggi alpini. Nel frattempo, cliccate sull’immagine qui sopra per leggere l’articolo.

Ne approfitto anche per ringraziare di cuore l’Ufficio Stampa Due Punti del prezioso lavoro che sta svolgendo a favore del libro e della sua conoscenza.

P.S.: mi fa molto piacere anche essere ospitato, sulla pagina de “La Repubblica”, insieme al caro amico (nonché mirabile autore, ma questo non dovrebbe servire scriverlo) Tiziano Fratus e al suo ultimo libro Agreste, da pochi giorni nelle librerie.

“Il miracolo delle dighe” su “Il Dolomiti”

Un altro lungo, articolato e approfondito articolo sul mio libro Il miracolo delle dighe è stato pubblicato su “Il Dolomiti” ieri, 23 giugno, a firma di Tiziano Grottolo. Lo ringrazio veramente molto, insieme alla redazione del giornale, per la considerazione dedicata al libro e per l’attenta analisi dei suoi contenuti oltre che per la bella chiacchierata grazie alla quale insieme ne abbiamo parlato.

L’occasione è servita anche per disquisire, per quanto possibile e concesso nello spazio dell’articolo, su uno dei progetti di nuove “grandi dighe” sui quali da tempo e a fasi alterne si dibatte, quello della diga del Vanoi, tra Trentino e Veneto: un caso per molti aspetti emblematico sulla realtà attuale intorno al tema “dighe” in Italia e sul sentore politico e pubblico al riguardo.

Potete leggere l’articolo su “Il Dolomiti” cliccando sull’immagine lì sopra, mentre per saperne di più sul libro cliccate qui.

Piani Resinelli, le conseguenze inevitabili

Piani Resinelli, celeberrima località montana sopra Lecco e ai piedi della Grignetta. Un luogo meraviglioso con una storia importante e infinite potenzialità turistico-culturali, sul quale per questo scrivo spesso.

Anno 2021: io che non sono nessuno, sia chiaro, riguardo l’orribile e inutile passerella panoramica che a luglio di quell’anno venne inaugurata ai Resinelli così scrivevo:

Quella passerella di acciaio e cemento ai Piani Resinelli temo purtroppo che alla fine risulti, più di ogni altra cosa, un inutile e costoso rottame-in-nuce imposto in modo assai discutibile ad un luogo meraviglioso del quale è stata così guastata la bellezza e il valore culturale del paesaggio e che nulla porta a favore della conoscenza e della comprensione delle sue preziose peculiarità – anzi, appunto, che banalizza e inevitabilmente degrada.

Inevitabilmente degrada, già.

Anno 2023, solo due anni dopo:

[Cliccate sull’immagine per ingrandirla e leggerla meglio, anche perché l’articolo contiene osservazioni estremamente significative.]
Andiamo avanti così? È questa la montagna che vogliamo, è questo lo “sviluppo turistico” che gli vogliamo imporre? Passerelle, megapanchine, ponti tibetani, luna park alpini… massificazione turistica, maleducazione verso il luogo, immondizia, degrado.

Ripeto: andiamo avanti così?