Di cose belle a Colle di Sogno, presto

Tenete ben presente che prossimamente a Colle di Sogno, uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde (ne ammirate qualche scorcio nelle immagini qui sopra, ma può ben essere che qualcuno di voi già lo conosca), accadranno cose molto belle e intriganti. Già.

Tenete d’occhio questo blog oppure i social e a breve ne saprete di più ma, nel frattempo, potete già intuire qualcosa al riguardo qui.

Punti di non ritorno

In tema di cambiamenti climatici, realtà del tutto assodata e ormai negata solo da pochi decerebrati, uno dei dubbi che ci si pone spesso è se l’evoluzione del riscaldamento globale sia effettivamente frenabile in qualche modo, presupponendo un’azione in tal senso su scala planetaria assolutamente risoluta, ben più di quanto si stia facendo ora, oppure se non abbia già superato un “punto di non ritorno”, subendo alterazioni causate dalle attività antropiche dei decenni scorsi ormai definitive, almeno per un certo arco di tempo.

Il dibattito è aperto, ma ci sono già oggi evidenze oggettive che rivelano come senza dubbio oltre certe “linee rosse” siamo già andati e tornare dietro di esse non sarà certo facile. La presenza di ghiaccio rilevata dai satelliti al Polo Nord a fine estate, ad esempio (vedi lì sopra), offre un’immagine pressoché priva di dubbi: come scrive “Wired” nell’articolo che potete leggere cliccando sull’immagine stessa, «Negli ultimi 15 anni sono state registrate le 15 minori estensioni di ghiaccio marino e la quantità di ghiaccio pluriennale quest’anno (ovvero quel ghiaccio marino che, resistendo a più stagioni di scioglimento, è presente da più anni) è una delle più basse mai registrate.» Questo non significa “solo” che fa più caldo rispetto al passato, ma che farà sempre più caldo, negli anni a venire: perché le calotte polari fanno anche da raffrescatori e regolatori del clima a livello planetario, il quale in forza delle attività antropiche si sta scaldando sempre più, il che comporta un maggior scioglimento del ghiaccio polare e dunque una minor capacità di esso di raffrescare il pianeta e regolarne il clima. È un circolo vizioso climatico, insomma, che si autoalimenta degradandosi sempre più e il cui “moto circolare” ormai innescato è al momento impossibile da fermare. Un punto di non ritorno superato, appunto.

Siamo ancora in tempo, riguardo altri aspetti della questione climatica, a non superarne altri di questi punti di non ritorno? Possiamo solo sperarlo e agire finalmente in maniera decisa e definitiva per fare di questa speranza una realtà concreta; d’altro canto al momento, purtroppo, quel dubbio in senso generale resta valido, insieme alla sua inquietante, sinistra prospettiva.

Reminder: domani, ore 19, “Oltre le vette”!

Non dimenticate: domani 29 settembre, alle ore 19, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di “Oltre le vette, il programma radio di RCS – Radio Cernusco Stereo curato e condotto da Ambra Zaghetto per riflettere sull’affollamento spropositato delle nostre Alpi durante i mesi estivi in epoca di pandemia, sugli incidenti dovuti a inesperienza e scelta di percorsi non turistici da parte di persone che mai frequentano la montagna, sul non rispetto di un ambiente fragile come quello montano. Una potenziale minaccia turistica, per le nostre montagne: ma se invece si potesse trasformare in una preziosa e benefica opportunità?

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare la pagina di “Oltre le vette” nel sito web di RCS –  Radio Cernusco Stereo, oppure qui per visitare la pagina Facebook, nella quale troverete anche l’evento dedicato alla puntata.

Ci sentiamo (e non metaforicamente!) domani alle ore 19 su RCS – Radio Cernusco Stereo, con Ambra Zaghetto e “Oltre le vette”. Non mancate!

Piove? Evviva!

[Foto di Michele Comi.]
ALT[R]O FESTIVAL 2021. Saliamo in Valmalenco, io e Loki – il mio segretario personale a forma di cane – per partecipare a Il sentiero che non c’è, l’escursione esperienziale (lo so, è una definizione brutta, ma rende l’idea) guidata da Michele Comi. Il cielo è ingombro di nubi grigie ma qui e là qualche squarcio d’azzurro c’è.

Si forma il gruppo, ci si conosce, si introduce la giornata, si parte. Però di lì a non molto comincia a piovere, anzi, tuoni frequenti annunciano un inequivocabile temporale, la pioggia aumenta d’intensità, nuvole basse e fitte annebbiano di frequente il paesaggio. Che si fa, quindi? Si torna indietro, che la giornata è ormai rovinata? Giammai, anzi: è proprio in questo modo che la giornata si fa oltre modo interessante e diviene via via compiuta!

La nostra società, e il modus vivendi che ci siamo costruiti nella contemporaneità ovvero la relativa (non) forma mentis, ci ha quasi del tutto disabituato alla gestione della difficoltà, dell’imprevisto, alla resilienza immediata di fronte all’intoppo, al cambio di rotta necessario tanto rapido quanto logico ovvero, più banalmente, a sopportare inconvenienti in verità di pochissimo conto che, invece, possono regalare momenti, circostanze, esperienze inattese e affascinanti. Piove, embè? Una volta che non si è degli sprovveduti e si hanno con sé gli “strumenti” atti a non infradiciarsi (non gli ombrelli, per carità: sono un ammennicolo troglodita!), c’è soltanto da prepararsi a vivere quell’esperienza in modo diverso da come si credeva e a farsi sorprendere da una tale variante più o meno improvvisa – e la pioggia nel bosco regala tante di quelle percezioni altrimenti ignorate (luminosità brillanti, cromatismi intensi, effluvi vivaci, rumori ammalianti… – che è facilissimo restarne stupiti, se si sa attivare in sé stessi la giusta sensibilità.

Non solo: in questo modo l’esperienza diventa ancora più “formativa”, aggiungendosi alle suggestioni sul fondo di essa un elemento (o diversi elementi) che costringono a acuire ancor più l’istinto, a aguzzare i sensi, a raccogliere intorno a sé ulteriori dettagli materiali e immateriali che aiutino da un lato a non subire le difficoltà impreviste e dall’altro – per motivi uguali e opposti – a vivere un momento di inopinata tanto quanto intensa relazione con il luogo nel quale ci si trova. Non a caso, tornando a quanto affermavo poco sopra, la perdita di resilienza nelle difficoltà è andata di pari passo con la perdita delle capacità di relazione con i luoghi nei quali viviamo o coi quali interagiamo. La causa di fondo credo sia la stessa: siamo diventati talmente viziati, talmente pretenziosi, negligenti (se non proprio menefreghisti) e così poco forti di intuito e di spirito che appena qualcosa mette a rischio la sfera protettiva nella quale ci richiudiamo continuamente perdiamo il controllo della situazione e di noi stessi, ci sentiamo smarriti anche se in mezzo a innumerevoli segnali di direzione (che non sappiamo più vedere), ci perdiamo in un bicchiere d’acqua piuttosto di berla per dissetarci e così abbeverati andare oltre l’ostacolo per continuare il cammino.

Sono temi che proprio Michele Comi, in veste di guida alpina e di facilitatore d’esperienze in montagna, propone molto spesso nelle sue attività, ovvero sono temi fondamentali per contribuire alla solida tessitura di quella relazione consapevole col mondo che ci circonda che dovrebbe essere una delle basi necessarie a farci stare in armonia con il mondo stesso e, di rimando, a fare del mondo un luogo armonioso e quanto più possibile privo di storture – almeno ove esso sia dominato da noi umani.

Insomma: siete in montagna e si mette a piovere? Andateci ben equipaggiati, imparate a riconoscere le reali situazioni di pericolo e non tornate indietro, anzi, godetevi la fascinosa particolarità del momento! Alla fine è acqua che cade dal cielo, mica acido solforico, che diamine! – e probabilmente, visto che siete sui monti, è anche meno inquinata di quella cittadina, già. Scansare le difficoltà (banali poi come uno scroscio di pioggia o altro di simile), e non voler acquisire le nozioni per superarle, non fa altro che ridurre la nostra “comfort zone” a un recinto talmente stretto che ci rende simili a tanti polli rinchiusi nelle gabbie degli allevamenti industriali: senza volontà, senza brillantezza intellettuale, con pochissime possibilità di vivere esperienze realmente belle e formanti che ci rendono la vita più interessante e stimolante. Delle emerite pappe molli, ecco.

D’altro canto, come disse uno che la montagna (e non solo quella) l’ha vissuta veramente fino in fondo, Walter Bonatti:

No, mi dicevo, non può essere bello un mondo dove le paure e gli entusiasmi spaventano i più, tesi come sono al risparmio di sé e dei propri sentimenti.

[Da Montagne di una vita, Baldini&Castoldi, 2013 / Rizzoli 2015, pag.288.]

[Loki, il mio segretario personale a forma di cane, conduce il gruppo nella fitta foresta alla ricerca del passaggio migliore per uscirne senza pericolo alcuno. 😄 Foto di Michele Comi.]