Ecco, queste iniziative io le trovo di una tristezza infinita e al contempo assai emblematica.
Si riduce la bandiera italiana a mero stendardo da tifosi (nonché a gadget commerciale) e di contro rimarca – indirettamente ma palesemente – l’assenza di un autentico sentimento culturale di appartenenza nazionale, visto che certifica che solo concrete “banalità” (in senso culturale, ribadisco) come la squadra nazionale di calcio riesce a “tenere insieme” la nazione. In un paese ricolmo di potenziali marcatori referenziali identitari di gran pregio come pochi altri al mondo, per giunta!
Comunque al riguardo non ci sarebbe nulla di male, se poi la consapevolezza identitaria nazionale – quale elemento culturale e antropologico, sia chiaro, mica altro di totalmente antitetico a ciò e sostanzialmente (ovvero “sovranisticamente”) indegno – sapesse manifestarsi in altri modi di maggior spessore e minor vacuità.
Comunque farei notare, con pragmatica obiettività, che rispetto alla chiesa cattolica altre entità negli anni, per molto meno, sono state etichettate dalla comunità internazionale come “organizzazioni terroristiche”. E ciò anche senza considerare il pregresso storico della chiesa cattolica e nemmeno altre circostanze recenti similmente riprovevoli delle quali si è resa e continua a rendersi protagonista, già.
Ma, ribadisco, è solo questione di tempo: l’autodissoluzione è già in stato avanzato, ormai, e il loro “dio” non potrebbe far nulla nemmeno se esistesse. Anche perché, se esistesse, sarebbe (stato) il primo ad agire, al riguardo.
(Cliccate sull’immagine, tratta da rsi.ch, per leggere l’articolo dal quale è tratta; qui c’è un altro buon articolo sul tema, pubblicato da huffingtonpost.it.)
Peccato che quello lì sopra non è il Ponte Vecchio e la città intorno non è Firenze, ecco.
Eh, bisogna proprio ammettere che gli americani sono imbattibili nel creare “non luoghi” assoluti. In fondo li hanno inventati, e gli USA sono il paese al mondo più superficialmente identitario ma sostanzialmente quello meno consapevole in assoluto della propria identità: vuoi perché hanno solo poco più di due secoli di storia nazionale condivisa ma, soprattutto, perché la società americana è stata dotata, più o meno funzionalmente, di una non identità totalmente basata su forme simboliche e (auto)referenziali che dentro non hanno praticamente alcuna sostanza culturale – intendendo la “cultura” nel senso più pieno del termine, antropologicamente e umanisticamente.
Comunque, al di là di tali questioni la cui trattazione mi porterebbe altrove, quel finto Ponte Vecchio si trova in realtà nel mezzo del Deserto del Nevada, a 20 miglia da Las Vegas, in un “non luogo” che più rappresentativo della definizione non potrebbe essere (e che, confesso, non conoscevo): Lake Las Vegas, in pratica un mega resort per benestanti costruito attorno a un lago artificiale, con le cui acque si è creata una vera e propria oasi nel deserto ricolma di ville e hotel di lusso, attrazioni d’ogni sorta, ovviamente casinò, il tutto ad imitazione di una città italiana.
Già, nel bel mezzo del Deserto del Nevada.
[Immagine tratta dalla pagina Facebook di Lake Las Vegas. Cliccateci sopra per visitarla.]Ecco dunque il finto “Ponte Vecchio” ma non solo: le vie hanno nomi italiani, spesso strampalati (date un occhio a Google Maps) e idem i nomi di molti degli hotel e dei complessi residenziali; di contro, di fronte all’imbocco del suddetto “non ponte”, su una altrettanto finta piazza italiana con tanto di ulivi fa bella mostra di sé un ristorante messicano, anche se la chicca del luogo (o forse una delle tante, temo) è questa:
[Immagine tratta da localadventurer.com.]Ma vi immaginate ora quanti “americani medi” verranno in Italia, a Firenze, e pretenderanno di voler fare un’escursione lungo l’Arno a bordo di una gondola? O che andranno a Venezia e penseranno che i veneziani hanno copiato il modello di barca tipica ai fiorentini? O addirittura che resteranno sconvolti nello scoprire che Firenze e Venezia sono la stessa città? 😲
Fantastico, vero?
Be’, questo per (riba)dire quanto sia distorcente e alienante destruttura la relazione naturale tra territorio e paesaggio in forza di una antropizzazione del tutto decontestuale ai luoghi, che poi inevitabilmente genera immaginari falsati dai quali scaturisce un rapporto delle persone con essi privo di cultura, di consapevolezza e, ovviamente, di identità. Il tipico circolo vizioso dei non luoghi, insomma, tanto più banali e alienanti quanto più disgiunti da ciò che hanno intorno: non a caso si inventano per essi quante più identità fittizie possibili le quali tuttavia, non avendo alcuna base culturale a sorreggerle, svaniscono all’occhio di chiunque possieda un minimo di sensibilità e acume, rivelando quello che alla fine lì – a Lake Las Vegas o altrove ma lì fisicamente – c’è e lì resta sempre: il deserto, geografico e culturale. Il quale peraltro una propria identità, un Genius Loci peculiare ce l’ha: a sua volta soffocato e zittito da tutte le banalizzanti artificiosità costruite sopra.
Tuttavia, come denoto spesso nei miei articoli, molti casi simili, magari meno evidenti ma spesso ugualmente alienanti, li ritroviamo un po’ ovunque e, purtroppo, tra i territori più emblematici al riguardo, ci sono le nostre Alpi, sulle quali, ad esempio, buona parte del costruito a uso turistico è decontestuale, fittizio, di ispirazione meramente cittadina e quasi mai relazionale ai luoghi, alla loro storia, alle culture e alle tradizioni lì presenti e per il luogo identificanti. Quantificare i danni sociali, culturali e antropologici che tali antropizzazioni poco o nulla mediate (e meditate) hanno creato alle montagne e alle rispettive comunità residenti è impossibile e, io credo, solo in minimissima parte compensato da ricadute economiche benefiche per le comunità stesse, peraltro ormai parte di un passato completamente svanito che anzi ora torna a rivalersi sotto forma di debiti, crack finanziari e bancarotte – e di un paesaggio antropico a volte inesorabilmente guastato.
Siamo dunque pronti, per dire, a un lussuoso resort olimpico a forma di Duomo di Milano a Cortina, sotto le Tofane, atto a ospitare turisti dell’altra parte del mondo che così si convinceranno che a Milano si scia? Secondo me qualche immobiliarista particolarmente scaltro, in presenza di “condizioni favorevoli” (è sufficiente qualche mazzetta, nel caso), un’occasione così non se la farebbe sfuggire, già.
Ma perché poi tanta sorpresa, lì in Italia, attorno al cosiddetto “Movimento 5 Stelle”? Come se non si capisse che succede, il come e il perché…
È una cosa creata da un comico, no? Peraltro parecchio bravo, nel fare il comico. Dunque non è che uno sketch, come si dice, solo un po’ più lungo della norma. E senza dubbio fa ridere, ergo in quanto sketch funziona benissimo – d’altro canto i comici a far questo sono atti, è il loro mestiere, mica altro.
Quindi? Nulla di strano o di fuori dall’ordinario, no?
Ecco, fine.
[Foto di danaos-de da Pixabay.]Comunque, dire all’italiano medio che si può togliere la mascherina ma dimostrando senso di responsabilità è come dire a un orso che può avere accesso a un deposito di miele ma chiedendogli di mettersi a dieta. Ecco.