Basta con gli chalet in montagna!

Fare cose nuove in montagna si può e si deve, e lo si può fare senza che l’innovazione deprima la tradizione o la banalizzi o semplicemente la trascuri: occorrono cultura, competenza, sensibilità, cura della relazione con i luoghi e dell’uomo con essi e il loro paesaggio. La montagna è una dimensione ideale per manifestare le doti citate, ancor più perché la pregevolezza e insieme la delicatezza del suo territorio evidenzia da subito ciò che invece è stato fatto senza la necessaria premura verso di esso, e senza il buon senso che vi dovrebbe stare alla base.

Il progetto (nelle immagini) dello studio Naema Architekten, di Bolzano, realizzato a Fleres, vicino Colle Isarco, a mio parere è un ottimo esempio di quanto ho scritto, e un elemento di giudizio ideale rispetto a tante altre realizzazioni montane, molto meno ispirate (ma la definizione è assai eufemistica, sia chiaro). Ha pure una bellissima storia di rinascita da un doloroso trauma ad arricchirne il valore e a trascenderlo dai meri aspetti architettonici, dunque è ancor più ammirevole.

L’opera ha vinto il premio “Best Project 2022 di Archilovers, il social media dedicato alla progettazione architettonica.

Per saperne di più, date un occhio qui. Le immagini sono tratte dal sito web di Naema Architekten, sul quale trovate altri dettagli del progetto.

P.S.: perché quello strano titolo al post? Be’, sia chiaro: non è che ce l’abbia in senso assoluto con gli chalet, però per certi versi sì, come denoto qui.

Dalla visione, al progetto, a Carlo Mollino, a Milano

Per chi domani fosse a Milano, dopo l’ennesimo scatto al dito medio di Cattelan il mio consiglio è quello di partecipare alla conferenza di Luciano Bolzoni su Carlo Mollino, della quale vedete i dettagli qui sopra.

Primo, perché Mollino è Mollino e la sua figura, tanto potente nel Novecento italiano – non solo in quello architettonico – quanto ancora troppo poco rinomata, merita sempre di essere scoperta e riscoperta. Secondo, perché per fare quanto al punto precedente Luciano Bolzoni è la figura migliore in circolazione. Terzo, lo è perché è l’autore dell’ottimo Carlo Mollino. Architetto, che troverete in vendita durante la serata.

Serve aggiungere altro?

Su “Valsassina News” e su “Lecco Today”

Ringrazio di cuore le redazioni di “Valsassina News” e di “Lecco Today che nei giorni scorsi hanno ripreso le mie osservazioni in merito alla questione dello sviluppo turistico dei Piani di Artavaggio (Valsassina, provincia di Lecco), in particolar modo mirate ai soggetti pubblici e privati locali che sostengono la necessità di realizzare una nuova seggiovia e il conseguente impianto di innevamento programmato, il tutto finanziato da soldi pubblici. Osservazioni che, al solito, non prescindono dal rispetto delle varie opinioni espresse e mirano a promuovere un confronto costante e sempre costruttivo. Per il bene di queste montagne e di chi le abita, innanzi tutto.

Per leggere i due articoli, cliccate sulle rispettive immagini e in calce troverete i relativi link.

Fare cose belle e buone, in montagna. Sulle Madonìe (Sicilia), ad esempio

Le Madonìe (in siciliano Li Marunìi) sono tra le montagne più belle della Sicilia e del Mediterraneo. Tanto poco esteso quanto ricco di angoli spettacolari e in costante vista del Mar Tirreno, il gruppo presenta le più alte vette dell’isola dopo l’Etna, sfiorando i duemila metri di quota con il Pizzo Carbonara (1979 m) che domina una morfologia parecchio variegata nonché alcune peculiarità notevoli come la faggeta di Piano Cervi, la più meridionale d’Europa. D’altro canto l’ambiente naturale delle Madonìe è talmente pregiato che la zona, il cui parco è inserito già dal 2004 nella Rete Mondiale dei Geoparchi, dal 2015 si fregia del titolo di Geoparco Mondiale UNESCO.

Nonostante ciò, anche le Madonìe non sono sfuggite al tentativo di imporre ai loro territori i modelli del turismo di massa più banalizzanti e decontestuali: la località sciistica di Piano Battaglia, pur piccola, è il frutto di quell’imposizione, dagli scopi ben più attenti al consumo del luogo che alla sua valorizzazione autentica e con la solita cronaca di pasticci finanziari, chiusure, riaperture, richiusure, soldi pubblici malamente spesi, problematiche legate al clima, eccetera: la sua storia è raccontata – succintamente ma compiutamente – nel libro Inverno Liquido di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli.

Anche per i motivi che ho appena citato, qualche anno fa un gruppo di cittadini madoniti per passione, interesse, competenze, ha deciso di impegnarsi alla promozione e sviluppo dei territori montani delle Madonie, creando un’associazione culturale che oggi si può ben indicare come un esempio mirabile e assai efficace di valorizzazione della montagna in senso generale: è Identità Madonita, nata proprio per attivare e promuovere nuovi processi di sviluppo, reti di aziende, persone e servizi dedicati non solo al visitatore ma anche ai giovani madoniti. L’associazione promuove forme di sensibilizzazione attraverso attività mirate ad accrescere la conoscenza ed il valore del territorio, a combattere lo spopolamento e attivare nuove visioni e interpretazioni del territorio locale. Inoltre usa lo sport per attivare forme di sensibilizzazione dei giovani madoniti in base al principio per il quale la conoscenza approfondita di pratiche che agevola la scoperta dei luoghi del territorio può essere potente volano di nuove forme di coscienza, di attività imprenditoriali e di attrazione, così da innescare nuovi meccanismi di sviluppo benefici per l’intero territorio.

Infine, Identità Madonita sfrutta la conoscenza dei suoi membri per promuovere e incentivare forme di reti di persone e servizi al fine di facilitare la fruizione e la coltivazione della cultura delle Madonie. Per questo tra i soci dell’associazione si trovano maestri ceramisti, agronomi profondi conoscitori delle tradizioni contadine, maestri pupari, esperti cuochi, ex componenti dei reparti speciali dell’esercito, artisti pittori, e soprattutto appassionati esperti di sviluppo locale: un ambiente umano ideale per implementarvi la collaborazione di partner commerciali accuratamente scelti per supportare la permanenza e le attività dei visitatori, i quali a loro volta possono approfittare di tale rete per scegliere servizi e aziende innanzi tutto dell’entroterra madonita ma anche della zona costiera, che ha nella cittadina di Cefalù, con la sua rinomanza turistica riconosciuta a livello internazionale, un importante e emblematico legame referenziale tra il mare e il comprensorio montano delle Madonie.

Un’esperienza veramente notevole e ammirevole, quella di Identità Madonita, che ha molto da insegnare a tante altre località montane alpine e appenniniche dalla storia assimilabile che ancora, per motivi di vario genere ma che ormai tutti conoscono bene, non riescono a liberarsi dal giogo della monocultura dello sci nonostante nulla vi sia più – in senso geografico, climatico, ambientale, economico, sociale, culturale, eccetera – nella realtà effettiva di quei luoghi che possa giustificare questo soffocante accanimento turistico. Insomma: chapeau!

(Tutte le immagini presenti nell’articolo sono tratte dalla pagina Facebook dell’Associazione Identità Maronita.)

N.B.: altre cose belle e buone fatte in montagna:

“Inverno liquido” a Lecco, altre due cose interessanti

Per “chiudere il cerchio” entro il quale si è sviluppata la serata di venerdì scorso 10 marzo a Lecco per la presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli Inverno Liquido (DeriveApprodi) e per il conseguente dibattito aperto sui temi trattati dal volume – evento che è stato unanimemente definito di rara importanza per aver messo in dialogo numerosi portatori d’interesse pubblici e privati nei confronti dei territori montani con le rispettive differenti istanze – eccovi due ulteriori contributi: il servizio trasmesso dal telegiornale di “Unica TV” e curato da Fabio Landrini, peraltro valente moderatore della serata, e il reportage al solito brillante e sagace di Cesare Canepari pubblicato su “Valsassina News”:

Ovviamente il dibattito sui temi in questione non si è risolto nella serata di Lecco, che anzi rappresenta il punto di inizio d’un percorso di costante confronto che si svilupperà sempre di più in futuro affinché – lo ribadisco nuovamente – finalmente le montagne, cuore e anima pulsanti dell’Italia ma per troppo tempo trascurate ovvero mal gestite, ritornino al centro dell’attenzione pubblica e ritrovino la loro naturale e imprescindibile dignità di interlocutori forti nel dibattito condiviso sul futuro del nostro paese.