Ecco qui – per chi non l’abbia già vista – la puntata del 20 settembre scorso di “Orobie Extra”, il programma condotto da Cristina Paulato su BergamoTV (e Unica TV), nella quale ho avuto il grande onore e il piacere di essere ospite con Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro. Una bella e preziosa occasione per poter parlare dei temi di cui ho scritto, del paesaggio montano rappresentato da alcuni degli angoli più straordinari delle Alpi, di come si è sviluppato – per non dire trasformato – dal Novecento in poi nonché della relazione che da secoli ci lega alle montagne e oggi, per molti versi, anche più di un tempo.
Nella prossima puntata di “Orobie Extra”, il programma condotto da Cristina Paulato su Bergamo TV (e Unica TV), in onda sabato alle ore 22.30 e in replica domenica alle 13.00 – oppure on line sul sito web e sui social dell’emittente bergamasca, saremo presenti anche io e il mio libro Il miracolo delle dighe con una bella chiacchierata intorno ai temi di cui ho scritto nel libro e al paesaggio montano che, in fondo, è il suo principale protagonista.
Appuntamento dunque sabato e domenica in tivù o sul web; per chi invece volesse saperne di più sul libro, può dare un occhio qui.
Attorno al 1950, si riaffacciò il turismo, che da noi aveva avuto inizio al principio del secolo. Nacquero i primi impianti di risalita. Gli ex campioni divennero maestri di sci, i contadini con i cavalli e le slitte addobbate a festa trasportavano i turisti dalla stazione agli alberghi, ai campi di sci. […] Le botteghe del fabbro, del maniscalco, del sarto diventarono boutique; le osterie bar; le trattorie tavole calde; i negozi di alimentari gastronomie; gli erbivendoli “frutteria esotica”; si aprirono supermercati e negozi sportivi, discoteche, gallerie d’arte. Ma insieme venne la speculazione edilizia delle seconde case e dei condomini: sembrava che un fiume di denaro risalisse verso la montagna per portare ricchezza a tutti. Ma chi consigliava prudenza o presentava pericoli veniva irriso. […]
Bisogna rifare i montanari. Le Alpi saranno una risposta a una sfida: sfida della natura e del mondo moderno. Nei secoli passati la gente trovò nelle montagne un luogo per continuare a vivere e lavorare in pace; avvicinandoci al 2000 ancora sulle montagne l’uomo troverà rifugio per superare un sistema che disumanizza e che lascia poco spazio a quelle che sono le vere ragioni dell’esistenza: l’amore, la socialità, il lavoro ben fatto. La montagna è diventata una terra da conquistare per vivere meglio.
Mario Rigoni Stern, che non abbisogna di presentazioni né come autore letterario e uomo di cultura né come uomo di montagna, del suo Altopiano ma non solo, pronunciava le parole che avete letto durante il proprio intervento quale ospite di un convegno internazionale sui problemi delle terre alte al Teatro Toselli di Cuneo nel gennaio 1989 (lo ricorda “La Stampa” qui). Parole di quasi trentacinque anni fa che risultano assolutamente consone anche al nostro presente, anzi, se possibile ancor di più visto come la montagna resti tutt’oggi una terra da conquistare da parte di chi vorrebbe ancora imporle quei modelli novecenteschi di sviluppo consumistico i cui danni tremendi già decenni fa risultavano evidenti – da questa presa d’atto nasce anche la denuncia di Rigoni Stern – ma che invece molti, troppi amministratori pubblici con competenza politica sui territori montani non sanno e non vogliono vedere. Insieme a questi, purtroppo vi sono parecchi montanari che ancora accettano di sottomettersi a logiche economico-politiche totalmente fallimentari e di svendere le proprie montagne all’assalto della turistificazione più becera, che alimenta in un circolo vizioso quel sistema di sperpero di denaro pubblico a fini elettorali con il quale si installano ponti tibetani, panchine giganti, ciclovie che distruggono antiche mulattiere, strade e parcheggi in quota, impianti di innevamento artificiale che consumano le risorse idriche naturali e altre infrastrutture similmente orribili e pericolose per il bene e il futuro delle montagne.
«Bisogna rifare i montanari», aveva ben ragione Rigoni Stern, lui autentico e compiuto montanaro come pochi altri, a lanciare quel suo appello: bisogna rifare i montanari prima che certa politica “rifaccia” le montagna a imitazione delle città più degradate e soltanto per renderle funzionali alle loro mire di potere, prima che le banalizzi, le degradi e le consumi pur di venderle al turismo di massa, totalmente indifferente al loro futuro e a quello delle comunità che le abitano.
[Una suggestiva veduta notturna dell’Altopiano dei Sette Comuni. Foto di Hime Sara, Opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Tuttavia quell’appello, come anche ricorda l’articolo de “La Stampa” sopra linkato, non è caduto nel vuoto: sempre più persone, montanare e non, si stanno rendendo conto della pericolosità di quanto sta avvenendo sulle montagne e non accetta più di subirne le conseguenze: nel Vallone delle Cime Bianche, al Lago Bianco del Passo di Gavia, sul Monte San Primo, al Passo della Croce Arcana sull’Appennino modenese oppure nei siti olimpici ove si vorrebbero realizzare lavori tanto costosi quanto impattanti e inutili – la pista di bob di Cortina è l’esempio massimo al riguardo… e sono solo alcuni dei casi citabili in merito alla crescente presa di coscienza collettiva riconducibile all’appello di Rigoni Stern. Solo la politica non vuole rispondere, rimanendo cieca e sorda alla realtà dei fatti e al sentore comune, insensibile al buon futuro delle montagne e alla salvaguardia della loro bellezza. Perché?
Domani, mercoledì 13 alle ore 11.03 su “Radiorizzonti” (e in replica alle 19.44), andrà in onda la bella chiacchierata che ho avuto il piacere di sostenere con Iaia Barzani intorno al mio ultimo libro Il Miracolo delle dighe nonché, come al solito, agli aspetti più affascinanti e emblematici dei nostri paesaggi montani – in fondo i veri protagonisti del mio libro, per i quali le dighe rappresentano un elemento distintivo capace di raccontare molte storie intriganti.
Per ascoltare Radiorizzonti date un occhio qui sotto (o cliccateci sopra):
Il piccolo comune di Vione, in Valle Camonica, continua a presentarsi come uno dei migliori esempi nelle Alpi di sviluppo originale ed equilibrato del proprio territorio grazie al Laboratorio permanente di spazi abitati montani in trasformazione nel quale si è trasformato il paese (al riguardo ne ho scritto qui e qui), rappresentando in questo modo una proposta concreta e fattiva a sostegno del ritorno a vivere, lavorare e restare in montagna oltre che la dimostrazione di come i territori montani possano costruirsi un buon futuro senza dover necessariamente assoggettarsi a certe pratiche monoculturali (di matrice turistica, in primis) che, a fronte di ben scarsi vantaggi collettivi, sovente cagionano al luogo danni materiali e immateriali notevoli.
A riprova di quanto sopra, oggi a Vione è iniziato il Laboratorio di architettura con l’importante docenza del prestigioso architetto grigionese Armando Ruinelli, la co-docenza di Marco Ganzoni e gli studenti svizzeri dell’Università di Scienze Applicate FHGR di Coira. Sarà una settimana dedicata a studi, rilievi e alla formulazione di prime ipotesi per la trasformazione compatibile di alcuni edifici del centro storico. Gli studenti proseguiranno poi queste attività durante l’anno accademico presso le aule dell’Università di Coira: restituiranno così alla comunità di Vione tante idee e suggestioni e, sperano gli organizzatori, qualche soluzione progettuale adottabile dai proprietari. Ciò per dimostrare concretamente come la qualità della tradizione, riletta dall’innovazione architettonica e funzionale, si trovi al centro del processo rigenerativo dei piccoli (e non solo) centri delle nostre montagne rappresentandone un fulcro fondamentale e ineludibile: per tutelare e sviluppare l’autentico Genius Loci dei luoghi e far sì che il dialogo con esso generi tra residenti e visitatori la relazione culturale alla base dell’abitare il luogo, ancor più se in modo stanziale e funzionale alla vita della sua comunità.
Il Laboratorio permanente di Vione è un’iniziativa del Distretto Culturale della Comunità Montana di Valle Camonica e del Comune di Vione; per quanto avete letto devo ringraziare di cuore Giorgio Azzoni, responsabile scientifico del Laboratorio, curatore delle iniziative e della serie di incontri nonché prestigioso garante dell’intero progetto.