La bellezza del Monte San Primo, su tutti i suoi versanti, ha qualcosa di clamoroso. È impossibile non stupirsi di tutto ciò che sa offrire, e di come ogni cosa che compone il suo paesaggio – dalla più evidente e referenziale a quelle minime e meno visibili – sia in grado di suscitare profonda emozione.
Impossibile, sì, a meno di manifestare una miseria mentale e un’aridità d’animo di rara gravità. Come pare che manifestino coloro i quali vorrebbero trasformare il San Primo nell’ennesimo squallido divertimentificio montano, in barba a qualsiasi logica – ambientale, economica, sociale, culturale, politica. A qualsiasi, nessuna esclusa.
Il Monte San Primo potrebbe diventare – come in effetti già è, per chi lo sa comprendere – un luogo di educazione ambientale e di didattica sulla bellezza del paesaggio più unico che raro, dotato in tal senso e in ogni altro afferente di enormi potenzialità. Nonché, più semplicemente ma niente affatto banalmente, un luogo nel quale stare bene, a contatto con uno degli ambienti naturali più belli di questa porzione di mondo pur rimanendo così vicino alla parte più pesantemente antropizzata del Nord Italia. Tanta roba, quasi inestimabile nell’epoca che stiamo vivendo, e un tesoro altrettanto eccezionale per il suo intero territorio e chiunque abbia la fortuna di abitarlo e viverlo.
Come si può osservare un luogo del genere con occhi, mente e animo tanto biechi, voraci, prepotenti? Come si fa a restare tanto insensibili alla sua grande bellezza?
Io non riesco proprio a capacitarmene.
[Anche il segretario (personale a forma di) cane Loki dimostra di apprezzare la bellezza del Monte San Primo ben più che i politici locali che hanno nelle mani il suo destino.]P.S.: le immagini sono mie e in quanto tali di certo mediocri, non essendo io un fotografo con attrezzature degne, ma nonostante ciò credo possano ben illustrare e far capire quanto avete appena letto.
Per saperne di più sull’evento, cliccate sulla locandina in testa al post. Invece per saperne di più sul libro che dell’evento – insieme alla diga di Olginate – sarà il “protagonista principale”, cliccate sull’immagine qui sotto:
Alle ore 14.00, nella prestigiosa location dell’ADI Design Museum, in Piazza Compasso d’Oro n.1, nell’evento dal titolo “La società liquida delle montagne” presenterò il mio ultimo libro Il miracolo delle dighe. Breve Storia di un emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Avrò l’onore di avere accanto Claudio Artoni, geologo, ricercatore in Scienze Polari e Responsabile tecnico del sistema di laboratori EuroCold Lab. del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Insieme vi accompagneremo in un affascinante e emblematico viaggio lungo le grandi valli alpine i cui ghiacciai scaricano le proprie acque di fusione nei bacini artificiali formati da alcune delle più grandi dighe alpine, generando un paesaggio e un ecosistema idroelettrici che raccontano in un modo originale e profondo la relazione culturale che l’uomo ha intessuto con i territori di alta montagna dal Novecento in poi nonché il futuro prossimo che ne potrebbe (o non) derivare.
Sarà un incontro illuminante e emozionante, ve lo assicuro. Quanto meno, io e Claudio Artoni – uno dei più importanti glaciologi italiani, per inciso – faremo di tutto affinché lo possa essere.
Per saperne di più cliccate qui! Ci vediamo domani, non mancate!
Esistono luoghi in cui non sembra vivere nessuno. Strade solitarie su cui muovono i passi sparuti camminatori, case centenarie in cui i silenzi sono rotti solo dal ronzio di qualche televisione lontana, antichi muretti a secco su cui camminano gatti randagi e lucertole più di quanto vi si appoggino mani e schiene umane, vecchie stufe a gas a riscaldare ampie stanze semivuote. Sebbene ci possa sembrare uno scenario desolato, queste immagini raccontano in verità una storia di resistenza: quella di tredici milioni di persone che continuano ancora oggi ad abitare i borghi e i paesini d’Italia che, stagione dopo stagione, si svuotano perdendo servizi e attività fondamentali.
L’abbandono umano non è l’unica cifra di borghi e di aree interne alpine o meno; molti giovani decidono consapevolmente di restare; altri, seppure in misura limitata, di ritornare; e altri ancora di provare a sperimentare in questi luoghi «lontani» nuovi stili di vita, più «lenti» e connessi con la natura. La voglia di radicamento è un aspetto inedito e ancora poco esplorato, che merita di essere messo in luce perché rivela una realtà fatta di giovani che non solo non hanno lasciato i loro paesi, ma che hanno scelto di restare – o di tornare – in modo attivo.
Ce ne parlerà Andrea Membretti, autore di “Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi” (Donzelli Editore) che racconta e raccoglie le loro storie, analizzando la realtà delle aree interne italiane e ricavandone evidenze spesso sorprendenti. Con lui dialogheranno il sottoscritto, Luca Rota, e Cristina Busin.
Alle ore 14.00, nella Sala 4 dell’ADI Design Museum (Piazza Compasso d’Oro n.1):
Il 3 ottobre 2022, dal porto di Palermo, inizia la traversata del fotografo Max Cavallari insieme all’equipaggio e ai volontari della missione a bordo della nave SAR “Humanity 1”. Tra il 22 e il 24 Ottobre avvengono 3 soccorsi in mare recuperando 180 persone su 3 differenti imbarcazioni. Ci vogliono 21 richieste di porto sicuro prima che venisse concesso un luogo di sbarco, ma non a tutti viene permesso di scendere: 45 persone vengono considerate “in buona salute” e per questo bloccate in un “limbo” sul ponte della nave ormeggiata al porto di Catania. Una storia ciclica, simile a tante altre, che avviene nel mar Mediterraneo da almeno 10 anni.
“Acquaintance” (Seipersei Edizioni) racconta i 40 giorni di missione Search and Rescue della nave nel mar Mediterraneo attraverso le potenti e emblematiche fotografie di Max Cavallari: con lui dialogherò io, Luca Rota, in un incontro nel quale si rifletterà sul significato che può assumere per ciascuno di noi la parola “confine”, e sul suo senso rispetto al mondo contemporaneo e alle sue realtà.
La partecipazione a tutti gli eventi è libera e gratuita fino ad esaurimento posti. Per saperne di più su ogni evento, cliccate qui oppure sull’immagine di ciascun evento.
Serve dire che sono tutti quanti eventi imperdibili? No, vero? Dunque, mi auguro di cuore che non ve li perdiate: sarà un gran piacere incontrarci, chiacchierare insieme e conoscere a fondo autori e libri così interessanti e affascinanti. A domani!
La presentazione del mio ultimo libro Il miracolo delle dighe che si terrà domenica prossima 19 novembre tra Vercurago e Olginate, pur tra le tante precedenti ciascuna a suo modo peculiare, sarà nuovamente speciale e assolutamente affascinante. Perché, come vedete sulla locandina qui sopra, contemplerà un evento raro: la visita guidata della diga di Olginate, il principale sbarramento di regolazione del lago di Como, costruito tra il 1940 e il 1946 e oggi gestito dal Consorzio dell’Adda. Una “grande diga” molto diversa da quelle ben più imponenti e spettacolari – oltre che per qualcuno inquietanti – delle vallate alpine, protagoniste del mio libro, ma dall’importanza altrettanto fondamentale sia a monte che a valle di essa, per come contribuisca a limitare enormemente le esondazioni del lago, soprattutto a Como, e in forza della sua capacità di alimentare le attività agricole di un ampio territorio di Pianura Padana grazie alla possibilità di regolare un volume di acque di ben 246,5 milioni di metri cubi. Parimenti è un’opera, la diga allo sbocco del Lago di Garlate, che ha cambiato in modo considerevole il paesaggio della zona – l’alveo dell’Adda venne sostanzialmente ridisegnato, ad esempio – nonché la relazione con esso dei suoi abitanti, assumendo caratteri culturali identitari e referenziali per il suo territorio simili a quelli dei più grandi sbarramenti sulle Alpi.
La visita guidata della diga, della durata di circa un’ora, è in programma alle 14.30 con ingresso presso la casa dei custodi allo sbocco del ponte di Olginate sulla sponda orientale (verso Calolziocorte, Via Mazzini n°1): è libera ma inevitabilmente a numero chiuso e al momento è già sold out, ma potete chiedere informazioni al riguardo scrivendo una mail a cultura@comunitamontana.lc.it o telefonando allo 0341/240724 interno 4.
Successivamente attraverseremo insieme il ponte Vittorio Emanuele III, che unisce le due sponde del fiume Adda tra Calolziocorte e Olginate offrendo una vista privilegiata sulla diga e sul territorio circostante, per recarci presso la Biblioteca Civica di Olginate – sita in Via Prof. Mario Redaelli n°16 – dove alle ore 16.00 presenterò il libro Il miracolo delle dighe, grazie al quale vi accompagnerò in un lungo e, mi auguro, appassionante viaggio attraverso le Alpi alla scoperta delle più grandi e emblematiche dighe alpine nonché, soprattutto, di come hanno cambiato le geografie e i paesaggi dei territori montani che li ospitano e la relazione culturale intessuta con essi dalle genti che vi abitano. Il tutto, osservato da un punto di vista particolare, diverso da ogni altro, profondo, ricco di infinite percezioni e in grado di attivare narrazioni veramente affascinanti e illuminanti.
[La ciclopica diga della Val di Lei, tra Italia e Svizzera, all’epoca della costruzione tra le più grandi del mondo e della quale scrivo nel mio libro: ben diversa rispetto alla diga di Olginate eppure, entrambe a modo loro, due “grandi dighe”. Foto di Capricorn4049, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]La partecipazione alla presentazione è senza bisogno di prenotazione. Ovviamente presso la Biblioteca vi saranno copie in vendita del libro; per saperne di più sullo stesso cliccate sulla copertina qui sotto:
L’evento fa parte del programma della 32a edizione della rassegna culturale “Estate di San Martino”, organizzata dalla Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino con l’Ecomuseo Val San Martino, il Comune di Calolziocorte, la Parrocchia di San Martino Vescovo in Calolzio e la Pro Loco di Calolziocorte. Trovate il programma completo della rassegna qui.
Dunque vi aspetto domenica prossima 19 novembre presso la diga e/o la Biblioteca di Olginate: sarà un gran piacere incontrarci e chiacchierare insieme, e vi assicuro che sarà un pomeriggio che vi ricorderete a lungo!
P.S.: ringrazio di cuore il Consorzio dell’Adda per aver acconsentito alla visita della propria diga e, soprattutto, Elena Remondini, responsabile del Servizio Cultura della Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino, la quale ha concretamente organizzato e curato l’evento.
P.S.#2: le foto storiche della diga di Olginate che vedete lì sopra (cliccateci sopra per ingrandirle) sono tratte dalla pubblicazione Gli effetti della regolazione sulle portate dell’Adda e sulle piene del Lago di Como, curata dal Consorzio dell’Adda nel 2003, che si può leggere anche nel sito dell’ente.