Io lo insegnerei nelle scuole, Henry David Thoreau. Inserirei la lettura dei suoi libri nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, in pratica, senza dubbio alcuno.
Ecco, avrei bell’e fatta la recensione del libro del quale ora vi dovrei scrivere, qui di seguito; d’altro canto mi rendo conto che le affermazioni iniziali, che scaturiscono dalla lettura personale della gran parte dei testi editi in Italia del grande pensatore americano, sarebbero e sono valide per tutti quei testi, preziosissimo corpus filosofico-letterario che Thoreau ha regalato a tutti i suoi posteri la cui importanza non solo non perde un’oncia col passare del tempo, semmai si accresce sempre di più, anche se non soprattutto dal punto di vista filosofico, di autentica e preziosa ricerca della verità delle cose. Leggere Thoreau, a scuola in quanto primario ambito di formazione del pensiero adulto come in ogni altra circostanza e momento della vita, rappresenta sempre una pratica di arricchimento intellettuale, emozionale, spirituale nonché una via da seguire con la certezza che, con tutta probabilità (ma solo per non usare espressioni apparentemente più assolutiste seppur obiettive), sia quella giusta, ovvero una delle più giuste da seguire tra mille altre anche ben più recenti ma raramente dotate di una simile forza, di una paragonabile purezza intellettuale tanto quanto spirituale.
Tutto ciò lo si può dedurre facilmente anche affrontando Thoreau da vie certamente confluenti (o defluenti, dipende da che parte le si contempla) in quella principale citata ma apparentemente “secondarie”: Ascoltare gli alberi (Garzanti, 2018, collana “I piccoli grandi libri”, traduzione di Alba Bariffi) è una di queste, compendiando l’opera nelle sue poche ma intense pagine una raccolta di brani, tratti da vari testi, nei quali Thoreau racconta della sua relazione con gli alberi, autentici compagni di vita e di esperienze per uno come lui che ha fatto del rapporto diretto, fisico e mentale, con la Natura la condizione esistenziale primaria e ineludibile […]
[Immagine tratta da libreriamo.it.](Potete leggere la recensione completa di Ascoltare gli alberi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
[Alba su Lucerna, luglio 2021. Foto di Simon Infanger su Unsplash.]«La mappa è il ricordo più antico che può essere scritto nel codice umano». Ha ragione Davide Sapienza (è sua, la citazione, tratta da Camminando, Lubrina Editore, Bergamo, 2014), forte della sua esperienza di viaggiatore della Terra, dello spirito e dell’ultratempo, la dimensione dove l’unica legge in vigore è il coraggio di ascoltare l’intelligenza dei piedi. Appena l’uomo ha imparato a camminare in modo umano, per così dire, ovvero facendo del moto un esercizio consapevole e didattico – e a ben vedere è stato primario anche più del vedere, del sentire o dell’afferrare qualcosa per farne strumento – ha subito preso a memorizzare il paesaggio che aveva intorno al fine di ritrovarsi in esso, per non sentirsi smarrito, per contestualizzarsi in forza del suo essere creatura potenzialmente dominante il paesaggio stesso – in senso virtuoso, intendo dire, al di là dunque di tutte le successive e deleterie devianze. Ha costruito nella propria mente, appunto, la mappa del mondo intorno a sé, dotandola di coordinate di principio ovviamente improvvisate, elementari, primordiali eppure già geo-grafiche nel senso moderno del termine, al fine di riconoscerlo e riconoscersi in esso: un atto fondamentale, questo, nella formazione dell’identità antropologica e poi, più tardi, sociologica e politica.
Sono certo che da subito l’uomo primitivo si sia reso conto di quanto fosse importante questo processo di identificazione olistica col territorio vissuto, e di come fosse necessaria la tracciatura d’una mappa di cammini, percorsi, itinerari lungo i quali a muoversi erano (e sono) tutte le molteplici forme dell’io: emozionali, intellettuali, istintive, animali, eccetera – capite bene che in fondo è da qui che nasce il concetto stesso di “viaggio” inteso come esercizio di esplorazione cognitiva del mondo. È grazie a questo processo, assolutamente valido anche oggi, che l’uomo ha generato il concetto di luogo, con accezione emotiva prima che geografica ovvero identificandolo su quella mappa inscritta nel codice umano e riconoscendo in esso la fonte e il fine di emozioni, ricordi, sensazioni, suggestioni, idee, visioni e quant’altro di affine e altrettanto profondo – al punto da far decidere all’uomo di scegliere un certo luogo come residenza permanente e propria sfera vitale nei cui orizzonti paesaggistici determinare i personali confini antropologici. Naturalmente, poi, tutto questo vale anche per il forestiero che si ritrova in quel dato luogo, rispetto al quale il processo è uguale e opposto: egli vi giunge seguendo una geografia (su di una mappa o semplicemente lungo una strada) e, una volta in loco, vi elabora il proprio valore emotivo, inscrivendolo in modo più o meno profondo negli stessi orizzonti.
I luoghi sono dunque riferimenti, sono input, stimoli, ambiti che identificano antropologicamente il moto verso di essi e poi in essi: d’altro canto sono espressioni del reale movimento metafisico, quello che muove fuori (nel mondo) il viaggiatore perché lo spinge a muoversi dentro (sé stesso).
Non è un caso, in fondo, se le parole normalmente utilizzate in tema di determinazione del patrimonio genetico umano siano mappa, mappatura (del genoma o quant’altro, appunto). Una coincidenza linguistica, forse, o forse no, semmai una inevitabile concordanza.
Per questo mi trovo totalmente d’accordo con quell’affermazione di Davide Sapienza citata poco fa: il concetto di luogo determina l’inevitabile necessità per l’uomo di costruirsi una mappa identificante di esso da imprimere “geneticamente” in sé, per così dire, e di contro lo stesso luogo è frutto della determinazione geo-mentale di quella mappa. Un processo virtuoso di causa-effetto dal quale, ribadisco, si generano poi la forma e la sostanza del legame che unisce l’uomo a quel dato luogo: in buona sostanza, si generano le coordinate antropologiche e culturali di esso, grazie alle quali l’uomo non solo lo può ritrovare facilmente sulla propria personale cartografia vitale, ma altrettanto facilmente si può ritrovare in esso, riconoscersi, identificarsi ogni volta come la prima volta ovvero, forse, ogni nuova volta un po’ di più.
Questo è un brano tratto dal mio libro Lucerna, il cuore della Svizzera Historica Edizioni 2016 Collana Cahier di Viaggio ISBN 978-88-99241-94-0 Pag.167, € 10,00
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Ringrazio di cuore i presenti al mio intervento nell’ambito del convegno “Fai e Comunità Montana insieme per la valorizzazione delle aree montane: dalla biodiversità all’alpinismo” organizzato presso il Monastero di Santa Maria del Lavello di Calolziocorte dalla delegazione di Lecco del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano con la collaborazione della Comunità Montana Lario Orientale – Valle San Martino per l’edizione 2023 delle “Giornate di Primavera”. Pubblico numeroso in considerazione dei tanti eventi concomitanti in loco, e attento nonostante l’ora di pranzo fino al termine della mia dissertazione, nella quale ho proposto un breve ma spero coinvolgente “viaggio” attraverso i paesaggi delle nostre montagne e nell’immaginario con il quale li inventiamo. Proprio così, “inventiamo”: perché siamo noi a “fare il paesaggio” e il paesaggio fa noi, e in tale relazione reciproca vi è l’essenza della cura che dobbiamo manifestare e attuare nei confronti del mondo in cui viviamo, del suo ambiente, dei suoi paesaggi, dal livello domestico a quello globale.
Di nuovo grazie e alla prossima!
N.B.: grazie di cuore a Elena Remondini, responsabile del Settore Cultura della Comunità Montana LO-VSM, che mi ha inviato le immagini in testa al post e ha supportato l’organizzazione generale delle Giornate FAI di Calolziocorte.
Quello che vi proporrò, alle ore 11.30, sarà un affascinante viaggio per immagini, idee, evidenze, suggestioni e percezioni attraverso i paesaggi delle nostre montagne e nell’immaginario con il quale le inventiamo e vi conferiamo un’identità, identificando al contempo nel paesaggio noi stessi. “Inventiamo”, proprio così, perché a ben vedere (e lo vedrete con me domenica, mi auguro) siamo noi a «fare il paesaggio» – espressione con la quale ho significativamente intitolato il mio intervento.
Dunque vi aspetto a Calolziocorte: per saperne e capirne di più al riguardo e, ovviamente, per vivere entrambe le “Giornate di Primavera” di quest’anno e tutto quanto di affascinante il FAI offrirà ai presenti!
Domenica 26 marzo, nell’ambito degli eventi organizzati dalla Delegazione di Lecco del FAI – Fondo Ambiente Italiano per le “Giornate di Primavera” 2023, sarò tra i relatori – insieme ad altri assai prestigiosi – al convegno “Fai e Comunità Montana insieme per la valorizzazione delle aree montane: dalla biodiversità all’alpinismo”, che si terrà presso il Monastero di Santa Maria del Lavello di Calolziocorte (Lecco) sabato 25 e, appunto, domenica 26.
In questi ultimi anni il FAI sta riservando un’attenzione particolare all’ambiente, al paesaggio e all’agricoltura, temi affrontati di frequente negli ultimi convegni nazionali. Inevitabilmente parlare di ambiente nel territorio lecchese significa parlare di montagna, per questo la si è voluta rendere protagonista di queste giornate, con il convegno suddetto e con le aperture a cura dei delegati e volontari FAI del Monastero del Lavello, della Kong Spa, del Giardino Botanico di Villa de Ponti, e della chiesa di San Martino a Calolziocorte.
Nello specifico, al Monastero del Lavello in stretta collaborazione con la Comunità Montana Lario Orientale Val San Martino, si terrà una serie di interventi di relatori estremamente qualificati in vari settori, durante i quali verranno affrontati argomenti che avranno lo scopo di far conoscere e valorizzare i paesaggi, i saperi e la biodiversità delle montagne. Sarà un vero e proprio viaggio nella conoscenza alla ricerca di un rinnovato equilibrio uomo-Natura, con l’obiettivo di tornare a prenderci cura e godere tutti quanti di questo patrimonio ambientale meraviglioso. Il convegno prevede una serie di interventi della durata di 30 minuti con un intervallo tra uno e l’altro, in modo da consentire ai partecipanti di seguire più incontri e di interagire con i relatori. Si potrà assistere, sabato alle ore 16.00, alla proiezione del film: Lecco verticale. Le rocce sopra i tetti, mentre grazie ai volontari presenti sarà possibile partecipare alle visita guidata della Chiesa e del Monastero di Santa Maria del Lavello.
Come si può leggere nella presentazione delle giornate, «Conoscere e valorizzare i paesaggi, i saperi e la biodiversità delle montagne è come compiere un viaggio alpinistico dalle radici più profonde dell’anima sino alle più alte cime, per sondarne gli spazi, i tempi, le colture e le culture, alla ricerca di un nuovo modo di intendere l’indissolubile quanto delicato rapporto fra uomo e Natura: è possibile (e come?) tornare a prenderci cura dell’ambiente meraviglioso in cui abitiamo, per le generazioni future? Si può vivere la montagna con responsabilità?»
Il mio intervento si terrà domenica 26 alle ore 11.30 e si intitoleràFare il paesaggio: accompagnerò i presenti in un “cammino” attento e sensibile attraverso l’anima geografica e culturale del mondo in cui viviamo, esplorando alcuni dei territori emblematici delle montagne lecchesi per ricercarne il Genius Loci e per comprendere come i loro paesaggi, con tutta la bellezza e il fascino che sanno donare, sono in realtà l’espressione di noi stessi che li abitiamo, li viviamo, li percepiamo e, soprattutto, li facciamo. Perché noi siamo il paesaggio e il paesaggio è noi, e su questa piccola/grande verità si costruisce giorno dopo giorno il nostro mondo.
Appuntamento dunque a sabato 25 e domenica 26 marzo prossimi a Calolziocorte: potrete conoscere tutte le informazioni utili al riguardo nei documenti che trovate qui nel post (cliccando sull’immagine in testa scaricherete la presentazione completa delle Giornate in pdf, cliccando sulla locandina il programma degli interventi in un formato più grande), oppure potete scrivere a cultura@comunitamontana.lc.it e a lecco@delegazionefai.fondoambiente.it.
Save the date e vedrete: sarà una due giorni tanto intensa quanto affascinante!