Ettore Castiglioni, Giusto tra le nazioni

Tempo fa qui sul blog, e più d’una volta, mi sono occupato di Ettore Castiglioni, bellissimo personaggio, non solo uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre, decorato della medaglia d’oro al merito alpinistico, ma pure un uomo di grandissimi e nobilissimi valori al punto da essere riconosciuto Giusto tra le nazioni per la sua attività di salvataggio di centinaia di antifascisti, tra i quali Luigi Einaudi, ed ebrei perseguitati dalle leggi razziali fasciste, che egli accompagnava oltre confine, in primis verso la Svizzera, proprio grazie alla sua esperienza di montagna.

Mi occupai inizialmente di Castiglioni proprio per una (triste) vicenda legata ciò che colsi come buona occasione per rimarcare la grandezza del personaggio: a tal riguardo, lo scorso 6 marzo si è celebrata la “Giornata Europea dei Giusti, ennesima ricorrenza tanto trascurata e per questo infruttuosa quanto di innegabile valore (almeno) simbolico, e in tale occasione i conterranei nativi di Castiglioni (di famiglia milanese ma nato a Ruffré, in Val di Non) Michele, Roberto e Paolo Vita, che si dedicano da tempo alla conoscenza della figura di Castiglioni con diverse iniziative al riguardo, hanno voluto ricordare l’appartenenza di Castiglioni al novero dei Giusti tra le nazioni con un breve e suggestivo video, che mi hanno inviato e ora io vi propongo, seppur con qualche giorni di ritardo rispetto alla giornata suddetta – ma, inutile dirlo, il valore di certe figure è assoluto e perenne in ogni giorno dell’anno.

Ringrazio molto Paolo Vita, in particolare, per avermi inviato il video; per qualsiasi approfondimento sulla vita e le opere di Ettore Castiglioni potete rivolgervi a lui, all’indirizzo email che trovate alla fine del video.

Buona visione!

Franco Loi

Me se regordi pü se chí, a Milan,
ghe sia ’na piassa cun l’aria sensa temp,
che dré ’n cantun me sun pruȃ de andà
e i gent ne l’acqua passàven cume ’l vent.
E dré ’l cantun una camisa bianca
pareva lí a spetàm, e gh’era nient.
La piassa sensa temp, ’na dòna stanca,
j òmm che van sarȃ nel sentiment.
Sú no due seri mí. Gh’era ’na panca
e mí che camenavi tra la gent,
e quèl cantun, che mai ghe se rivava,
l’era la vita che de luntan se sent.*

Franco LoiBach, Milano, Scheiwiller, 1986. In memoriam.

[Foto di Nino Carè da Pixabay + Lucarelli, opera propria, CC BY-SA 3.0, da Wikipedia Commons.]
(*: Non mi ricordo più se qui, a Milano, | ci sia una piazza con l’aria senza tempo, | che dietro un angolo mi son provato ad andare | e le genti nella pioggia passavano come il vento. | E dietro l’angolo una camicia bianca | sembrava lì ad attendermi, e non c’era niente. | La piazza senza tempo, una donna stanca, | gli uomini che trascorrono chiusi nel sentimento. | Non so dov’ero io. C’era una panca | e io che camminavo tra la gente, | e quell’angolo, cui mai si arrivava, | era la vita che da lontano si sente.)

 

Il paesaggio di Barry Lopez, e di tutti noi

Il paesaggio non si conosce solo quando si sa il nome e l’identità di tutto quello che contiene, ma quando si ha la percezione intima delle relazioni al suo interno, come quella tra il passero e il rametto. Il paesaggio interiore risponde al carattere e alle sfumature di un paesaggio esteriore; la forma della mente individuale è influenzata tanto dai geni quanto dallo spazio fisico, dalla geografia dei luoghi.

(Barry LopezUna geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione, Galaad Edizioni, 2014, traduzione e cura di Davide Sapienza, pag.34-35).

Ho citato di recente questo emblematico brano del libro di Lopez, a mio modo di vedere così significativo da aver scelto di includerlo nel cammino letterario che ho proposto lo scorso settembre per Alt[r]o Festival in Val Malenco, ma ritengo doveroso riproporlo quale ulteriore omaggio al grande scrittore americano scomparso nel giorno di Natale. Con l’augurio che questi richiami e, chissà, pure le parole inscritte lungo il percorso del sentiero Rusca in Val Malenco possano contribuire ad accrescere la conoscenza di Barry Lopez, dei suoi libri e del suo pensiero, dal valore pressoché imprescindibile per la contemporaneità che noi tutti viviamo.