«Ma morire è proprio questo – non più sapere che sei morta.» Così Cesare Pavese, nei Dialoghi con Leucò, fa dire al satiro in risposta all’amadriade la quale si chiede che «cosa sarebbe morire» e che vorrebbe provare ma poi svegliarsi, appunto per capire che significa. Come per vivere un’esperienza di natura onirica, in pratica: un passaggio dal quale si evince l’influenza della psicanalisi freudiana su Pavese al tempo in cui scrisse l’opera, e d’altro canto è inutile rimarcare quanto fu fondamentale l’ambito onirico per lo sviluppo del pensiero di Sigmund Freud e della sua pratica psicoanalitica.
Non per un mero caso, Freud è anche il protagonista di uno dei libri che Giacomo Paris, psicopedagogista, docente e scrittore bergamasco, ha dedicato ad alcune tra le piĂą grandi figure della psicologia e della filosofia – con Hegel, Jung e Schopenhauer – e nemmeno una coincidenza è l’indagine che Paris sta svolgendo, con la sua piĂą recente attivitĂ letteraria, proprio della dimensione onirica, ancora tanto misteriosa per la nostra comprensione, sostanzialmente indeterminabile eppure assolutamente genuina dacchĂ© collegata in modo diretto all’inconscio e all’essenza piĂą pura e intima dell’essere umano. Talmente genuina da potersi relazionare con il tabĂą assoluto per l’uomo contemporaneo, la morte, sfuggendo a luoghi comuni, paure pur comprensibili ma filosoficamente immotivate e ancor piĂą pretenziosi e insulsi menefreghismi cronologici che sovente noi umani di oggi manifestiamo – basti pensare ai tentativi di sfuggire al tempo con chirurgie varie e trattamenti estetici “miracolosi”. Proprio quanto rimarcato poco sopra accade nel nuovo romanzo di Paris, Domani dopo le dieci (Bolis Edizioni, 2021): una donna, sulla spiaggia di fronte al mare, in preda a una debilitazione fisica che si intuisce – o suppone – dovuta a qualche grave malattia, si convince che l’indomani dopo le dieci morirĂ , che in quel momento arriverĂ la Nera Signora, o qualsiasi cosa e figura si manifesti in quanto tale, e la porterĂ con sĂ© nell’aldilĂ . […]
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