“Il miracolo delle dighe” su Unica TV

Grazie di cuore a Unica TV e in particolar modo a Fabio Landrini che hanno dedicato al mio libro Il miracolo delle dighe un prezioso spazio nei telegiornali di Sondrio e Lecco. Quanto mai “consono”, d’altronde, visto che il mio interesse verso i laghi artificiali e le opere di sbarramento è nato e si è consolidato proprio tra Valtellina e Valchiavenna, dove si trovano alcune delle dighe più significative delle Alpi italiane, sulle quali poi ho scritto nel libro, e dove nel settembre 1883 l’ingegner Lorenzo Vanossi progettò il primo generatore elettrico italiano azionato dalla forza idraulica, in uso al Cotonificio Amman di Chiavenna, iniziando così la storia dello sfruttamento idroelettrico delle acque di montagna e l’epopea della costruzioni delle grandi dighe alpine.

Ne approfitto per preannunciarvi che il prossimo 9 novembre sarò proprio in Valtellina, a Sondrio, per presentare Il miracolo delle dighe e parlare di territori montani e loro risorse, idriche e non solo. Potete vedere la locandina dell’evento nella colonna qui a sinistra e a breve vi darò maggiori dettagli al riguardo.

Buona visione e, per saperne di più su Il miracolo delle dighe, cliccate qui.

A Dossena (Val Brembana) c’è un “Becco” che non valorizza ma ferisce il paesaggio

Il sito web della rivista “Orobie” dà la notizia dell’imminente inaugurazione del “Becco” di Dossena, in valle Brembana (provincia di Bergamo), ennesima attrazione turistica a forma di passerella panoramica a sbalzo sul vuoto di una falesia della zona, che vorrebbe “valorizzare” il territorio e il suo paesaggio.

Be’, cliccate sull’immagine qui sopra e date un occhio ai commenti degli utenti al post di “Orobie”: è un coro di disapprovazioni e biasimi compatto e inequivocabile. Inesorabilmente, mi viene da dire, anche perché già registrato in molti altri casi simili.

Peccato, perché Dossena ha da anni avviato un progetto di rilancio turistico del proprio territorio che presenta numerosi aspetti sicuramente virtuosi; nonostante ciò, anche lassù si è caduti nella proposizione di opere da luna park montano (c’è anche un mega-ponte tibetano, l’ennesimo anche in questo caso), la cui presenza deturpa e banalizza il territorio risultando sostanzialmente inutile alla conoscenza del luogo, alla comprensione autentica del suo paesaggio e al godimento fruttuoso delle sue peculiarità – e ne possiede tante di notevoli, Dossena. Esattamente ciò che gli utenti su Facebook stanno rimarcando, in questo medo dimostrando pure come il sentimento comune rispetto a queste infrastrutturazioni turistiche sia sempre più critico e lontano, nonostante certi amministratori locali le considerino ancora come “novità allettanti” e vi ci spendano intorno un sacco di soldi pubblici.

[Un’altra vista del “Becco” di Dossena, tratta da primabergamo.it.]
Il rischio è evidente: opere come quelle di cui sto scrivendo che, ormai è scientificamente assodato, finiscono per attrarre un flusso turistico che non apporta benefici al territorio – in senso culturale, cosa che sarebbe fondamentale per una reale valorizzazione del luogo, ma nemmeno economico e  sociale, ancorché da quello ambientale – cagionano una inesorabile perdita di qualità all’intero rilancio turistico della zona e agli effetti concreti da esso ottenibili, quelli di medio-lungo termine ovvero i più importanti per il luogo e la sua comunità, di contro banalizzandone – ribadisco – l’identità culturale e generando percezioni da non luogo montano: d’altro canto quante passerelle panoramiche e quanti ponti tibetani, manufatti sostanzialmente uguali l’uno all’altro (parimenti a tutte le altre tipologie del genere) ormai esistono un po’ ovunque? E come si può pensare, dunque, che opere del genere “valorizzino” i luoghi se in concreto offrono fruizioni turistiche similari a numerose altre?

Per carità, posso capire che a Dossena vogliano dare un colpo al cerchio e uno alla botte, offrendo ai visitatori esperienze “alte” e esperienze “basse”, tra qualità delle proposte e quantità dei numeri nella speranza di ricavare dai secondi i benefici delle prime: ma è un processo difficile e, ribadisco, il rischio concreto è che si annacqui tutto quanto e le tante valenze realmente interessanti e potenzialmente fruttuose del luogo vengano messe in ombra dalle attrazioni più banali e “selfiezzabili” o “instagrammabili”, senza che da queste le prime possano ricavarne qualche vantaggio e senza che ne scaturisca una vera conoscenza del territorio, dunque un conseguente apprezzamento consapevole, quindi una fidelizzazione dei visitatori che potrebbe assicurare al luogo benefici diffusi e di lunga durata.

Questo il mio pensiero al riguardo, che non vuole essere una mera critica tout court ma uno stimolo alla consapevolezza piena delle iniziative messe in atto e del loro portato concreto: potevano essere molto meglio spesi, i soldi dei bandi a disposizione, mirando a flussi turistici meno ingenti ma più consoni e relazionati al luogo e alle sue peculiarità, con vantaggi ben più prolungati nel tempo.

Chissà, magari si ravvedranno presto, lassù in Val Brembana, e capiranno che un territorio così pregiato e ricco di caratteristiche speciali non abbisogna di specchietti per allodole turistiche tanto impattanti quanto invisi a sempre più persone. Chissà, già.

Cannoni sparaneve al posto di medici di base

In alta Valle Brembana (provincia di Bergamo), a breve andrà in pensione l’ultimo medico condotto ancora in servizio, l’unico per i cinque comuni montani della zona. Poi, se non sarà sostituito, agli abitanti toccherà guidare per almeno quindici chilometri lungo strade di montagna inevitabilmente tortuose per arrivare al più vicino ambulatorio di medicina di base. D’altro canto, anche se venisse sostituito, resterebbe il solo medico disponibile per la zona: una situazione comunque precaria, inutile rimarcarlo. Ne dà conto il telegiornale di “Bergamo TV” nell’edizione di giovedì 19 ottobre – qui sotto, dal minuto 34’50”.

Ma anche lassù, in alta Valle Brembana, numerosi politici locali coi loro sodali pensano di poter investire milioni di soldi pubblici per rilanciare lo sci e i relativi comprensori (ne parlai ad esempio qui), ovviamente dichiarando di “sviluppare il territorio» e «combattere lo spopolamento», in questo modo.

Riassumendo: non ci sarà più alcun medico di base per gli abitanti di quei comuni, che già hanno subito chiusure di sportelli bancari, uffici postali, scuole, eccetera, ma – se dovessero passare i progetti paventati – si apriranno impianti e piste, ovviamente innevati artificialmente (al costo di circa 50mila Euro al kmq a stagione, da aggiornare). Ovvero: da decenni mancano investimenti per i servizi necessari ai residenti e per i loro bisogni quotidiani, ma si vogliono spendere milioni di soldi pubblici per l’industria dello sci.

Perché lo sanno tutti che lo spopolamento non si combatte con il mantenimento degli ambulatori di medicina generale ma con i cannoni sparaneve, ma certo! Però solo se fa abbastanza freddo, chiaro, altrimenti non sparano nulla mentre un medico di base lavora con qualsiasi freddo e qualsiasi caldo, già.

Capite la gravità e la pericolosità di certe azioni politiche e della “visione strategica” che da decenni manifestano verso i territori montani amministrati?

Lassù, dove già ora mancano le condizioni climatiche e ambientali affinché una stazione sciistica possa sostenersi senza generare danni ambientali e debiti economici (si parla di comprensori che a fatica arrivano a 2000 m, sovente con esposizione sfavorevole), si vogliono buttare un sacco di soldi in società già fallite e senza alcuna prospettiva futura e, nel frattempo, ci si disinteressa totalmente di ogni altra cosa veramente utile a vivere, risiedere e lavorare lassù, inclusa l’ineludibile riconversione turistica post-sciistica. Non generano tornaconti né consenso elettorale, queste cose, mentre per una scintillante nuova seggiovia e per un nuovo efficientissimo impianti di innevamento artificiale si trovano soldi in abbondanza e prime pagine sugli organi d’informazione con relativa propaganda, già. Ed è inutile aggiungere che, se qui io cito l’alta Valle Brembana in quanto caso recente, non è che uno dei numerosi del tutto simili che si possono constatare un po’ ovunque, sulle montagne italiane: qui ad esempio trovate un altro caso emblematico sul quale ho scritto.

Dunque, va tutto bene? Andiamo avanti in questo modo? La “salviamo” così, la montagna?

Cosa vogliamo fare?

Sabato 14/10, “Oltre le Vette”, Belluno

È stato un onore e un grande piacere – lo ribadisco, ora ancor più da reduce – partecipare all’edizione 2023 di “Oltre le Vette” a Belluno come ospite di “Un’ora per acclimatarsi”, la serie di talk pubblici de “Il Dolomiti” dedicata ad alcuni dei temi “caldi” della realtà della montagna contemporanea. Sabato 14, nella centralissima Piazza Martiri, partendo dall’esperienza maturata per il lavoro sul libro Il miracolo delle dighe e per le mie ricerche sui paesaggi montani ho potuto disquisire dell’uso passato, presente e futuro dell’acqua di montagna nel talk Eredità idriche dal Vajont ai nuovi invasi insieme a figure prestigiose quali Giacomo Poletti, ingegnere ambientale ed esperto di meteorologia alpina, e Emiliano Oddone, geologo e fondatore di Dolomiti Project srl. Il tutto davanti a un pubblico sorprendentemente numeroso e attento.

Ringrazio di cuore coloro i quali hanno contribuito alla mia presenza e al successo generale di “Un’ora per acclimatarsi” – che conferma la bontà del suo format dopo la prima proposizione a Trento nel corso dell’ultimo Film Festival: Luca Pianesi e Luca Andreazza de “Il Dolomiti”, Pietro Lacasella, Michele Argenta, Sofia Farina e, a nome di tutta l’organizzazione di “Oltre le Vette”, Valentina Ciprian.

Cliccando sull’immagine lì sopra potete rivedere il talk di sabato 14, mentre per rivedere gli altri due incontri – parimenti interessanti e coinvolgenti – potete cliccare qui e qui.

Oltre le vette… “Il miracolo delle dighe”, sabato 14 a Belluno

Come vi ho già scritto qui, sabato 14 ottobre alle ore 11.30 in Piazza dei Martiri in centro a Belluno, nell’ambito della 27a edizione di “Oltre le Vette. Metafore, uomini, luoghi della montagna”, la storica e rinomata rassegna che ogni anno in questo periodo fa di Belluno la capitale della cultura di montagna, avrò il grande onore di partecipare al talk di “Un’ora per acclimatarsi” dal titolo Eredità idriche dal Vajont ai nuovi invasi con il mio ultimo libro Il miracolo delle dighe.

Nel salottino all’aperto, insieme a me che porterò l’esperienza maturata negli ultimi anni durante il lavoro di scrittura del libro, ci saranno Pietro Lacasella (Alto Rilievo – Voci di Montagna), Michele Argenta (Ci sarà un bel clima), Luca Pianesi (Il Dolomiti), Sofia Farina (Pow – Protect Our Winters– tutti quanti soggetti che curano l’iniziativa – e Giacomo Polettiingegnere ambientale ed esperto di meteorologia alpina. La partecipazione al talk è libera e gratuita, quella al dibattito di chiunque voglia portare la propria opinione sui temi trattati è assolutamente gradita e auspicata.

A tal proposito, come suggerisce il titolo dell’incontro, sarà l’acqua delle montagne la protagonista principale del dibattito, un elemento quanto mai referenziale e identitario per i territori montani e al contempo variamente minacciato dai cambiamenti climatici e dalle attività antropiche. In tal senso la siccità del 2022 ha evidenziato le criticità economiche, ambientali, sociali e sanitarie che si possono verificare con l’inesorabile aumento delle temperature. Si è così tornati a discutere di bacini idrici come riserve per i periodi più critici e si è parlato addirittura di “guerre dell’acqua” tra chi l’aveva (il Trentino Alto Adige) e chi la chiedeva (la Lombardia e il Veneto). Invasi artificiali e dighe per molti sono la soluzione, ma come insegna il Vajont la natura non può essere sfruttata sempre e comunque. Il tema è di stretta attualità con il nuovo e dibattuto progetto della diga del Vanoi a cavallo tra Trentino e Bellunese. Quali sono gli scenari che ci aspettano nel futuro dal punto di vista idrico? Cosa possiamo (ancora) fare dell’acqua delle nostre montagne, e cosa sarebbe il caso di non dover fare più?

Per saperne di più sull’evento e in generale sull’edizione 2023 di “Oltre le Vette” – che è già in corso da qualche giorno e durerà fino al 15 ottobre – date un occhio qui.

 Vi aspetto sabato 14 a Belluno, se vorrete e potrete essere presenti. Sarà un piacere incontrarvi e chiacchierare con voi, sui temi del talk e su ogni altra cosa interessante!