Ma sarà mai possibile far passare come “belle cose” quelle dighe in cemento alte centinaia di metri che sbarrano le valli dove si fanno più strette, facendo scomparire intere borgate, e che ogni tanto addirittura crollano o provocano ondate di piena devastanti, e sempre comunque modificando il paesaggio circostante, che chissà poi com’era prima?
Beh, se si ha la pazienza di leggere il libro, attentamente e fino in fondo, se si ha la costanza di addentrarsi in un racconto lungo e complesso, accompagnati dalla scrittura inconfondibile di Luca Rota, che ti rapisce e ti porta in volo per mano, allora forse sì. Almeno, a me è successo.
Ringrazio veramente di cuore la redazione del magazine “Dislivelli” – che fa capo all’omonima prestigiosa Associazione di studio, documentazione e ricerca nonché di formazione e informazione sulle terre alte – e in particolar modo il suo direttore Maurizio Dematteis, che sull’ultimo numero del magazine ha dedicato al mio libro “Il miracolo delle dighe” una bella e attenta recensione, della quale lì sopra avete letto l’incipit. È per me un grande onore essere ospitato di nuovo (sì, perché era già accaduto qui), dall’Associazione “Dislivelli”, tra le più avanzate in assoluto nell’ambito della cultura di montagna e che vi invito a seguire proprio in forza della sua illuminante capacità di presentare la realtà montana contemporanea in modi chiari, approfonditi e sempre estremamente propositivi.
Per leggere la recensione e scaricare gratuitamente il numero 118 di “Dislivelli” che la ospita, cliccate sull’immagine lì sopra, mentre per saperne di più sul libro cliccate qui.






