Le montagne in motoslitta, il turismo invernale per i più disagiati

[Foto di Laurent Bartholet da Pixabay.]

«In un‘epoca in cui l‘adrenalina e l‘avventura si fondono con la ricerca di nuove esperienze… un‘alternativa perfetta per coloro che desiderano vivere l‘incanto delle cime innevate…»

«È un‘avventura che può essere apprezzata da tutti: famiglie, gruppi di amici o coppie in cerca di romanticismo… sentendo il freddo pungente sul viso mentre si scivola attraverso paesaggi fiabeschi e boschi incantati…»

«In un mondo sempre più affollato e connesso, le montagne offrono un rifugio di tranquillità e bellezza. E grazie ai giri in motoslitta, queste meraviglie sono ora accessibili a tutti…»

«Con la loro potenza e agilità, consentono di esplorare angoli nascosti e paesaggi mozzafiato che altrimenti sarebbero inaccessibili senza un lungo e faticoso trekking…»

A leggere cose del genere si potrebbe pensare a uno scherzo, una pubblicità fake resa appositamente grottesca per suscitare scalpore ma, a ben vedere, del tutto folle proprio perché satirica.

Invece no, nessuno scherzo sarcastico o pubblicità fake. È tutto vero. leggete qui sotto:

Ora, solo persone fortemente disturbate, e ovviamente del tutto insensibili a ciò che realmente sono le montagne se non palesemente ostili ad esse, potrebbero concepire qualcosa del genere: mettere insieme tranquillità, bellezza, paesaggi fiabeschi e boschi incantati con mezzi pesantemente impattanti come le motoslitte, per di più utilizzate per meri fini ludico-ricreativi. Una follia assoluta, e a suo modo una forma di terrorismo contro le montagne, purtroppo spesso consentita (e a volte agevolata) dall’incompetenza e dal lassismo della politica locale.

Ugualmente, solo persone fortemente disagiate se non del tutto idiote possono pensare di esplorare le montagne e divertirsi a bordo di una motoslitta. Persone da allontanare il più possibile dai territori montani, per quanto mi riguarda, almeno fino a che non siano in grado di capire cosa sono le montagne e comprendere come si possono frequentare. Altrimenti, ribadisco, è bene che passino il loro tempo libero dentro i centri commerciali, luoghi certamente ben più consoni dei monti al loro animo e alla vita che vivono.

Le funivie per “turisti” di una volta, le funivie per “clienti” di oggi

[Una delle cabine della funivia Campodolcino-Alpe Motta (Valle Spluga, Sondrio), attiva dal dicembre 1952 a metà anni Novanta. Portata: 140 persone all’ora. Foto mia, estate 2022.]
Ah, i “bei tempi andati” nei quali le funivie servivano per portare in cima alle montagne turisti e villeggianti, non clienti e consumatori come oggi! – penso nell’osservare queste due fotografie scattate qualche tempo fa.

Era meglio allora? No, non è detto – niente passatismi, ci mancherebbe. A quei tempi (che sono comunque “andati”, appunto) non c’era la tecnologia per fare di più: se ci fosse stata non è detto che sarebbero state realizzate funivie ben più capienti. Parimenti, il seme della massificazione turistica poi sviluppatasi grazie al boom economico dal dopoguerra in poi c’era già, in quella frequentazione montana d’antan che andava meccanizzandosi viepiù. Era piantato e stava germogliando, abbisognava solo di un poco ancora di “fertilizzante”, ecco.

Tuttavia, mi viene da ritenere, c’era ancora il contesto, allora. C’era la montagna in quanto tale, luogo geografico e culturale differente dalle città dunque da scoprire grazie a quelle prime funivie e, per questo, pagare un biglietto per goderne; oggi invece l’impressione frequente è che la montagna ci sia, nel turismo, in quanto bene da vendere all’ingrosso e, per ciò, pagare per consumarne il più possibile.

[La cabina superstite della funivia Torre de’ Busi-Valcava (Val San Martino, Bergamo) attiva tra il 1925 e il 1977, una delle prime d’Italia. Portata: 80 persone all’ora. Foto mia, dicembre 2022.]
Un dato fondamentale negli ski resort contemporanei, e puntualmente vantato dai loro gestori, è quello della portata oraria degli impianti di risalita, usato poi per giustificare l’ammontare in km delle piste e viceversa: mi pare la stessa logica dei sempre più grandi centri commerciali, per i quali la quantità di negozi ne giustifica l’estensione sempre maggiore, e viceversa – più metri quadrati a disposizione, più negozi per più clienti/consumatori. Più impianti e piste, più sciatori. E più skipass venduti: per i gestori dei comprensori una necessità inesorabile, visti i costi che devono sostenere. Ma le montagne sono ancora quelle delle funivie del secolo scorso da poche persone per cabina, non è che col tempo i loro versanti si siano ampliati: più se ne utilizza, della loro superficie, più ne appare evidente il consumo sia materiale – la parte assoggettata a piste e a terreno occupato dagli impianti, che immateriale, nell’ideale di sfruttamento alla base di tutto ciò. Anche questo è un aspetto da considerare inesorabile?

Non credo, per quanto mi riguarda. Vi è anche parecchio consumo di logica, non solo di suolo montano.

[Nell’immagine sopra: la funivia “Vanoise Express”, l’impianto di risalita sciistico più grande del mondo, con cabine a due piani da 200 persone. Foto di Florian Pépellin, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte  commons.wikimedia.org. Nell’immagine sotto: la nuova cabinovia trifune Alpe d’Huez-Les Deux Alpes, in funzione dal 2024 con una portata di 5.000 persone all’ora. Fonte dell’immagine: remontees-mecaniques.net.]
Già, forse non era meglio allora, quando per arrivare sulle piste, con le piccole cabine delle funivie a disposizione, ci si metteva ore per salire e ore per scendere, era una cosa normale – se oggi fosse così molti darebbero di matto. Ma probabilmente, temo, non va meglio oggi, quando salire a bordo di un mega impianto di risalita odierno e giungere sulle piste assomiglia sempre di più a utilizzare la metropolitana e arrivare in centro città, con tutto ciò che ne consegue. A due o tremila e più metri di quota. Cui prodest?

 

Una “alleanza” deleteria tra città e località montane, su “L’AltraMontagna”

Inizio la mia collaborazione con “L’AltraMontagna” con un articolo nel quale, al solito, cerco di offrire un punto di vista meno ordinario possibile sui temi che caratterizzano la realtà della montagna contemporanea. In tal caso partendo dalle città, che sempre di più si ritrovano “alleate” con le montagne non per come molti auspicherebbero cioè secondo i princìpi della “metromontagna” ma in un modo invece piuttosto inquietante: nell’allontanare i propri abitanti per fare spazio, in entrambi i casi, al turismo degli affitti brevi e agli immobiliaristi più spregiudicati, con conseguenze alquanto deleterie per l’identità dei luoghi e il benessere di chi ancora li vive. Così, se i centri storici di città come Venezia e Milano hanno sempre meno abitanti e sempre più alloggi AirBnB, sulle Alpi italiane vi sono località nelle quali nove case su dieci sono residenze di villeggiatura e alloggi turistici, per buona parte dell’anno “letti freddi”, nel mentre che lo spopolamento continua irrefrenabile nonostante il turismo – ovvero proprio per sua causa, appunto.

Per leggere l’articolo cliccate sull’immagine qui sopra. Buona lettura!

19 dicembre, pochi giorni a… Pasqua?!

Madesimo, Valle Spluga (provincia di Sondrio): fermo immagine alle ore 14.00 di oggi, 19 dicembre, della webcam panoramica posizionata nei pressi della località Mottaccio degli Andossi, quota 1730 m. Cliccateci sopra per ingrandirla.

Temperatura rilevata, quasi 14°.

Ma manca poco a Natale oppure a Pasqua?