Radio Thule, puntata #16-2010/2011, il podcast

Eccovi, come tradizione, il file in podcast della puntata #16-2010/2011 di Radio Thule, ultima della stagione. Cliccate QUI per scaricare il file, e ricordate che nella pagina relativa, qua sopra, trovate l’archivio dei podcast dell’intera stagione di Radio Thule, nonché di quelle precedenti.
Appuntamento, sempre come tradizione, al primo lunedì di Ottobre 2011, ovvero il giorno 3, per la nuova, ottava stagione… A meno di cambiamenti, contrattempi, imprevisti, inopinati ostacoli, accidenti, sconvolgimenti, cataclismi, fini del mondo improvvise o malaugurate e irritantissime forature di pneumatici.
D’ogni cosa, nel caso, verrete debitamente informati.

Radio Thule, ultimo giro…

Questa sera, ore 21.00 su RCI Radio, in fm e streaming, RADIO THULE chiude la baracca 2010/2011 coi burattini (il burattino?) dentro! Ultima puntata della stagione, baldoria come fosse l’ultimo giorno di scuola, e arrivederci a Ottobre – salvo imprevisti, ovvio…
Ascoltatela in streaming qui, o se volete c’è il podcast di tutte le puntate della stagione, qui.

L’ora esatta

Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male. Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova? Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta.
Arthur Schopenhauer.

E voi, sapete che ore sono?

D’io

Il profeta saliva il sentiero sassoso con lunghi e rapidi passi, lo sguardo fisso alla vetta ormai vicina oltre la quale la prima balugine aurorale si stava accendendo. Il suo ansimare era l’unico rumore lassù, segno d’una fatica che tuttavia egli non percepiva, preso com’era dalla missione, e dal momento incipiente…
Quando il Sole spuntò oltre l’orizzonte montuoso, fu come se l’universo intero si fosse acceso di luce abbagliante, o come se un immane incendio senza fiamme avesse avvolto il mondo, scaturendo dal punto in cui l’uomo si era prostrato, gli occhi rapiti da quel prodigio luminoso, le mani aperte in segno di massima accoglienza. Udì la voce del divino forte e imperiosa dentro di sé:
“Ecco la mia legge. Che l’uomo ne sia perennemente guidato, e la sia vita sarà un cammino di gloria e prosperità!”.
Di fronte, nel mezzo della luminosità accecante, gli apparve una grande lastra d’arenaria, prodigiosamente incisa da chiare parole, da frasi, da periodi compiuti: le leggi divine!
“Grazie, mio dio!” egli urlò, e lo sguardo cercava già di leggere quelle parole, di trarne comprensione nonostante la suggestione dell’evento, mentre il mirabolante sfavillio ultraterreno veniva assorbito dalla turchina purezza del cielo mattutino…
Lesse, lesse e rilesse ancora, e poi di nuovo ancora… E di nuovo, per l’ennesima volta, rilesse la lastra incisa: ne restò sconcertato. Si guardò intorno, poi levò gli occhi al cielo: era solo, il silenzio avvolgeva il monte, solo un flebile fischio di vento a tratti si poteva udire. Lesse ad alta voce: “Chi osserva la mia legge non a da temere nulla”… Non a da temere nulla… Un errore, un errore di ortografia!?!
Mille confusi pensieri presero a girandolare nella sua mente, e tutti, in buona sostanza, originavano le stesse domande: come poteva egli, profeta eletto, portare al popolo la legge divina con quell’errore? Come poteva essere credibile – dio, la sua legge, ed egli stesso in qualità di profeta? E cosa avrebbe pensato il popolo stesso, già animato da così labile e incerta fede?
Risolutamente, l’uomo trasse dalla propria bisaccia il coltello; raccolse un sasso, e trovò un’altra grossa lastra d’arenaria – roccia di cui quel monte era composto. Memore del proprio lavoro di gioventù come scalpellino, in poco tempo ricopiò il testo divino sulla nuova lastra, senza più errori e abbellendo certi passaggi, che ritenne poco incisivi.
Finalmente sollevato, col Sole già alto sopra l’orizzonte, intraprese la discesa verso la folla che lo attendeva…

Lèggere, e non solo…

Tra i tanti altri possibili e (in)immaginabili, vi sono due modi piuttosto validi per cercare di diventare un buon scrittore: leggere tanto, o non leggere nulla.
Oh, certo, prima di essi c’è il saper scrivere bene, ma pare una prerogativa meno apprezzata, ultimamente…
Non ho ancora capito bene quale sia il migliore dei due, ma a casa ho parecchi ripiani da riempire, e non mi va’ certo di farlo con quell’orribile chincaglieria che viene sovente spacciata e venduta per soprammobile ornamentale, con gioia grande dei produttori di spolverini e articoli affini. Inoltre, il secondo dei due modi indicati pare non si sia rivelato ancora così efficace, almeno per ora, avendo generato pochi validi scrittori e, di contro, un cospicuo numero di inetti…
Fatto sta che nella pagina Recensioni, qui sopra, trovate le personali impressioni di lettura, ovvero quanto i libri che leggo mi sanno dire. In fondo, è più semplice spolverare un libro che un qualche repellente statuetta pseudo-artistica, o altra fuffa del genere…