Björn Larsson, “Bisogno di libertà” (Iperborea)

cop_bisogno_libertàI testi letterari devono parlare. Apparentemente sembrerebbe una banalità, questa, invece è un’evidenza non così scontata. Molti libri crediamo ci stiano parlando ma in realtà si fanno leggere, ovvero siamo noi che diamo loro una voce e una parlata, la nostra. La differenza pare sottile e invece è profondissima, dato che il testo che invece parla è quello che realmente ci sta raccontando, comunicando, trasmettendo qualcosa di nuovo, qualcosa che può rappresentare una buona e proficua rivelazione, piccola o grande. E quando un testo letterario sa parlare, si può instaurare un vero e proprio dialogo con il lettore, un confronto tra ciò che il testo comunica, rivela, illumina, e la reazione intellettuale di chi riceve tali messaggi e, direttamente già nel corso della lettura, vi medita sopra.
Ecco: per quanto mi riguarda Bisogno di libertà, forse l’opera più nota dello scrittore svedese Björn Larsson, anche se non la più venduta (Iperborea, 2007, traduzione di Daniela Crocco, postfazione di Paolo Lodigiani; orig. (francese) Besoin de liberté, 2006), è un libro con il quale mi sono ritrovato ad intessere un dialogo parecchio fitto e, per così dire, concitato.
Bisogno di libertà è una sorta di non-autobiografia, cioè la narrazione della vita dell’autore contestualizzata in un ambito di riflessione e di analisi del concetto di “libertà” – sviscerato dal punto di vista personale ma in modi inevitabilmente condivisibili da tanti. Larsson, in buona sostanza, ha scelto di raccontare, analizzare e offrire alla considerazione del lettore alcuni episodi della propria vita attraverso i quali ha potuto e voluto generare quel bisogno che dà il titolo all’opera, divenuto poi fondamentale per qualsiasi altro momento del suo vissuto. Operazione sicuramente interessante, per come eviti la mera autocelebrazione letteraria – pressoché inevitabile in qualsiasi scrittore che decida di raccontarsi – optando invece per una narrazione parecchio analitica, quasi distaccata, come se Larsson si fosse scisso in due “sé stesso”: da una parte lo scrittore, dall’altra l’uomo, con l’uno che scrive dell’altro e viceversa ma sempre in modo distinto – lo spiega bene Paolo Lodigiani nella postfazione del libro. E operazione, pure, che rivela fin nella forma una programmatica scelta di libertà, ovvero di liberazione da quel solito cliché autobiografico così diffuso e a volte così povero (paradossalmente) di valore letterario.
Percorsa in tal modo mirato e contestualizzato la propria esperienza vitale, nella seconda parte del libro Larsson disserta in maniera più approfondita e filosofica sulla definizione di libertà e sul senso contemporaneo di essa, delineando nel capitolo La libertà e il problema dell’umano una “teoria dell’essere umano umano” ovvero di un individuo che non sia solo un Homo sapiens sapiens, ma che oltre ad un alto livello intellettivo possa conseguire anche un altrettanto alto, e consapevole, livello di effettiva libertà, condizione questa considerabile come di, per così dire, super-umanità (da non confondere con il superuomo nietzscheano, sia chiaro). Infine riporta la dissertazione su un piano più pratico e quotidianamente pragmatico, concludendo con una sorta di decalogo di “precetti”, ricavati nuovamente dalla personale esperienza di vita, attraverso la pratica dei quali si possa soddisfare il bisogno di libertà individuale ovvero conseguire una condizione di libertà quanto più possibile tale.
Torno ora al dialogo che mi sono ritrovato a intessere con il libro. Un dialogo che è nato da subito e si è fatto sovente concitato, con le cose che leggevo pagina dopo pagina, perché subitamente mi sono ritrovato a condividere molto di quanto da Larsson scritto, soprattutto circa la comprensione che una necessità, un’occorrenza, un’urgenza di libertà sia fondamentale per potersi considerare veramente vivi – lo dico per convinzione personale che tuttavia credo valida (se pur non perseguita, in tanta gente) per chiunque. Così come mi sono ritrovato a comprendere bene alcune delle situazioni di vita narrate per averle a mia volta vissute nel principio, se non nella sostanza, e la relativa, costante meditazione su praticamente ogni azione, piccola o grande, saltuaria o quotidiana, necessaria o superflua, per capire con me stesso se e quanto potesse essere in accordo con il personale bisogno di libertà ovvero quanto opposta se non avversa – così come viceversa, quanto potesse essere adattabile quel mio bisogno di libertà in relazione alle varie necessità della vita.
Posto ciò, il dialogo – o meglio, il confronto – è continuato non solo con le idee espresse da Larsson ma anche con la sue stesse azioni, con la narrazione di quegli episodi della sua vita che ha scelto di raccontare nel libro a sostegno delle proprie tesi libertarie. Ciò perché, anche in tal caso, in situazioni simili ho fatto scelte simili, così come in altre situazioni ciò che ha deciso di fare l’autore io non l’ho fatto ovvero non l’avrei mai fatto, dacché per mia opinione contrario al personale concetto (e bisogno) di libertà mentre al contrario, evidentemente, Larsson l’ha pensata diversamente.
Tuttavia ora non voglio portare questa mia dissertazione su Bisogno di libertà verso ambiti troppo autoreferenziali: non è assolutamente mia intenzione farlo, semmai è mia intenzione far capire in modo ancor più distinto come qualsiasi lettore che scelga di affrontare la lettura del libro possa sua volta intessere un simile dialogo-confronto. Anzi, direi che sarebbe necessario che ciò accadesse: in effetti, se devo riassumere un senso peculiare che traggo da Bisogno di libertà, è proprio quello di riaffermare, più che la necessità di abbisognare di libertà, e prima di ciò, l’importanza e il valore assoluti della libertà, nella vita di tutti noi così come nella società che viviamo, che di tutti noi è la somma e il compendio, nonché nel tempo da noi vissuto, nella contemporaneità. Importanza e valore troppo spesso dimenticati e ancor più spesso travisati, distorti, alterati, in primis nella nostra capacità di comprenderli nel loro senso primario e fondamentale – e di capire, di conseguenza, quando ci vengano propinati in altro e snaturato modo.
Per questo e con questo – così come dal punto di vista dell’analisi fin qui svolta sul suo contenuto – Bisogno di libertà è una lettura a sua volta parecchio importante, e illuminante, o potenzialmente tale. Poi può anche essere che non ci si trovi d’accordo con quanto racconta e sostiene Larsson, che si creda ad un altro e diverso concetto di “libertà” – in fondo essere liberi significa anche scegliere come lo si vuole essere. La cosa fondamentale – e a mio modo di vedere assai incompresa – è che in ogni caso tale scelta sia veramente libera ovvero non indotta, non stimolata o istigata da agenti esterni la propria vita e la propria sfera personale. Proprio come racconta e dimostra bene Björn Larsson – anzi, come fa ben parlare al proposito questo suo libro.

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