Sentieri d’autore ai piedi del Cervino, 12/13 agosto 2020

Nei giorni 12 e 13 agosto prossimi avrò il grande onore di essere ospite, insieme a Roberto Mantovani, dell’edizione 2020 di Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino, la rassegna organizzata a Breuil Cervinia-Valtournenche dall’Officina Culturale Alpes con il patrocinio del Comune di Valtournenche e del Consorzio Cervino Ski Paradise, che quest’anno si dà come titolo un tema tanto intrigante quanto fondamentale: Radici per il futuro.

La rassegna si svolgerà su due giornate: mercoledì 12 agosto alle ore 17.00 nell’affascinante cornice della Piazzetta delle Guide di Valtournenche e con il supporto di Don Paolo Papone e Roberto Mantovani, intratterrò i presenti sul tema Valtournenche, Breuil, Cervinia, Cervino, Gran Becca: i nomi dei luoghi raccontano la loro storia.
Come ha scritto su un suo libro di qualche anno fa Paolo Rumiz, «Finché ci saranno i nomi, ci saranno i luoghi». Dunque, Valtournenche, Cervino, Matterhorn, Zermatt, Breuil: dall’origine dei nomi delle località all’ombra dell’iconica montagna nasce un’occasione per riflettere sulla storia dei luoghi della Valtournenche e delle genti che l’hanno abitata nel tempo fino ad oggi.
Infatti, i nomi dei luoghi, rivelano legami, storie, narrazioni, ambizioni sempre interessanti, e spesso sorprendenti, che diventano vere e proprie memorie radicate nel territorio fruibili anche nel futuro.
Lo stesso nome della località sciistica di Cervinia, la lega alla sua montagna in modo indissolubile, tanto da poter affermare che fino a quando ci sarà il Cervino ci sarà Cervinia.
La bellezza, l’iconico carisma, la fama planetaria del Cervino fluiscono nella conca del Breuil e si ritrovano nel suo paesaggio, radicandone il valore nel tempo e protendendo la sua memoria verso il futuro.

Giovedì 13 agosto alle ore 09.00, con ritrovo e partenza dalla stazione degli impianti risalita Cervinia-Plan Maison, sarò al fianco di Roberto Mantovani nel suo cammino dal titolo La nascita dell’alpinismo e la conquista del Cervino sulle tracce di Carrel, una giornata di immersione emozionale e narrativa nel meraviglioso paesaggio ai piedi del Cervino, dedicata al racconto e agli approfondimenti di quell’epica vicenda che fu la corsa alla conquista del Cervino, radice della nascita dell’alpinismo moderno ed emblematica di un’intera epoca dell’andar per monti.
La narrazione avrà come protagonisti personaggi importanti come le figure di Jean Antoine Carrel e Edward Whymper, e ci consegnerà il racconto di due uomini fuori dal tempo, quasi due eroi, che al di là della rivalità alpinistica restarono legati da un rapporto di grande stima e amicizia.
Un racconto che seguiremo in avvicinamento ai piedi dell’altro grande protagonista di questa storia, Sua Maestà il Cervino, presenza viva e imponente, forse a volte inquietante ma sempre e comunque affascinante.

Sarà una due giorni di full immersion nella storia e nella geografia di un territorio e di un paesaggio tra i più celebri, spettacolari e iconici delle Alpi, con la possibilità di conoscerne aspetti storici e culturali inconsueti tanto quanto avvincenti capaci di proiettare il fascino della conca del Breuil nel futuro, per di più toccandone letteralmente con mani e piedi la concreta e indimenticabile bellezza. Tutto questo, appunto, sotto l’egida austera ma benevola dell’indiscusso Genius Loci di lassù, quello che John Ruskin definì «il più nobile scoglio d’Europa»: il Cervino.

Per qualsiasi altra informazione sulla rassegna e su come iscriversi agli eventi, cliccate sull’immagine in testa al post oppure qui. Cliccate invece sulle locandine delle due giornate per averne un formato più grande.

Se sarete in zona, in quei giorni, sarà un gran piacere avervi ospiti e incontrarci. Vi divertirete molto, garantito!

INTERVALLO – Calgary (Canada), New Central Library


Penso da sempre che la cura posta dalle amministrazioni pubbliche nella realizzazione, gestione e sviluppo degli edifici ad uso culturale, in particolare delle biblioteche, sia un segno importante e illuminante del loro valore politico, oltre che dell’alto livello generale della comunità sociale nella quale e per la quale operano. Nella città canadese di Calgary, come in altri luoghi – ne trovate numerosi nello spazio del blog denominato “INTERVALLO”, come i “rulli” della vecchia TV italiana con belle immagini di città, monumenti e paesaggi che andavano in onda tra un programma e l’altro – si è scelto non solo di realizzare una nuova biblioteca pubblica bella e funzionale ma di farne un simbolo architettonico iconico per l’intero paesaggio urbano, quasi a rimarcare la similare iconicità del libro quale oggetto culturale di interesse e importanza universali.

Progettata dal celebre team di architetti norvegesi Snøhetta e inaugurata il 1 novembre 2018 con un investimento complessivo di ben 245 milioni di dollari canadesi (pari a circa 155 milioni di Euro), la New Central Library contiene oltre 450.000 volumi su una superficie di 22mila metri quadrati. Il suo design, soprattutto all’interno, è ispirato alla tipica forma delle nuvole generata dalle correnti del Chinook, il vento caldo che soffia sulla parte occidentale del Canada, e implementa numerose soluzioni di ecosostenibilità e risparmio energetico, aggiudicandosi per questo numerosi premi e riconoscimenti.

Cliccate qui per visitare il sito web della biblioteca, oppure qui per visitarne la pagina relativa nel sito di Snøhetta.

[Crediti dell’immagine in testa al post: “By I have been given permission to use these photos by Jessa Morrison, Senior Manager, Marketing and Communications of Calgary Municipal Land Corporation, the company who is the author of the images“. Fonti: http://www.evexperience.com, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org]

Chastè, dove Italia e Finlandia hanno fatto alleanza

La boscosa penisola di Chastè si allunga nel Lago di Sils.

In molte contrade della natura noi scopriamo di nuovo noi stessi, con piacevole terrore; è quello il più bel sdoppiamento. Quanto deve essere felice colui che prova questa sensazione proprio qui, in quest’aria di ottobre costantemente soleggiata, in questo malizioso e giocondo gioco dei venti dall’alba fino a sera, in questa purissima chiarità e modesta freschezza, in tutto il carattere graziosamente severo dei colli, dei laghi e delle foreste di questo altipiano, il quale si stende senza paura accanto all’orrore delle nevi eterne, qui dove Italia e Finlandia hanno fatto alleanza e sembra trovarsi la patria di tutti gli argentei toni di colore della Natura; quanto felice colui che può dire: vi è certo molto di più grande e bello nella Natura ma questo è per me intimo e famigliare, mi è parente di sangue, anzi ancor di più.

Così Friedrich Nietzsche, nell’aforisma nr.338 de Il Viandante e la sua ombra (incluso in Umano troppo umano, vol.II, traduzione di Sossio Giametta, Adelphi, Milano, 1981), scrive della Penisola di Chastè, esile lembo di terra ricoperto di boschi che si prolunga per qualche centinaio di metri nelle acque cristalline del Lago di Sils, in Alta Engadina – località presso la quale il grande filosofo soggiornò per molte estati – sul quale amava recarsi a meditare in umana solitudine e al contempo in “compagnia” del grandioso panorama alpino engadinese.

Il porticciolo di Chastè con le barche dei pescatori di Sils.

Un luogo raccolto, intimo, affascinante, al centro di un paesaggio di rara bellezza pur nel gran campionario di meraviglie che le Alpi possono offrire, nel quale ho vagabondato a lungo, in passato, in estate e in inverno, al punto da conoscerne quasi ogni sasso e in cui conto di tornare presto. Che è tanto che non ci vado e mi manca, il paesaggio engadinese e quella sua peculiare energia che pare fluire direttamente dal cielo e far vibrare ogni cosa d’una nota fondamentale e assoluta alla quale accordarsi è un atto di vitalità fondamentale, cioè di vita alla massima potenza. Già.

La “Pietra di Nietzsche”, a Chastè, con inciso un brano tratto da “Così parlò Zarathustra”.

P.S.: le foto sono tratte dal sito Sils.ch, in particolare da questa pagina, che vi invito a leggere (è in inglese) per conoscere molte belle cose riguardo Chastè e il territorio di Sils.

Contro Chiara Ferragni (o no?)

No, mi spiace, ma a me questa cosa di Chiara Ferragni che gira l’Italia qui e là per luoghi d’arte e di gran pregio culturale non mi sta bene. Leggo da diverse parti (qui, ad esempio) di quanto abbia fatto bene la sua presenza agli Uffizi (gli ingressi degli under 25 sono aumentati di quasi il 30% di colpo) o degli effetti turistici dei suoi selfie nelle chiese e nei luoghi culturali del Salento (vedi lì sopra), ovvero di come la cultura, che nel (una volta) “Bel Paese” è assai poco considerata – e sostanzialmente denigrata dalla politica – possa e debba aver bisogno di infleuncer come lei e dei millemila like ai suoi post sui social, probabilmente messi da molti che (mi permetto la cattiveria, che tuttavia non credo così campata per aria) degli Uffizi quasi nemmeno sapevano l’esistenza…

Ecco, no, non mi sta bene, già. Insomma, perché Chiara Ferragni non viene anche a Colle di Sogno, uno dei più borghi della montagna lombarda? È un luogo meraviglioso in un paesaggio prealpino a dir poco leggiadro, con angoli assai caratteristici nei quali i selfie verrebbero benissimo e c’è pure una locanda in cui si mangia divinamente. Non a caso con Alpes ne abbiamo fatto la sede di un progetto a suo modo innovativo, Colle di Sogno, Un luogo dove re-stare, con il quale puntiamo a conseguire una rivalorizzazione e una rinascita del borgo e del suo territorio utilizzando come impulso principale e fondamentale l’apertura, l’inclusione e l’esperienza di resilienza degli abitanti, forti attrattori culturali di ulteriori esperienze analoghe nonché elementi ideali alla produzione di nuova cultura. In pratica, un progetto che vuole rivitalizzare per rivitalizzarsi: per fare di Colle di Sogno un luogo oltre modo vivo, forte della sua storia, determinato nel presente e capace di costruirsi un buon futuro.

Che diamine: c’è un posto così a un’ora d’auto da Milano e una persona indubbiamente assai intelligente e capace come Chiara Ferragni non ci viene a fare nemmeno un selfie? Eh no, non va bene, è uno scandalo, una cosa inaccettabile, ecco. Uffa!

P.S.: Chiara, comunque sappia che i pizzoccheri che fa il Luigi alla Locanda di Colle di Sogno sono imbattibili. Garantito!

“IL” ponte (di Lucerna)

[Foto di wei zhu da Pixabay]

Il Kapellbrücke. Forse unico vero monumento lucernese in senso identitario e “identificante”, il Ponte della Cappella serpeggia appena a valle dell’effluenza della Reuss dal lago con il suo strano andamento sghembo, la struttura coperta in legno, i pannelli triangolari dipinti con scene storiche e mitologiche elvetiche (una specie di cartoon didattico del XVII secolo) e la torre ottagonale, un tempo tesoreria cittadina e prigione, oggi negozio di souvenir (che i lucernesi potevano francamente evitare: è un po’ come vedere un tale in bermuda e ciabatte ad una cena di gala!)
Ma il suo valore non è tanto dato da quanto offra architettonicamente e artisticamente, semmai dalla sua storia recente. Il 18 agosto 1993 il ponte venne quasi totalmente distrutto da un incendio, che ridusse in cenere anche molti dei pannelli dipinti; meno di 8 mesi dopo, venne riaperto al pubblico, ricostruito tale e quale l’originale. Lucerna senza il suo Kapellbrücke era ferita, sfregiata, monca – come immaginarsi il David di Donatello decapitato, o la Primavera del Botticelli con uno squarcio nel mezzo: un’offesa che i lucernesi non potevano sopportare troppo a lungo.
È, il ponte, prova d’orgoglio della città e parimenti di cruccio (buona parte dei pannelli distrutti non vennero sostituiti e ora sul ponte si presentano vuoti, a ricordare quanto accaduto e quale monito a come basti un nulla per rischiare di perdere qualcosa di tanto prezioso per gli occhi e, soprattutto, per l’animo), e rappresentazione d’un discernimento e di un pragmatismo di stampo antico e di sapore ancora vagamente devozionale genetici, direi, messi nel freezer della storia dal passare del tempo e della vita ma ineliminabile retaggio posto oggi al servizio delle convenienze del presente, quello che vede frotte di turisti ingolfare e far vibrare le lignee strutture sospese sull’energica Reuss. In effetti, percorrere il Kapellbrücke è un po’ come transitare per l’aula dell’ONU durante un’assemblea plenaria, e fa capire perfettamente quanto Lucerna sia ritenuta e divenuta meta turistica ambita in ogni angolo del pianeta, per ogni razza, cultura, civiltà. Tutte a passeggio leggero e spensierato dentro l’aorta cittadina, senza crucci e, temo, in certi casi pure senza orgogli.

lucerna_book1_800Questo è un brano tratto dal libro che ha preceduto il mio ultimo Tellin’ Tallinn, ovvero

Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni, 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più al riguardo!