“Il miracolo delle dighe” su “Il Dolomiti”

Un altro lungo, articolato e approfondito articolo sul mio libro Il miracolo delle dighe è stato pubblicato su “Il Dolomiti” ieri, 23 giugno, a firma di Tiziano Grottolo. Lo ringrazio veramente molto, insieme alla redazione del giornale, per la considerazione dedicata al libro e per l’attenta analisi dei suoi contenuti oltre che per la bella chiacchierata grazie alla quale insieme ne abbiamo parlato.

L’occasione è servita anche per disquisire, per quanto possibile e concesso nello spazio dell’articolo, su uno dei progetti di nuove “grandi dighe” sui quali da tempo e a fasi alterne si dibatte, quello della diga del Vanoi, tra Trentino e Veneto: un caso per molti aspetti emblematico sulla realtà attuale intorno al tema “dighe” in Italia e sul sentore politico e pubblico al riguardo.

Potete leggere l’articolo su “Il Dolomiti” cliccando sull’immagine lì sopra, mentre per saperne di più sul libro cliccate qui.

Piani Resinelli, le conseguenze inevitabili

Piani Resinelli, celeberrima località montana sopra Lecco e ai piedi della Grignetta. Un luogo meraviglioso con una storia importante e infinite potenzialità turistico-culturali, sul quale per questo scrivo spesso.

Anno 2021: io che non sono nessuno, sia chiaro, riguardo l’orribile e inutile passerella panoramica che a luglio di quell’anno venne inaugurata ai Resinelli così scrivevo:

Quella passerella di acciaio e cemento ai Piani Resinelli temo purtroppo che alla fine risulti, più di ogni altra cosa, un inutile e costoso rottame-in-nuce imposto in modo assai discutibile ad un luogo meraviglioso del quale è stata così guastata la bellezza e il valore culturale del paesaggio e che nulla porta a favore della conoscenza e della comprensione delle sue preziose peculiarità – anzi, appunto, che banalizza e inevitabilmente degrada.

Inevitabilmente degrada, già.

Anno 2023, solo due anni dopo:

[Cliccate sull’immagine per ingrandirla e leggerla meglio, anche perché l’articolo contiene osservazioni estremamente significative.]
Andiamo avanti così? È questa la montagna che vogliamo, è questo lo “sviluppo turistico” che gli vogliamo imporre? Passerelle, megapanchine, ponti tibetani, luna park alpini… massificazione turistica, maleducazione verso il luogo, immondizia, degrado.

Ripeto: andiamo avanti così?

“Il miracolo delle dighe” su “La Guida”

Sull’edizione del 22 giugno 2023 deLa Guida, settimanale d’informazione cuneese, è stata pubblicata una bella e attenta recensione del mio Il miracolo delle dighe, del quale ha saputo ben cogliere il senso di alcuni dei temi che ho voluto toccare e narrare nel libro, ricavandone impressioni molto lusinghiere. La potete leggere cliccando sull’immagine lì sopra.

Ringrazio di cuore la redazione del settimanale cuneese per l’attenzione e la considerazione che ha voluto dedicare al libro, riguardo il quale potete saperne di più qui.

“Il miracolo”… della diga dell’Albigna

Ancora un’originale visione fotografica di Cesare Martinato, un’altra veduta della diga dell’Albigna, in Canton Grigioni, una delle più particolari dighe delle Alpi, posta sul ciglio di una parete quasi verticale sospesa mille metri sopra l’alta Val Bregaglia e circondata dalle spettacolari guglie granitiche di questa regione delle Alpi Retiche occidentali – quelle visibili nell’immagine proprio sopra il muro della diga possiedono i pittoreschi oronimi di Spazzacaldeira e Fiamma.

Della diga dell’Albigna ne parlo nel mio libro Il miracolo delle dighe, raccontando della sua peculiare presenza nel paesaggio della Bregaglia e della particolare relazione intrattenuta con i suoi abitanti, per i quali la diga è molto di più di un ciclopico muro di cemento e ovviamente ben più di un’attrazione turistica – dacché la diga è visitabile anche all’interno e pure dentro offre qualcosa di inaspettato e sorprendente.

Ringrazio ancora molto Cesare Martinato per le sue sublimi fotografie e, se volete saperne di più sul libro, cliccate qui sotto:

Perdere tempo prezioso dietro al nulla

Cammino nel bosco silenzioso, attraverso luminosità vibranti e ombre di quiete. Alberi fitti, sottobosco rigoglioso, un mondo che ogni volta mi accoglie calorosamente, nel quale mi trovo sempre bene. Solitario ma mai solo. Silente, ma in dialogo con tutto ciò che intorno. Non c’è nulla qui, a parte la traccia del sentiero. Ma veramente è così?

Ci siamo troppo assuefatti, temo, a vedere in certi ambiti del mondo in cui viviamo il tutto senza capire che in realtà lì c’è il nulla – nulla che ci serva realmente – e pensiamo di trovare in altri ambiti dello stesso mondo il “nulla” quando invece lì c’è tutto – tutto quello che ci serve. Così perdiamo buona parte del nostro tempo utile – che non è molto, a ben pensarci – dietro quella tanta roba inutile, togliendolo alla ri-scoperta di ciò che non sappiamo più vedere e percepire, ciò che invece ne farebbe un tempo ben speso, proficuo, efficace.

Perdere tempo così significa perdere spazio – e il tempo è spazio: spazio vitale, quello che noi occupiamo proprio vivendo il nostro tempo. Dunque, è come perdere noi stessi e ciò che si perde non si trova più, non si vede più. È come diventare invisibili cioè nulla, a nostra volta, nel nulla verso cui perdiamo tempo. Non conviene, secondo me.

P.S.: l’immagine in testa al post, che a mio parere esemplifica benissimo ciò che vi ho scritto, è dell’ottimo Filippo Manini (che ringrazio di cuore per avermela concessa), autore di opere fotografiche assolutamente affascinanti (che crea su montagne che sono le sue e anche le mie) le quali riescono benissimo a mostrare tanto dove forse per alcuni ci potrebbe essere poco. Per l’appunto.