[[Veduta panoramica di Lauterbrunnen e della sua vallata. Foto di Robin Ulrich da Unsplash.]
Siamo disperati. La gente che vive qui non ha più posto a Lauterbrunnen.
A Lauterbrunnen si sta sviluppando un turismo di massa che, già oggi, è irragionevole. Con la costruzione della nuova funivia, ogni attrazione di questo bellissimo paese viene portata a un livello sempre più insopportabile.
Quelle che avete letto sono opinioni di abitanti di Lauterbrunnen, località turistica tra le più belle e per ciò rinomate della Svizzera ormai da tempo sottoposta a dinamiche di iperturismo parecchio emblematiche rispetto alla regione alpina, non solo svizzera, e per questo analizzate con particolare attenzione dagli esperti del settore e dalla stampa elvetica. Ne avevo scritto anche io, qui e qui.
Ora però a Lauterbrunnen è stata inaugurata la Schilthornbahn, la funivia più ripida del mondo, parte del rinnovo della linea funiviaria che raggiunge la vetta dello Schilthorn, “la montagna di 007” e inevitabile, irresistibile attrazione per chissà quanti turisti da tutto il mondo – la vedete qui sotto. Sul web non mancano i commenti entusiasti sulla nuova funivia (per la sua formidabile tecnologia, soprattutto), ma sono molti di più quelli diffidenti.
[Immagini tratte da https://schilthornbahn20xx.ch/.]Che succederà dunque a Lauterbrunnen? La località diventerà ancora più famosa di prima grazie alla “funivia dei record”, oppure perché verrà definitivamente invasa dal turismo di massa e resa invivibile ai suoi abitanti?
Lo vedremo nelle prossime puntate di questa interessantesaga iperturistica alpina svizzera!
(Crediti delle immagini: quella in testa al post è di Luciano Bolzoni, quelle delle piste di Cortina d’Ampezzo sono tratte dalla pagina Facebook di Mountain Wilderness Italia.)
Per chiunque se lo fosse perso – avendone sicuramente ottimi motivi, ci mancherebbe! – e magari ne fosse interessato, o per chi lo volesse rivedere così da esprimere apprezzamenti o improperi, cliccando sulle immagini qui presenti è disponibile il servizio della puntata di “E-planet” di domenica 2 febbraio, andata in onda su Italia 1, nel quale sono intervenuto per parlare di montagne e iperturismo – o overtourism.
Un argomento sempre più d’attualità (no, non solo “grazie” a simpatiche tiktoker e a partenopei in gita sulle nevi d’Abruzzo!) del quale si potrebbe ormai disquisire a lungo: come in effetti ho fatto con Sara Del Dot, la curatrice del servizio, il cui lavoro di sunto nei tre minuti e quaranta di durata dello stesso è stato encomiabile. Poche parole tra le innumerevoli spendibili sul tema ma che, mi auguro, possano comunque risultare interessanti e utili a comprenderne meglio la portata.
Ringrazio di nuovo Sara Del Dot e i suoi collaboratori per l’opportunità concessami e chiunque abbia visto o vorrà (ri)vedere il servizio.
L’intera puntata di “E-planet” del 2 febbraio la trovate qui.
Come era piuttosto facile immaginare, la questione del paventato collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e di Lizzola, sulle Prealpi Bergamasche, per il quale si vorrebbero spendere 70 milioni di Euro di cui 50 pubblici (da Regione Lombardia e Ministero del Turismo, al netto di eventuali aumenti) creando un comprensorio di 50 km di piste in una zona quasi interamente sotto i 2000 metri di quota e sottoposta a varie tutele ambientali, non solo ha creato un vivace dibattito nei territori interessati ma pure suscitato un ampio interesse da parte della stampa, locale e nazionale. Ormai, da qualche settimana, ogni giorno o quasi esce un articolo sulla vicenda, sia sulla stampa locale che su quella nazionale: qui sotto trovate una minima rassegna stampa.
La sostanza del progetto in questione, le notevoli cifre in gioco a fronte del comprensorio limitato (in km di piste e in capacità concorrenziali con altre località sciistiche lombarde più grandi e strutturate), le specificità tanto ambientali quanto socio-economiche della zona sottoposta al progetto e in generale le riflessioni ormai ampie e inevitabili sul futuro dello sci, se non già sulla sua fine in certe località, stanno rendendo il “caso Colere-Lizzola” particolarmente emblematico della realtà dell’industria dello sci sulle montagne italiane, insieme ad alcuni altri parimenti significativi come quelli del Vallone delle Cime Bianche, del Monte San Primo o del Nevegal (tre dei tanti citabili al riguardo).
Per quanto mi riguarda, una posizione chiara e determinata sulla questione l’ho assunta pubblicamente ed è fermamente contraria al progetto non tanto e non solo per ragioni ambientali quanto per motivazioni socioeconomiche, culturali e politiche, proponendo di contro un’alternativa (una di quelle possibili) al modello sciistico monoculturale prospettato, in forza anche delle innumerevoli potenzialità che la zona tra alta Valle Seriana e Valle di Scalve possiede per sviluppare un turismo sostenibile, consono ai luoghi e di grande appeal, inserito in un piano di sviluppo territoriale generale che ponga al centro degli interessi complessivi innanzi tutto il territorio e la comunità locale.
[Il “masterplan” del progetto sciistico tra Lizzola e Colere. Immagine tratta da www.ecodibergamo.it.]D’altro canto, proprio in tema di centralità ineludibile del territorio, della sua comunità, del suo sviluppo equilibrato e strutturato sulle specificità del luogo con una visione a lungo termine, in grado di emanciparsi dalla variabile climatica e da quella economica che già oggi incombe sul turismo sciistico, ciò che a mio parere deve restare fondamentale è la possibilità è che sia la stessa comunità a poter decidere le proprie sorti, cosa che ho rimarcato con fermezza negli incontri pubblici delle scorse settimane nei quali sono intervenuto. Una decisione civica, culturale e politica che deve essere informata, consapevole, responsabilizzata, forte di una costante interlocuzione sia con i soggetti istituzionali coinvolti che con quelli tecnico-scientifici, e che in generale deve essere una manifestazione chiara della relazione che i locali hanno con le proprie montagne, con il loro ambiente naturale, con il paesaggio: il segno di un’identità culturale forte e viva, ben conscia del fatto che le montagne sono le genti che le abitano e viceversa, dunque che qualsiasi cosa si faccia sui monti, in bene e in male, è come se la si facesse a chi li abita, alla loro esistenza, al loro futuro. Per questo ogni decisione al riguardo deve essere tanto approfondita e meditata quanto discussa e partecipata: in fondo anche questa è una specificità importante in grado di rendere la montagna un luogo diverso dagli altri antropizzati – oltre alla bellezza del suo paesaggio e alle meraviglie naturali che offre. Un luogo potente e insieme delicato nel quale la responsabilità delle azioni compiute deve essere il più possibile collegiale e condivisa.
Nel dualismo a volte concreto ma spesso forzato e deviante tra montagne e città, la dimensione comunitaria delle terre alte, che è ineludibile anche quando sia trascurata o ignorata, è una delle alterità fondamentali in grado di generare valore e identità a favore delle montagne, dunque a porre le basi per il loro miglior futuro possibile, sia esso basato sul turismo o su qualsiasi altra cosa. Perché se non c’è la comunità non c’è nemmeno il luogo, e se non c’è il luogo anche il turismo non può esistere e portare benefici ma si manifesterà nelle sue forme più devastanti, quelle che consumano i luoghi lasciando dietro di sé solo macerie, ambientali e sociali. In tal caso sì, per la montagna sarebbe veramente la fine.
Oggi, alle ore 14 su Italia 1, interverrò in “E-Planet”, il magazine green di TGCOM24 che si occupa di tutela dell’ambiente, attualità e delle storie di chi cerca di migliorare il Pianeta con innovazione e inventiva, per parlare di iperturismo (o overtourism) nei territori montani. Un tema che, inutile denotarlo, è sempre più di attualità e diventa spesso critico per molte località di montagna e per i loro territori tanto meravigliosi quanto delicati, ma che ancora viene trattato in maniera fin troppo superficiale e ben poco definita: per incompetenza, negligenza o per malizia.
Potete vedere “E-Planet” in TV su Italia 1 alle ore 14, oppure sul sito della trasmissione nel quale trovate anche tutte le puntate già andate in onda.
Grazie di cuore da subito a chiunque vorrà spendere qualche minuto del suo tempo assistere alla puntata!