Quando la bellezza è “sacra”, e fonte di autentica spiritualità

Piccole perle di saggezza spirituale che vengono da lontano – di una spiritualità genuina, autentica, non certo manipolata da ideologie religiose di potere che la utilizzano con criminale ipocrisia per fini antitetici a qualsivoglia sacralità, e ne hanno ormai totalmente inquinato il valore originario… – raccontate da Luigi Zanzi, uno dei più stimati studiosi italiani delle culture di montagna, in occasione di un viaggio nel Bhutan…
Forse, tra quelle alte montagne, si è conservata una umanità che qui, tra i nostri scintillanti “templi” del potere (di qualsiasi sorta), abbiamo ormai smarrito da tempo.

Ho appreso che uno dei criteri principali per tale riconoscimento (di un concetto di sacralità, n.d.s.) è quello della forma del paesaggio: il profilo di uno spigolo roccioso, la figura di una vetta, una linea di cresta, una lingua o una cascata di seracchi di ghiaccio s’impongono come ‘sacri’ per la loro forma. Dove c’è il segno di tale forma, lì non si passa, non si può mettere piede. Là dove non c’è evidenza di una forma pregnante di significato, là si può passare. È, questa, una lezione da apprendere e non c’è miglior scuola del Bhutan per apprenderla. (…)
Un giorno eravamo ai piedi di una mirabile cresta di roccia-ghiaccio nella zona di Chatarake (6500 m); la linea di salita si prospettava rosata nel chiarore dell’alba verso l’altezza di una cima inviolata di circa 6000 m.
Cedendo ad una nostra tentazione istintiva, io e Claudio
(Schranz, guida alpina, n.d.s.) abbiamo cercato di convincere Tenzing (la loro guida locale, n.d.s.) ad una deviazione dal programma concordato per una digressione di uno o due giorni per arrivare a quella cima.
Naturalmente mi rispose con un fermo diniego, a cui io prontamente mi adeguai.
Ma non tralasciai di argomentare: “Se su per quelle rocce salisse uno stambecco non avresti nulla da dire e non lo impediresti; perché lo impedisci a me?”. Non seppe rispondermi subito. Dopo più di un’ora di cammino, mi si avvicinò per dirmi: “Sai perché è giusto non essere saliti là in cima? Perché noi uomini siamo gli unici che abbiamo la facoltà di saper rinunciare a tali tentazioni! È questa la nostra spiritualità!”.
L’argomento mi ha lasciato stupito perché l’ho trovato e lo trovo tuttora straordinario.

Brano tratto da Il paese più verde dell’Himalaya. Viaggio in Bhutan alla scoperta di tradizione e sacralità della montagna, di Luigi Zanzi. La Rivista – Bimestrale del Club Alpino Italiano, Settembre/Ottobre 2011.

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Francesca Mazzucato, “Se esiste il paradiso. Villefranche-sur-Mer”

Credo di averlo già scritto in passato, e comunque intendo qui ribadirlo di nuovo: a mio modo di vedere Francesca Mazzucato è una delle migliori scrittrici (uso il femminile per ovvietà, ma il senso sia inteso super generis) in circolazione, dallo stile intenso, suadente ed evocativo, sempre di limpida lettura eppure dotato d’un che di nobile e raffinato che ne accresce ancor più il valore letterario.
Per Historica Edizioni la Mazzuccato cura la collana dei Cahier di viaggio, la cui “opera-fulcro” è la sua Romanza di Zurigo, che già ho avuto il piacere di leggere e che mi appassionato alla scrittura dell’autrice e – è il caso di dirlo – viaggiatrice bolognese (in senso geografico e ancor più in senso umano, emotivo, spirituale); nuova tappa del suo errare alla ricerca di piccoli/grandi Eden in Terra, spesso poco fuori l’uscio di casa di cui voglio ora disquisire, è un villaggio-gioiello della Costa Azzurra, poco oltre il confine italo-francese o meglio stretto tra ben tre confini: Italia, Francia, Principato di Monaco…

Leggete la recensione completa di Se esiste il paradiso. Villefranche-sur-Mer cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Buone idee per interessanti progetti imprenditoriali

Mi è venuta un’idea, ci sto pensando in questi giorni e non mi sembra così male… Io, Robezio lo conosco da una vita, letteralmente dal momento che abbiamo un solo giorno di differenza nell’età (raccontano le cronache che quando venni portato nella nursery poche ore dopo il parto, cioè in un momento nel quale non avevo ancora la piena capacità di controllo del mio corpo, scaturì dal mio cosino un simpatico zampillo di pipì, e chi andò ad innaffiare sul visino con precisione millimetrica? Esatto, Robezio, che era da qualche ora in più! – giusto per creare un motivo di legame fin da subito, certo in modo un po’ originale – d’altronde non si poteva mica pretendere che io, vivo solo da qualche mezz’ora, mi mettessi a scrivergli una e-mail – peraltro cosa che magari ero anche in grado di fare, se solo la posta elettronica all’epoca fosse già stata inventata…) – insomma, siamo cresciuti insieme, posso dire che lui per è ciò che si definisce il migliore amico, certo a volte abbiamo delle discussioni, dei diverbi, ma naturalmente non abbiamo i caratteri identici – io sono più fantasioso, lui più pragmatico – e poi quelli sono gli screzi tipici di una vera amicizia, quelli che sembra che ci si stia per scannare e un attimo dopo, appena si conclude il diverbio, bene, amici come e più di prima, e arricchiti dalle critiche e dai rimproveri che ci si è appena scambiati… Per cui, vi dicevo, l’idea è quella di proporgli di aprire una società insieme, noi due – io sto cercando lavoro, come sapete, lui non è che sia soddisfatto di quello che ha (è usciere nella portineria di una grossa industria, con l’eccezionale strabismo che si ritrova controlla entrambe le entrate allo stesso tempo compiendo da solo il lavoro altrimenti fatto da due persone, con notevole gradimento dei suoi capi che in tal modo risparmiano uno stipendio… E’ un lavoro piuttosto insipido, tuttavia…)… Io ci metto l’inventiva, la fantasia, lui il suo pragmatismo e le innegabili capacità organizzative: non credo sia un’idea malvagia… Ad esempio, potremmo creare una dinamica società di consulenza per l’apertura di innovativi locali notturni e di svago… – ho già in mente alcune idee che mi sembrano buone, sentite un po’: un locale da rendere frequentato soprattutto da belle bambolone filiformi, bionde, con gli occhi azzurri: il Bar B! Penso che sarebbe sempre pieno… Viceversa, un locale fatto apposta per il relax più totale e profondo, la pigrizia, per il non fare un bel niente tanto da diventare abulici: il Bar Biturico! (magari potrebbero essere quelle stesse belle bambolone filiformi, bionde, con gli occhi azzurri, a diventare abuliche: sarebbe il Bar B Turico!)… Oppure ancora, un locale talmente bello e affascinante da impedire a chi ci entra di alzarsi da dove si è seduto e andarsene, se non dopo una bella bevuta sufficiente a essere adeguatamente sbronzi: il Bar Collante! Ci potrebbe anche essere una versione un po’ più estrema di questi due locali citati, roba da esperienza forte: il Bar Ella! E una ancora più estrema, per chi proprio sente di non avere più nulla da perdere: il Bar A!… Beh, non vi sembrano idee brillanti? A me sì, e in ogni caso se Robezio non volesse impegnarsi nel settore dei locali pubblici, potremmo investire le nostre forze in consulenze di stampo più professionale, industriale… Qualche progetto a caso che ho in mente, e che potrebbe trovare l’interesse di molte società: per un azienda di trasporti pubblici, ad esempio, un progetto di assegnazione di parte delle linee o delle corse del trasporto urbano su rotaia alle persone che ritengono di appartenere al sesso opposto a quello anagrafico e fisiologico: il tramsessuale! Oppure, questo per l’industria bellica, per riportare gli armamenti su un piano più etico e naturale contro la proliferazione delle cosiddette “armi intelligenti” che avrebbero dovuto diminuire i danni per i civili e invece è sovente accaduto il contrario, ecco Hiroscema, la bomba non intelligente, quella che non si sa dove va’ a finire e magari cade pure in testa a chi l’ha lanciata (il gusto dell’imprevisto è da sempre quanto di più stimolante vi possa essere in qualsiasi attività umana… Eppoi chi la fa l’aspetti!…)… O ancora, un ottimo ausilio per l’industria tipografica, un congegno per la conservazione e la salvaguardia dei caratteri grafici più preziosi in uso per le stampe: il preservatipo

Brano tratto da La mia ragazza quasi perfetta, penultimo romanzo di Luca Rota (sì, proprio io!) e predecessore di Cercasi la mia ragazza disperatamente, ovvero primo volume della trilogia di Tizio Tratanti, il cui terzo e ultimo volume uscirà in un prossimo futuro…
Cliccate sulla copertina qui accanto per sapere tutto quanto di utile sul libro, su dove trovarlo, come acquistarlo, per leggere la rassegna stampa, le recensioni, vedere il booktrailer e ogni altra cosa.

Consigli / A black mass in Dystown: Jason Gringler e Martin Kobe in mostra alla Brand New Gallery, Milano, fino al 03/11.

Era un cinema parrocchiale, ora è una galleria – anzi, un luogo di propagazione artistica tra i più interessanti di Milano. Quando si dice che l’arte contemporanea è una delle migliori evoluzioni di cui si possa godere!
La nuova doppia esposizione di Brand New Gallery: Dystown, di Martin Kobe in galleria 1, Black Mass di Jason Gringler in galleria 2. Come al solito, non uno ma due ottimi motivi per farci un giro!

Dystown
Martin Kobe
Galleria 1
Dal 26 settembre 2012 al 03 novembre 2012
Opening: 26 settembre 2012, 19.00-21.00
Black Mass
Jason Gringler
Galleria 2
Dal 26 settembre 2012 al 03 novembre 2012
Opening: 26 settembre 2012, 19.00-21.00

Cliccate sulle immagini delle opere per visitare le pagine relative alle due mostre nel sito web di Brand New Gallery.

Consigli / Arte informatica interattiva: “Change the Colour!”, il collettivo BridA alla Traffic Gallery, Bergamo, fino al 08/12.

Una nuova intrigante mostra in una delle migliori Enterprise Gallery in circolazione! – ovvero, come la celebre nave stellare di Star Trek: una galleria d’arte, Traffic Gallery, in costante e fruttuosa esplorazione, dentro e fuori i confini nazionali, delle più nuove/innovative espressioni artistiche contemporanee…

BridA, “PCB (Printed Circuits)”, 2010
La mostra Change the Colour! è stata la prima retrospettiva del collettivo sloveno dei BridA, presentata presso il Centro Internazionale d’Arti Grafiche di Ljubljana (MGLC) durante il 2011 con la pubblicazione di un importante catalogo ragionato. Il trasferimento della mostra a Bergamo vuole essere la continuazione del concetto della retrospettiva di Ljubljana allo scopo di fornire un quadro completo della produzione artistica del collettivo al pubblico locale e italiano.

Il Centro Internazionale d’Arti Grafiche di Ljubljana (MGLC), Slovenia in Tour a Bergamo, Italy!
Change the Colour!BridA / Tom Kerševan, Sendi Mango, Jurij Pavlica. Traffic Gallery, Bergamo, dal 25 Settembre al 08 Dicembre 2012.
Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare il sito web di Traffic Gallery e avere ogni ulteriore utile informazione sulla mostra.