Se vi dico «montagna» chi è il primo personaggio che vi viene in mente?

[Foto di candidsoul da Pixabay.]
Cari amici, vi propongo un’altra domanda alla quale rispondere senza pensarci troppo, il giusto insomma oppure anche d’istinto, se vi viene di farlo:

Se vi dico «montagna» chi è il primo personaggio che vi viene in mente?

Il nome che vi chiedo può essere di un personaggio vivente oppure del passato, comunque reale, pensando il quale vi pare che nella sua figura, in ciò che è stato, ha fatto, ha detto, ha rappresentato, vi si possa identificare un’idea compiuta di montagna. Una sorta di ambasciatore imperituro delle terre altre, per così dire, o colui che meglio di altri potrebbe aver dato o dare forma, mente e anima al loro Genius Loci.

Grazie di cuore fin d’ora a tutti quelli che vorranno pubblicare la propria risposta!

P.S.: al proposito, ovviamente propongo la mia risposta tra le numerose che mi verrebbero in mente, e nel tentativo – un po’ meschino, ammetto – di schivare quelle più immediate (Bonatti!), dico…

John Muir! (E ovviamente quella nell’immagine in testa al post è una veduta delle “sue” montagne dello Yosemite.)

Un’altra serata bella, potente, importante per parlare di montagne e futuro, venerdì scorso a Vilminore di Scalve

A Vilminore di Scalve, venerdì sera 3 gennaio, l’incontro pubblico per discutere del futuro turistico e non solo di questi significativi territori di montagna bergamaschi è stato di nuovo una cosa bellissima e per molti versi emozionante, come lo fu a fine novembre a Clusone.

Sala stipata ben oltre la capienza, pubblico immobile per quasi 3 ore, attento, sensibile, partecipativo nel dibattito successivo agli interventi, visibilmente consapevole di dover sapere come stanno le cose, sulle proprie montagne per capire come viverle al meglio oggi e domani.

Come ho detto da subito nel mio intervento (del quale alcune diapositive vedete lì sotto), una tale presenza così partecipata è il primo e fondamentale atto politico – nel senso più alto e nobile del termine – che fa “comunità” nei territori montani, cioè la cosa fondamentale che mantiene viva la montagna e può assicurarle un futuro vantaggioso per chiunque vi risieda tanto quanto per chi la frequenti turisticamente. Tra tentativi di perseverare con modelli turistici monoculturali (sciistici ma non solo) palesemente fuori contesto e ormai superati, e le tante, troppe criticità socio-economiche delle quali le valli montane italiane soffrono in maniera spesso cronica, causati da una politica troppo disattenta e deviata, le comunità di montagna hanno la necessità di ritornare ad avere tra le mani la propria sorte, un diritto fondamentale che di contro richiede il dovere di manifestare piena consapevolezza culturale di cosa significhi abitare in quota, tanto più con la realtà in divenire che stiamo affrontando così piena di variabili – a partire dalla crisi climatica, ma non solo – che inevitabilmente cambieranno la vita delle comunità e il loro rapporto con il territorio abitato.

Ma anche grazie a ciò proprio dalle montagne, dopo che per tanti decenni hanno subìto loro malgrado modelli economici, sociali e consumistici apparentemente vantaggiosi ma alla lunga devastanti (che tuttavia alcuni vorrebbero di nuovo perpetrare, come detto, per inseguire propri meri tornaconti), può “fluire” il miglior futuro possibile per il nostro paese e per i tempi prossimi che ci aspettano.

Di sicuro ieri sera a Vilminore, come la scorsa volta a Clusone, quel flusso di nuovo futuro sostenibile e vitale ha cominciato a alimentarsi.

Personalmente ringrazio di cuore gli organizzatori della serata, citati nella locandina, e tutti i presenti, anche per come queste occasioni mi diano la possibilità di imparare tanto e dare sempre più spessore e valore alla mia conoscenza e alla relazione con le montagne.

Alle prossime occasioni – che non mancheranno, statene certi!

(Le foto della sala gremita di gente mi sono state fornite dal collettivo “Terre Alt(R)e“, che ringrazio!)

Un servizio TV della RAI su Cortina veramente imbarazzante

Questa mattina mi è capitato del tutto incidentalmente (visto che non guardo la TV tradizionale) di assistere alla messa in onda, su “RaiNews24” di un servizio su Cortina e le vacanze natalizie in corso. Lo potete vedere qui sotto cliccando sull’immagine:

Be’, l’ho trovato semplicemente imbarazzante.

Non tanto e non solo perché i servizi del genere in questo periodo sono l’ovvietà trita e ritrita – un po’ come quelli sugli esodi di massa e i bollini rossi autostradali a inizio agosto –, non perché siano chiare “marchette” con le quali si cerca di fare promozione turistica travestendola da “cronaca giornalistica” (chissà poi perché sempre a favore di certe località che non ne avrebbero bisogno e mai per quelle meno modaiole che invece sì), non per la stereotipata (seppur a volte obiettiva, ahinoi!) raffigurazione dello sciatore medio, faceto e stupidotto, e nemmeno per il grossolano tentativo di velare tra le altre cose dette allo spettatore che non c’è neve e fa troppo caldo (guai a parlare di crisi climatica quando c’è di mezzo l’industria dello sci!) ma, innanzi tutto, per il linguaggio utilizzato, per le frasi fatte, per le solite banalità proferite, per le immagini mostrate che non mostrano e non lasciano immaginare nulla che possa realmente essere uno strumento di reale promozione per il luogo e per ciò che può offrire di peculiare. Un servizio che di identici se ne vedono da quarant’anni a questa parte, che poteva parlare di qualsiasi luogo senza alla fine si possa coglierne le differenze con altri.

Insomma: una desolazione comunicativa sconcertante, che a mio modo di vedere danneggia totalmente il luogo, altro che promuoverne l’attrattiva. Volessi andare a sciare, lì a Cortina, per come mi è stata mostrata nel servizio non ci andrei proprio.

[La situazione della neve a Cortina, oggi. Cliccate sull’immagine per raggiungerne la fonte.]
Ma veramente l’industria dello sci, con già tutti gli innumerevoli problemi che ha, alcuni dei quali ormai insolubili e che ne cagioneranno inesorabilmente una prossima fine in tante località, pensa di potersi ancora vendere in questo modo tanto banale? Crede di essere ancora attrattiva così, di intercettare il sentore comune dei frequentatori delle montagne che già sta cambiando e adeguandosi ai tempi che corrono – molto di più di quanto lo facciano la stampa, evidentemente, e tanti soggetti che gestiscono il turismo montano attraverso modelli ormai palesemente obsoleti e decontestuali – con modalità così infantili, così pacchiane?

E sia chiaro: lo dico a essa stessa, non tanto come critica tout court al turismo sciistico ma proprio come presagio. Di nuovo, ribadisco, credo che ancor più che la crisi climatica, a determinare la fine dello sci in molte nostre stazioni sciistiche sarà la sua stessa industria, e l’incapacità palese di non restare aderente, coerente, in armonia e funzionale alla realtà della montagna contemporanea e futuro prossima. D’altro canto, non è una mera coincidenza che la pratica dello sci stia diventando sempre meno preponderante tra quelle che i frequentatori della montagna oggi scelgono a motivo delle proprie vacanze in quota. Nulla accade per caso, mai.