“Grandi seghe” alpine

[Immagine tratta da duepertrefacinque.it, fonte qui.]
Il Resegone è senza dubbio uno dei gruppi montuosi più famosi delle Alpi lombarde e non solo: certamente per essere stato citato e così immortalato ne I Promessi Sposi manzoniani ma, in primis, per la particolare morfologia identificata fin dal toponimo: “Resegone”, italianizzazione del lombardo resegun, “grande sega”, per come l’infilata delle sue cime ne ricordi il profilo della lama.

Tuttavia c’è un’altra montagna nelle Alpi che può contendere al Resegone il “titolo” di «grande sega alpina»: è il Churfirsten, nel cantone di San Gallo in Svizzera, il qual profilo a sua volta ricorda chiaramente quello del classico utensile per tagliare, seppure in tal caso il toponimo ha origini diverse – potete ben constatare nelle immagini sopra e sotto l’analogia morfologica dei due gruppi montuosi.

[Foto di Janik Fischer da Unsplash.]
Ma un minimo di indagine geografica in più permette di trovare diverse altre analogie, tra Resegone e Churfirsten, per certi versi alquanto sorprendenti. Eccone alcune:

  1. Sono entrambi gruppi montuosi prealpini: il Resegone delle Prealpi Bergamasche, il Churfirsten delle Prealpi di Appenzello e San Gallo.
  2. Entrambe vengono considerate montagne geologicamente giovani.
  3. Le rispettive “seghe” hanno un numero di “denti” quasi uguale: il Resegone ha nove cime principali e ne conta quattordici con quelle secondarie; il Churfirsten ne ha sette principali e tredici in totale con le secondarie.
  4. Le varie cime di entrambi i gruppi montuosi hanno altezze piuttosto regolari: tra la vetta più alta e più bassa del Resegone c’è una differenza di 316 metri, sul Churfirsten la differenza è di 230 metri.
  5. Posta la loro morfologia, sia il Resegone che il Churfirsten rappresentano rinomati siti per l’arrampicata, con decine di vie di ogni difficoltà.
  6. Entrambi i gruppi montuosi sovrastano un lago: quello di Como (ramo di Lecco) il Resegone, il Walensee per il Churfirsten, bacini prealpini con caratteristiche a loro volta simili.
  7. Sia il Resegone che il Churfirsten nel passato hanno fatto da confine naturale a domini differenti: il Resegone era posto tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, il Churfirsten tra i territori controllati dall’Abbazia di San Gallo e dal Vescovado di Coira.
  8. Entrambe sono montagne “suburbane”, trovandosi molto vicine a grandi città e a distanze sorprendentemente simili: tra il Resegone e la città di Milano ci sono poco meno di 84 km, tra il Churfirsten e la città di Zurigo ce ne sono 87…

[L’infilata di punte del Resegone da Est.]

[L’infilata di punte del Churfirsten da Sud.]
…E chissà, potrebbe ben essere che ce ne siano ancora altre, di analogie tra i  gruppi montuosi in questione! In ogni caso, senza dubbio si tratta di due “grandi seghe” che in fondo, piuttosto di “tagliare” e “dividere” qualcosa, uniscono (prima morfologicamente e poi emblematicamente) due territori delle Alpi relativamente lontani e differenti ma resi singolarmente simili da due montagne così peculiari, dalla loro geografia e dal paesaggio che ne scaturisce.

Di sicuro ce ne sono altre di “grandi seghe” in giro per le Alpi: se ne conoscete e vorrete raccontarmi ciò che ne sapete, sarò ben felice di esserne edotto: una prova ulteriore di come i paesaggi montani, con tutta la loro insuperabile varietà geografica e al contempo con la scoperta delle affinità che presentano, possano essere sempre affascinanti e sorprendenti.

Colledisogno.it

Vi rammento che potete trovare ogni informazione utile su Colle di Sogno, sulle sue affascinanti peculiarità e sul progetto di valorizzazione Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare sul sito ufficiale del borgo colledisogno.it – cliccate sull’immagine qui sopra per visitarlo.

Nel sito, nella pagina delle “Ultime notizie”, trovate anche i link per prenotare la vostra partecipazione agli eventi della rassegna autunnale legata al progetto, che animerà Colle di Sogno da domenica 10 ottobre e per altri due appuntamenti. Ovviamente potrete poi trovare tutti gli aggiornamenti relativi a ogni evento futuro che si terrà nel borgo e ogni altra news al riguardo.

10, 17 e 31 ottobre: tre appuntamenti imperdibili per “re-stare” a Colle di Sogno!

[Cliccateci sopra per leggere la locandina in un formato ben più grande.]
Colle di Sogno, nel territorio comunale di Carenno (Lecco), è uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde, un autentico piccolo/grande tesoro di cultura capace di narrare una storia poetica che sa coinvolgere chiunque. Ugualmente, un “tesoro” peculiare di Colle di Sogno è la sua resilienza, che trova la più solida base proprio nella grande bellezza del luogo, della sua storia e chi ancora lo abita (sette residenti ad oggi, a inizio Novecento erano più di duecento) mantenendolo vivo e vitale agli occhi di chi lo visita. Potete conoscere meglio Colle di Sogno visitando il sito web ufficiale del borgo, qui.

Per la (ri)valorizzazione in termini culturali del borgo di Colle di Sogno, nel 2019 si è avviata una collaborazione tra il Comune di Carenno e l’Officina Culturale Alpes, con il supporto della Pro Loco di Carenno. Il progetto speciale elaborato per il luogo e la sua realtà è significativamente denominato Colle di Sogno, un luogo dove re-stare e intende perseguire una riscoperta e una rinascita del borgo, del suo territorio e del peculiare valore ambientale locale utilizzando come impulso principale e fondamentale l’apertura, l’inclusione e l’esperienza di resilienza degli abitanti, forte attrattore culturale di ulteriori esperienze analoghe per le quali il borgo diventa una location di grande fascino e notevoli potenzialità produttive in tema di cultura, arte, esperienze didattiche e formative, economia circolare, fruizione turistica sostenibile e consapevole. Per tali motivi il progetto ricerca e invita comunità, enti scientifici e accademici, esponenti di associazioni, esperti e studiosi che possano proporre e condividere esperienze e momenti pubblici su diversi temi orientati alla conoscenza culturale, alla consapevolezza ambientale e all’osservazione paesaggistica dei luoghi.

Il progetto, per i motivi pandemici a tutti noti, si è dovuto sospendere nell’ultimo anno e mezzo ma ora, grazie alla autorevole e fondamentale partnership con Silea Spa, finalmente può avere inizio con una mini rassegna diffusa nel corrente mese di ottobre con i tre appuntamenti che vedete nella locandina sopra pubblicata (la potete scaricare e diffondere in formato pdf e jpg) e con alcuni ospiti di grande prestigio: Cristina Busin e Luciano Bolzoni per Alpes e poi Sara Invernizzi, Ruggero Meles e Luca Rota (chi scrive qui, sì), autori della guida Dol dei Tre Signori (Moma Edizioni) che racconta la bellezza dei monti della Dorsale Orobica Lecchese attraverso l’itinerario che la percorre tra Bergamo e Morbegno; Franco Michieli, scrittore, geografo, esploratore, garante internazionale di Mountain Wilderness, il cui ultimo libro è L’abbraccio selvatico delle Alpi (Cai/Ponte alle Grazie); Tiziano Fratus, poeta, scrittore, dendrosofo, opinionista per diversi quotidiani, il cui ultimo libro Alberi millenari d’Italia (IF – Gribaudo) è in uscita nel mese in corso e quella di Colle sarà forse la sua prima presentazione ufficiale.

Trovate tutti i dettagli sulla locandina lì sopra, ma tenete comunque presente che gli eventi si svolgeranno con ogni condizione meteo e nel rispetto delle normative anti-Covid vigenti. I percorsi d’autore prevedono un massimo di 25 partecipanti, ai quali è richiesto il Green Pass. Gli incontri sono invece aperti a tutti. Gli eventi sono gratuiti ma è obbligatoria la prenotazione presso prenotazioni@alpesorg.com, o al 333.772.17.64 (anche Whatsapp).

Dunque, segnatevi le date e partecipate numerosi, perché troverete altrettanto numerosi motivi per lasciarvi affascinare e appassionare da un luogo così particolare come Colle di Sogno e dagli eventi in programma. Se, come scrisse Dostoevskij, «la bellezza può salvare il mondo», be’, Colle di Sogno è uno dei migliori “salvagente” che potrete trovare!

Per abitare in modo nuovo le montagne

[Immagine tratta da www.utopia.se.]
Di recente ho letto (qui) di un progetto “montano” molto interessante: si chiama Skýli (“rifugio” in islandese), è stato concepito dallo studio “Utopia Arkitekter” di Stoccolma e si tratta di un rifugio di nuova concezione che coniuga in maniera tanto suggestiva quanto efficace design, praticità costruttiva, fruibilità, comfort, compatibilità ambientale e ecosostenibilità – cliccate sull’immagine qui sopra per saperne di più.

Mi ha subito ricordato un altro progetto montano che, pur con forme e soluzioni differenti rispetto a quello svedese, rimanda sostanzialmente agli identici concetti di base: il prototipo residenziale che Enrico Scaramellini – valentissimo “architetto alpino” del quale ho già parlato in altri post – ha ideato per essere inserito nel paesaggio di Valtournenche, in Valle d’Aosta. Una dimora minimale ma niente affatto “minima”, se non nelle dimensioni, nel cui interno l’avvolgente spazio aperto definisce un luogo di vita essenziale articolato in una zona giorno e in un mezzanino interamente rivestiti in legno, mentre il design esterno rimanda alla tradizione architettonica locale e alpina in generale e al contempo ricerca espressamente una rimarchevole contestualità con il paesaggio del luogo, consentendo da subito di pensare al progetto come a un modulo facilmente moltiplicabile mantenendo le doti di compatibilità ambientale, proprio come il progetto svedese. Cliccate sull’immagine qui sotto per saperne di più.

[Immagine tratta da domusweb.it, cliccateci sopra per leggere l’articolo originario.]
Tale correlazione concettuale ma pure visiva che mi è venuto di intessere tra i due progetti mi permette d’altro canto di osservare come, tra i paradigmi che formano l’immaginario alpino e che necessitano di essere rinnovati, se non proprio stravolti, c’è anche quello legato alla storia dell’architettura “ordinaria” sui monti e del suo sviluppo dal boom economico del secondo Novecento fino a oggi, che ha troppe volte comportato (ma potrei dire anche imposto) la costruzione di edifici non soltanto brutti e di ben scarso pregio tecnologico ma pure totalmente slegati, decontestualizzati, contraddittori rispetto al paesaggio nel quale sono stati realizzati al punto da risultare sovente dei veri e propri gangli di acciaio e cemento deturpanti la visione e la fruizione del loro territorio.

Be’, come non è più il caso di perpetrare certe strategie turistiche ormai fallimentari, certe gestioni politico-amministrative altrettanto nocive, certe visioni di sfruttamento delle montagne che mirano soltanto a patrimonializzare le sue risorse, ovvero a depredarle, nonché altri simili paradigmi concepiti in un mondo e in un tempo ormai del tutto superati, è ugualmente ora di tornare a costruire sui monti in relazione armonica con gli stessi, con la dovuta e ineluttabile consapevolezza delle culture storiche locali e delle potenzialità future coerenti con i luoghi, le geografie fisiche e umane, le risorse ambientali, l’ecologia e l’economia del luogo (termini ben più affini di quanto si creda, come palesa il prefisso) e con un rinnovato e rivitalizzato concetto di Heimat – se posso usare tale idea – in quanto “luogo dove stare bene”, da residenti tanto quanto da visitatori. Sono cose che già si fanno, in diverse località montane e con risultati sovente notevolissimi (già le sole immagini qui pubblicate lo dimostrano), ma non ancora a sufficienza. O, se preferite vedere la cosa dal punto di vista opposto, ancora troppo spesso si vedono nuove realizzazioni assolutamente discutibili e francamente illogiche, oggi. Un paradigma superato e non più sostenibile, né materialmente e né concettualmente, oltrepassato il quale facilmente possiamo/potremo tornare a godere sensazioni ben più armoniose nella visione e nell’elaborazione del paesaggio montano: sensazioni che d’altro canto sono e saranno a loro modo la manifestazione individuale di un futuro condiviso altrettanto armonioso per i territori di montagna.

Al solito, non è una mera questione di forme e volumi, di usare più o meno legno ovvero più o meno cemento oppure altri di simile, ma di buon senso, cioè non di cosa si fa ma di come lo si fa. Un “principio del fare” semplicissimo e naturale, in montagna ancor più, che è stato trascurato e ignorato per troppo tempo e che è finalmente l’ora di ripristinare in modo ineludibile.

Di montagne e turismi e “Oltre le vette” in podcast

Per chiunque se la fosse inspiegabilmente e deprecabilmente (be’, no, ok, può essere successo, lo capisco) persa, cliccando sull’immagine qui sopra è possibile ascoltare e scaricare il podcast della puntata di mercoledì 29 settembre di “Oltre le vette, il programma radio di RCS – Radio Cernusco Stereo curato e condotto da Ambra Zaghetto del quale ho avuto il piacere e l’onore di essere ospite per una bella e intensa chiacchierata su cose di montagna, in particolare sull’affollamento spropositato delle nostre Alpi durante i mesi estivi in epoca di pandemia, sugli incidenti dovuti a inesperienza e scelta di percorsi non turistici da parte di persone che mai frequentano i monti, sul non rispetto di un ambiente fragile come quello montano ma pure sulle caratteristiche e sulla qualità culturale di tale fruizione turistica di massa. Una potenziale minaccia per le nostre montagne, secondo molti: e se invece si potesse trasformare in una preziosa e benefica opportunità?

Insomma, dateci un ascolto e, credo, troverete diversi spunti interessanti – anche in previsione di una nuova “ospitata” in “Oltre le vette”, prossimamente, per approfondire ancor più la questione e i vari temi che ne fanno parte. Stay tuned!