Tallinn Blues!

Lo scorso novembre, qui sul blog, scrivevo che a breve avrei annunciato una serie di date di presentazione imminenti del mio Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, con il primo evento a Milano. Poi, è successo ciò che tutti quanti sappiamo bene e da cui, ora, speriamo di uscirne sempre di più e risolutivamente.

In quell’articolo scrivevo anche che, in tema di viaggiatori, viaggi e libri relativi, si usa spesso citare quel noto adagio che dice “Il viaggio è la meta”, meno invece si cita il pur altrettanto noto Pessoa che in tema, ne Il libro dell’inquietudine, scrisse “I viaggi sono i viaggiatori”. Tuttavia, se il “vero” viaggio si ha non tanto quando è il viaggiatore a visitare un luogo ma viceversa quando è il luogo a “visitare” il viaggiatore – a entrarvi dentro, a penetrare a fondo nel suo animo esattamente come egli s’addentra per le sue vie o nel suo paesaggio – dunque quando la simbiosi tra luogo e viaggiatore è intensa e vibrante (il che a mio modo di vedere significa realmente visitare un luogo, nel modo più completo), allora come Pessoa, più di Pessoa, mi viene da dire che il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e in tal modo continui oltre l’ambito geografico, senza limiti effettivi e, per giunta, chiudendo idealmente il solco circolare tracciato in principio dal grande poeta portoghese in un moto, anzi, in un viaggio perpetuo d’un viaggiatore che, altrettanto idealmente, tale è sempre. Per questo, un buon “libro di viaggio” è tale, cioè genera un proprio valore letterario peculiare, anche perché consente di viaggiare pur restando fermi – per scelta, necessità o per obbligo, come accadeva qualche mese fa – oppure sapendo tratteggiare una geografia intima del luogo narrato dentro il lettore, al punto di trasformarlo in un viaggiatore tanto virtuale quanto consapevole pur restando lontano da quel luogo. E tutto questo un buon libro di viaggio lo genera perché può essere e rappresentare un ottimo “integratore” per lo spirito del viaggiatore, pronto a (ri)partire verso quel luogo o qualsiasi altro appena possibile.

Ecco dunque, a proposito: il 9 settembre, alle ore 18.00, nello spazio B(r)e(a)the SPACE di Via Savona, 45/53 e nell’ambito degli eventi del Fuorisalone 2021, finalmente da Milano si “parte” verso Tallinn, con il mio Tellin’ Tallinn e con la fortunata presenza di un prestigioso compagno di viaggio: Francesco Garolfi, in una performance musical-letteraria che abbiamo fascinosamente intitolato Tallinn Blues e che, ci auguriamo, veramente vi farà viaggiare verso la vostra meta ideale, sia essa Tallinn o qualsiasi altra. Perché ribadisco: in fondo i viaggiatori sono il viaggio, e spero che il 9 settembre a Milano vorrete viaggiare insieme a noi a bordo di Tallinn Blues!

N.B.: Ingresso su prenotazione (ad esaurimento posti) con obbligo di Covid Pass a info@articon.it. Per saperne di più su Tellin’ Tallinn, invece, cliccate sull’immagine qui sopra.

N.B.#2: Tallinn Blues è un evento “ospitato” presso lo spazio B(r)e(a)the SPACE dalla mostra Anime Salve di Vittorio Peretto, curata da Luciano Bolzoni – che ringrazio di cuore per la preziosa ospitalità. Cliccate sull’immagine qui accanto per saperne di più, oppure qui.

 

 

Sapienza in cammino

Sono veramente felice di leggere, finalmente, della prossima ripartenza del caro amico Davide Sapienza con i suoi cammini geopoetici per la terza edizione di “Nel Cuore Della Montagna”, curata con Alpes per il Sistema Bibliotecario Della Valle Seriana. Una rinnovata formula della pratica geopoetica in cammino, per questa edizione 2021 di “NCDM”, che si svolgerà in sei comuni per sette cammini e, inutile rimarcarlo, rinnoverà pure l’emozione, il fascino e la potenza esperienziale che Davide sa elargire come pochi altri ai viaggiatori che si metteranno in cammino «selvatico e profondo» con lui – peraltro in territori spettacolari e dai paesaggi sempre sorprendenti come quelli regalati dalle Prealpi Bergamasche nelle loro più fascinose e emblematiche terre alte.

Per avere ogni informazione utile al riguardo potete seguire il sito e le pagine social di Alpes, mentre per conoscere più approfonditamente cosa è “Nel Cuore Della Montagna” cliccate qui. Cliccate invece sull’immagine della locandina per visionarla in un formato più grande e stampabile.

Dunque, buoni cammini con Davide Sapienza e buon Ben@essere Montagna!

Le radici di un’identità

Agli esploratori di paesaggi (“paesaggi”, ribadisco, non solo territori) come me segnalo un’interessante iniziativa, e una relativa serie di eventi, promossa dalla Comunità Montana Valtellina di Sondrio: Riabitare le corti di Polaggia, una mostra itinerante nel nucleo storico del borgo situato presso Berbenno di Valtellina, con visite guidate alle tracce memoriali presenti nel borgo e ad alcune ipotesi di sua trasformazione realizzate dagli studenti del Politecnico di Milano.

Il tutto nell’ambito di “Le radici di un’identità”, un progetto di ricerca applicato al territorio attraverso il quale i Comuni del Mandamento di Sondrio si mettono in rete e assumono un ruolo attivo nel riportare alla luce le radici delle proprie comunità, tra Preistoria e Medioevo. Il che mi pare un’iniziativa assai significativa di rivalorizzazione dell’identità culturale dei territori abitati, elemento immateriale fondamentale dell’essenza del luogo ovvero la carta d’identità del Genius Loci – un tema che, lo sapete bene, mi è molto caro e propongo spesso, qui.

Potete avere tutte le informazioni sull’evento di Polaggia e sul progetto “Le radici di un’identità” cliccando sulle immagini relative, sopra e sotto.

2 giugno e altre “blasfemie”

[Immagine tratta da qui.]
Spiego la blasfemia istituzionale del mio post di ieri.

Sono convinto da sempre che, per considerarsi cittadini di uno stato, sia esso definibile anche “nazione” oppure no, sia necessaria una pur minima conoscenza dello stato stesso, della sua storia, della sua geografia (vedi il post di stamattina), della cultura e delle istituzioni materiali e immateriali fondamentali – così come, ovviamente, lo stato-istituzione deve conoscere i propri cittadini. È la base della relazione identitaria che forma, concretamente, la società civile del paese e conferisce ad essa valore e considerazione, anche a livello internazionale, e di contro che permette a tale società di non essere una mera somma di individui-numeri privi della cultura peculiare del paese e incapaci di riconoscersi in esso nel modo più virtuoso possibile (e non semplicemente esultando quando segna la nazionale di calcio, per essere chiari).

Ecco: detto ciò, ho passato anni a chiedere a tante persone, conoscenti o meno, in occasioni delle festività civili nazionali italiane (2 giugno, 4 novembre, 25 aprile, eccetera), se sapessero cosa si festeggi in quelle occasioni. Tanti mi hanno risposto correttamente (alcuni con un po’ di confusione ma passi), tanti altri, e io penso troppi, no. C’è gente che il 2 giugno ritiene sia la festa dell’Unità d’Italia, e che il 25 aprile si festeggi la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale – la “vittoria”, sì.

Posto quanto ho scritto poc’anzi, per me è altamente discutibile che una persona che non conosca cosa si festeggia il 2 giugno – o che non sa quale sia il fiume più lungo d’Italia o quando cada il Rinascimento, per dire – possa considerarsi “italiano”. Andate in Svizzera a chiedere che ne pensano di un eventuale concittadino che non sappia cosa è accaduto il primo di agosto del 1291, e poi mi dite. Per metterla in altro modo: non sono affatto convinto che la cittadinanza di un paese, quando sia un diritto “naturale” ovvero legata allo ius sanguinis, esimi il cittadino dal possedere una, ribadisco, pur minima conoscenza culturale del suo paese. Altrimenti, ribadisco pure questo, che ne ricava il maggior danno è il paese stesso in quanto entità istituzionale e comunità civica, che col tempo (e rapidamente) vanno a perdere valore, importanza e dunque a svanire irrimediabilmente.

Bene, dopo tutti quegli anni di domande, di risposte errate e di conseguenti constatazioni che la suddetta conoscenza civica e culturale del proprio paese in troppi italiani non c’è, mi riconfermo ciò che da tempo penso, e che più o meno equivale a quanto già sentenziò il Metternich (nell’interpretazione corretta e assolutamente fattuale, non in quella distorta e funzionalmente dispregiativa) e, riguardo le festività nazionali italiche, la butto inesorabilmente sul ridere. Perché in effetti fa ridere, la cosa.
Tanto, appunto, per molte persone cambia poco o nulla – poi a breve cominciano gli Europei di calcio e allora torneranno tutti quanti orgogliosi “patrioti”, no?

Ecco. Amen.