Simone Fanni, “Sguardo da mucca”

Da bravo appassionato di letteratura e lettura – oltre che, ovviamente, da diretto interessato ma comunque sempre con la passione come mio “motore” principale – giro spesso per fiere e rassegne letterarie, e più lo faccio più constato come nella piccola e media editoria si pubblichino libri di altissima qualità, che invece nella grande editoria trovo sempre meno – anche proporzionalmente al preteso valore degli autori di essa e a quanto vengano mediaticamente strombazzati… D’altro canto è vero che, con la “moda” del fare gli scrittori così in voga oggi, e così tanto alimentata da certi editori nostrani non troppo onesti e cristallini nonché da quanto offre nel merito la tecnologia contemporanea (e mi riferisco al self publishing, al print on demand e altro di simile e di deleterio, se posso permettermi), può capitare che arrivino alle stampe e vengano diffusi testi francamente imbarazzanti, di autori ai quali si dovrebbero indicare con una certa fermezza altri modi per guadagnarsi la (da essi, a quanto pare) agognata celebrità!
Poi ci si ritrova di fronte un libro come Sguardo da Mucca, dello scrittore veneto (ma di origini sarde) Simone Fanni (Senso Inverso Edizioni), e si ha la piacevole impressione che, nonostante le suddette imbarazzanti uscite editoriali di altri, la qualità letteraria può ancora contare su validi difensori…

Leggete la recensione completa di Sguardo da mucca cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

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Questa sera, ore 21.00, torna RADIO THULE #4-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Lunedì 19/11, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, RADIO THULE, anno IX, puntata #4: Cronache da Thule 1. Ovvero: disquisendo di libri, musica, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno serie oppure no… Cronache da Thule, il numero 1, per questa stagione, del magazine di Radio Thule!
In questa puntata si parlerà… Di uno dei più importanti musicisti italiani in circolazione, ma che gli italiani probabilmente nemmeno conoscono, di un libro giallo nordico molto diverso dai soliti gialli nordici, di come la “grande” editoria italiana sia sempre più simile a un ipermercato della fuffa, di una affascinante mostra d’arte in corso a Lugano… E di molto altro!
Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, o QUI per lo streaming in HD. E, come sempre dal giorno successivo qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: stay tuned!

“Cercasi la mia ragazza disperatamente” è anche un ebook!


…E comunque Cercasi la mia ragazza disperatamente, l’ultimo romanzo del sottoscritto, è anche disponibile in versione ebook! Un libro al passo coi tempi come è giusto che sia, no?!
L’ebook è direttamente acquistabile nel sito di Senso Inverso Edizioni espressamente dedicato agli ebooks dei libri in catalogo, oppure nel sito di ultimabooks.it, la grande libreria di Simplicissimus Book Farm, oppure ancora direttamente nelle più importanti librerie on line!
Per avere ogni utile informazione sul merito, conoscere l’elenco completo delle librerie on line nel quale il libro è disponibile e restare informati su qualsiasi aggiornamento al proposito, cliccate QUI, oppure cliccate sull’immagine per sapere ogni cosa sul romanzo.
Insomma: cartaceo, digitale o che altro, impossibile perdersi Cercasi la mia ragazza disperatamente!

La fotografia contemporanea: nuova pietanza artistica, o ennesima minestra riscaldata?

Pio Tarantini, “Nudo con sedia rossa 2”, Milano 1984 (courtesy Galleria Luxardo, Roma)
Ho trovato un interessante scritto di Pio Tarantini, uno dei più importanti fotografi italiani contemporanei – nonché studiosi del medium fotografico – nel blog dell’Associazione Amici del Mu.Fo.Co., il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, che ritengo illuminante riproporre qui non solo per la mia particolare attenzione verso lo stesso medium, ma anche perché mi pare contenga alcuni spunti di indispensabile riflessione. Notarelle sulla fotografia nel sistema dell’arte – così si intitola l’articolo – mette in evidenza, tra le altre cose, un paio di questioni sostanziali alla base del “cosa” deve essere la fotografia, oggi, per meritarsi il proprio posto nel pantheon delle arti contemporanee così faticosamente conquistato nei decenni scorsi, e pur tra tante voci contrarie.
Cito, ad esempio:
Si resta perplessi (…) ascoltare o leggere spesso, in questi dibattiti, la riproposizione di questioni che dovrebbero essere assodate: mi riferisco, per fare qualche esempio, alla obsoleta questione della fotografia come documento o come arte, al suo rapporto con il mondo dell’arte con tutte le conseguenze che il (falso) problema comporta − tiratura limitata o riproduzione infinita, definizione di fotografo-fotografo o fotografo-artista o artista-fotografo o artista che usa la fotografia e così via – o problematiche inerenti al passaggio dall’analogico al digitale.
Ho definito, queste ultime citate, problematiche obsolete perché ritengo che siano dei falsi problemi; non è il caso in questa sede, a meno che non lo richiedano eventuali possibili interventi su queste mie note, di approfondire queste tematiche proprio perché vorrei incentrare questo mio intervento su un altro aspetto che personalmente ritengo invece rilevante e sul quale, come scrivevo all’inizio, mi interrogo da molti anni: e cioè in che modo la fotografia interpreta o può interpretare una forma d’espressione contemporanea senza risultare succube delle tendenze artistiche più attuali, così come, alla fine dell’Ottocento una fotografia per certi aspetti ancora immatura tentava di imitare la pittura per darsi dignità artistica.

E, poco più avanti:
(…) Il problema che mi pongo, e sul quale spesso in questi anni mi è capitato di discutere con molti amici, è appunto quello di come la fotografia, soprattutto nella sua versione anti-realistica, può oggi portare un contributo importante nella riflessione sul mondo e nei modi, appunto, in cui questa riflessione si esplica. Ancora una volta quindi il problema, e scusate se mi ripeto, è quale reale valore hanno, in una più ampia prospettiva storico-critica, i tantissimi tentativi di quella parte che, per semplificare, potremmo definire più concettuale dell’arte e in particolare della fotografia che già di per sé ha una denotazione fortemente concettuale basandosi sulla riproduzione del mondo attraverso un procedimento tecnico (dal ready–made delle Avanguardie all’inconscio tecnologico di Vaccari).
(Cliccate QUI per leggere l’intero articolo nel blog dell’Associazione Amici del Mu.Fo.Co.)

Questioni, riflessioni, domande, dubbi che anch’io mi ritrovo spesso a pormi, a fronte di un evidente e possente boom della fotografia nel sistema dell’arte contemporaneo (sembra che oggi non vi possa essere alcuna istituzione museale-espositiva che non presenti appena possibile una mostra fotografica, come se il non farlo significhi automaticamente il dimostrarsi fuori dal tempo e lontano dalla realtà…) e di una produzione veramente imponente, molto spesso di ottima qualità estetica (o tecnico-estetica) ma assai meno spesso di buon livello autenticamente artistico. Cioè, per dirla tutta, sovente bella da vedere ma che nell’ammirarla comunica poco o nulla…
Come rimarca Tarantini, la fotografia, e non solo per tutta l’attuale tecnologia che le consente di essere e di fare tutto e il contrario di tutto, non può limitarsi a esprimere la stessa essenza artistica già espressa in passato da altri media, ovvero dalla storia della fotografia stessa. Deve cercare di andare oltre, di palesarsi come autentico nuovo media espressivo artistico, e di comunicare in modo proprio, originale, cose non ancora dette, o almeno non dette nel modo che la fotografia può esprimere.
E’ certamente una bella sfida, quella illuminata da Tarantini, il cui cimento primario è senza dubbio insito nella costante esplorazione del media fotografico e delle sue capacità espressive da parte di chi lo utilizza. Una sfida che in ogni caso, comunque la si affronti e si cerchi di vincerla, deve rappresentare uno dei fondamenti del lavoro di un fotografo contemporaneo, dal momento che, se non vi sia o se sia messa da parte per mere convenienze (anche speculative, come lo stesso Tarantini segnala nel suo pezzo), quel posto “buono” nel pantheon artistico contemporaneo potrebbe anche risultare vacillante.

P.S.: ho visitato il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello poco tempo fa, una domenica mattina di tempo incerto. Non c’era dentro nessun visitatore, e nell’ora abbondante in cui ci sono stato non ne è entrato alcun altro. Sarà stato un caso, vero? Non è il caso di sconfortarsi, giusto?
Uhm…

Jørn Riel, “La Vergine Fredda”

Jørn Riel viene considerato da molti l’Arto Paasilinna danese, per aver scritto molte storie di tipo assimilabile a quelle del più celebre autore finnico, e in effetti i due hanno condiviso anche un’esistenza particolare, con esperienze che, leggendone i libri, risultano certamente importanti per la creazione degli stessi: Paasilinna è stato guardiaboschi, mentre Riel ha fatto il cacciatore in Groenlandia, e infatti è questo lo scenario delle storie di La Vergine Fredda (Iperborea, con traduzione di S.L.Convertini), che comprende otto racconti narranti episodi di “vita quotidiana” di un gruppo di cacciatori artici dispersi in diverse stazioni sulla costa nord-orientale della Groenlandia, i quali diventano di questo e di molti altri volumi di Riel i personaggi fissi di una specie (mooolto particolare) di “telenovela artica”, divisa in tanti episodi, appunto, di forma letteraria che in Scandinavia viene chiamata skrøne

Leggete la recensione completa di La vergine fredda cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!