Carlo Viano. Forme volumi trame

C’è una bella mostra in corso al Museo Nazionale della Montagna di Torino: Carlo Viano. Forme volumi trame, dedicata all’originale produzione figurativa iperrealista con la quale l’architetto torinese ha ritratto le montagne alpine.

Come si legge nella presentazione della mostra, «Muovendo dal fascino per le cartografie alpine e le rilevazioni scientifiche realizzate nella seconda metà dell’Ottocento da Eugene Viollet-Le-Duc, Viano ha elaborato una ricerca del tutto personale, in cui i riferimenti al metodo architettonico si fondono con la ritrattistica di paesaggio. La specificità del suo lavoro risiede tuttavia nel metodo: Viano “fotografa” la montagna, e la materia minerale di cui è fatta, rappresentandola mediante una tecnica di carattere iperrealistico. Il dato fotografico è punto di partenza e guida affidabile per una ricerca sulla forma, mediante la quale Viano dà vita a un processo di conoscenza minuzioso del paesaggio. I dipinti prendono vita su carta da acquerello, supporto sul quale Viano riproduce la grammatica della carta millimetrata, che diventa elemento tecnico al contempo strumentale e strutturale per le rappresentazioni  di montagne, ghiacciai e materia minerale.»

Le opere di Viano, così minuziose, sembrano quasi immagini a corredo di studi e report scientifici, dando l’impressione di, leggo ancora nella presentazione della mostra, «Una montagna “sorvegliata speciale”, oggi più che mai oggetto di misurazioni scrupolose e osservazioni costanti», tuttavia la natura pienamente artistica delle sue opere e la rappresentazione della bellezza del paesaggio alpino fa di esse una sorta di profondo e appassionato atto di sensibilità verso le montagne, colte da uno sguardo che nella meticolosità della raffigurazione sembra voler tentare di cogliere tutto ciò che le montagne sanno offrire all’occhio più attento, caratteristica che denota uno spirito parimenti attento e sensibile.

La mostra è aperta fino al 15 maggio prossimo: cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più. Se siete in zona, secondo me una visita la merita, senza contare tutto il resto di interessante e affascinante che il Museo Nazionale della Montagna sa offrire ai suoi visitatori.

Lago Synevyr, Ucraina

[Foto di Misha Reme, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org. Cliccateci sopra per ingrandirla.]
Il lago Synevyr è il più grande bacino lacustre dei Monti Carpazi ucraini e di tutte le montagne del paese. Posto a quasi 1000 m di quota e circondato da fitte foreste di conifere, è compreso nel perimetro del Parco Naturale Nazionale di Synevyr, una delle numerose aree protette dell’Ucraina. Le stesse foreste del parco sono inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità Unesco.

Per saperne di più, qui trovate il sito web del parco (in inglese).

#Standwithukraine

Torna la bella stagione, torna la guida “Dol dei Tre Signori”

Torna la “bella” stagione, propizia alle escursioni in montagna, e per chi non l’ha ancora tra le mani c’è una nuova possibilità di acquistare la guida escursionistica Dol dei Tre Signori dedicata al cammino della Dorsale Orobica Lecchese, uno dei più spettacolari e affascinanti itinerari delle Alpi lombarde e non solo. La pubblicazione della collana «I cammini di Orobie» curata da Moma Edizioni è infatti in vendita nelle edicole della provincia di Monza e Brianza abbinata al magazine “Orobie a 11,50 Euro, oltre al prezzo del mensile. Un’ottima e comoda occasione per avere a disposizione un volume che racconta, in modo tanto completo quanto originale, un territorio montano ricco di bellezze, di peculiarità speciali, di tesori sconosciuti o quasi e di continue sorprese sospese (gioco di parole voluto!) sui colli di Bergamo, sulla Pianura Padana, sul bacino dell’Adda e sulle valli valsassinesi e bergamasche, fino al paesaggio possentemente alpino della zona del Pizzo Tre Signori, montagna iconica e identificante l’intero itinerario.

La guida, i cui autori sono Sara Invernizzi, Ruggero Meles e chi vi scrive, è stata realizzata da “Orobie” per fare conoscere il bellissimo cammino montano tra le province di Bergamo, Lecco e Sondrio, un progetto che gode della partnership di Italcementi in collaborazione con l’Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste. Sette tappe, da Bergamo a Colico o Morbegno ovvero dalle meraviglie storiche e artistiche del capoluogo orobico a quelle paesaggistiche e naturali del Lago di Como e delle Orobie valtellinesi sulle orme del trekking organizzato da “Orobie” nel luglio 2017.

All’interno della guida escursionistica è presente anche la mappa dell’intero percorso della DOL; inoltre, le pagine sono dotate di descrizioni e narrazioni delle varie tappe oltre che del collegamento tramite codice Qr all’app gratuita di Orobie Active e ai suoi contenuti interattivi.

Per maggiori informazioni, potete contattare la redazione di “Orobie” al 035/358899 o scrivere a abbonati@orobie.it; per saperne di più sulla guida, invece, cliccate qui.

Dunque, buona lettura della guida e buone escursioni lungo la Dol dei Tre Signori!

Un paesaggio “stuprato”

Ogni volta che passo da Casale San Nicola, ai piedi del Paretone del Corno Grande, penso che la parola “stupro” sia l’unica adatta a definire ciò che è stato fatto a questo borgo abruzzese con la costruzione della A24 Roma-L’Aquila-Teramo, che sorvola letteralmente le case. Sessant’anni fa, quando sono stati progettati l’autostrada e il Traforo del Gran Sasso, non c’erano né associazioni né trasmissioni televisive sui “borghi più belli” o “più autentici” d’Italia. Negli stessi anni, interventi altrettanto invasivi hanno colpito interi quartieri di Roma, di Genova e di altre città. A Casale un progetto più attento e un po’ più caro (ma il Traforo è costato miliardi) avrebbe potuto evitare lo scempio, invece un gioiello che avrebbe potuto attirare migliaia di visitatori è frequentato solo dai pochi escursionisti diretti alla chiesetta di San Nicola o al rifugio D’Arcangelo.

Questa è una parte di un post che Stefano Ardito ha pubblicato sulla propria pagina Facebook (lo trovate in originale, con il testo completo e altre immagini, qui). Ecco, quella di cui scrive Ardito è una perfetta dimostrazione (una delle innumerevoli, purtroppo) di quella forma mentis e del relativo modus operandi che per decenni in Italia sono stati messi (e ancora troppe volte continuano a essere messi) alla base di interventi infrastrutturali in territori di particolare pregio e conseguente delicatezza, ricavandone danni terribili e difficilmente rimediabili – se non facendo sparire le infrastrutture stesse, ovvio: ma temo sia una cosa utopica. Non è stato solo stuprato il luogo, come scrive giustamente Ardito, è stato letteralmente demolito il paesaggio, ed essendo il paesaggio un elemento immateriale frutto del costrutto sensoriale e intellettuale umano, quella “demolizione” la si è causata direttamente alla mente e all’animo di chi vive il luogo.

Già, per cagionare un danno simile a volte non serve nemmeno “toccarlo”, il territorio: basta sorvolarlo. Ma con interventi del genere non si passa solo sopra un territorio in sé e alla sua geografia, si passa sopra – e con estrema violenza – alla sua storia, alla sua anima e alla vita di chi vi abita: una delle tante vergogne inferte al paesaggio italiano che ci tocca sopportare con tanta rabbia quanta tristezza.

Abbandonare il paesaggio

[Cortina d’Ampezzo, luglio 2020: lavori per i Mondiali di sci 2021 e le Olimpiadi 2026. Immagine tratta da altrispazi.sherpa-gate.com, in origine pubblicata qui.]

Si abbandona un paesaggio non tanto lasciandolo, ma lasciando che predomino interessi speculativi e sfruttamento indiscriminato, cioè per effetto di sciatteria intellettuale e scarsa lungimiranza, per la concentrazione dello sguardo su meri bisogni contingenti.

[Giovanni Widmann, Il paesaggio è cultura, pubblicato nel sito di Mountain Wilderness il 01 febbraio 2022. Per saperne di più, visto che del testo di Widmann ne ho già scritto, cliccate qui.]