“Il miracolo delle dighe” (già) su “Il Cittadino”

Ringrazio molto la redazione de “Il Cittadino” che già sabato scorso ha dato notizia dell’uscita (fate clic sull’immagine qui sopra) del mio nuovo libro Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore e disponibile dal 18 maggio ma che da qualche giorno si può prenotare in libreria o nei bookshop on line. La prima uscita “pubblica” del libro sarà invece al Salone del Libro di Torino domenica alle ore 15 presso lo stand di Fusta (B59, padiglione 1).

Il mio augurio è che lo vorrete leggere e, nel caso, che vi possa piacere, interessare, incuriosire, magari affascinare, forse far pensare. Ecco.

Ieri, su “Erba Notizie” e “Lecco Today”

Ringrazio molto, di nuovo, le redazioni di “Erba Notizie” e “Lecco Today che ieri, 9 maggio, hanno ripreso le mie più recenti considerazioni sulla questione del contestato progetto di sviluppo turistico del Monte San Primo.

A ruota delle attività del Coordinamento nato per salvaguardare il territorio della meravigliosa montagna lariana e proporvi una frequentazione turistica veramente contestuale al luogo, sostenibile e al passo con le dinamiche contemporanee del turismo in Natura oltre che con la realtà ambientale che stiamo vivendo, ritengo che il caso del San Primo debba sempre mantenersi “caldo”, in forza della sua notevole carica emblematica – che ha attratto l’attenzione di così tante persone, semplici appassionati di montagna tanto quanto figure prestigiose, una tra tutte Luca Mercalli il quale sovente cita il San Primo nei propri interventi pubblici sui temi climatici e ambientali – e del fatto di rappresentare un modello di duplice valenza: in negativo, per quanto riguarda il progetto in sé e l’insensatezza evidente con la quale le istituzioni che propongono il progetto lo vorrebbero imporre senza alcun confronto al riguardo, e in positivo, in considerazione della vasta platea di associazioni di varia natura, attive non solo localmente ma in tutto l’ambito regionale lombardo, che aderendo al Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” hanno scelto di unirsi, organizzarsi e schierarsi pubblicamente nonché indubitabilmente a difesa del monte, della sua grande bellezza, del suo paesaggio e del miglior futuro possibile per chiunque lo viva, da abitante stanziale o da turista occasionale.

Potete leggere i due articoli cliccando sui link in calce a ciascuna immagine.

Il Monte San Primo e la “maggioranza turistica”

Sono più di duemilacento le firme ormai raccolte dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” a difesa della maggiore elevazione del Triangolo Lariano e del suo territorio dagli insensati progetti di “sviluppo turistico” presentati dalla locale Comunità Montana e dal Comune di Bellagio, nella cui giurisdizione rientra il versante settentrionale della montagna interessato dal progetto (qui potete leggere uno degli articoli che ne dà notizia). Il quale, è sempre bene rimarcare, vorrebbe riportare lo sci ovvero impianti, piste e innevamento artificiale, a circa 1100 metri di quota, il tutto finanziato da soldi pubblici: una proposta che già da sola dimostra l’insensatezza delle azioni prospettate.

Il grande successo dell’iniziativa di raccolta delle firme è evidente: sono tantissime considerando che si tratta di firme reali, raccolte personalmente su moduli cartacei dalle associazioni che compongono il Coordinamento e non tramite una petizione on line la quale avrebbe conseguito numeri sicuramente ben più alti: ma la scelta di agire in tal modo è stata elaborata proprio per dare maggiore forza “politica” alle firme nonché per radicarle al territorio, facendone una manifestazione autentica e consapevole di protesta e diniego nei confronti del progetto turistico presentato.

Su tali basi concrete, che già raccontano molto, voglio proporre una riflessione sicuramente empirica nella forma (o forse non così tanto) ma significativa nella sostanza, che nasce da certe repliche spesso formulate contro iniziative del genere al fine di sminuirne la portata: «Sono poca roba!», «Una minoranza!» eccetera – perché ovviamente i sostenitori dei suddetti progetti danno per scontato (a se stessi, in pratica) che siano ciò che la “maggioranza” vuole e chiede loro: un atteggiamento frequente soprattutto in presenza di progetti particolarmente arbitrari e ingiustificabili che per ciò abbisognano di simili sostegni, non potendone formulare altri più solidi. Bene, proprio a tal proposito: 2.100 e più firme singole, dunque duemilacento persone, rappresentano quasi un numero triplo rispetto a quanti fruitori potrebbero attrarre le infrastrutture sciistiche che si vorrebbero installare sul San Primo. Si prendano a paragone i numeri conseguiti dalle similari infrastrutture dei Piani di Artavaggio, indicati di recente dallo stesso Sindaco del comune valsassinese (e che qui prendo formalmente per validi, anche se sarebbero da verificare con maggior precisione): 5/600 persone al giorno nei weekend invernali “normali” al netto di chi salga sui Piani non per sciare, e circa 9/1.000 in quelli tra Natale e Capodanno, periodo di maggior affluenza stagionale. Posto che le ipotetiche piste del Monte San Primo farebbero risultati inevitabilmente inferiori per numerosi motivi contingenti e per maggiori variabili ivi presenti, a partire da quelle climatiche (basti rimarcare i 1100 m di quota contro i 1600 di Artavaggio), e considerando che buona parte di chi ha firmato la petizione a difesa del Monte San Primo è composta da frequentatori piuttosto abituali della zona, si può facilmente concludere che la maggioranza, sul San Primo, è quella dei frequentatori non sciistici, di chi ha consapevolmente firmato la petizione, coloro i quali chiedono che il Monte non venga degradato da opere non solo insensate e impattanti, ma pure destinate a una fetta di frequentatori minoritaria per la quale si vorrebbero invece spendere la maggior parte dei finanziamenti in gioco per il progetto che sono – ripeto – pubblici ergo di tutti.

Ecco anche perché il progetto della Comunità Montana e del Comune di Bellagio appare così insensato: perché oltre alle criticità climatiche, ambientali, ecologiche, economiche e culturali palesa l’incapacità delle istituzioni che lo sostengono di capire dove sia il vero e proficuo sviluppo turistico del San Primo, di comprendere come a tale riguardo vi sia già un pubblico potenziale, abbondante e maggioritario, di frequentatori della montagna la cui presenza va sostenuta e non avversata con iniziative che con tutta probabilità lo allontanerebbero in cerca di altre località meno turisticamente degradate e dunque vivibili con maggior godimento. Come si fa a non capire tali palesi evidenze? Come ci si può dire buoni amministratori del proprio territorio se non si vuole considerare queste circostanze, se le si vuole ignorare solo per inseguire i propri obiettivi sostanzialmente imposti al territorio senza considerare tutte le altre possibilità?

Forse è anche per tali motivi che, come segnala il Coordinamento, a fronte dei ripetuti inviti a un confronto, le istituzioni a capo del progetto contestato continuano a non dare risposte e, in pratica, a fuggire. O, forse, sono i loro stessi rappresentanti i primi a rendersi conto dell’insensatezza del progetto ma per proprie ragioni non possono e vogliono fare marcia indietro, assumendosi così la responsabilità di sprecare, probabilmente, una gran quantità di soldi pubblici e al contempo deteriorando il territorio che rappresentano e del quale, magari, si dicono “tutori”.

Be’, non resta che augurarci che alla fine l’unica maggioranza a vincere sul San Primo sia quella del buon senso: sarebbe una vittoria autentica, preziosa e di tutti.

P.S.: qui trovate una rassegna dei numerosi articoli che nel corso dell’ultimo anno ho dedicato al “caso” del Monte San Primo.

Lunedì 24 aprile su “Sondrio Today”

[L’alpe dell’Oro, in alta Valmalenco, di fronte allo spettacolare versante nord del Disgrazia. Foto tratta da https://lemontagne.net/events/chiareggio-alpe-oro/.]
Lo scorso 24 aprile 2023 “Sondrio Today” ha pubblicato le mie considerazioni in tema di presente e futuro del turismo sulle nostre montagne elaborate a seguito – e non «in risposta» o «per ribattere» o altro del genere, lo sottolineo subito – dell’intervista al direttore del Consorzio turistico Sondrio e Valmalenco, Roberto Pinna, al quale va il mio più consono rispetto e la stima generale per il lavoro svolto; cliccate sull’immagine qui sotto per leggere l’articolo e ringrazio di cuore la redazione per la considerazione e lo spazio concessomi.

Il dibattito conseguente, che trovate sui profili social della testata valtellinese, è al solito vivace pro e contro il sottoscritto e quanto espresso: va benissimo così, l’importante, come ogni volta rimarco, è che le critiche anche feroci siano sempre costruttive e mirate non tanto contro qualcuno ma a favore di qualcosa, ovvero delle montagne, delle genti che le abitano e del loro buon futuro.

Per il resto – altra cosa che ribadisco ad ogni buona occasione – in montagna si può fare pressoché qualsiasi cosa, basta farla con buon senso e con la consapevolezza di sapere pienamente ciò che si fa, ancor più se la si fa sulle montagne, patrimonio di inestimabile valore e bellezza che è di tutti noi e che per questo ciascuno ha il diritto e il dovere di conoscere, tutelare e averne cura.

Su “Valsassina News” lo scorso 15 aprile

Devo ringraziare una volta ancora la redazione di “Valsassina News” che ha ripreso le mie considerazioni in tema di cicloturismo montano pubblicandole il 15 aprile nell’articolo sopra riportato (cliccateci sopra per leggerlo integralmente; sul blog lo trovate qui).

Come al solito, le considerazioni espresse hanno suscitato un ampio e articolato dibattito, con prese di posizione anche rigide (pure verso lo scrivente): ottimo così, va benissimo, i miei “articoli” più che imporre “verità” – che naturalmente non ho, semmai formulo riflessioni basate sulle mie esperienze personali, che tali sono, legate alle mie attività culturali in montagna – li pubblico proprio per sollecitare qualsiasi opinione di chiunque legga e voglia dibattere. Opinioni sulle quali si potrà poi essere d’accordo o in disaccordo ma, se fondate, costruttive e formulate con rispetto, sono assolutamente interessati e gradite. Al netto della mia esperienza in tali ambiti io non conto certo più di chiunque altro, ci sta che possa essere criticato, anzi: tutto può essere utile per affinare le proprie idee in un processo che mi auguro sempre reciproco e alla fine importante e utile anche per le figure, istituzionali e non, che detengono i poteri decisionali sulle iniziative progettate e da attuare. Che in quanto tali hanno una responsabilità ancora maggiore e, essendo rappresentanti dei cittadini abitanti e frequentatori delle montagne in questione, hanno l’obbligo di cogliere, meditare e elaborare ogni considerazione articolata su quelle iniziative.

D’altronde questi sono temi in costante stato di work-in-progress dacché legati a variabili in evoluzione nel tempo, i quali dunque vanno costantemente analizzati e affinati in base al divenire delle cose. Per ciò anche il dibattito deve mantenersi aperto, costante e sempre costruttivo, così da salvaguardare l’armonia tra cosa si fa, come si fa e dove si fa, a sempre maggior beneficio di tutti.