Venerdì scorso, con la comunità di Valcava

Venerdì scorso, 7 agosto, sono stato a Valcava, sulla dorsale prealpina dell’Albenza, per portare ai presenti storie, geografie, aneddoti, curiosità, racconti, riflessioni sul luogo, e di contro mi è stata portata davanti una comunità viva che ho potuto incontrare, ascoltare, ammirare. Una comunità animata dalle tante persone che amano il luogo da indigeni, residenti o villeggianti, riunite per l’occasione in quantità che lassù raramente prima (così mi hanno detto) s’era vista per riscoprire la propria storia ascoltando quella della “loro” Valcava, per ri-conoscere la propria identità culturale in quella del luogo, per riaffermare la relazione che le lega ad esso in quel reciproco, fondamentale scambio che “fa” il paesaggio e lo rende interessante, accogliente, affascinante… Autenticamente e profondamente vivo, insomma, al punto da alimentare scambi culturali, sociali e umani di valore inestimabile come quello che ho appena descritto.

Per questo, in una serata nella quale io e gli altri relatori abbiamo parlato molto di storie del passato, ho chiesto ai presenti – così numerosi da traboccare dalla sala che ci ospitava – di salvaguardare quelle storie, le memorie conseguenti, il bagaglio culturale che vi scaturisce, e portarsele appreso verso il futuro facendo di esse la base per continuare e, se possibile, per sviluppare ancora di più la relazione con il luogo. Vivere di memorie, come spesso accade nelle comunità di montagna, è tanto suggestivo e rassicurante quanto pericoloso: il rischio è quello di autoalimentare un’alienazione collettiva verso il tempo, prima, poi lo spazio, il luogo stesso, e infine verso sé stessi. Di contro, comprendere che quel bagaglio esperienziale secolare possiede un valore atemporale, un valore importante ieri come oggi e probabilmente ancor più domani, è imprescindibile. Ma non per reiterare un passato che ormai è tale, è andato e non tornerà più, ma per trarne gli aspetti migliori da porre alla base del presente e del futuro: a partire da quello forse più importante, il senso di comunità – e la coscienza condivisa di essere tale – che ho constatato ieri, che magari a volte presenterà attriti e discordie (e dove non ci sono, d’altro canto?) ma che è veramente il centro, il fulcro, il nocciolo di energia che tiene vivi e non solo sopravviventi i luoghi come Valcava.

Ecco, nel corso della mio intervento (alcune delle slide che ho mostrato le vedete qui sopra) ho cercato anche di trasmettere queste riflessioni al pubblico presente, non certo pensando di poter insegnare qualcosa ai valcavesi, ma soprattutto quale forma di gratitudine e riconoscenza per la loro partecipazione alla serata, e per quello che mi hanno saputo raccontare e rivelare di Valcava e di loro stessi semplicemente stando lì in sala e così raccontandosi – loro a me – in un modo bello e profondo come pochi altri.

(La foto in testa al post è di Alessia Scaglia, quelle della serata di Irene Calderoli: le ringrazio molto per avermele concesse.)

Esplorando paesaggi straordinari e scoprendo le loro affascinanti storie: a Valcava venerdì 7 agosto, alla Costa del Palio sabato 8 agosto

[La dorsale dell’Albenza e la zona di Valcava viste dalla vetta del Monte Tesoro.]
Domani, venerdì 7 agosto, e poi sabato 8 vi accompagnerò, con le mie narrazioni, alla scoperta di due luoghi di grande fascino montano i cui paesaggi sono libri nei quali leggere storie interessanti e emblematiche che raccontano molto delle nostre montagne e di chi le ha vissute e frequentate nel tempo.

Venerdì 7 alle ore 21.00 a Valcava, nella serata dal titolo “Come eravamo”, vi racconterò la storia antropologica del Monte Albenza e quella turistica di Valcava con la sua celeberrima funivia, gioiello tecnologico inaugurato nel 1928, ai tempi la prima funivia della Lombardia e la terza in Italia, che ha fatto della zona la “montagna dei milanesi” e una delle primigenie stazioni turistiche di stampo moderno delle Alpi italiane.

Sabato 8 alle ore 18.30 sulla Costa del Palio, nell’ambito di “Orizzonti Sonori. Festival tra Musica e Natura sul periplo della Valle Imagna”, vi illustrerò le bellezze del paesaggio e le specificità cultura del luogo, spettacolare dorsale montana sospesa tra numerose vallate orobiche all’ombra del Resegone da secoli snodo di genti, culture, saperi, tradizioni, narrazioni affascinanti e coinvolgenti sulle quali si è costruita molta della storia delle Prealpi lombarde.

[Veduta della Costa del Palio, con il Resegone sullo sfondo. Immagine tratta da https://trekntrip.it.]
Vi aspetto, dunque, ad uno dei due appuntamenti o magari ad entrambi, vista la vicinanza delle località (peraltro bellissime da visitare anche al netto del sottoscritto, soprattutto in  questi giorni di clima bollente): trovate tutti i dettagli del caso sulle rispettive locandine. Sarà un piacere “camminare” insieme lungo i sentieri di parole e racconti che vi proporrò esplorando i luoghi e loro vicende storiche e culturali.