Alpes@Home

Alpes, officina culturale di luoghi e paesaggi del cui team mi onoro di far parte, è un organismo che vive e lavora attivamente anche in questo periodo così particolare, sia nella concezione che nella produzione di attività culturali, al punto che, non potendo venire voi da noi, verremo noi da voi!

Così è nata l’idea di Alpes@Home, piccole ma intriganti classrooms virtuali in cui raccontarsi ed incontrarsi intorno ai variegati temi di cui si occupa Alpes: un programma diversificato, tenuto da vari prestigiosi relatori, che riteniamo utile anche per descrivere cosa significa e comporta la costruzione di un progetto culturale, dall’idea iniziale alla realizzazione finale, e per scambiarsi idee, spunti e riflessioni a tal riguardo in un processo di comunicazione esperienziale condivisa, ancor più significativo in questo momento di pausa e lontananza forzate.

Vi aspettiamo: partecipare è semplice, basta munirsi della piattaforma virtuale Zoom e attendere il nostro invito via email. Qui, oppure cliccando sull’immagine in testa al post, trovate il calendario delle classrooms – colpevolmente, ma inevitabilmente, vi dico tutto questo quando il primo incontro è già avvenuto: chiedo perdono! – tra le cui date troverete anche la mia, della quale vi anticiperò qualcosa prossimamente. Di seguito invece, la presentazione di Alpes@Home da parte di Cristina Busin, presidente di Alpes.

Per qualsiasi altra informazione al riguardo, invece, potete scrivere a info@alpesorg.com.

“Tellin’ Tallinn” è in viaggio, comunque

[Foto di Ryan McGuire da Pixabay, rielaborata da Luca.]

Durante i primi momenti che vivo in una città, nella quale non sono mai stato prima, mi ritrovo sempre impegnato, anche in modo inconscio, a cogliere quanti più dettagli possibile del nuovo luogo con cui devo interagire, a determinare riferimenti potenzialmente familiari, a individuare e definire quelle coordinate, a cui pensavo poco fa, che mi possano far sentire via via meno perso e più in sintonia con il luogo. Dettagli inizialmente comuni con quelli del mio ambiente quotidiano o noti per cognizione diretta; poi altri meno soliti ma riconducibili ai primi o da essi derivabili e subito dopo altri ancora che possa rapidamente riconoscere come consueti e identificanti il luogo in cui mi trovo. Infine ulteriori magari del tutto avulsi alla mia sfera vitale e intellettuale ordinaria, ma coi quali possa credere di rapportarmi, anche in modo univoco e spesso sulla base di mere congetture o fantasie ma comunque in grado di costruirmi, oltre a una geografia dell’animo ‒ quella dell’anima si può formare solo dopo permanenze ben più prolungate e stanziali ‒ una sorta di personale semantica dell’ambiente d’intorno e di ogni cosa che lo compone: un significato che mi dia una definizione, un dato certo, un punto fisso ovvero un riferimento da utilizzare come segnavia. Magari poi tra solo due giorni mi sentirò come a casa qui, oppure mi sentirò un pesce fuor d’acqua finito su una brace rovente. Tuttavia è un processo mentale che mi si installa regolarmente, e finora credo mi abbia aiutato: a non sentirmi smarrito, in primis, ma appena dopo – e in modo poi preminente – a intercettare e cogliere l’essenza del luogo in cui mi trovo, la sua anima, la parte più intima e urbana ovvero antropologica […]

Nel frattempo, e nonostante tutto, Tellin’ Tallinn è in viaggio, come potete constatare qui sopra (fateci clic). E mi auguro possa far viaggiare anche voi, in questo periodo di forzata sosta domestica. Come sostengo sempre, il viaggio vero è quello che possiamo fare in primis dentro di noi, portandoci dentro il mondo… perché i viaggiatori sono il viaggio, ecco.

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita da marzo 2020 in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

Un appello fondamentale, per la cultura

Gli amici di Patrimonio Cultura hanno messo in atto un’iniziativa tanto lodevole quanto necessaria: un appello rivolto a tutti a sostenere anche la cultura, in questo periodo così difficile per tutti, ora soprattutto in senso sanitario ma poi, quando l’emergenza sarà passata, inesorabilmente in senso economico e dunque sociale.

Io ho firmato, spero lo facciate anche voi.
È uno di quei tanti minimi gesti che non costa nulla fare e che possono generare solo benefici. Per tutti, perché la cultura è di tutti e per tutti, e noi tutti siamo cultura.

Di seguito una parte dell’appello, che potete leggere nella sua interezza e firmare cliccando sull’immagine in testa al post.

L’emergenza Corona Virus che vede in prima linea gli operatori medici e sanitari impone che tutti gli sforzi debbano essere prioritariamente convogliati in ambito medico e assistenziale.
Pur tuttavia, le recenti disposizioni hanno imposto uno stop forzato alle attività di tutte le organizzazioni e istituzioni culturali. Questa situazione sta già producendo e produrrà enormi danni di natura economica, oltre che sociale, che renderanno ancora più difficile la sfida della sostenibilità per le organizzazioni culturali.
Stiamo assistendo, infatti, all’annullamento di spettacoli, festival ed eventi, alla cancellazione di impegni con artisti e operatori culturali, al blocco degli accessi ai musei e ai luoghi di cultura, ma, allo stesso tempo, ad un fisiologico calo di visitatori nel nostro Paese, da tutto il mondo.
Con spirito di grande entusiasmo e tenace creatività, alcune organizzazioni culturali si stanno reinventando per comunicare e coinvolgere il loro pubblico al di là della presenza in loco, in un importante e collettivo storytelling della nostra storia, arte ed identità.
Tuttavia questo non basta.
Come professionisti della cultura, della comunicazione e del fundraising crediamo che ciascuno, dallo Stato ai cittadini, dalle imprese alle istituzioni, debba e possa reagire in modo propositivo per avversare questa crisi e sostenere questo settore strategico e identitario del nostro Paese.
Questo è il momento di stare vicino alle nostre organizzazioni culturali. La cultura, con le sue declinazioni di turismo e indotto, è il principale asset dell’Italia e, in quanto tale, svolgerà un ruolo fondamentale nella ripresa dall’emergenza Coronavirus. Ma solo se adesso, nel momento di maggiore crisi, manifestiamo tutti la volontà di sostenere le nostre organizzazioni culturali. […]
Sostenere la cultura in questo momento vuol dire investire sulla ripresa del nostro Paese dopo questa emergenza. Perché il Coronavirus passerà, ma la cultura italiana resisterà, con tenacia e determinazione. Lo fa da oltre duemila anni contro ogni paura, attacco, crisi e difficoltà.

La bellezza nascosta di Tallinn

[Foto di step-svetlana da Pixabay, rielaborata da Luca.]

Sarà che, nuovamente, mi ritrovo a cercare o a contemplare, le fattezze di Vanja in qualsiasi cosa mi si palesi davanti e in particolar modo a ciò che è forma e sostanza di questa città, così che ogni sua parte bella, dal minimo dettaglio alla grande visione d’insieme, io creda che sia tale proprio perché in qualche modo metafisico riproduce la sua bellezza, il suo fascino, l’attrazione irresistibile attivatasi quella notte e mai venuta a mancare – altrimenti non sarei qui, ora. Oppure, dalla parte opposta, sarà che tutti questi turisti vaganti sui selciati vissuti e tra le austere mura secolari di un luogo che, pragmaticamente, rappresenta per loro solo una tappa del viaggio, della vacanza, della settimana o due di relax e di svago dal solito tran tran – solito e forse monotono, piatto, avvilente oppure apprezzabile e interessante ma sempre e comunque ordinariamente quotidiano – una tappa e giammai una meta, un punto di arrivo o di ritrovo ergo di ripartenza, se non di rinascita… Sarà questo o altro, ma constatare quanta bellezza, nascosta eppure presente e suadente, di questa città sfugga ad essi come a tanti altri, è qualcosa che trovo piuttosto triste, se non quasi seccante.

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita da marzo 2020 in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

(Ma ora fate clic sull’immagine!)

Ciò che dell’Europa dirà la storia

The poor treatment of migrants today will be our dishonor tomorrow

I 200 poster dell’artista Tania Bruguera diffusi da qualche giorno per tutta Milano (ove l’artista cubana è in mostra in questo periodo, al PAC), con la loro immagine e il messaggio del tutto eloquenti, sono perfetti. «Il misero trattamento riservato ai migranti oggi sarà il nostro disonore di domani», ove il termine poor può essere tradotto anche con “meschino”, “cattivo”: un messaggio col quale concordo totalmente e che trovo assolutamente perfetto, appunto, per descrivere il comportamento dell’Unione Europea riguardo il dramma che in questi giorni stanno vivendo i migranti siriani coinvolti nei conflitto tra Turchia e Siria/Russia. Qui, ora, non è una questione di (pur opinabilissima) “difesa dei confini” o di posizioni sovraniste contro altre globaliste (le due facce della stessa immonda medaglia, a mio parere) ma di umanità nei confronti di persone che scappano dal proprio paese certo non per propria volontà ma in forza di una guerra tra le più spaventose che la storia dovrà annoverare. Quella stessa storia che in futuro, lo rimarca bene Bruguera, annovererà i potenti e i politici europei come dei pusillanimi e meschini figuri soggiogati e al contempo complici di due mascalzoni del calibro di Erdogan e Putin, come spiega perfettamente Alberto Negri in questo illuminante articolo.

Quelle persone vanno accolte, soccorse, rifocillate e rassicurate, subito e senza tentennamenti. Solo dopo la diplomazia potrà decidere circa la loro sorte che comunque mai dovrà soprassedere alla loro dignità e ai loro diritti fondamentali.
Ciò, mi pare, non sta affatto avvenendo: è un comportamento vergognoso, indegno della “civiltà europea” di cui ci si vanta tanto, della sua cultura umanistica e dei suoi valori (definizioni e termini tanto belli quanto vuoti di senso concreto, a quanto pare) e che inesorabilmente diverrà un boomerang, prima o poi. La storia presenta sempre al pagamento i conti non saldati, soprattutto se lasciati indietro per mera disonestà (politica e intellettuale, in questo caso). Lo tengano ben presente, i politicanti europei: anche se credo che già ora i debiti accumulati siano fin troppi. Purtroppo per tutti noi.

Cliccate sulle immagini, tratte dal sito del PAC, per saperne di più sulla mostra di Tania Bruguera e sui 200 poster.