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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

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IL POLLINO, MONTAGNA AMATA E AL CONTEMPO ABBANDONATA

La fotografia di ogni domenica al Pollino: centinaia di persone imboccano i sentieri del parco, il segno di una montagna amata e finalmente conosciuta. Il punto è che quasi tutte partono dallo stesso luogo, Colle Impiso, ormai congestionato ben oltre la sua capacità. Auto parcheggiate un po’ ovunque, sentieri presi d’assalto sulle stesse poche direttrici, un solo versante consumato in modo intensivo mentre il resto del parco resta silenzioso. Sarebbe però un errore leggere tutto questo come un problema di “troppa gente”: non è così. Da queste considerazioni Luca Franzese, guida ufficiale del Parco del Pollino riflette sul presente e il futuro della montagna calabro-lucana (la più elevata del sud Italia) e del suo parco, chiedendo: «Che futuro vogliamo per il Pollino?»


BERBENNO IN VALTELLINA CERCA SPONSOR!

Il Comune di Berbenno di Valtellina lancia un avviso pubblico rivolto a imprese e privati interessati a sostenere iniziative di interesse collettivo. Le sponsorizzazioni serviranno a finanziare il notiziario della biblioteca, le borse di studio per gli studenti meritevoli e una rassegna di eventi culturali, sportivi e ricreativi. «Le iniziative hanno l’obiettivo di valorizzare il territorio, favorire la socialità, promuovere il turismo locale e sostenere l’attività delle associazioni che operano nel comune» spiegano dal municipio. Trovate qui l’avviso pubblico e i relativi allegati, mentre per informazioni e ulteriori chiarimenti è possibile contattare l’ufficio Affari generali e Segreteria al 0342.492108 oppure scrivere all’indirizzo e-mail dello stesso ufficio, qui.


RESTAURARE PRATI DI MONTAGNA

Anche i prati di montagna vanno “restaurati”. Già, proprio così: i prati da sfalcio, dove gli agricoltori recuperano il fieno da foraggio per nutrire gli animali, sono luoghi di vita ideali per fiori e insetti, delle vere isole di biodiversità. Ma la gestione intensiva alla quale spesso vengono sottoposti li impoverisce, soprattutto nella loro diversità biologica: un progetto dell’Università di Berna ha restaurato sessanta prati da sfalcio con vari metodi, tra i quali il recupero di fieno e semi da praterie donatrici particolarmente ricche di specie. Dopo solo due anni il 90% dei terreni ha raggiunto un livello di qualità 2, il più alto, che si ottiene garantendo la presenza di sei specie vegetali di riferimento, mentre le specie vegetali in generale sono aumentate del 30%.


LE ALPI DEL FUTURO NELLA MANI DEGLI ADULTI DI DOMANI

Il futuro è in mano ai giovani. Banale dirlo tanto quanto vero. Dunque perché non dare la parola ai giovani anche sul futuro delle Alpi? Lo fa da vent’anni il Parlamento dei Giovani della Convenzione delle Alpi, che durante la recente assemblea generale svoltasi a Chamonix hanno votato cinque mozioni: due relative alla produzione sostenibile di energia tramite pannelli solari sulle dighe in quota e microturbine negli impianti idroelettrici già esistenti, mentre nelle altre hanno suggerito di tutelare in futuro le zone ai piedi dei ghiacciai come parchi naturali, di subordinare il conseguimento dei diplomi scolastici alla realizzazione di un progetto sul clima e di includere un modulo sulla consapevolezza climatica nella formazione delle guide alpine.


LO SCI SEMPRE PIÙ IN CRISI, ANCHE IN SVIZZERA

Anche nella ricca Svizzera molte stazioni sciistiche si ritrovano in sempre maggiori difficoltà, «confrontate, da una parte, con la scarsità di neve e, dall’altra, con la necessità di destagionalizzare per garantirsi un futuro meno instabile di quello che si prefigura ora come ora.» Stagioni sempre più brevi, meno sciatori sulle piste, costi in crescita costante e necessità di rinnovare continuamente le infrastrutture: per questi motivi i comprensori sciistici hanno un bisogno disperato di finanziamenti e finanziatori. Se da un lato gli enti federali qualcosa mettono (accade in Canton Ticino, mentre altri cantoni non prevedono aiuti pubblici), di soggetti privati che accettino di investire ancora nello sci non se ne trovano nemmeno nella Confederazione.

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: cultural conoscenza

Due libri sui “borghi”

Ci sono due libri, usciti di recente e quasi in contemporanea al punto da poterli credere armonici, che dissertano di una cosa della quale tanti parlano e sovente a vanvera, per di più in modo crescente: i borghi. Sono libri che non ho ancora letto e sicuramente leggerò presto, ma che fin d’ora mi sento di consigliare perché, mi sembra, trattano l’argomento da due differenti punti di vista laterali, o trasversali, antitetici a quello mainstream attraverso il quale i “borghi” ci vengono presentati e imposti ovvero in base al quale vengono culturalmente stravolti e degradati (vedi anche qui).

In Contro i borghi. Il Belpaese che dimentica i paesi, i curatori Filippo Barbera, Domenico Cersosimo e Antonio De Rossi – leggo dalla presentazione del volume – mettono in luce come, da qualche anno, la riscoperta del policentrismo territoriale italiano viene veicolata nello spazio pubblico e mediatico dal concetto di «borgo» e dai suoi correlati semantici. Le migliaia di comuni italiani, la varietà e complessità territoriale di un paese costituito da poche grandi città, pochissime «metropoli», molte città medie, una miriade di piccoli comuni, frazioni, reti di città, campagne, coste, colline e montagne, vengono così ridotte all’immagine del «borgo». Facile rappresentazione ammalata di «metrofilia», che trae piacere dall’eccitazione per un oggetto percepito come atipico, privo di una propria volizione, da soggiogare e umiliare in un riconoscimento del tutto asimmetrico, dove il borghese illuminato e riflessivo «adotta» il borgo bello ma bisognoso. Un rapporto, questo, che misconosce l’autonomia dei territori, la loro libertà di «dire no», il loro carattere morale e paritario nella produzione di strategia di sviluppo condivisa. Fino a negarne l’identità specifica. Le conseguenze sono molteplici e nefaste. Come già per la cultura, la narrazione del «borgo» fa sì che anche la valorizzazione del territorio sia tale solo se inglobata nella goffa egemonia del «turismo petrolio d’Italia», oggi condita con una spruzzata di ecologismo che assomiglia più al giardinaggio che alla presa in carico della questione ecologica. Le stesse politiche pubbliche (si pensi al «Bando borghi» del Pnrr o alle iniziative delle case a 1 euro) soffrono di questa distorsione sistematica. Visto dai centri delle grandi città e con gli occhi di una classe dirigente (politica, economica, intellettuale) sempre più urbana per categorie e riferimenti culturali, se non per nascita e capitale sociale, il borgo diventa così il comodo e informe contenitore dove riporre, deformandola, l’alterità dei territori. Come se i territori del margine non avessero un loro carattere autonomo e differenziato, non fossero da riabitare anzitutto fin dalla vita quotidiana delle persone.

In I paesi invisibili. Manifesto sentimentale e politico per salvare i borghi d’Italia, Anna Rizzo compie un viaggio appassionato, affascinante e a tratti sconsolante nei piccoli borghi delle aree interne d’Italia tra isolamento e spopolamento, sfruttamento turistico e comunità che, nonostante tutto, continuano a resistere. Luoghi in cui non sembra vivere nessuno, strade solitarie su cui muovono i passi sparuti camminatori, case centenarie in cui i silenzi sono rotti solo dal ronzio di qualche televisione lontana, antichi muretti a secco su cui camminano gatti randagi e lucertole più di quanto vi si appoggino mani e schiene umane, vecchie stufe a gas a riscaldare ampie stanze semivuote. Sebbene ci possa sembrare uno scenario desolato, queste immagini raccontano in verità una storia di resistenza: quella di tredici milioni di persone che continuano ancora oggi ad abitare i borghi e i paesini d’Italia che, stagione dopo stagione, si svuotano perdendo servizi e attività fondamentali. Anna Rizzo accompagna il lettore alla scoperta di questo arcipelago in gran parte sconosciuto. Il suo è un resoconto personale di queste realtà ai margini, solitamente visibili sulle mappe solo se illuminate da una tragedia mediatica o dalle sirene romanticizzanti del turismo, e quasi mai raccontate in modo onesto e senza facili nostalgismi: da Riace a Gibellina, da Cavallerizzo a Frattura di Scanno, l’autrice affronta le problematiche legate allo spopolamento e allo stato di abbandono di edifici e infrastrutture, interroga i cittadini sui loro bisogni, sulle loro paure e sulle strategie di adattamento che hanno individuato, ragiona attorno alle motivazioni di chi è rimasto e di chi se n’è andato.
I paesi invisibili è, assieme, una panoramica nitida delle piccole comunità d’Italia e un manifesto: una ricognizione fuor di retorica della situazione in cui versano attualmente i nostri borghi e degli interventi necessari per evitare che, tra sfruttamento turistico e incuria dello Stato, un pezzo importante della nostra identità collettiva finisca cancellato per sempre. Perché, è vero, un paese ci vuole anche solo per il «gusto di andarsene via», ma un paese ci vuole soprattutto per la bellezza di ritornarvi.

Due volumi da leggere, ribadisco, per capire meglio come stanno le cose e, soprattutto, come si potrebbe realmente salvare, salvaguardare e valorizzare la più preziosa e fondamentale bellezza italiana contro chi, nascondendosi dietro fascinosi slogan e locandine o siti web attrattivi, mirano solo a consumare quella bellezza, fino a che non ne resti più.

Per saperne di più, sui libri, potete anche cliccare sulle immagini delle rispettive copertine.

Scritto il 15 luglio 202215 luglio 2022Categorie Buoni consigli,Editoria,LibriTag abbandonati,abbandono,abitazioni,agriturismi,Alpi,Anna Rizzo,Antonio De Rossi,antropologia,antropologo,Appennini,articolo,bandi,bellezza,benessere,Borghi,Calabria,cibo,citazioni,Città,comfort,comunità,consigli,Contro i borghi,cultural conoscenza,cura,degrado,Domenico Cersosimo,Donzelli,eccellenze,economia,enogastronomia,Filippo Barbera,frasi,geografia,governo,I paesi invisibili,Il Venerdì,immigrazione,interventi,intervista,isolamento,Italia,La Repubblica,La restanza,lentezza,lettura,memoria,migrazione,montagna,Montagne,morte,Nord,paesaggio,paesi,permanenza,PNRR,politica,progetti,regioni,relax,relazione,residenza,resilienza,rinascita,salvaguardia,servizi,silenzio,slow,smart working,socialità,spopolamento,strade,Sud,turismo,Vito Teti2 commenti su Due libri sui “borghi”

Il paese non è un borgo

[Il villaggio abbandonato di Sostila in Val Fabiolo, laterale della Valtellina. Foto di Silvio Amici, tratta da www.touringclub.it.]

«Durante la pandemia si è tessuto l’elogio del piccolo borgo, nel quale lavorare a distanza, con lentezza, comodità, relax e buon cibo.»
E non è così?
«No, il borgo è diverso dal paese.»
In che senso?
«Nel senso che il borgo è un luogo illusorio, un piccolo paradiso in cui si vive come i turisti, con tutti i comfort, e poi si torna a casa. Il paese, invece, non è un luogo paradisiaco. Le case in cui si vive non costano un euro, come nelle campagne promozionali del borghi. Sono costate fatica. Costruite una generazione dopo l’altra. C’è una comunità, ci sono relazioni, c’è una memoria e una natura non addomesticata.»
Meglio lasciarli vuoti?
«Ma portare mille persone in un borgo, con una connessione internet per lo smart working e l’agriturismo per fargli assaggiare i marchi dell’autenticità, non significa far vivere un paese spopolato. Quello riempirà semmai un vuoto fisico, ma rimarrà il vuoto antropologico, ciò che fa di un paese un paese.»

(Vito Teti, intervistato da Nicola Mirenzi in Paese mio non ti lascio, preferisco la restanza, su “Il Venerdì di Repubblica”, 20 maggio 2022.)

È un’osservazione estremamente interessante, quella di Vito Teti sulla differenza tra paesi e borghi, e oltre modo illuminante circa molti casi al riguardo in giro per l’Italia e sulla visione – politica, culturale, antropologica – che sta alla base della loro realtà, sia essa positiva o negativa. Un’osservazione, e un pensiero, che approfondirò presto, con la lettura dei libri di Teti.

Scritto il 30 Maggio 202231 Maggio 2022Categorie Dixit,OpinioniTag abbandonati,abbandono,abitazioni,agriturismi,Alpi,antropologia,antropologo,Appennini,articolo,bellezza,benessere,Borghi,Calabria,cibo,citazioni,Città,comfort,comunità,cultural conoscenza,cura,eccellenze,enogastronomia,frasi,geografia,Il Venerdì,immigrazione,interventi,intervista,isolamento,La Repubblica,La restanza,lentezza,memoria,migrazione,montagna,Montagne,morte,Nord,paesaggio,paesi,permanenza,politica,progetti,relax,relazione,residenza,resilienza,rinascita,salvaguardia,servizi,silenzio,slow,smart working,socialità,spopolamento,strade,Sud,turismo,Vito Teti2 commenti su Il paese non è un borgo
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