Cime Bianche, Cortina, Lago Bianco (eccetera): è ora che la politica che consuma e devasta le montagne venga definitivamente isolata!

[Cortina d’Ampezzo, domenica 24 settembre 2023.]
Venerdì 22 settembre ad Aosta c’era un sacco di gente per ascoltare Marco Albino Ferrari, Pietro Lacasella e manifestare la propria adesione alla lotta per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, tra Cervino e Monte Rosa, minacciato da un devastante progetto funiviario e sciistico. Domenica 24, a Cortina d’Ampezzo, Piazza Dibona era stracolma di persone radunatesi lì per dire un chiaro e inequivocabile “NO” allo scellerato e vergognoso progetto della nuova pista olimpica di bob. Due weekend fa, il 10 settembre, ancora altre centinaia di persone si sono radunate ai 2600 m del Passo di Gavia, sulle rive del Lago Bianco tra Valtellina e Valle Camonica, per protestare contro i lavori di posa delle tubature che prederanno le acque del lago per alimentare gli impianti di innevamento programmato di Santa Caterina Valfurva. E tutti questi recenti raduni non so che gli ultimi di una serie di altri precedenti, altrettanto sentiti e partecipati, nonché alcuni dei tanti attraverso cui, nelle Alpi e sugli Appennini, un numero crescente di persone, riuniti in associazioni o da cittadini comuni, sta chiedendo di salvaguardare i territori e i paesaggi montani.

[Aosta, venerdì 22 settembre 2023.]
Ecco perché, nonostante la devastante azione di certa politica che sta cercando in ogni modo di svendere e consumare le montagne per biechi e inutili scopi turistici al fine di ricavarne chissà quali tornaconti («A pensar male si fa peccato ma si indovina» recita quel noto motteggio) io resto assolutamente fiducioso che una tale realtà, oggi inquietante e irritante, possa cambiare presto. Sempre più persone – me ne rendo conto non solo dalle manifestazioni come quelle citate ma in generale frequentando le montagne e parlando con chi incontro lungo i sentieri e nei rifugi – si stanno rendendo conto che non si può più, non si deve più fare ciò che si vuole sulle/delle nostre montagne, che molte cose che accadono nei territori montani sono sbagliate, pericolose, illecite, insensate, che bisogna necessariamente riprendere la piena consapevolezza del valore inestimabile e condiviso – ambientale, culturale, sociale, economico – delle montagne e dei loro paesaggi, un patrimonio di tutti che nessuno, nemmeno quei pochi scellerati amministratori pubblici coi loro sodali, può permettersi di deteriorare, degradare, consumare e distruggere.

[Lago Bianco al Passo di Gavia, domenica 10 settembre 2023.]
Forse anche per questo i suddetti amministratori manifestano una tale foga nel presentare e finanziare continuamente progetti così devastanti: ove non siano semplicemente dei pazzi, in realtà si rendono conto di avere il tempo contato per portare avanti ciò che vogliono fare, che la stragrande maggioranza delle persone non è dalla loro parte e che tutti quelli che al momento restano silenti, che i proponenti pubblici pensano essere concordi alle loro azioni, lo sono soltanto per disinteresse civico, mera pusillanimità ovvero nel tentativo di difendere il proprio “orticello” di interessi privati. Purtroppo per il momento il sistema che autoalimenta la predazione delle montagne sta ancora in piedi ma è vieppiù traballante, anche in forza dei colpi di maglio sempre più violenti, ahinoi, portati dalla crisi climatica in divenire; di sicuro la consapevolezza crescente e sempre più diffusa riguardo la salvaguardia delle montagne concluderà molto presto la loro folle e devastante corsa. Speriamo, quando ciò accadrà, che i danni nel frattempo inferti ai territori montani e alle comunità che li abitano non siano troppo pesanti e profondi.

Milano-Cortina 2026: Olimpiadi sostenibili?

«Le Olimpiadi sono sostenibili!»

Certamente chiedere conto di certi temi all’attuale Presidente della Giunta Regionale della Lombardia durante un recente convivio offerente abbondanti dosi di ottimo vino non è il massimo; d’altro canto, mi sembra di poter dire, non è che in circostanze diverse la situazione cambi e comunque la pur pregiata produzione enologica valtellinese non può e non deve permettere al massimo rappresentante politico regionale di proferire falsità riguardo la sostenibilità delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 come ha fatto nell’intervista concessa a Unica TV! (Andata in onda nel TG del 19 settembre scorso; cliccate sull’immagine lì sopra per vederla.)

Al di là delle iniziali affermazioni fuori contesto proferite nell’intervista (vedi sopra), bastano poche domande per svelare l’infondatezza di quanto sostenuto dal Presidente lombardo: se le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono così “sostenibili”, perché le opere non vengono assoggettate alla VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, come imporrebbe la legge? Forse perché si sa benissimo che, se valutate adeguatamente, le “Olimpiadi sostenibili” non sarebbero sostenibili affatto? E perché le “Olimpiadi sostenibili” anche economicamente, come dice il Presidente lombardo, hanno visto nei mesi aumentare in maniera spropositata i costi di tutte le opere, con l’esempio massimo al riguardo della nuova pista di bob a Cortina? Perché ai tavoli di confronto sulle varie opere non sono mai stati invitati e tanto meno ascoltati i portatori d’interesse dei territori coinvolti? Perché le associazioni “ambientaliste” (in verità non solo queste) si sono viste costrette ad abbandonare i suddetti tavoli di confronto con la Fondazione Milano Cortina constatandone il dialogo totalmente improduttivo?

Domanda di riserva e finale: ma non si vergognano, i rappresentanti politici e degli enti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dei giochi olimpici, di proferire pubblicamente falsità così palesi?

Poi, c’è da scommetterci, tra tre anni le Olimpiadi andranno trionfalmente in scena coi volti dei suddetti organizzatori in mondovisione sui quali vedremo stampati sorrisi a sessantacinque denti e espressioni irrefrenabilmente giubilanti. Tanto a spalare la [CENSURA] nel frattempo sparsa sui monti a degradare il loro paesaggio – e la quotidianità di chi lo abita – ci dovrà pensare sempre qualcun altro. E scusate la ruvida franchezza.

Rilancio dunque l’invito alla manifestazione di domenica 24 a Cortina, della quale vedete la locandina qui sotto (ne ho parlato anche qui): contro la nuova spaventosa pista di bob in primis, ma pure, in fondo, contro questa montante vergogna olimpica italiana che rischia di rovinare l’immagine e il territorio di tutte le montagne loro malgrado coinvolte.

N.B.: per capire meglio come stanno le cose sul tema delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 resta una validissima lettura – anche se il libro è uscito a fine 2022 – quella di Ombre sulla neve, di Luigi Casanova. Ne ho scritto qui.

La folla eterogenea, spesso scomposta, dei cosiddetti turisti

[Un’immagine area della zona del Lagazuoi, dalla quale transitano le tappe 3 e 4 dell’Alta Via n°1 delle Dolomiti. Foto di Mario da Pixabay.]

L’Alta Via percorre alcuni celebri gruppi delle Dolomiti rimasti abbastanza immunizzati dalla folla eterogenea, spesso scomposta, dei cosiddetti turisti. Nel cuore di questi gruppi l’automobile non arriva e quindi, fatte le purtroppo debite eccezioni, non c’è una massiccia invasione di disturbatori.

Cosi nel 1969 si esprimeva Piero Rossi nella sua seminale guida sull’Alta Via n°1 delle Dolomiti, pubblicata in quell’anno da Tamari – citato da Enrico Camanni nell’articolo Antichi e nuovi camminatori uscito sul numero di maggio 2023 della Rivista del CAI. Un percorso, l’Alta Via n°1, che porta l’escursionista dal Lago di Braies a Belluno il quale viene considerato la “madre” dei trekking montani contemporanei: ma già allora Rossi, nello scriverne, aveva perfettamente individuato gli effetti più nefasti della frequentazione turistica massificata dei territori montani, delle folle eterogenee e spesso scomposte, dei disturbatori invasivi… sembra di leggere un reportage scritto in una delle recenti estati o un articolo sui problemi di overtourism di certe zone alpine, dolomitiche o meno, vero?

Ma se è comprensibile che in quegli anni – millenovecentosessantanove, badate bene – tali fenomenologie in divenire già le si sapesse intercettare e denunciare ma ancora, probabilmente, non si possedevano l’esperienza e gli strumenti culturali e politici per gestirle, oggi, dopo oltre mezzo secolo di assoggettamento delle montagne ai loro effetti crescenti e vieppiù nefasti non è più accettabile che ancora non solo non le si sappia – o non le si voglia – gestire ma pure che si pensi spesso e volentieri di marciarci sopra per fare profitti d’ogni sorta, anche quando ormai siano chiare pure ai sassi quanto le conseguenze deleterie e degradanti di tale situazione per i territori montani e le comunità che le abitano (anche nel caso in cui queste non ne siano così consapevoli).

Dunque che si vuole fare? Andare avanti con il degrado turistico delle nostre montagne e dei loro spettacolari, preziosi, delicati paesaggi? Oppure cercare finalmente di aprire gli occhi e la mente su verità che già da decenni appaiono inoppugnabili tanto quanto trascurate?

Tutti a sciare… in Brianza!

A mio modo di vedere, quella presentata dall’articolo qui sopra mi pare un’idea eccellente. Anzi, proporrei di diffonderla il più possibile e di disseminare piste da sci sintetiche su tutte le collinette e i rilievi di consona altezza delle città italiane nonché, al contempo ovvero per diretta conseguenza, chiudere e smantellare molti dei comprensori sciistici sulle montagne che appaiono ormai insostenibili – sia ambientalmente che economicamente – e dunque eccessivamente impattanti sui territori che li ospitano e sui loro paesaggi.

Pensate ai numerosi vantaggi di questa cosa, se attuata: molti “sciatori” non sarebbero più costretti a spostarsi dalle città alle montagne per ciò evitando di generare traffico sulle strade, rumore, inquinamento in quota; gli sciatori giungerebbero sulle piste in pochi minuti di viaggio dalle proprie case, magari con i mezzi pubblici, potendo così dedicare più tempo all’attività sciistica; i territori montani liberati dagli impianti smantellati, non più soggiogati alla monocultura sciistica, potrebbero essere rinaturalizzati e fruiti da un turismo veramente ecosostenibile (un settore in costante e forte crescita, d’altro canto); non si dovrebbero più spendere cifre spropositate di soldi pubblici per finanziare infrastrutture sciistiche insensate e insostenibili, soldi che dunque potrebbero essere spesi per i reali bisogni sistemici delle comunità che vivono in montagna e per la riattivazione delle filiere economiche locali nelle quali reimpiegare gli addetti alle piste smantellate; si conserverebbe l’acqua altrimenti utilizzata per gli impianti di innevamento artificiale e si risparmierebbe l’energia da essi consumata; gli sciatori metropolitani potrebbero passare delle giornate “super wow!unendo magari lo sci al mattino e lo shopping al pomeriggio in qualche centro commerciale prossimo alle piste…

Sì, certo, sto facendo del buon sano sarcasmo.

O forse nemmeno così tanto, a ben vedere. In fondo, dopo gli innumerevoli tentativi di trasformare le montagne in periferie ludico-ricreative delle città, con tutte le nefaste conseguenze del caso, potrebbe essere il momento delle città di trasformarsi in bizzarre riproduzioni sintetiche delle montagne. Una specie di nemesi, insomma. Che forse da un lato distorcerebbe ancor più l’immaginario diffuso presso certi “turisti” riguardo le montagne ma dall’altro potrebbe preservarle dalle peggiori forme di “turistificazione” che tutt’oggi vengono loro imposte da certa politica ignorante, riconsegnandole ad un futuro finalmente contestuale e armonioso alle loro innumerevoli autentiche potenzialità e alla realtà quotidiana dei territori montani.

Solo fantasie sarcastiche?

P.S.: per leggere l’articolo al quale fa riferimento l’immagine in testa al post cliccateci sopra. Ringrazio molto Maria Cristina Volontè che mi ha segnalato la notizia.

P.S.#2: in ogni caso, non ho formalmente nulla contro quella pista da sci sintetica brianzola. Nel senso che è meglio sia lì, in una zona già iper antropizzata, che su qualche pendio montano ancora vergine.