Domani, quattro incontri imperdibili per Book City Milano 2023

Domani, sabato 18 novembre, per Book City Milano 2023…

Alle ore 10.30 presso l’Art Marginem Concept Room (Via Walter Tobagi n.13):

Esistono luoghi in cui non sembra vivere nessuno. Strade solitarie su cui muovono i passi sparuti camminatori, case centenarie in cui i silenzi sono rotti solo dal ronzio di qualche televisione lontana, antichi muretti a secco su cui camminano gatti randagi e lucertole più di quanto vi si appoggino mani e schiene umane, vecchie stufe a gas a riscaldare ampie stanze semivuote. Sebbene ci possa sembrare uno scenario desolato, queste immagini raccontano in verità una storia di resistenza: quella di tredici milioni di persone che continuano ancora oggi ad abitare i borghi e i paesini d’Italia che, stagione dopo stagione, si svuotano perdendo servizi e attività fondamentali.

Anna Rizzo, antropologa che da anni studia e collabora con le piccole comunità delle cosiddette «aree interne» del paese, ci porta alla scoperta di questo arcipelago in gran parte sconosciuto con il suo libro “I paesi invisibili. Manifesto sentimentale e politico per salvare i borghi d’Italia” (il Saggiatore), in dialogo con me, Luca Rota, e con Cristina Busin, presidente dell’Officina Culturale Alpes.

Alle ore 11.30 sempre presso l’Art Marginem Concept Room:

L’abbandono umano non è l’unica cifra di borghi e di aree interne alpine o meno; molti giovani decidono consapevolmente di restare; altri, seppure in misura limitata, di ritornare; e altri ancora di provare a sperimentare in questi luoghi «lontani» nuovi stili di vita, più «lenti» e connessi con la natura. La voglia di radicamento è un aspetto inedito e ancora poco esplorato, che merita di essere messo in luce perché rivela una realtà fatta di giovani che non solo non hanno lasciato i loro paesi, ma che hanno scelto di restare – o di tornare – in modo attivo.

Ce ne parlerà Andrea Membretti, autore di “Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi” (Donzelli Editore) che racconta e raccoglie le loro storie, analizzando la realtà delle aree interne italiane e ricavandone  evidenze spesso sorprendenti. Con lui dialogheranno il sottoscritto, Luca Rota, e Cristina Busin.

Alle ore 14.00, nella Sala 4 dell’ADI Design Museum (Piazza Compasso d’Oro n.1):

Cliccate sull’immagine per saperne di più.

Alle ore 17.00, di nuovo presso l’Art Marginem Concept Room:

Il 3 ottobre 2022, dal porto di Palermo, inizia la traversata del fotografo Max Cavallari insieme all’equipaggio e ai volontari della missione a bordo della nave SAR “Humanity 1”. Tra il 22 e il 24 Ottobre avvengono 3 soccorsi in mare recuperando 180 persone su 3 differenti imbarcazioni. Ci vogliono 21 richieste di porto sicuro prima che venisse concesso un luogo di sbarco, ma non a tutti viene permesso di scendere: 45 persone vengono considerate “in buona salute” e per questo bloccate in un “limbo” sul ponte della nave ormeggiata al porto di Catania. Una storia ciclica, simile a tante altre, che avviene nel mar Mediterraneo da almeno 10 anni.

Acquaintance” (Seipersei Edizioni) racconta i 40 giorni di missione Search and Rescue della nave nel mar Mediterraneo attraverso le potenti e emblematiche fotografie di Max Cavallari: con lui dialogherò io, Luca Rota, in un incontro nel quale si rifletterà sul significato che può assumere per ciascuno di noi la parola “confine”, e sul suo senso rispetto al mondo contemporaneo e alle sue realtà.

La partecipazione a tutti gli eventi è libera e gratuita fino ad esaurimento posti. Per saperne di più su ogni evento, cliccate qui oppure sull’immagine di ciascun evento.

Serve dire che sono tutti quanti eventi imperdibili? No, vero? Dunque, mi auguro di cuore che non ve li perdiate: sarà un gran piacere incontrarci, chiacchierare insieme e conoscere a fondo autori e libri così interessanti e affascinanti. A domani!

Stefano Villani e le sue pecore, una straordinaria storia di montagna contemporanea

Avrete probabilmente letto da qualche parte, o sentito e visto alla radio o in TV, della storia di Stefano Villani, delle sue pecore disperse tra le cime, le pareti e i precipizi della sua Val Masino e dei reiterati tentativi, attuati con tutti i mezzi possibili, di riportarle a casa ovvero nelle stalle della sua azienda agricola alle porte della celeberrima Val di Mello, gestita insieme alla fidanzata Lucia Giacomelli.

È una storia straordinaria nel bene – per la dedizione con la quale Stefano, insieme a numerosi amici sovente giunti appositamente per aiutarlo, sta cercando di ritrovare e salvare più capi possibile – e nel male, per la perdita di una ventina di pecore purtroppo precipitate da quei ripidissimi versanti. Ma pure al netto della cronaca dei salvataggi – dei quali ne sta scrivendo in modi assolutamente avvincenti sulla propria pagina Facebook Luca Maspes, guida alpina valmasinese – autore anche delle foto che vedete qui, il quale fin da subito si è posto al fianco di Stefano per aiutarlo nelle ricerche e nelle operazioni di recupero in quota – trovo che la storia vissuta suo malgrado da Stefano rappresenti un’emblematica e potente dimostrazione di attaccamento e di passione per le proprie montagne e per la vita tra di esse in piena armonia non solo con il territorio ma pure con la sua storia, con le tradizioni e con un loro possibile e virtuoso futuro.

Ciò in quanto Stefano, abbandonando la precedente occupazione come muratore e aprendo la propria azienda agricola, alleva insieme a mucche, capre e suini neri alpini anche 50 capi di pecora ciuta, una razza ovina autoctona originaria della Valtellina e dell’Alto Lario (la vedete nella foto qui sopra) conosciuta per essere la più piccola delle Alpi e tra le pochissime dotata di corna simili a quelle delle capre la quale, dopo aver seriamente rischiato l’estinzione (solo 10 anni fa se ne contavano appena tre dozzine di capi ragionevolmente “puri”) è stata salvata all’ultimo minuto grazie a un progetto di recupero della Rete alpina Pro Patrimonio Montano (PatriMont) insieme a un gruppo di allevatori locali. Oggi se ne contano circa 400 capi e quello di Stefano Villani è l’unico allevamento della specie in Val Masino, cosa che rende il suo lavoro encomiabile al punto da essere riconosciuto da una menzione speciale agli “Oscar Green” 2023 di Coldiretti, e parimenti dimostra che il suo sforzo per salvare gli animali dispersi in quota ancora più importante.

Per tutto ciò vorrei contribuire nel mio piccolo a far conoscere e sostenere “Vita da greggeun’adozione a distanza, simbolica, della piccola Sion, trovata in compagnia della sua mamma e di altre pecore smarrite in quota, recuperata da Stefano in una notte buia nella Valle dei Sione e salvata dalle rocce impervie e traditrici, portata a valle, in braccio, da Marco, nipotino di Stefano e dal fratello Mauro. È un’adozione simbolica nel senso che attraverso Sion si avrà la possibilità di adottare tutto il gregge coprendo per quanto possibile le ingenti spese sostenute da Stefano per le missioni di recupero – spesso anche con elicotteri, immaginatevi con che costi! – delle sue pecore.

Come funziona lo spiega Lucia in un post sulla sua pagina Facebook, che qui riporto nei punti essenziali:

  1. Ogni singola adozione ha un valore di € 50 o € 100 (bonifico bancario da concordare insieme, l’Iban vi verrà mandato tramite Whatsapp o mail perché al bonifico effettuato corrisponde la data scontrino elettronico).
  2. Avete diritto al ritiro di un corrispettivo in prodotti dell’azienda agricola Villani Stefano.
  3. Ogni singola adozione andrà interamente nelle spese che abbiamo affrontato e stiamo affrontando per il recupero delle pecore in quota con l’elicottero.
  4. Una volta effettuato il pagamento, vi verrà spedito a casa tutto il necessario per l’adozione (abbiamo così bisogno del vostro nome, cognome, indirizzo, via, cap e numero di telefono).
  5. Nella busta troverete la carta di identità con i dati anagrafici dell’agnellina Sion, una lettera di ringraziamento con annessa poesia, lo scontrino elettronico).
  6. Il ritiro dei prodotti potrà essere effettuato passando direttamente in azienda in Val Masino già  dai prossimi giorni fino ai primi di maggio. Non sono previste spedizioni dei prodotti.

Per maggiori informazioni e per aderire alla raccolta fondi potete scrivere alla mail giacomelli.lucia@alice.it o al numero Whatsapp 340.7077315.

Lucia aggiunge che in programma c’è anche una lotteria per la quale come primo premio ci sarà un quadro donato da un artista riconosciuto a livello nazionale; ugualmente il ricavato andrà totalmente a favore del gregge.

Questo è quanto. Purtroppo all’appello mancano ancora una trentina di pecore, la cui ricerca è ora resa oltre modo difficile dalla neve caduta in quota che cancella le tracce, rende l’avvistamento quasi impossibile e l’eventuale recupero parecchio pericoloso. Tuttavia Stefano e i suoi amici non disperano di ritrovare tutti i rimanenti capi dispersi – l’ultimo volo di perlustrazione, come ne ha scritto Luca Maspes, è di qualche giorno fa, infruttuoso – e per tutto questo, mi auguro che pur solo da lontano ma, come visto, comunque in modo estremamente importante, tanti altri amici possano sostenerlo fino all’ultimo in questa incredibile tanto quanto emblematica storia.

P.S.: ringrazio di cuore Luca Maspes per avermi concesso la pubblicazione delle sue fotografie; sulla sua pagina Facebook ne trovate molte altre insieme a numerosi e impressionanti video.

La montagna va da una parte, la politica “pedala” dall’altra

Nel mentre che sempre più soggetti dell’associazionismo e della società civile incluse molte sezioni CAI, unendosi a innumerevoli altre voci del mondo della montagna, cominciano a mobilitarsi contro il proliferare di nuovi percorsi cicloescursionistici in quota, in troppi casi tremendamente impattanti tanto quanto insensati – come quelli in realizzazione nell’alta Val Gerola (laterale della Valtellina, in provincia di Sondrio, ma è solo un caso tra i tanti citabili: le immagini che vedete qui si riferiscono ad essa e risalgono a prima delle recenti nevicate), dunque totalmente ingiustificabili e comunque quasi sempre legati a logiche di mera fruizione ludico-ricreativa dell’ambiente montano, senza alcuna ricaduta socioeconomica e nessun retaggio culturale, la politica – almeno quella lombarda – cosa fa? Promuove e finanzia la realizzazione di nuovi percorsi cicloescursionistici in quota – si veda ad esempio qui per la zona delle montagne lecchesi. In mezzo ad altri interventi, certo, che tuttavia appaiono per molti versi lo specchietto per le allodole atto a giustificare quelle opere palesemente discutibili. Le quali, per giunta, in molti casi hanno la foggia di vere e proprie strade in quota, bell’e pronte per essere percorse da qualsiasi mezzo motorizzato senza la possibilità di un controllo giuridico, come già accade per le moto lungo i sentieri.

Già. Ormai siamo a questo punto.

«Azioni ed investimenti per il miglioramento e l’implementazione delle politiche a favore delle aree montane e, in particolare, di quelle che si stanno spopolando, promuovendo una maggiore qualità della progettazione locale, la partecipazione delle comunità locali ai processi di sviluppo, contribuendo a rafforzare il dialogo tra società civile e istituzioni locali» scrivono i sostenitori di quelle opere per promuoverne la realizzazione. E come pensano che delle ciclovie pensate unicamente in ottica di turistificazione della montagna e senza alcuna attenzione al territorio e al paesaggio, possono contrastare lo spopolamento, promuovere la qualità della progettazione locale e la partecipazione delle comunità locali?

Forse quei bei propositi pubblicamente sostenuti dalla politica non verrebbero assai più concretizzati nel venire incontro ai bisogni più importanti delle comunità residenti in quei territori, nel promuovere i servizi di base e quelli ecosistemici, nel lavorare a sviluppare il migliore equilibrio possibile tra ecologia ed economia locali nonché la rinascita culturale dei territori e parimenti l’altrettanto necessario equilibrio tra le esigenze della comunità locale e i desideri dei turisti, senza che ogni volta le prime siamo sottomesse e soggiogate dai secondi come se il territorio e la sua geografia umana fossero solo un bene liberamente consumabile e vendibile senza che nulla resti di concreto e vantaggioso sul territorio?

Fortunatamente, sono sempre di più le persone che si stanno rendendo conto, senza più alcun dubbio, che certe cose sulle montagne non vanno bene e non devono essere fatte perché pericolose e degradanti. La politica, da tempo distaccata dalla realtà effettiva delle cose, continua nell’alimentare il proprio sistema di (in)gestione dei territori montani: ma è sempre più vicina alla fine della propria epoca di vacche grasse alle spalle dei cittadini. Forse se n’è anche resa conto e per questo spende e spande come non ci fosse un domani… perché un domani non ce l’avrà. Statene certi.

P.S.: per quanto riguarda la citata ciclovia della Val Gerola, veramente tra le più scriteriate e impattanti che si stiano realizzando, è in corso una petizione per chiederne la sospensione che in pochi giorni ha abbondantemente superato i 2.000 firmatari (ad oggi 14 novembre siamo a 2.217). Firmare è un gesto semplice ma importante: lo potete fare qui.

P.S.#2: sia chiaro, della proliferazione scriteriata di ciclovie montane sono vittime anche gli stessi bikers – quelli veri intendo dire – che rischiano di passare per complici della distruzione dei territori in quota quando invece per lo stesso motivo dovrebbero essere i primi – e mi auguro che lo facciano – a chiedere fermamente di non realizzare opere talmente impattanti, degradanti e palesemente inutili dacché pensate solo per far girare soldi tra i loro promotori.

Sabato prossimo, 18 novembre, a Book City Milano

[Cliccateci sopra per visitare il sito web della rassegna.]
Quella di sabato prossimo 18 novembre a Milano, nell’ambito di Book City Milano 2023, sarà una giornata ricca di emozioni, suggestioni, incontri interessanti e narrazioni tanto affascinanti quanto illuminanti: per me sicuramente ma spero allo stesso modo per molte altre persone.

Dalle 10.30, nel corso del “Caffé Letterario con l’Autore” presso l’Art Marginem Concept Room di via Tobagi n.13, avrò il gran piacere e l’onore – insieme a Cristina Busin, presidente dell’Officina Culturale Alpes – di dialogare con l’antropologa Anna Rizzo intorno al suo recente volume I paesi invisibili. Manifesto sentimentale e politico per salvare i borghi d’Italia edito da Il Saggiatore, e a seguire con il sociologo Andrea Membretti riguardo il libro Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi pubblicato da Donzelli Editore. Due preziose figure di studiosi e ricercatori nei temi legati alle montagne e alle aree interne, due libri realmente illuminanti su una realtà da un lato misconosciuta ovvero ampiamente travisata da pare dell’opinione pubblica e dall’altro che come poche altre compendia molte delle problematiche del Novecento italiano ma parimenti può sviluppare nel suo divenire il miglior futuro possibile per il paese. Due libri pure bellissimi da leggere, i cui autori presenteranno al pubblico per poi dialogarne insieme.

Alle ore 14.00, nella prestigiosa location dell’ADI Design Museum, in Piazza Compasso d’Oro n.1, nell’evento dal titolo “La società liquida delle montagne” presenterò il mio ultimo libro Il miracolo delle dighe. Breve Storia di un emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Avrò l’onore di avere accanto Claudio Artoni, geologo, ricercatore in Scienze Polari e Responsabile tecnico del sistema di laboratori EuroCold Lab. del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Insieme vi accompagneremo in un viaggio lungo le grandi valli alpine i cui ghiacciai scaricano le proprie acque di fusione nei bacini artificiali formati da alcune delle più grandi dighe alpine, generando un paesaggio e un ecosistema idroelettrici che raccontano in un modo originale e profondo la relazione culturale che l’uomo ha intessuto con i territori di alta montagna dal Novecento in poi nonché il futuro prossimo che ne potrebbe (o non) derivare.

Alle ore 17.00 saremo di nuovo presso l’Art Marginem Concept Room per l’“Aperitivo Letterario con l’Autore” durante il quale, sempre con Cristina Busin, l’onore e il piacere sarà per poter incontrare e dialogare con Max Cavallari, fotografo documentarista che collabora con Getty Images e ANSA, intorno al sul libro fotografico Acquaintance. Search and Rescue in the Mediterranean Sea. Un intenso e toccante diario per immagini dei 40 giorni trascorsi da Cavallari a bordo della “Humanity 1”, nave SAR in missione nel Mar Mediterraneo per la ricerca e il salvataggio dei migranti che affrontano la traversata dalle coste africane verso quelle siciliane, un reportage fotografico che racconta la storia di un confine che forse nemmeno esiste, di esseri umani che lo attraversano, di altri esseri umani che aiutano i primi in difficoltà e del rapporto tra di loro, a sua volta manifestazione di un “confine” tra persone che in verità non dovrebbe esistere.

Trovate il dettaglio dei vari eventi direttamente nel sito di Book City Milano, qui, oppure cliccate su ciascuna delle immagini lì sopra.

Come vi denotavo in principio di questo articolo, sarà una giornata per molti versi realmente intensa, illuminante e emozionante. Mi auguro di tutto cuore che vorrete partecipare numerosi al suo svolgersi e agli eventi in calendario, ciascuno dei quali, ne sono certo, vi regalerà qualcosa di prezioso e importante.

P.S.: tutto quanto avete letto è in collaborazione con: