Noi montanari

Separando con la sua enorme massa le nazioni che ne assediano i versanti dall’uno e dall’altro lato, la montagna protegge gli abitanti, solitamente poco numerosi, che sono venuti a cercare asilo nelle sue valli. Li ospita, li fa suoi, dà loro costumi speciali, un certo genere di vita, un carattere particolare. Indipendentemente dell’etnia d’origine, il montanaro è divenuto quello che è sotto l’influenza dell’ambiente che lo circonda; la fatica delle scalate e delle penose discese, la semplicità del vitto, il rigore dei freddi invernali, la lotta contro le intemperie ne hanno fatto un uomo a parte, gli hanno dato un atteggiamento, un’andatura, un gioco di movimenti molto diversi da quelli dei suoi vicini di pianura. Gli hanno dato inoltre una maniera di pensare e di sentire che lo distingue; hanno riflesso nella sua mente, come in quella del marinaio, qualcosa della serenità dei grandi orizzonti; in molti luoghi, inoltre, gli hanno assicurato il tesoro senza prezzo della libertà.

(Élisée ReclusStoria di una montagna, Tararà Edizioni, Verbania, 2008, pag.110; 1a ed.1880.)

Mi è tornata in mente questa citazione dell’imprescindibile Reclus nel sentire le “rimostranze” di un conoscente (peraltro era da un po’ che non ne ricevevo, pensavo quasi che la loro “epoca” fosse passata!) il quale, per la prima volta e per un impegno di lavoro, è salito nel comune montano dove abito. «Ah, ma dove vivi? Che strada, tutte curve, e c’era nebbia, non si vedeva nulla, poi arrivo su, non c’è in giro nessuno… ma siete sperduti nel nulla, lì!»

Fate conto che il luogo di mia residenza in questione è a meno di 10 km di strada (asfaltata, eh!) dalla iperantropizzata Brianza e a 40 minuti d’auto da Milano, mica in un vallone sperduto delle Svalbard. Ecco.

Be’, a sentire quelle sue parole, mi è tornato in mente Reclus e mi sono sentito un privilegiato, a poter vivere così “sperduto nel nulla”. Già.

Si scrive FAQ, si pronuncia…

Sovente (eufemismo!) certi documenti istituzionali sono degli autentici “capolavori” di cose-che-non-potrei-scrivere-senza-apparire-obiettivamente-scurrile. Le “FAQ” (altro eufemismo, ma al contrario!) di recente diffuse per offrire “chiarimenti” (?!) sull’“ORDINANZA DEL MINISTRO DELLA SALUTE D’INTESA CON IL PRESIDENTE DI REGIONE LOMBARDIA DEL 21 OTTOBRE 2020” in tema Covid mi pare che siano un esempio assai significativo di quelle cose scurrili suddette. Mi fanno pensare al principio del noto dilemma sulla nascita prima dell’uovo o della gallina, ovvero mi fanno chiedere se i funzionari pubblici che scrivono e diffondono quei documenti pensino che i propri concittadini siano degli stolti (mi trattengo dall’usare altra terminologia più netta, sì), o se lo siano quei funzionari il qual operato rende stolti allo stesso modo i concittadini che ne usufruiscono oppure se si tratti di un processo di ottenebramento mentale reciproco progressivo. Oppure ancora se tale stoltezza sia diffusa nell’aria, come il virus stesso, e contagi indistintamente chiunque o quasi, ecco.

Di sicuro, quando leggo che «Gli avventori eventualmente ancora presenti alle ore 23.00 nel pubblico esercizio devono recarsi senza indugio alle proprie abitazioni, ovviamente lungo il tragitto più breve» un po’ mi spiace, visto che a me, quando vado a mangiare una pizza e poi esco dal locale per tornarmene a casa, mi piace abitualmente passare da Oslo o da Tokio, dacché poi col “calcolo” del «tempo di rientro alle proprie abitazioni» mi piace stare sempre un po’ largo, eh, non si sa mai, già.

Forse è anche per questo che quell’acronimo inglese con cui si identificano certi “chiarimenti”, FAQ, si pronunci esattamente come una nota e diffusa parolaccia anglosassone. Ho il dubbio al riguardo, quanto meno.

Tallinn, a Milano

Quanto distano Milano e Tallinn?
Circa 2500 km su strada, poco meno di 1900 per via aerea.
O magari 0. Zero, sì.

A breve potrebbe essere così, grazie (lo dico con tutta la modestia del caso, eh) al mio libro Tellin’ Tallinn, già.
In fondo, come dico spesso, i viaggiatori sono il viaggio, e per molti versi sono anche il luogo verso cui viaggiano e nel quale vivono, per qualche ora o per più tempo. Quindi, mi piacerebbe provare a unire Milano e Tallinn, con la storia che racconto nel mio libro, a portare un luogo nell’altro, un viaggio dentro l’altro viaggio, fino a ricavarne un’armonia – in tutti i sensi.

Perché il vero viaggio è quello che avviene innanzi tutto dentro il viaggiatore, e se la destinazione è una città dal fascino sorprendente e pressoché unico come Tallinn, allora il viaggiatore e il luogo, come due passionali amanti, divengono magicamente una cosa sola – un’unica meta.

Insomma, dal momento che non c’è neanche un volo diretto, tra le due città… ecco, seguite il blog e a breve ne saprete di più!

Il buon gusto

Ahimè, devo gioco forza ammettere che, sempre più spesso, a stare in mezzo alle “persone normali” – nel senso più ampio della definizione – mi viene da parafrasare quel famoso passaggio del Manzoni ne I Promessi Sposi, «il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune» con il buon gusto c’è ancora, forse, ma se ne sta nascosto per paura del gusto comune.

E intendo “buon gusto” tanto esteriore quanto interiore – mentre non lo intendo affatto nel senso gastronomico, col quale invece pare venir unicamente correlata l’espressione, oggi. Il che la dice molto lunga in merito a quanto la sua accezione primaria sia scaduta e dimenticata.
Ecco.

Il cuore d’acqua della Svizzera

[Foto di Sarah Lötscher da Pixabay]
Giungendo da Sud delle Alpi, che si viaggi in auto oppure in treno, si supera il Gottardo (ma se avete un mezzo stradale e viaggiate nella bella stagione, fatelo valicando il passo, autentica cerniera di giunzione tra il Nord Europa e il Mediterraneo e luogo sul quale si coglie vividamente il fascino di ostici transiti di persone, animali, merci, la cui storia si perde nella notte dei tempi… Merita parecchio!) e ci si infila nelle sue profonde forre settentrionali perdendo gradatamente quota, finché si giunge in vista di Altdorf, la città di Guglielmo Tell. In quel punto la vallata prende ad allargarsi, i fianchi montuosi ad essere meno opprimenti e il fondovalle spiana e verdeggia di campi coltivati finalmente non più relegati tra boschi fittissimi e rudi gande. Ci si sente sollevati, viene da respirare nuovamente a polmoni pieni, in quel paesaggio che dona come un senso di affrancamento, di distensione e benessere. Ma se si prosegue ancora per qualche chilometro verso Nord, quasi d’improvviso compare a destra della strada – ferrata o autostradale, sempre suppergiù parallele – la luminescenza verde smeraldo della acque del Vierwaldstättersee, il Lago dei Quattro Cantoni, e il paesaggio, da notevole quale già era, diventa oltremodo incantevole.
Il cuore geografico della Svizzera è uno specchio d’acqua cristallina che protende i suoi numerosi rami nelle vallate e tra le vette alpine, somigliando in certe vedute a un fiordo norvegese e in altre a una costa mediterranea. Le sue sponde idilliache costringono immancabilmente alla più lodante banalità, all’esclamazione di stupore ovvia, alla magnificante frase fatta che però qui pare fatta apposta per cotanto paesaggio.
Il viaggiatore non potrebbe chiedere predisposizione d’animo migliore per continuare ancora più a Nord sulla riva sinistra del lago, in un crescendo luminoso irrefrenabile dacché le Alpi sono ormai quasi del tutto alle spalle e l’orizzonte si placa, s’abbassa e s’apre verso le dolci colline del Mittelland, e avvicinarsi alla meta. “La” meta, se vi ritroverete in quella zona avendo compiuto il viaggio fino a qui descritto, proprio come ho fatto io: Luzern. Forse l’angolo più bello di quel giardino d’Europa che effettivamente è la Svizzera; di sicuro, il mio angolo preferito.

lucerna_book1_800Sì, esatto, questo è un brano tratto dal libro che ha preceduto il mio ultimo Tellin’ Tallinn, ovvero

Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni, 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più al riguardo!