Vedere il paesaggio, senza osservarlo

Non dovremmo godere passivamente della “natura” (o per meglio dire delle immagini del paesaggio), limitandoci ad acuire i sensi e indirizzando il nostro spirito verso l’osservazione. Uno sguardo mirato, come appunto quello del turista, nota molte cose ma ne vede poche, perché quello del guardare è principalmente un processo spirituale. In primo luogo, è importante che la lastra fotografica destinata ad accogliere l’immagine sia preparata nella maniera giusta, e poi conviene che l’immagine si rispecchi inaspettatamente, senza assecondare i nostri desideri e la nostra volontà.

(Carl Spitteler, Il Gottardo, Armando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.201; orig. Der Gotthard, 1897.)

Già più di 120 anni fa Carl Spitteler aveva compreso uno dei maggiori equivoci indotti nel “turista”, rispetto al più autentico viaggiatore: quello di visitare i luoghi senza farlo veramente, senza realmente viaggiare, senza la percezione dello spazio in cui ci si trova e della sua essenza storica, geografica, sociale, spirituale, senza che si crei un’autentica relazione (reciproca) con i luoghi visitati e i loro paesaggi. Proprio quello che in molti casi è il turismo, oggi: un’esperienza meramente ludico-consumistica che non insegna nulla a chi la compie, che si risolve in qualche selfie postato sui social e, dunque, che risulta francamente inutile sia al visitatore e sia al luogo visitato (salvo qualche fugace e illusorio tornaconto per il commercio locale).

Quale ideologia ci potrà salvare?

[Foto di Melissa Bradley da Unsplash.]

Gli scienziati hanno messo in rilievo che il sistema Terra, il fondamento stesso di ogni forma di vita, è prossimo al collasso. Le principali ideologie del XX secolo erano basate sul presupposto che la natura fosse un giacimento inesauribile di materie prime a basso costo. Ci siamo comportati come se l’atmosfera potesse assorbire all’infinito le nostre emissioni, come se il mare potesse inghiottire tutti i nostri rifiuti, come se il suolo potesse produrre sempre di più grazie a dosi crescenti di fertilizzante, come se le specie animali potessero spostarsi un po’ più in là ogni volta che gli esseri umani occupavano nuovi spazi.
Se le previsioni degli scienziati sul futuro del mare, dell’atmosfera, del clima, dei ghiacciai e degli ecosistemi costieri di tutto il mondo si riveleranno esatte, mi chiedo con quali parole potremo descrivere una questione di tale portata. Quale ideologia potrebbe abbracciare eventi come questi?
Che cosa dovrò leggere? Milton Friedman, Confucio, Karl Marx, l’Apocalisse, il Corano, i Veda? Come potremo dominare i nostri desideri e ridurre il nostro consumismo, che secondo ogni previsione sembrano destinati a mettere in crisi il sistema Terra?

[Andri Snær Magnason, Il tempo e l’acqua, Iperborea, 2020, traduzione di Silvia Cosimini, pagg.12-13. Per leggere la mia “recensione” al libro, cliccate qui.]

Lontano dalle faccende umane

[Foto di Simon Berger da Unsplash.]

Posso agevolmente camminare per dieci, quindici, venti e più miglia, partendo da casa, senza incontrare alcuna abitazione, senza attraversare alcuna strada se non dove lo fanno la volpe e il visone: prima lungo il fiume, e poi il ruscello, e poi i campi e i boschi. Per miglia e miglia intorno non vi sono abitanti. Da alcune colline appaiono in lontananza le dimore dell’uomo e la sua civiltà. L’uomo con le sue faccende, Chiesa e Stato e scuola, e i suoi traffici e i suoi commerci, le sue fabbriche e la sua agricoltura, e la sua politica, la più pericolosa di tutte: mi rallegra vedere quanto poco spazio occupino nel paesaggio.

[Henry David Thoreau, Camminare, Mondadori, Milano, 2009; orig. Walking, or the Wild, 1862.]

Sono sempre parole che non conoscono il tempo, quelle di Thoreau, anzi, che acquisiscono continuamente senso, valore, sostanza, diventando segnavia fondamentali nel nostro cammino attraverso la realtà corrente, così problematica e altrettanto oltraggiata dal potere degli uomini, e indicandoci una via di “salvezza” che possiamo avere a disposizione. Sempre che sapremo salvaguardarla e non farne, più di quanto abbiamo già fatto, l’ennesimo ambito di manifestazione della nostra pericolosità, ovviamente.