Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro e insieme a lui alcune delle storie che vi stanno dentro, sotto e intorno, hanno trovato un posto prestigioso – con mio grande onore e piacere – ne “Il posto delle parole”, il sito web e podcast di approfondimenti letterari, recensioni, interviste, conversazioni e quant’altro concerne di libri e lettura.
Ringrazio di cuore Livio Partiti, curatore de IPDP, per la bella e intensa chiacchierata nella quale mi ha coinvolto intorno al libro e ai temi in esso narrati: la potete riascoltare cliccando sull’immagine qui sotto…
…mentre qui potete leggere l’articolo pubblicato nel sito. Per saperne invece di più sul libro, cliccate qui.
Salire sulla vetta di una montagna per poi scendervi in sella a una mountain bike.
Che poi è il modo con cui chi sostiene tali attività intende la “destagionalizzazione del turismo”: non basta rompere i [censura] d’inverno con l’heliski, è necessario romperli anche d’estate con l’helibike, no?
Tuttavia, posto tale stato di fatto, proporrei alcuni inevitabili adattamenti:
Togliere i pedali alle mountain bike, che tanto non servono più e poi a spingerla pedalando in salita, magari al di fuori dei percorsi “ordinari”, si fa una gran fatica. Roba da trogloditi (come lo sci alpinismo d’inverno): oggi ci sono gli elicotteri, per fortuna!
Si abbia la decenza di non usare il termine «montagna» nel presentare tali attività. Perché non c’è la montagna in queste cose.
Ma a questo punto perché non evolvere direttamente al livello TOP per questo tipo di attività? Cioè l’heliheli! Si sale sulla vetta di una montagna a bordo di un elicottero, e lassù si troverà un altro elicottero che riporterà i gitanti a valle. Lineare, logico, coerente. Perfetto, no?
Ecco.
Per il resto, cosa penso dell’heliski l’ho già scritto qui. Per chi non avesse voglia di leggere, riassumo la mia posizione così: l’heliski fa schifo. Se qualcuno volesse una precisazione al riguardo, aggiungo che l’heliski è uno dei modi migliori con il quale chi lo pratica manifesta il proprio profondo disprezzo verso le montagne. Punto.
P.S.: le immagini che vedete le ho tratte da un sito web che promuove l’helibike ma che non linko per evitargli qualsiasi “pubblicità” indiretta.
Sul numero 4 di “Q CODE”, «trimestrale di geopoetica», è uscito un bell’articolo dedicato al progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso” – meglio conosciuto come «La Montagna Sacra» -, firmato da Marzia Bona con gli interventi sul tema di Toni Farina e Duccio Canestrini, tra i promotori del progetto. È un testo succinto ma già in grado di fornire qualche buon dettaglio sull’iniziativa a chi ancora non la conosca; lo potete leggere in pdf cliccando sull’immagine in testa al post.
Nel frattempo il comitato promotore del progetto, del quale ho la fortuna di fare parte, sta lavorando alle nuove iniziative che a breve torneranno a elaborare concretamente, con alcuni eventi dedicati proprio ai piedi del Monveso di Forzo, l‘idea alla base della “Montagna Sacra”, forte dei continui apprezzamenti, spesso prestigiosi che sta raccogliendo e nel rispetto di chi ancora lo critica, forse – mia mera opinione – fermandosi troppo al contenitore del progetto e non approfondendo l’analisi del contenuto. Ma va bene così, ove il dibattito intorno ai temi del senso del limite e dell’invadenza umana in montagna sia franco e costruttivo: è uno degli obiettivi principali del progetto, questo (e no, non è il non voler proibire agli alpinisti di salire sulla vetta del Monveso di Forzo, come ancora qualcuno insiste nel sostenere), insieme alla proposta di uno sviluppo turistico-culturale della Valle Soana innovativo, sostenibile, consapevole, benefico per l’intero territorio e per i suoi abitanti.
[L’alpe dell’Oro, in alta Valmalenco, di fronte allo spettacolare versante nord del Disgrazia. Foto tratta da https://lemontagne.net/events/chiareggio-alpe-oro/.]Lo scorso 24 aprile 2023 “Sondrio Today” ha pubblicato le mie considerazioni in tema di presente e futuro del turismo sulle nostre montagne elaborate a seguito – e non «in risposta» o «per ribattere» o altro del genere, lo sottolineo subito – dell’intervista al direttore del Consorzio turistico Sondrio e Valmalenco, Roberto Pinna, al quale va il mio più consono rispetto e la stima generale per il lavoro svolto; cliccate sull’immagine qui sotto per leggere l’articolo e ringrazio di cuore la redazione per la considerazione e lo spazio concessomi.
Il dibattito conseguente, che trovate sui profili social della testata valtellinese, è al solito vivace pro e contro il sottoscritto e quanto espresso: va benissimo così, l’importante, come ogni volta rimarco, è che le critiche anche feroci siano sempre costruttive e mirate non tanto contro qualcuno ma a favore di qualcosa, ovvero delle montagne, delle genti che le abitano e del loro buon futuro.
Per il resto – altra cosa che ribadisco ad ogni buona occasione – in montagna si può fare pressoché qualsiasi cosa, basta farla con buon senso e con la consapevolezza di sapere pienamente ciò che si fa, ancor più se la si fa sulle montagne, patrimonio di inestimabile valore e bellezza che è di tutti noi e che per questo ciascuno ha il diritto e il dovere di conoscere, tutelare e averne cura.
Il progetto “Una montagna sacra per il Gran Paradiso” del cui comitato promotore ho l’onore di far parte, gode del sostegno di numerose figure prestigiose e importanti del panorama culturale italiano, e non solo di quelle che più specificatamente si occupano di cose di montagna. Tra di esse c’è Giuseppe Cederna, attore, scrittore e viaggiatore, che da subito ha fatto proprio il senso del progetto e lo ha elaborato con preziosa profondità, come ad esempio ha fatto nel corso della presentazione ufficiale a Torino il 26 novembre scorso.
Cederna è tornato sul tema nella recente intervista con Rosalba Nattero, facendosi testimonial prestigioso non solo della “Montagna Sacra” e del suo messaggio ma pure dei tantissimi sostenitori firmatari del progetto: a oggi quasi milleduecento, persone di radici e culture molto diverse, alpinisti, escursionisti, naturalisti, giornalisti, scrittori, artisti, montanari, frequentatori rispettosi di ogni vita e di ogni luogo che hanno condiviso con entusiasmo la proposta comprendendone il significato, fin dal nome stesso del progetto sul quale invece ancora qualcuno si ferma per disquisirci sopra ma senza volerci andare oltre e così capire quali siano i veri, importanti e concreti obiettivi del progetto.
L’intervista a Giuseppe Cederna la potete vedere qui sotto, grazie alle riprese e al montaggio di Maurizio Maggiore, con le musiche dei LabGraal. Peraltro Cederna sarà nel Parco Nazionale del Gran Paradiso a luglio 2023 per un evento organizzato dall’ente parco. Anche in quella occasione, ha fatto sapere, sosterrà il progetto.