Sarà un Natale nuovamente desolante, per molte stazioni sciistiche?

[Piani di Bobbio, Valsassina, Prealpi bergamasche occidentali. Fonte dell’immagine qui.]
Nelle stazioni sciistiche delle Prealpi lombarde la situazione è già drammatica. Le precoci nevicate novembrine facevano ben sperare i gestori in una stagione “normale” se non brillante, ma la realtà climatica attuale ci sta già facendo capire, di nuovo, che oggi la “normalità” è tutt’altra cosa rispetto a ciò che ancora qualcuno pensa.

La neve autunnale sta ormai sparendo, le temperature alte non permettono di sparare quella artificiale e di precipitazioni degne della stagione in cui stiamo non se ne prevedono a breve. Mancano pochi giorni alle festività di fine anno, il periodo nel quale i comprensori sciistici “fanno” buona parte del loro bilancio: se in forza delle condizioni meteoclimatiche in corso dovessero toppare questo periodo, temo che potrebbero già dichiarare la stagione fallimentare.

[Piani di Bobbio. Fonte dell’immagine qui.]
Ovviamente, a chi si interessa della realtà delle nostre montagne questo stato di fatto non suona affatto nuovo, anzi. È la nuova normalità, appunto, soprattutto al di sotto dei 2000 m di quota, fascia altitudinale nella quale si situano buona parte degli impianti e delle piste da sci lombarde e non solo, che a breve perderà del tutto, inesorabilmente, la sua prerogativa sciistica.

Nonostante tale realtà ormai sotto gli occhi di tutti, si continua a leggere sui media di finanziamenti pubblici milionari – soldi nostri, è bene non dimenticarlo – per nuovi impianti o per rilanciare vecchi comprensori, per l’innevamento artificiale e per altre varie infrastrutture sciistiche (ad esempio ciò accade nelle località le cui immagini vedete in questo articolo). Un vero e proprio analfabetismo funzionale che gli enti pubblici manifestano, come se quella realtà che osservano (a meno di gravi problemi alla vista) non la sapessero comprendere, come se non volessero credere ai propri occhi negando platealmente l’evidenza dei fatti. Ma, bisogna rimarcarlo, quasi sempre essendo consapevoli di ciò e praticandolo per scelta, ovvero per inseguire interessi e tornaconti personali di varia natura in barba a ogni logica e obiettività.

[Monte Pora, Val Seriana, Prealpi Bergamasche Orientali. Fonte dell’immagine qui.]
Stamane, uscendo di casa alle 6 e 30, mi ha investito un vento teso che pareva il getto d’aria di un potente ventilatore riscaldante. Scendendo a valle ho osservato le montagne intorno al lago di Como e verso la Svizzera, fino a qualche giorno fa bianche di neve, ormai del tutto grigie. Il Sole radente del mattino, quando sorge, ne rischiara il lividore plumbeo dei pendii accentuando la desolante percezione della loro miseria nivale.

Le montagne, ovvero buona parte dei loro territori, devono finalmente e pienamente comprendere la realtà che purtroppo stanno vivendo, la quale non farà che peggiorare nei prossimi anni così come sta facendo da decenni a questa parte. Continuare come se nulla fosse significa scavarsi la fossa sotto i propri piedi e farci finire dentro innanzi tutto le comunità che quelle montagne abitano. Gli sciatori qualche pista innevata per divertirsi la troveranno altrove, su montagne più elevate e climaticamente fortunate, ai montanari invece tocca restare lì dove vivono e subire le conseguenze di tutto ciò che sta accadendo. Devono rimarcarlo a chi ha il diritto elettorale e il dovere politico di gestire i loro territori, ovvero la responsabilità di dettarne le sorti nel presente ma ben più nel futuro prossimo – che è già domani, mica tra cinquant’anni. Se non lo sapranno o non lo vorranno fare, quei soggetti governanti dovranno subirne tutte le conseguenze politiche, morali, giuridiche. Inesorabilmente.

[Passo del Maniva, Valtrompia, Prealpi Bresciane. Fonte dell’immagine qui.]
[Piazzatorre, Val Brembana, Prealpi bergamasche. Fonte dell’immagine qui.]
N.B.: tutte le immagini che vedete sono della mattina di oggi, 22 dicembre, còlte intorno alle 09.30, e vi danno un quadro geograficamente ampio della situazione sulle piste prealpine lombarde. In particolare, della situazione alla Maniva scrive anche l’amico Emanuele Galesi sulla propria pagina Facebook, qui.

Le “montagne” dello sci alpino, oggi

Lungo le piste da sci di una nota località delle Alpi Italiane, lunedì 18 dicembre 2023, 2050 m di quota.

Affollamento come in centro città all’ora di punta.
Musica a palla come in un disco bar della riviera romagnola.
Neve che si scioglie e gocciola dal tetto come fosse aprile.
Senza contare il costo dello skipass, quanto la paga di un’intera giornata di lavoro.

Questa è la realtà dello sci alpino contemporaneo. Che piaccia o meno.

«E le montagne?» vi chiederete. Non pervenute, almeno quelle vere.

P.S.: no, non è una critica, in senso generale, ma una mera constatazione di come stanno le cose. Si può essere d’accordo oppure no, ribadisco, ma di certo ritenere che questa sia “montagna” è quanto meno bizzarro, se non del tutto (o quasi) fuori luogo. Letteralmente, già.

Tutto ciò che la politica NON fa da decenni, in montagna

[La conca di Bormio, in alta Valtellina. Foto di Andrea Pók da Pixabay.]
Quante volte dagli esponenti della politica sentiamo sostenere che il turismo è fondamentale per “contrastare” lo spopolamento delle montagne, e dunque che questo fatto giustificherebbe gli investimenti pubblici nella “turistificazione” di molte località alpine e appenniniche con impianti sciistici, ciclovie, infrastrutture ludiche, parchi divertimenti, strade, parcheggi e altri annessi e connessi, come se non si potesse e dovesse far altro al riguardo?

E quante volte il tono con il quale vengono proferite tali “motivazioni” è quello della “verità indiscutibile”?

Per quanto riguarda il tema del «supporto e dell’accompagnamento alla restanza e al neo insediamento», i partecipanti hanno indicato quali necessità: l’importanza di lavorare sulla cultura del territorio, sviluppando senso di appartenenza condivisa (radicamento delle imprese sui bisogni locali), l’esigenza di dialogo tra le reti esistenti e translocali, l’opportunità di sviluppare un marketing territoriale mirato verso nicchie di mercato e sviluppo di meccanismi di accoglienza verso i nuovi abitanti, l’accompagnamento alla creazione di impresa, soprattutto nel suo carattere di impresa multifunzionale.

[Sabrina Lucatelli e Daniela Storti, L’ascolto dei giovani delle aree interne: un affondo qualitativo, in Andrea Membretti, Stefania Leone, Sabrina Lucatelli, Daniela Storti, Giulia Urso (a cura di), Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi, Donzelli Editore, 2023, pag.147

Ecco quanto chiedono di fare i giovani delle aree interne, coloro che hanno in mano il destino dei paesi delle nostre montagne e non solo, rilevata da “Voglia di Restare”, l’indagine curata e condotta al riguardo – probabilmente la più estesa e completa mai realizzata, nel nostro paese – dall’Associazione Riabitare l’Italia i cui risultati sono descritti nel volume citato (del quale vi dirò di più e meglio prossimamente).

Tutto ciò che la classe politica non sta facendo e non fa da decenni, in pratica.

Peraltro si noti come il turismo, che i politici ritendono tanto fondamentale, nemmeno viene citato: forse perché i giovani, più sensibili degli adulti rispetto a certe questioni, si rendono conto di come troppo spesso il turismo oggi imposto alle montagne e alle aree rurali sia meramente predatorio e degradante, attuato solo in funzioni di interessi e tornaconti particolari che fanno comodo alla politica, appunto.

Purtroppo, sotto questi aspetti l’Italia dimostra un’arretratezza cronica e sconcertante la cui risoluzione appare ancora lontana.

Mano al portafogli, che c’è da pagare (sempre di più) le Olimpiadi di Milano-Cortina!

[Foto di Jametlene Reskp su Unsplash, elaborata da Luca.]
«Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 saranno a costo zero per lo Stato italiano e prevedono una spesa di soli 1,3 miliardi di dollari.»

Dicevano questo, già.

Be’, ad oggi i costi ammontano al triplo di quella cifra – considerando che mancano ancora più di due anni all’evento olimpico – e saranno per la gran parte sostenuti da stanziamenti pubblici. Soldi dello Stato italiano dunque, quello che non doveva sostenere nulla.

«Costo zero». Dicevano proprio così.

Così, mentre mettete (mettiamo) tutti insieme mano al portafogli per sborsare quanto necessario ai Giochi suddetti, intanto che servivi e beni essenziali per i territori di montagna continuano a essere definanziati e tagliati, sappiate che non c’è solo la famigerata (e, si spera, definitivamente accantonata) pista di bob di Cortina da dover pagare – noi tutti, ribadisco. Ecco un altro esempio emblematico, al riguardo (cliccate sull’immagine per ingrandirla):


Che gran bella cosa le Olimpiadi, vero? EVVIVA!

La stazione sciistica di Carona in vendita, su “Il Dolomiti”

Di nuovo (ma mai abbastanza) grazie alla redazione de “Il Dolomiti” per aver ripreso le mie considerazioni sulla vicenda della messa in vendita della stazione sciistica di Carona, sulle Alpi Bergamasche. Con l’augurio che il dibattito sul futuro del comune bergamasco, delle sue montagne e della comunità residente, possa svilupparsi in modo franco, obiettivo e sensato senza essere inquinato da allettanti tanto quanto biechi specchietti per le allodole – di quelli che a iosa circolano per i territori montani, generando dei gran danni.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo su “Il Dolomiti”.