Grazie di cuore a…

…A tutti quelli (e quanti poi, visto il caos di eventi offerto dal Fuorisalone in questi giorni a Milano!) che per Tallinn Blues sono intervenuti, ieri, allo spazio B(r)E(a)THE SPACE e che mi/ci hanno onorato delle loro liete impressioni, a Cristina Busin e ArtIcon che ha organizzato la serata, a Vittorio Peretto che ci ha ospitati tra le affascinanti immagini della sua mostra ANIME SALVE/CITTADINO BOTANICO curata da Luciano Bolzoni – grazie pure a lui per le belle parole che ci ha regalato… e grazie, di cuore, il mio compagno di viaggio, il mirabile Francesco Garolfi, la cui arte musicale è veramente una manifestazione cristallina e possente del concetto di “viaggiare” – “a bordo” della sua chitarra e guidati dalla sua voce.

La mostra ANIME SALVE/CITTADINO BOTANICO continua fino al 15 settembre (e forse anche oltre) animata da altri eventi: date un occhio qui al riguardo. Per saperne di più su Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, il mio libro protagonista della serata di ieri, cliccate qui, oppure qui per i miei altri libri editi.

I più intelligenti

Ormai sono due anni e mezzo che Loki, il mio segretario personale a forma di cane, collabora con lo scrivente e ne condivide il domicilio (ad eccezione del divano del soggiorno il quale, probabilmente in base a un diritto di usucapione inopinatamente assai rapido, è diventato di suo utilizzo esclusivo) e qualche tempo fa, qui sul blog, raccontavo del personale e vividissimo sospetto che gli “animali” come lui capiscano molto di più di quanto noi umani crediamo, pensiamo ovvero supponiamo che essi capiscano – in generale e proprio sugli umani in particolar modo. Ecco, passa il tempo e quel sospetto non solo si tramuta sempre più in una persuasione che viaggia rapida verso lo status di “certezza”, ma pure che tale evidenza sia ben più ampia di quanto ci venga da ipotizzare.

Mi spiego meglio: a stare con Loki, mi rendo sempre più conto che pensare agli “animali” come lui (domestici o meno, non è questa una distinzione valida, qui) come a “creature intelligenti” ma rapportando la loro intelligenza alla nostra, nel modo in cui viene spontaneo fare ma forse anche troppo, è sbagliato, anzi, per meglio dire, è fuorviante. L’intelligenza degli animali è diversa dalla nostra e, in questo senso, potrebbe anche essere maggiore di quella umana (e a volte è assimilabile, ovviamente), solo che forse lavora su meccanismi intellettivi differenti ed è correlata a capacità fisiche altrettanto differenti. Noi umani abbiamo sviluppato nei millenni gli arti prensili e questi, con l’intelligenza a nostra disposizione, ci hanno portato ad esempio a costruire razzi capaci di viaggiare nello spazio, tuttavia siamo noi stessi a stabilire che ciò sia qualcosa che dimostra quanto siamo intelligenti (che invece ci arroghi il diritto di autoproclamarci “razza dominante” sul pianeta è cosa molto meno giustificabile di quanto crediamo, per come la penso io). Ok, è ammissibile e comprensibile ma lo è in base al nostro punto di vista; generalmente non ci viene di considerare che un’intelligenza non umana possa essersi sviluppata in modi diversi, appunto, che poi si manifestano in opere materialmente differenti o magari del tutto immateriali. E se invece fosse veramente così? Se altre creature viventi fossero diversamente (più) intelligenti di noi? Come potremmo capirlo? O, meglio: saremmo in grado di capirlo?

Tutto ciò per dire che a stare con Loki, dicevo, col tempo mi rendo conto di come la sua intelligenza sia qualcosa a sé, cioè qualcosa le cui manifestazioni io possa a volte considerare “intelligenti” e altre volte lo stesso ma in modo meno percepibile e comprensibile se non proprio imperscrutabile, dunque che il “valore” – per così dire – della sua intelligenza sia anche maggiore di quanto io possa credere e sperare e immaginare. Così come mi rendo conto che Loki possiede delle doti che noi umani forse un tempo avevamo ma ora abbiamo sicuramente smarrito – il senso dell’orientamento, ad esempio – oppure una memoria che a volte ha dell’incredibile, senza contare la sensibilità che gli animali hanno nel percepire gli stati d’animo umani, che a volte – altra cosa constatata con Loki – diventa qualcosa che mi viene da definire “preveggenza”, ben sapendo che potrebbe soltanto essere il frutto di una casualità la quale tuttavia, quando i casi diventano numerosi, si fa statisticamente sempre meno probabile. Infine, last but not least, altrettanto percepibile in tutta la sua diversità rispetto agli uomini diventa l’essenza della presenza vicino a sé di un animale come Loki, la differente relazione che si viene a instaurare con esso e che, pure qui, tendiamo a paragonare a quella tra umani commettendo di nuovo un errore – sarebbe forse più assimilabile a quella che si potrebbe ipotizzare tra umani e alieni, se posso fantasticare.

Di sicuro, più passa il tempo e più mi convinco che Loki – ma, nuovamente, cito lui per riferirmi a tutti gli animali con cui possiamo intrattenere rapporti più o meno domestici – sia una creatura ben più intelligente di quanto possa credere e ciò anche, ribadisco, dal momento che non penso di essere in grado di cogliere e comprendere tutta la sua intelligenza e le relative manifestazioni. Ugualmente, sono convinto che, a raccontarvi ciò, ho scoperto l’acqua calda e riferito cose risapute da tanto e da tanti. Tuttavia, la cosa singolare di queste esperienze così apparentemente note e banali è che bisogna necessariamente viverle per poterle realmente comprendere ovvero, come ho detto, per capire che è praticamente impossibile comprenderle del tutto, anzi, che la constatazione di quanto siano in buona parte inconcepibili e sfuggenti è ciò che le rende tanto importanti e necessarie.

Ad eccezione del divano del soggiorno di casa, ribadisco: in tal caso, ciò che pensa Loki al riguardo l’ho appurato e capito pienamente già da un po’.

Un paesaggio, in cielo

Ieri nel tardo pomeriggio, sopra di me, c’era quel tipo di cielo che io definisco “da arcipelago finlandese” – si veda l’immagine qui sopra.
Voi magari ora supporrete: perché un cielo così l’hai visto durante qualche tuo viaggio in Finlandia?
No, non l’ho visto lì. Ovvero, sì, ho visto lì qualcosa di molto simile: ma non in cielo, semmai dal cielo.
Già, perché l’osservazione di quel particolare cielo, ieri, con tutte quelle innumerevoli piccole nuvole distaccate l’una dall’altra e sperse nell’azzurro intenso di fondo, mi ha subito ricordato – da “buon” visionario quale sono – la peculiare veduta aerea delle innumerevoli piccole isole sperse nel blu del Mar Baltico presso il Parco Nazionale dell’Arcipelago Marino, nella Finlandia sudoccidentale:

Una visione simile a quella di talune altre zone lungo le coste scandinave (Finlandia e Svezia sono di gran lunga i paesi al mondo che hanno più isole: quasi 410.000 nel complesso!) ma comunque tipica di questa spettacolare parte del continente europeo.

D’altronde, il bello dello scoprire sempre nuovi paesaggi è che a volte non li si scova soltanto sulla Terra ma pure in cielo o altrove: e, a modo loro ovvero nella loro immaterialità, anch’essi sono “paesaggi” nel senso propriamente culturale del termine, anche se non li può raggiungere – o, forse, proprio in forza di ciò.

N.B.: l’immagine in alto è mia, quella in basso è tratta da Google Earth.

Un test per i No vax

[Immagine tratta da qui.]
Eppure io dico che ai “No vax” e ai cospirazionisti del Covid, ovvero a quello che sostengono, bisogna dare credito, già. Nel senso che la loro opinione, da essi ritenuta assolutamente fondata e innegabile, credo che debba testata e, posta tale loro suprema certezza, penso proprio che saranno essi stessi i primi a felicitarsi di poter essere messi alla prova.

Un test che in fondo è estremamente semplice da compiere: si portino queste persone in mezzo a focolai di Covid-19 oppure dentro le terapie intensive che ospitano malati di Covid (per come lo certifichino medici e scienziati) e si mantengano in loco per il tempo necessario. Essendo tutto ciò un’invenzione o una simulazione di quei medici e di quegli scienziati, in base alla loro opinione, non opporranno alcun diniego a sottoporsi a questa prova, appunto. Se non si ammaleranno o se contrarranno tutt’al più una normale influenza, come di frequente ritengono sia il Covid, può essere che abbiano ragione. Se invece si ammaleranno e, non essendo vaccinati, subiranno le peggiori conseguenze derivanti dal contagio, be’, purtroppo sarà che hanno avuto torto e amen.

In tal caso, buon per loro, resterà comunque qualcosa per il quale non servirà il vaccino e tanto meno il Green Pass:

[Immagine tratta da qui.]

Come compatrioti sterminati

Quello deve essere stato uno degli ultimi orsi della regione. Verso la fine del secolo erano praticamente estinti. Lupi e linci ci avevano lasciato la pelle già prima, adesso era la volta degli orsi. Che smania avevano gli uomini di eliminarli. Avevano paura per i loro animali domestici? Per le pecore e le capre che spesso effettivamente erano vittime del loro appetito? O si trattava piuttosto di un impulso irrazionale: eliminare, cacciare, brama di persecuzione, un po’ come certi popoli che possono provare piacere a eliminare dei compatrioti d’altra etnia?

(Oscar Peer, Il rumore del fiume, Edizioni Casagrande, 2016, traduzione di Marcella Palmara Pult, pag.77.)

Compatrioti: è assai interessante che Peer utilizzi questo termine per mettere in relazione, seppur indiretta ma senza dubbio emblematica, uomini e orsi. Gli uni e gli altri abitanti degli stessi monti, razze diverse e separate ma ciascuna delle quali ha costruito nel tempo la propria comunità alpestre resiliente, su quei monti, dunque comunque per molti versi accomunate in un’unica “storia geografica” peculiare. Finché, come riflette Peer, l’uomo ha rotto la propria relazione armonica con il resto del mondo naturale autoeleggendosi razza dominante e soverchiante, così da arrogarsi il diritto – impulsivo e irrazionale anche perché dall’uomo ritenuto addirittura “piacevole” ovvero appagante la propria brama di dominio, appunto – di perseguitare, eliminare, cacciare, sterminare altre creature i cui diritti di presenza e di sussistenza su quei monti erano gli stessi, non certo minori o secondari perché generati da una comunità inferiore (anzi!), fino al punto di annientarle totalmente.

Ora, persino considerando la necessità di proteggere i propri animali e le proprie cose o i bisogni sussistenziali, non è sul serio un comportamento terrificante e totalmente folle, quello che troppo spesso gli uomini hanno manifestato, e purtroppo di frequente manifestano ancora, nei confronti dei “compatrioti” viventi nei loro stessi territori?