10, 17 e 31 ottobre: tre appuntamenti imperdibili per “re-stare” a Colle di Sogno!

[Cliccateci sopra per leggere la locandina in un formato ben più grande.]
Colle di Sogno, nel territorio comunale di Carenno (Lecco), è uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde, un autentico piccolo/grande tesoro di cultura capace di narrare una storia poetica che sa coinvolgere chiunque. Ugualmente, un “tesoro” peculiare di Colle di Sogno è la sua resilienza, che trova la più solida base proprio nella grande bellezza del luogo, della sua storia e chi ancora lo abita (sette residenti ad oggi, a inizio Novecento erano più di duecento) mantenendolo vivo e vitale agli occhi di chi lo visita. Potete conoscere meglio Colle di Sogno visitando il sito web ufficiale del borgo, qui.

Per la (ri)valorizzazione in termini culturali del borgo di Colle di Sogno, nel 2019 si è avviata una collaborazione tra il Comune di Carenno e l’Officina Culturale Alpes, con il supporto della Pro Loco di Carenno. Il progetto speciale elaborato per il luogo e la sua realtà è significativamente denominato Colle di Sogno, un luogo dove re-stare e intende perseguire una riscoperta e una rinascita del borgo, del suo territorio e del peculiare valore ambientale locale utilizzando come impulso principale e fondamentale l’apertura, l’inclusione e l’esperienza di resilienza degli abitanti, forte attrattore culturale di ulteriori esperienze analoghe per le quali il borgo diventa una location di grande fascino e notevoli potenzialità produttive in tema di cultura, arte, esperienze didattiche e formative, economia circolare, fruizione turistica sostenibile e consapevole. Per tali motivi il progetto ricerca e invita comunità, enti scientifici e accademici, esponenti di associazioni, esperti e studiosi che possano proporre e condividere esperienze e momenti pubblici su diversi temi orientati alla conoscenza culturale, alla consapevolezza ambientale e all’osservazione paesaggistica dei luoghi.

Il progetto, per i motivi pandemici a tutti noti, si è dovuto sospendere nell’ultimo anno e mezzo ma ora, grazie alla autorevole e fondamentale partnership con Silea Spa, finalmente può avere inizio con una mini rassegna diffusa nel corrente mese di ottobre con i tre appuntamenti che vedete nella locandina sopra pubblicata (la potete scaricare e diffondere in formato pdf e jpg) e con alcuni ospiti di grande prestigio: Cristina Busin e Luciano Bolzoni per Alpes e poi Sara Invernizzi, Ruggero Meles e Luca Rota (chi scrive qui, sì), autori della guida Dol dei Tre Signori (Moma Edizioni) che racconta la bellezza dei monti della Dorsale Orobica Lecchese attraverso l’itinerario che la percorre tra Bergamo e Morbegno; Franco Michieli, scrittore, geografo, esploratore, garante internazionale di Mountain Wilderness, il cui ultimo libro è L’abbraccio selvatico delle Alpi (Cai/Ponte alle Grazie); Tiziano Fratus, poeta, scrittore, dendrosofo, opinionista per diversi quotidiani, il cui ultimo libro Alberi millenari d’Italia (IF – Gribaudo) è in uscita nel mese in corso e quella di Colle sarà forse la sua prima presentazione ufficiale.

Trovate tutti i dettagli sulla locandina lì sopra, ma tenete comunque presente che gli eventi si svolgeranno con ogni condizione meteo e nel rispetto delle normative anti-Covid vigenti. I percorsi d’autore prevedono un massimo di 25 partecipanti, ai quali è richiesto il Green Pass. Gli incontri sono invece aperti a tutti. Gli eventi sono gratuiti ma è obbligatoria la prenotazione presso prenotazioni@alpesorg.com, o al 333.772.17.64 (anche Whatsapp).

Dunque, segnatevi le date e partecipate numerosi, perché troverete altrettanto numerosi motivi per lasciarvi affascinare e appassionare da un luogo così particolare come Colle di Sogno e dagli eventi in programma. Se, come scrisse Dostoevskij, «la bellezza può salvare il mondo», be’, Colle di Sogno è uno dei migliori “salvagente” che potrete trovare!

Di cose belle a Colle di Sogno, presto

Tenete ben presente che prossimamente a Colle di Sogno, uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde (ne ammirate qualche scorcio nelle immagini qui sopra, ma può ben essere che qualcuno di voi già lo conosca), accadranno cose molto belle e intriganti. Già.

Tenete d’occhio questo blog oppure i social e a breve ne saprete di più ma, nel frattempo, potete già intuire qualcosa al riguardo qui.

Una guida in buona compagnia

È sempre piacevole visitare un luogo dove sai di trovare tanti buoni amici, alcuni conosciuti bene e da tempo, altri che conosci appena ma sai già che li conoscerai meglio quanto prima, altri invece che non conosci affatto e non pensi nemmeno di farteli “amici”, prossimamente, ma che ti fa comunque piacere vedere, lì insieme agli altri in un “assembramento” tanto variegato quanto gradevole e per nulla pericoloso, anzi, solamente e profondamente benefico dacché in un luogo del genere si può diffondere una “pandemia” che di più salubri non ce ne sono. E poi, d’un tratto, ti trovi di fronte ciò che l’immagine qui sopra mostra, comprendi il senso di tutto ciò che stai osservando e con animo leggero pensi: «Ecco perché mi trovo così bene qui, in questa libreria!»

P.S.: perché sì, quella è la guida escursionistico-letteraria Dol dei Tre Signori, che ho scritto insieme a Sara Invernizzi e Ruggero Meles, ospitata in una libreria della catena “Libraccio” nella quale la potere trovare e ovviamente acquistare (grazie di cuore a Loretta Carsana per la fotografia!), oltre che sulle principali librerie on line e, ancora in questo periodo, come allegato del quotidiano “La Provincia di Sondrio”. Per saperne di più al riguardo cliccate qui, oppure cliccate sull’immagine in testa all’articolo per conoscere ogni dettaglio utile sulla guida. Se invece del volume e delle sue narrazioni (scritte e fotografiche) volete godere qualche intrigante pillola, visitate la pagina Facebook “I Cammini di Orobie”.

Il prodigioso Gantrisch

[Copyright: Switzerland Tourism via swiss-image.ch / Roland Gerth.]
Le Alpi sono notoriamente una delle catene montuose più antropizzate al mondo – se non la catena più antropizzata – e lo sono nel bene e nel male: da un lato offrono ancora oggi mirabili esempi (seppur rari, soprattutto rispetto a un tempo) di armonia e equilibrio tra territorio naturale e presenza umana, dall’altro subiscono infrastrutturazioni spesso troppo pesanti e invasive, in primis dove si pretende di adattare il territorio alpino al turismo di massa. Ma ci sono pure, nelle Alpi, delle zone quasi “prodigiose”, se così posso dire, nelle quali il paesaggio alpino si presenta con magnificenza e fascino assoluti nonostante la presenza dell’uomo sia evidente e, ancor più, sebbene città anche grandi e importanti siano in vista, poste a soli pochi km di distanza, mentre di contro il turismo troppo invasivo sembra quasi ignorarle, anche a prescindere che tali territori siano in qualche modo sottoposti a protezione (il che non è un’automatica certezza di salvaguardia dal turismo massificato o da interventi antropici fuori luogo, d’altronde: le Alpi italiane presentano alcuni tristi esempi al riguardo – certe zone del Parco Nazionale dello Stelvio, per dire).

Una di tali zone prodigiose, che ammetto di conoscere poco e che vorrei esplorare meglio, appena possibile, è il Gantrisch, in Svizzera, un territorio montano di carattere prealpino (che prende il nome dalla sua vetta più elevata) designato nel 2012 “Parco Naturale Regionale”, posto tra le città di Friburgo, Thun e Berna la cui periferia meridionale è già posta sul limite del parco. È un luogo veramente sorprendente per come, mantenendo in vista i tetti delle grandi città citate e del loro hinterland urbanizzato, sappia donare una sensazione di naturalità profonda e viva nonché di distacco intenso dal mondo antropizzato, al contempo mostrando chiaramente l’impronta storicizzata della presenza umana sul territorio che tuttavia rivela una relazione con il luogo di rara armonia. E il Gantrisch sorprendente lo è, anche, perché in base ai modelli turistici classici e alquanto opinabili così diffusi sulle Alpi che renderebbero le sue montagne assai sfruttabili in tal senso, lo sono invece quasi per nulla (ci sono solo due piccoli impianti di risalita per sciare d’inverno, per dire), conservando dunque un aspetto che, nel suo equilibrio tra Natura e presenza umana, risulta oltre modo affascinante, quasi poetico oltre che paesaggisticamente (ovvero esteticamente, anche) spettacolare.

Se cliccate sull’immagine in testa al post ne potrete sapere di più, sul “prodigio” del Gantrisch e sul suo Parco Naturale; io poi, ribadisco, prima o poi ci andrò e, nel caso, vi racconterò, ecco.

N.B.: le immagini sono tratte da www.myswitzerland.com.

La “rivoluzione gentile” di ALT[R]O Festival

C’è un modo di frequentare e fruire le montagne, ad esse imposto da un immaginario che con i territori di montagna nulla o quasi aveva ed ha a che fare, che è ormai giunto al capolinea, palesemente superficiale, decontestuale, fuori dal tempo e dalla realtà correnti e ancor meno proteso al futuro, anzi, al contrario avviluppato ad una visione dei monti obsoleta e rovinosa.

Ecco perché un evento come ALT[R]O Festival, dopo soltanto tre edizioni – la prossima è imminente, si terrà il 25 e 26 settembre tra Sondrio e la Valmalenco – sta già diventando un appuntamento emblematico e illuminante, generando attorno a sé un interesse notevole e un consenso crescente di pubblico. Perché ALT[R]O Festival offre finalmente e concretamente una diversa visione della frequentazione montana attraverso narrazioni rinnovate e innovative che riportano alla luce l’autentica e ancestrale bellezza dei monti e il loro valore assoluto, così necessario a poter vivere con la montagna un’esperienza veramente piena e ancor più nuovamente consapevole: qualcosa che quelle strategie di frequentazione turistica prima citate da tempo non offrono più, anzi imponendo visioni distorte e degradanti delle terre alte e della loro cultura. Ma non solo o, per meglio dire, non per unico suo merito ALT[R]O Festival sta avendo un successo così crescente: a fronte delle sue affascinanti e coinvolgenti proposte, il festival riesce proprio a intercettare l’altrettanto crescente sensibilità e interesse delle persone verso una frequentazione della montagna non più condizionata in modalità turistiche massificate e banalizzanti, non più mediata da artifici, finzioni, slogan e convenzioni da “non luogo” e finalmente cosciente, ribadisco, di tutto ciò che la montagna può offrire quando finalmente liberata da tutto ciò che gli viene imposto – che è infinitamente di più rispetto a ciò che il “turismo” convenzionale ormai propone.

Ormai, gli unici a non capire quanto sia cambiata la frequentazione dei monti e come continuerà a evolvere in tale senso negli anni futuri sono certi amministratori locali ben poco attenti al bene dei propri territori e, ad essi sodali, alcuni imprenditori unicamente sensibili ai propri tornaconti personali: diventeranno sempre più come quei vecchi soldati giapponesi che, rimasti isolati su alcune isole del Pacifico, erano convinti che la Seconda Guerra Mondiale non si fosse ancora conclusa! Per tutti gli altri amanti delle montagne, ALT[R]O Festival sta conducendo una piccola/grande “rivoluzione”, gentile tanto quanto determinata alla quale è e sarà bellissimo partecipare. Michele Comi ne tratteggia il senso e la sostanza nel bell’articolo uscito su “L’Ordine” domenica 19 settembre e sopra riprodotto (cliccate sull’immagine per ingrandirla e rendere il testo più leggibile) mentre per essere parte della rivoluzione di ALT[R]O Festival, cliccate qui per visitare il sito web e conoscere ogni dettaglio utile al riguardo.