La vicenda del presunto “sabotaggio” della pista di bob di Cortina, ovviamentefinita in nulla perché basata su una palese falsità messa in giro da personaggi a dir poco indegni, è l’ennesima dimostrazione della disdicevole gestione delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un evento che avrebbe potuto dare lustro e innumerevoli vantaggi all’Italia per lungo tempo e invece rischia di rappresentare da subito e per diversi aspetti un disastro.
[Il “sabotaggio” era questo. Immagine tratta da www.ilpost.it.]D’altro canto ciò è inevitabile se si articola la gestione di un evento del genere in maniera ideologica e strumentale a fini che con l’evento non c’entrano nulla, senza elaborarvi intorno delle visioni strutturate e con esse costruirvi un progetto di lungo termine a beneficio dei territori coinvolti (e, per carità al riguardo non si tiri fuori la baggianata della “legacy olimpica”!). Invece, al netto delle opere e della loro bontà, si sta dando corso all’ennesimo teatrino italico fatto di affarismi, incompetenze, meschinità, personalismi, bassezze nonché di noncuranza verso le istanze delle comunità locali, tagliate fuori da qualsiasi dinamica partecipativa legata non solo all’evento ma soprattutto alla gestione da esse abitati. Cosa ancor più grave se si considera che stiamo avendo a che fare con territori montani bellissimi, pregiati, delicati, bisognosi di attenzioni e di cure specifiche, non di menefreghismi e imposture.
Lunedì 28 aprile prossimo sarò al 73°Trento Film Festival, uno dei più importanti eventi dedicati alla cinematografia e alla cultura di montagna al mondo, per presentare nella sezione T4Future (Trento Film Festival For Future) Montagne, l’atlante geomontano edito da Topipittori con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
La presentazione è in programma il 28/04 alle ore 16.30 nello spazio T4Future in Piazza Fiera, a Trento; in realtà ce ne sarà un’altra di presentazione del libro, alle 14.30, ma riservata a quattro classi della scuola primaria. Dunque, due occasioni per presentare Montagne di tono differente e variamente divertenti ma entrambe per me assolutamente intriganti e, spero per tutti, coinvolgenti!
T4Future è la sezione indipendente del Trento Film Festival dedicata alle nuove generazioni: scuole, insegnanti, bambini e bambine, famiglie.
Propone un ricco programma di proiezioni, laboratori e attività – sia durante tutto l’anno scolastico che durante l’edizione del Festival – pensato per favorire l’educazione all’immagine e promuovere tematiche legate allo sviluppo sostenibile, alla tutela dell’ambiente e all’educazione alla cittadinanza attiva.
Per l’anno scolastico 2024/25 T4Future Scuole propone Giovani attori di tras-formazione globale, un progetto ampio e strutturato realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, dedicato a scuole di ogni ordine e grado con un programma articolato di educazione all’immagine – proiezioni, laboratori, produzioni video e new media, un kit didattico e una piattaforma dedicata – per promuovere competenze trasversali legate ai temi della sostenibilità, inclusione e pace grazie ad una maggiore consapevolezza teorica e pratica, del linguaggio audiovisivo.
Per avere maggiori informazioni sulla presentazione cliccate qui, mentre trovate l’intero programma di T4Future con tutti gli appuntamenti proposti qui. Per saperne di più su Montagne, invece, date un occhio qui.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono state un successo!
Già.
Diranno così, appena conclusi i Giochi.
Ma vado con ordine.
Manca meno di un anno dall’inizio delle Olimpiadi e ancora molte opere sono in alto mare o quasi. Tuttavia vedrete che per febbraio 2026 quelle necessarie ai Giochi saranno pronte e allora diranno delle «grandi capacità italiane», dell’«efficienza della macchina olimpica», di quanto sia stato «bravo» questo e quello, eccetera. Ci si sta già preparando al riguardo, d’altronde – ah, giusto, dimenticavo l’ormai superclassico «miracolo italiano»:
Poi le gare olimpiche in sé andranno come andranno, agonisticamente parlando, e appena finite le Olimpiadi diranno che sono state «un grandissimo successo», probabilmente «le più belle mai fatte», «grande orgoglio italiano/lombardo/veneto», che i visitatori saranno stati tot miliardi e altri tot miliardi i telespettatori e tutti si daranno gran pacche sulle spalle facendosi reciprocamente i complimenti e alzando le dita al cielo nel segno della vittoria.
Poi, per un paio d’anni, diranno dell’“eredità/legacy olimpica”, dell’indotto, di quanti miliardi i Giochi hanno fatto guadagnare ai territori, di quanti turisti avranno attirato nelle località olimpiche, del tot per cento di aumento delle presenze. Nel frattempo, molte delle opere rimaste incompiute languiranno tra vari problemi tecnici e burocratici e mancanza di fondi.
Poi, negli anni successivi, cominceranno a saltar fuori i debiti, i buchi di bilancio, i danni economici e ambientali ai territori, nel mentre che alcune opere olimpiche subiranno i primi degradi e qualcuno già parlerà di abbattimenti e riconversioni. I tanto decantati indotti a favore dei territori olimpici saranno già svaniti nel nulla e dell’eredità olimpica nessuno ricorderà più niente. A parte quelli che da essa alla fine avranno ottenuto solo danni, bontà loro.
Ecco.
Scommettiamo che andrà così?
In fondo è una storia già scritta (il “libro” di Torino 2006 è lì da leggere, chissà come mai gli organizzatori di Milano-Cortina 2026 non citano mai quei Giochi o ne parlano come fossero avvenuti un secolo fa quando invece sono passati solo vent’anni!), è un testo che non può variare perché non varia la mentalità e l’atteggiamento versi i territori e le comunità coinvolte di chi tiene le redini politiche e amministrative di essi in generale e di questi eventi nello specifico. Anzi, sono pure peggiorati col tempo.
Be’, questo è quanto. Ci risentiamo tra quale anno e, nel frattempo, buona fortuna a tutti, che ce n’è proprio bisogno!
Peraltro ad avvio lavori, poco più di un anno fa, avevano detto che la pista sarebbe costata 81,61 milioni di Euro. Siamo a più del 45% di aumento, e non è ancora finita.
Bene, ribadisco: appuntiamoci e ricordiamoci tutto quanto. Ne riparleremo tra qualche anno: secondo me sarà l’ennesima vergogna italiana. Secondo voi come finirà?
Il report “Neve Diversa” 2025, curato da Legambiente e presentato lo scorso 13 marzo a Milano, propone come caso emblematico in un capitolo significativamente intitolato “Quando la montagna non guarda oltre: brutti progetti e cattive idee” il paventato collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e Lizzola, sulle Prealpi Bergamasche, che da qualche tempo sta alimentando un vivacissimo dibattito in forza dell’enorme costo previsto (quasi 80 milioni di Euro, la gran parte pubblici) per un comprensorio piccolo, quasi interamente a quote inferiori ai 2000 metri, privo di capacità concorrenziale con altri e notevolmente impattante sul territorio coinvolto.
Al dibattito ha partecipato anche il Club Alpino Italiano di Bergamo con le proprie sezioni e sottosezioni, che hanno assunto con sollecita e ammirevole determinazione una presa di posizione sostanzialmente contraria ma aperta al dialogo sul tema delle alternative possibili per il territorio in questione e ben più consone del modello monoculturale sciistico proposto.
Da subito a fianco dei Cai bergamaschi si è posto il Gruppo Regionale del Cai Lombardia il quale, sotto la guida dell’attuale presidente Emilio Aldeghi, ha messo in atto una ben determinata attività a supporto di istanze per la salvaguardia di luoghi della montagna lombarda minacciati da progetti di turistificazione invernale e estiva particolarmente impattanti dal punto di vista ambientale.
Di questi temi e dell’emblematico caso di Colere-Lizzola ne ho parlato proprio con il presidente Aldeghi per “L’AltraMontagna” (cliccate sull’immagine per leggere l’intervista):