Questo è un post off topic rispetto ai temi che abitualmente tratto qui sul blog, ma al quale tengo molto.
Riguardo l’episodio della bambina migrante salvata e unica superstite di un natante affondato con decine di altre persone a bordo, tutte disperse ergo decedute, leggo sui giornali che avrebbe «riacceso i riflettori» (espressione giornalistica tipica, in questi casi) sulla questione dei flussi migratori irregolari nel Mediterraneo.
[Immagine tratta da mediterranearescue.org.]Ma non è certo questo il punto di tale notizia diffusa in simili circostanze, semmai il punto vero è che quei riflettori siano spesso spenti e vengano riaccesi per qualche momento solo in presenza di una tragedia con numerosi morti – perché se i morti sono pochi l’interruttore per accenderli non viene nemmeno sfiorato.
Personalmente trovo questa situazione, ormai cronica, barbaramente spaventosa e inaccettabile. O si trova finalmente il modo di non costringere le persone a lasciare i loro paesi d’origine per migrare, facendo una reale pressione sui rispettivi governi affinché garantiscano condizioni di vita dignitose alle loro popolazioni (vi ricordate il «aiutiamoli a casa loro»? Ecco, il solito quaquaraquà propagandistico), oppure, se i migranti prendono la via del mare e in qualsiasi modo lo facciano, vanno salvati. Lo sanciscono le convenzioni giuridiche internazionali (che peraltro sono leggi di valore sovranazionale che non può essere in alcun modo scavalcato dagli stati nazionali), ma ancora di più lo sancisce il fatto di essere umani. La gestione politica dei flussi migratori, qualsiasi essa sia, viene dopo: prima si salvano le vite. Punto. In dieci anni nel solo Mar Mediterraneo sono scomparse più di 31.000 persone, molte delle quali bambini: è scandaloso, intollerabile, una macchia di vergogna ormai indelebile sulla “bella immagine” della civile e democratica Europa, che poi puntualmente versa lacrime di coccodrillo per qualche attimo e appena dopo spegne di nuovo i suddetti “riflettori” così che nel buio non si veda e non ci accorga più di nulla – ma intanto accende le luci natalizie augurando “pace e bene” a tutti. Proprio!
Da anni sostengo, per quel poco che posso, alcune Ong che tra le attività umanitarie svolte contemplano quelle SAR nel Mediterraneo. Ne sono fiero e spero di poter continuare questo sostegno ancora per lungo tempo. Ribadisco: per quanto mi riguarda non è per nulla una questione politica, qualsiasi cosa ciò possa significare, ma è antropologica, sociologica, culturale e, innanzi tutto, di umanità. E basta.
Ore 07.30, cielo coperto, nebbie sfilacciate sulle cime, nevischio, freddo. Una giornata perfetta per andare in montagna, conveniamo io e il segretario personale (a forma di cane) Loki!
Così andiamo e la montagna, di solito tra le più frequentate di tutte le Alpi, oggi è quasi tutta nostra: è bizzarro trovare il grande parcheggio praticamente vuoto, non incrociare nessuno sui sentieri, non udire del vociare umano nei prati o nelle baite – ma forse dovrei pensare che è “bizzarro” il contrario, per certi versi.
La montagna è assopita in un silenzio che la neve fresca caduta la notte prima rende ancora più avvolgente. Mi diverto a sentirla crocchiare sotto le suole delle scarpe e a cercare dal suono di indovinarne la densità. È uno dei rumori più piacevoli che si possano sentire, camminando nella natura, e qui lo è anche di più visto come stia diventando ormai raro.
In verità non siamo del tutto soli: il segretario Loki ogni tanto punta occhi e corpo verso il folto del bosco, intercettando infallibilmente qualche presenza. Io non vedo nulla, ma forse quel tonfo sordo appena sentito non era provocato dalla caduta al suolo di un grumo di neve da qualche albero.
Torniamo all’auto a metà pomeriggio fendendo la nebbia che ora avvolge la zona. Persone incrociate sui sentieri percorsi dalla mattina, in totale: quattro. Ci fosse stato il Sole, e magari una temperatura mite come di questi tempi spesso accade, ci sarebbero voluti due zeri dopo quel numero
In montagna non esistono “brutte” giornate (a meno che non ci si trovi sul K2 o sul Cerro Torre, ovviamente!), ma solo giornate più o meno “confortevoli” per come noi vogliamo intenderle. È comprensibile, senza dubbio, però certe volte sono proprio le giornate “brutte” a regalare dei momenti di insperabile e inopinata bellezza, quei momenti che non si direbbero tali e d’altro canto solo vivendone gli attimi li si può riconoscere. Sarebbe stato un vero peccato non goderne: a volte è il comfort interiore quello che conta veramente.
Sabato prossimo 7 dicembre, a Pontida, nell’Auditorium del celebre Monastero locale, si terrà la presentazione di OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida, il nuovo volume della collana “Oltre” curata da Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni dedicato al comune della Val San Martino e al suo peculiare territorio. Come nel precedente volume (Oltre il Confine) dedicato all’intera valle posta tra la bergamasca, il lecchese e la Brianza, anche in questa nuova opera, con i saggi degli altri prestigiosi autori, ce n’è uno a mia firma dal titolo significativo e, a modo suo, “programmatico”: Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci. È il resoconto, o se preferite il diario, di una deriva psicogeografica attraverso l’intero territorio di Pontida, accompagnato dalle narrazioni degli abitanti e della loro relazione con il luogo, alla ricerca della sua anima più autentica e identitaria che ho poi cercato di raccontare sulla base delle personali percezioni raccolte durante le numerose esplorazioni. Ne esce un resoconto multiforme, di matrice antropologica ma dallo spirito geopoetico, che unisce il paesaggio esteriore e i paesaggi interiori in un’unica visuale profonda che, mi auguro, racconta il luogo-Pontida in un modo insolito, differente e particolare.
Ma, lo ribadisco, il mio testo ha il privilegio di essere tra quelli oltre modo prestigiosi e affascinanti di altri notevoli autori: Gian Luca Baio, Alberto Bianchi, Fabio Bonaiti, Pierluigi Donadoni, Augusto Fumagalli, Valerio Gelmi, Vito Intini, Sara Invernizzi, William Limonta, Marco Macconi, Alberto Mauri, Matteo Nicodemo, Stefano Perico, Claudio Prandi, Tosca Rossi, e Alessia Scaglia. Tutti insieme invitiamo innanzi tutto il lettore ad andare oltre ad almeno tre stereotipi che, di fatto, hanno caratterizzato il panorama editoriale dedicato a Pontida negli ultimi trent’anni: le vicende legate al Monastero benedettino fondato nel 1076, quelle legate al tradizionale Giuramento del 7 aprile 1167 tramandatoci dalla storiografia e quelle che fanno di Pontida un centro rinomato per le vicissitudini politiche risorgimentali, e contemporanee, ispiratesi al mito della Lega Lombarda.
Quindi lo accompagniamo con una serie di “racconti” aventi come protagonista una Pontida diversa dalle aspettative, frutto di nuove ricerche e studi: andando oltre il Giuramento, appunto, emergono i cognomi e le vicende storiche delle famiglie pontidesi, uno sconosciuto musicista dell’Ottocento, il fenomeno migratorio verso le Americhe, le trame murarie e vegetali che delineano il paesaggio, l’eco di borghi rurali ormai perduti, la costruzione di una scuola che si avvia a compiere cent’anni, il singolare rapporto fra gli abitanti e il Monastero, le potenzialità turistiche del territorio, il “mio” Genius Loci delineato dalle psicogeografie del paese e molto altro.
[Uno scorcio di Pontida dai boschi prospicienti il centro abitato, còlto durante una delle mie derive psicogeografiche lo scorso marzo 2024.]Sullo sfondo, trasversale a tutte le narrazioni ed esplorato sia a livello storico tramite lo studio delle fonti storico-catastali ottocentesche sia in chiave odierna attraverso la voce degli attuali interpreti, emerge poi l’importante tema della viticoltura e della produzione del vino, attività agricola che affonda le proprie radici nel Medioevo pontidese, attraversa i secoli e giunge sino a noi grazie all’attività di sapienti viticoltori e cantine che ancora oggi ne conservano la tradizione trasformandola in fattore di sviluppo culturale ed economico.
Il volume, che è di valore notevolissimo e non lo dico affatto perché ci sono dentro pure io – se e quando lo avrete tra le mani ve ne renderete conto subito – contiene 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici e 6 contributi di appendice. Il tutto, interamente tradotto in inglese, impreziosito di immagini inedite e nel segno dell’alta divulgazione o, meglio, di una divulgazione “oltre”, per raccontare suggestioni al lettore e, una volta chiuso e riposto il libro, invitarlo a visitare Pontida di persona e non da meri turisti ma da viaggiatori autenticamente consapevoli in grado di conoscere veramente il luogo, fuori e dentro la sua anima peculiare.
Dunque, l’appuntamento che vi propongo è per sabato a Pontida, con il caloroso invito a partecipare alla presentazione: Oltre il Giuramento lo merita assolutamente e ciò non vale solo per chi è del posto. Anzi: il valore divulgativo, letterario e editoriale del volume anche stavolta veramente va “oltre” e si fa viepiù assoluto, ve lo assicuro.
Non lo dico per mancanza di rispetto, anzi, ma leggere l’articolo di ieri de “La Provincia-Unica TV”, uno dei principali organi di informazione nei territori di Lecco e Sondrio, sulla situazione delle piste da sci del comprensorio dei Piani di Bobbio, un moto spontaneo di ilarità lo genera. «Itb, imprese turistiche barziesi, sperava di poter esordire già questo week-end. La neve è stata sparata e le piste sono già perfette, se è per questo» vi si legge.
Ecco la “perfezione” delle piste dei Piani, ieri alle 13.20:
Cliccate sull’immagine per ingrandirla. Proprio perfette le piste, vero?
Prosegue l’articolo: «Ma il meteo ci ha messo lo zampino: nonostante il sereno (che di solito in inverno vuol dire freddo), prima sono arrivati i forti venti che hanno disperso la neve “sparata” dai cannoni. Poi ci si è messa la temperatura insolitamente alta, sempre da un minimo di 6 a un massimo che, domenica, potrebbe arrivare a 13 gradi.» «Insolitamente alta»? Be’, in questi anni di cambiamento climatico e riscaldamento termico così evidenti soprattutto sulle montagne, la cosa (purtroppo) veramente insolita è trovarci temperature basse, da montagne “di una volta” insomma, quelle che sempre di meno si potranno constatare visto il trend climatico soprattutto alle quote inferiori ai 2000 metri ove si trovano anche i Piani di Bobbio.
[Un dettaglio delle “piste perfette” alle ore 14.00 del 28 novembre. L’immagine viene sempre da qui.]Ribadisco: nulla contro il cronista, che evidentemente ha ritenuto in quel modo di aver fatto un buon lavoro – non avrebbe pubblicato l’articolo. Tuttavia, sugli organi di informazione se ne leggono, vedono e ascoltano spesso di resoconti del genere, e a volte quella che potrebbe sembrare una narrazione “favorevole” agli interessi (legittimi) dello sci su pista, rischia sempre di più di trasformarsi in un boomerang informativo-culturale che mette alla berlina non solo lo sci stesso ma pure le montagne che lo ospitano. Forse questo è un effetto ennesimo e “collaterale”, ma altrettanto inesorabile, del cambiamento climatico in corso e di ciò che sta comportando sulle narrazioni che alimentano l’immaginario diffuso circa la montagna invernale. Una montagna che, a quanto pare, sovente sta altrove anche rispetto a chi la vuole raccontare.
P.S.: sia quel che sia, speriamo che presto cada dal cielo neve vera per il bene di tutti, come anche a Bobbio accadeva regolarmente fino a qualche anno fa. Ecco.
Quale montagna volete per voi stessi che la abitate e la frequentate?
Quale futuro volete e vorreste per le vostre montagne, e per i vostri figli e nipoti?
Quando osservate le vostre montagne, cosa pensate di esse? Cosa pensate che siano per voi? E come vi sentite nel mentre che le osservate?
Quali diritti, quali doveri, quali responsabilità percepite nei confronti del territorio montane che abitate e vi accoglie?
Cosa volete essere voi, da qui al futuro, per le vostre montagne se vorrete continuare a viverle, abitarle e frequentarle?
Cosa vorreste che pensasse e ricordasse chi viene e verrà in futuro a visitare le vostre montagne?
Per formulare risposte adeguate bisogna sempre porsi prima delle buone domande.
A volte sembra che chi «faccia cose» in montagna si dia le risposte senza prima porsi nemmeno una domanda. In questo modo le presunte «risposte» non avranno alcun valore effettivo e di contro genereranno inevitabilmente conseguenze deleterie, a volte irreparabili.
[Veduta dei monti dell’alta Valle Seriana, sopra Lizzola, con al centro il Pizzo Coca, la maggiore vetta delle Orobie. Immagine di Giorgio Guerini Rocco tratta da www.outdooractive.com.]Ne parliamo questa sera a Clusone (Bergamo), con un focus sul territorio montano dell’alta Valle Seriana, ma sono discorsi, temi, domande, e relative risposte, che valgono per tutte le nostre montagne. Se siete della zona o nei paraggi, è importante che possiate partecipare e, se volete, dire la vostra. O dare le vostre risposte a quelle domande.
Per saperne di più cliccate sulla locandina lì sopra.