Domani 24/02, live su Radio Gwen

Domani, venerdì 24 febbraio dalle ore 17 alle 18.30 su Radio Gwen, avrò l’onore e il piacere di essere tra gli ospiti della puntata #5 di “Edizione Straordinaria”, la trasmissione dell’emittente svizzera dedicata all’attualità curata e condotta da Andrea Palamara e Laura Donato, che questa volta si occuperà del riscaldamento globale in montagna, delle conseguenze sulle nostre abitudini e sulla frequentazione dei monti, e sulle prospettive future al riguardo. Insieme a me interverranno Marco Gaia, capo settore analisi e previsioni del Centro di Meteorologia e Climatologia di MeteoSvizzera, Stephan Romer, direttore marketing di Monte Tamaro, e Maurizio Dematteis, scrittore, giornalista e autore del libro Inverno liquido.

Per saperne di più e ascoltare Radio Gwen, cliccate qui. Ci sentiamo domani on the air!

Martedì, su “Valsassina News”

Nel mentre che qualcuno vorrebbe installare nella conca dei Piani di Artavaggio una nuova seggiovia per riportarvi lo sci su pista, come se la località fosse ferma agli anni Settanta, il CAST – Centro di Studi Avanzati del Turismo dell’Università di Bologna produce un report su “turismo, sostenibilità e sviluppo territoriale” e indica al riguardo tre modelli di sviluppo ritenuti per diverse ragioni esemplari: Allgäu in Germania per il turismo del wellness, Cervinia per lo sci su pista e la Valsassina per la differenziazione dell’offerta turistica, citando nello specifico i Piani di Artavaggio specializzati «in sci di fondo, ciaspolate e attrazioni per famiglie».

Posta una tale prestigiosa attestazione accademica, la cui importanza emblematica è inutile rimarcare, la domanda che da mesi tutti (o quasi) si pongono diventa ancora più pressante: perché ricostruire seggiovie e riportare lo sci su pista a Artavaggio?

Ho espresso le mie considerazioni al riguardo in un articolo pubblicato martedì scorso, 21 febbraio, su “Valsassina News”, la cui redazione ringrazio di cuore per l’attenzione e lo spazio dedicatomi. Cliccate sull’immagine qui sopra per leggerlo.

Ghiacciai e montagne (e noi) a Monza, lunedì 27/02

Lunedì 27 febbraio, alle ore 15 presso l’auditorium del Liceo Scientifico Statale Paolo Frisi di Monza, interverrò nel secondo appuntamento dell’edizione 2022/2023 di “Viaggio verso l’altrove”, la rassegna dei pomeriggi culturali curata dal Liceo, in una conferenza intitolata Ghiacciai e montagna: l’altrove che ci riguarda. Tra storia, cultura e scienza: come li vediamo, come sono e come saranno. Con me ci sarà il paleoglaciologo Claudio Artoni e, a moderare l’incontro, lo scrittore e giornalista Luca Serenthà. Insieme proporremo un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso le nostre montagne, esplorandone la relazione storica dell’uomo con esse, l’elaborazione culturale dei loro paesaggi, l’intreccio tra evidenze scientifiche e aspetti umanistici e riflettendo sugli immaginari attraverso i quali le vediamo e le frequentiamo, nel contesto della crisi climatica in corso e di ciò che ci aspetta nel tempo a venire. A guidarci in questo affascinante viaggio saranno i ghiacciai, da sempre elementi identitari e referenziali delle montagne oltre che soggetti scientifici fondamentali nello studio delle terre alte, che dal presente sanno raccontarci molto del passato e del futuro non solo dei monti ma pure di tutti noi.

La partecipazione all’incontro, come a tutti quelli della rassegna, è aperta e a ingresso libero per studenti, docenti, genitori e cittadinanza: dunque sono ben felice di invitarvi sperando che possiate partecipare e assicurandovi che, insieme, compiremo un viaggio alpino assolutamente intrigante.

Per saperne di più, sull’incontro e su tutta la rassegna in corso, cliccate sulla locandina lì sopra oppure qui.

Sabato sera, a Erba, per il San Primo

È stato per me un privilegio aver partecipato all’incontro di sabato sera a Erba sulla questione del Monte San Primo, contestualizzata nella presentazione di Inverno Liquido, il libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli sulla fine dello sci di massa e sulla riconversione turistica delle montagne nell’epoca della crisi climatica, e poi approfondita dai numerosi interventi dal pubblico che ha riempito totalmente la sala dimostrando autentico attaccamento e passione non solo per la causa di salvaguardia del San Primo dai paventati e dissennati progetti di sviluppo turistico proposti dalle amministrazioni locali ma soprattutto per la montagna stessa, il suo meraviglioso territorio, l’inestimabile paesaggio, la sua storia, la cultura e le speciali peculiarità che la rendono tra le più belle delle Prealpi lombarde e non solo di quello.

È stato un privilegio e una fortuna, per me, chiacchierare con Maurizio Dematteis intorno a un libro così emblematico e ai temi fondamentali che tratta – ciò anche per la grande esperienza al riguardo di Dematteis, direttore dell’Associazione Dislivelli la quale da anni rappresenta uno dei soggetti di studio, ricerca e progettualità a favore delle montagne più avanzati in Italia. Ugualmente è stato un piacere ascoltare impressioni, idee, opinioni, critiche, proposte di chi è intervenuto dal pubblico, cogliendo le diverse visioni, sensibilità, relazioni verso il Monte San Primo e il dialogo intessuto da ciascuno con il suo Genius Loci, così drammaticamente assente, invece, nelle proposte turistiche presentate dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio. Non per nulla la nascita del Coordinamento per la difesa del San Primo rappresenta a sua volta un “caso” speciale: constatare l’unione di intenti e d’azione di ben trentuno associazioni, di varia estrazione dacché non solo afferenti alla sfera ambientalista, unite in primis dalla constatazione dell’ineludibile necessità di salvaguardare un territorio così bello, prezioso, paesaggisticamente emblematico, è veramente qualcosa di emozionante e stimolante.

Lo è anche per come questo movimento dal basso, con la sua stessa nascita e con le sue iniziative, metta in evidenza la grande lontananza se non l’inquietante alienazione di certa politica dai territori che amministra e che vorrebbe rendere una sorta di “affare privato” attraverso una gestione totalmente fuori contesto e ignorante della realtà effettiva del luogo e del tempo che viviamo, verso la quale non si può che pensare male. Un movimento il quale dimostra bene che il paesaggio siamo noi tutti, è ciò che ci identifica e di contro rispecchia la nostra cultura, dunque chiunque deve impegnarsi per la sua salvaguardia e per il suo sviluppo più consono e virtuoso esattamente come se dovesse difendere e salvaguardare se stesso, la propria identità, il proprio futuro. Come se difendesse casa propria, insomma. Oltre che – evidenza assolutamente non trascurabile – per “difendere” dallo spreco cinque milioni di Euro di soldi pubblici: anche questi roba nostra, di tutti noi, che magari sul San Primo potrebbero essere spesi molto meglio, come a Erba si è ben illustrato, e in modi non così impattanti, banalizzanti e degradanti.

D’altro canto, parliamoci chiaro: accettereste voi che un impresario venisse a casa vostra e la rovinasse, pretendendo pure di essere pagato salatamente? Ecco.

P.S.: di seguito i link ad alcuni articoli che – al momento e salvo mie sviste – danno conto della serata di sabato a Erba:

Per chi invece non abbia potuto essere presente alla serata, ecco qui la registrazione completa della diretta, effettuata da Ecoinformazioni.com, che ringrazio per l’ottimo e prezioso lavoro svolto.

Comunicare la “Montagna Sacra”

Il progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso”, dopo la presentazione pubblica ufficiale avvenuta lo scorso 26 novembre presso il Museo Nazionale della Montagna di Torino e la conseguente, necessaria “metabolizzazione” dei suoi contenuti – in corso da tempo, a dire il vero, ma certamente divenuta più compiuta dopo la suddetta presentazione, anche rispetto ad alcuni fraintendimenti al riguardo – sta programmando le prossime iniziative attraverso cui il Comitato promotore – del quale mi onoro di far parte, spero motivatamente – vuole accrescere la presa di coscienza intorno ai temi basilari del progetto e concretizzarne nella realtà la valenza.

D’altro canto sono temi fondamentali, questi, non solo per il Monveso di Forzo ma per tutte le nostre montagne, la loro realtà e il futuro che le aspetta e aspetta tutti i frequentatori di qualsiasi vetta. Per questo siamo ben consci che il progetto de “La Montagna Sacra” debba essere raccontato il più possibile e con crescente diffusione, stante la sua potente valenza emblematica e le innumerevoli possibili e proficue ricadute concrete nei territori montani in merito alla loro salvaguardia – potenzialmente in ogni territorio che subisca “turistificazioni” aggressive e invasive, ed è inutile rimarcare quanti ve ne siano un po’ ovunque, soggiogati a tali pratiche degeneranti non solo dal punto di vista ambientale. In tal senso il progetto ha tutti i crismi per diventare “iconico” e rappresentare un nuovo o differente modus operandi  facilmente applicabile con la sua filosofia concreta e pragmatica alla sostanza della gestione (politica e non solo) dei territori naturali di pregio e alla necessaria ricostruzione di una cultura ambientale consapevole, base indispensabile per qualsiasi buon sviluppo futuro delle montagne e non solo.

Queste sue caratteristiche, dunque, richiedono una comunicazione conseguentemente innovativa e efficace, che si affianchi a quella più classicamente “istituzionale” e che possa ampliare la possibilità di informazione al riguardo senza con ciò pretendere di imporre verità dogmatiche, anzi, agevolando il dibattito sempre necessario (e necessariamente costruttivo). Una comunicazione come quella offerta dal contributo sulla “Montagna Sacra” di Elena Gogna per “Lifegate”, che a quanto si può constatare dai riscontri social funziona veramente bene: