





«Le Olimpiadi sono sostenibili!»
Certamente chiedere conto di certi temi all’attuale Presidente della Giunta Regionale della Lombardia durante un recente convivio offerente abbondanti dosi di ottimo vino non è il massimo; d’altro canto, mi sembra di poter dire, non è che in circostanze diverse la situazione cambi e comunque la pur pregiata produzione enologica valtellinese non può e non deve permettere al massimo rappresentante politico regionale di proferire falsità riguardo la sostenibilità delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 come ha fatto nell’intervista concessa a Unica TV! (Andata in onda nel TG del 19 settembre scorso; cliccate sull’immagine lì sopra per vederla.)
Al di là delle iniziali affermazioni fuori contesto proferite nell’intervista (vedi sopra), bastano poche domande per svelare l’infondatezza di quanto sostenuto dal Presidente lombardo: se le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono così “sostenibili”, perché le opere non vengono assoggettate alla VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, come imporrebbe la legge? Forse perché si sa benissimo che, se valutate adeguatamente, le “Olimpiadi sostenibili” non sarebbero sostenibili affatto? E perché le “Olimpiadi sostenibili” anche economicamente, come dice il Presidente lombardo, hanno visto nei mesi aumentare in maniera spropositata i costi di tutte le opere, con l’esempio massimo al riguardo della nuova pista di bob a Cortina? Perché ai tavoli di confronto sulle varie opere non sono mai stati invitati e tanto meno ascoltati i portatori d’interesse dei territori coinvolti? Perché le associazioni “ambientaliste” (in verità non solo queste) si sono viste costrette ad abbandonare i suddetti tavoli di confronto con la Fondazione Milano Cortina constatandone il dialogo totalmente improduttivo?
Domanda di riserva e finale: ma non si vergognano, i rappresentanti politici e degli enti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dei giochi olimpici, di proferire pubblicamente falsità così palesi?
Poi, c’è da scommetterci, tra tre anni le Olimpiadi andranno trionfalmente in scena coi volti dei suddetti organizzatori in mondovisione sui quali vedremo stampati sorrisi a sessantacinque denti e espressioni irrefrenabilmente giubilanti. Tanto a spalare la [CENSURA] nel frattempo sparsa sui monti a degradare il loro paesaggio – e la quotidianità di chi lo abita – ci dovrà pensare sempre qualcun altro. E scusate la ruvida franchezza.

Rilancio dunque l’invito alla manifestazione di domenica 24 a Cortina, della quale vedete la locandina qui sotto (ne ho parlato anche qui): contro la nuova spaventosa pista di bob in primis, ma pure, in fondo, contro questa montante vergogna olimpica italiana che rischia di rovinare l’immagine e il territorio di tutte le montagne loro malgrado coinvolte.
N.B.: per capire meglio come stanno le cose sul tema delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 resta una validissima lettura – anche se il libro è uscito a fine 2022 – quella di Ombre sulla neve, di Luigi Casanova. Ne ho scritto qui.
Quando lo scorso 13 agosto l’amico Pietro Lacasella mi ha scritto un messaggio per informarmi del suo viaggio in bicicletta da Cortina d’Ampezzo a Innsbruck insieme a Marco Albino Ferrari – entrambi figure assai conosciute e rinomate del panorama culturale della montagna italiana; della loro pedalata potete vedere la testimonianza video lì sotto – per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo il folle progetto della nuova pista olimpica di bob di Cortina, dal costo assurdo (e vieppiù crescente) di oltre 120 milioni di Euro, e della possibile alternativa dell’utilizzo della pista di Innsbruck che alle casse pubbliche italiane costerebbe un decimo, stavo per partire per le vacanze e dunque risposi a Pietro che, appena rientrato, ne avrei scritto a mia volta.


Poi ho invece deciso di attendere un po’, per constatare se arrivassero cenni finalmente più sensati da parte del comitato organizzatore dei giochi di Milano-Cortina 2026 e dei politici coinvolti. Chissà, pensavo, magari è la volta buona che quelli si capacitano della realtà dei fatti e traggono le più logiche e inevitabili conseguenze, che peraltro gioverebbero innanzi tutto al loro pubblico gradimento visto il generale dissenso diffuso nei confronti della costruzione della nuova pista. Invece non solo i responsabili olimpici hanno rigettato qualsiasi possibilità di discussione sulla questione ma hanno reso la loro posizione a favore della nuova pista cortinese ancora più rigida, con un atteggiamento non più solo opinabile ma ormai palesemente scriteriato e francamente vergognoso, visto lo spreco di denaro pubblico che infanga l’immagine olimpica (nonché gli obiettivi di sostenibilità richiesti dal CIO) e danneggia quella di Cortina e delle sue montagne – ma anche dell’intero paese, a ben vedere, il quale ci ricaverebbe una figura pessima.
Fortunatamente la comunità ampezzana, che fin dall’inizio dell’iter organizzativo olimpico si è fatta costantemente sentire contro il progetto della pista di bob, sta continuando a contrastare una tale follia nel tentativo di riaffermare il buon senso che dovrebbe stare alla base di ogni azione politica, materiale e immateriale, attuata in un territorio tanto pregiato quanto delicato come quello ampezzano (e in ogni altro montano), bisognoso di spendere quei soldi pubblici in ben altre più preziose e utili maniere. Così gli ampezzani hanno deciso di mobilitarsi nuovamente per cercare di bloccare l’enorme e rischioso investimento di denaro pubblico, destinato a danneggiare in modo permanente un’importante area nel cuore delle Dolomiti – a loro volta «cuore d’Europa», come recita il titolo di un recente libro che raccoglie gli scritti di Giovanni Cenacchi il quale conosceva la conca ampezzana come pochi altri. L’invito a scendere in piazza per manifestare il proprio dissenso è rivolto alla comunità residente e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro di queste montagne: l’appuntamento è fissato a domenica 24 settembre, in piazza Dibona a Cortina, alle ore 10.30. Come giustamente rimarcano gli organizzatori, partecipare è importante perché questa è forse l’ultima possibilità per far valere il buon senso prima che inizi il cantiere. Ovvero prima che si buttino più di 120 milioni di Euro di denaro pubblico – soldi di noi tutti – in un’opera disastrosa e, con tutta probabilità (vedi la storia della pista di bob di Cesana Torinese, costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 e già da tempo abbandonata e cadente), vergognosamente epocale.
Per partecipare e rimanere aggiornati sull’evento potete consultare questa pagina Facebook.
Sarebbero queste le “Olimpiadi” sostenibili che darebbero pregio al paese? È questo che si vuole imporre alle nostre montagne, piuttosto di dotarle di quanto necessario ad assicurare alle loro comunità un buon futuro? Sapete quante opere e quanti servizi si potrebbero realizzare, quanti bisogni della comunità si potrebbero soddisfare con 120 e rotti milioni di Euro? Come si può non capire tutto ciò?
P.S.: sulla questione della nuova pista olimpica di bob di Cortina, veramente paradigmatica riguardo certa gestione politica delle nostre montagne, ho scritto già diversi articoli che trovate – insieme ad altri su tematiche affini – qui.
Il comune di Bormio ha per il momento sospeso l’iter burocratico per la realizzazione della “tangenzialina dell’Alute”, la famigerata nuova strada che per collegare più rapidamente gli impianti sciistici alla viabilità ordinaria distruggerebbe l’omonima piana, unica area agricola rimasta nella conca bormina, degradandone il paesaggio e rendendo possibili future cementificazioni immobiliari – ne ho parlato in questo post di qualche giorno fa, quando lo stesso comune aveva negato il consenso al referendum sulla questione nonostante le migliaia di firme raccolte al riguardo.
Sembrerebbe una buona notizia, senza dubbio, ma siamo in Italia e avendo a che fare con le istituzioni nostrane i verbi al condizionale sono d’obbligo: infatti ho scritto che “per il momento” l’iter è sospeso. Leggendo tra le righe delle dichiarazioni rilasciate dagli amministratori pubblici sul tema, contraddistinte dalla solita inquietante fumosità, i dubbi sulla reale presa di coscienza civica riguardo la pericolosità dell’opera (che già ha fatto guadagnare a Bormio la “Bandiera Nera” di Legambiente) non si dipanano affatto. Anzi.
Riporto di seguito le considerazioni dell’amico Angelo Costanzo, che da tempo segue la vicenda al fianco del Comitato “Bormini per l’Alute” e conosce bene lo stato effettivo delle cose, in superficie e dietro le quinte:
«Avevo invitato, attraverso un post, il Sindaco di Bormio, l’Assessore Regionale Sertori e Regione Lombardia a fermarsi per riconsiderare l’opportunità della realizzazione della tangenzialina nella piana dell’Alute. Il momentaneo stop, alla realizzazione dell’opera annunciato dal Sindaco di Bormio, è una buona notizia, ma non definitiva. Detto questo, non si può che rimanere stupiti da quanto emerge dalla stampa rispetto all’incontro istituzionale svoltosi martedì 8 agosto a Bormio: “Iter procedurale ancora lungo che aumenta il rischio di ritrovarsi con un cantiere aperto durante le olimpiadi” – “In questo momento dobbiamo concentrarsi su opere quali la Ski arena, il parcheggio di Porta con passerella e rotatoria, l’area sportiva al Pentagono e quelle sulla pista Stelvio che richiedono tutto l’impegno, nostro di amministratori e degli uffici comunali, per rispettare i tempi e farci trovare pronti per le Olimpiadi….” – “Prendiamo atto della grande responsabilità nei confronti dell’evento olimpico, quindi per il momento ci fermiamo, ravvisando l’esigenza di dare priorità alle altre opere”. Ma con quanta approssimazione si prendono decisioni importanti e divisive della popolazione. Un’opera che costa sette milioni di euro e che era considerata collaterale, ma fondamentale per le Olimpiadi. Ma prima questi problemi che emergono ora in una riunione a poche ore dalla manifestazione e che si terrà in difesa della piana dell’Alute, non sono si potevano valutare. Per il momento ci fermiamo? Effetto annuncio ma nessun atto concreto. Le procedure degli espropri dei terreni stanno andando avanti! Sostanzialmente si prende tempo, sperando che il dissenso rispetto alla realizzazione dell’opera si stemperi e si demanda in un futuro momento l’avvio dei lavori. Se invece è il modo, per il Sindaco, per cadere in piedi rispetto al forte dissenso che, grazie al comitato locale è emerso, va bene. Ma deve essere uno stop definitivo. Se è una furbata per prendere tempo no! Se il Sindaco di Bormio Silvia Cavazzi, l’Assessore Regionale Massimo Sertori e Regione Lombardia che finanzia l’opera hanno cambiato idea ne sono felice. Nella pubblica amministrazione contano gli atti, non le dichiarazioni stampa. Ci sono atti istituzionali di Regione Lombardia, della conferenze di servizi, delibere del Consiglio comunale di Bormio che ritenevano fondamentale costruire la tangenzialina. Si revochino quegli atti e si metta definitivamente una pietra tombale rispetto ad un’opera divisiva che devasterebbe un patrimonio ambientale, paesaggistico e storico della Magnifica Terra.»
Quale sarà dunque la sorte di Bormio? Diventerà l’ennesimo modello di sfruttamento insensato e di cementificazione della montagna a favore del turismo di massa e a danno degli abitanti del suo territorio? Oppure, almeno per tale questione, saprà salvarsi e magari prendervi spunto per sviluppare una visione ben più equilibrata e proficua per il proprio futuro?
La vicenda della pista di bob olimpica di Cortina, prevista per i giochi invernali di Milano-Cortina 2026, assume connotati sempre più grotteschi oltre che, per molti versi, vergognosi. Per una mera pretesa regionale appoggiata dal CONI, le cui motivazioni nessuno comprende e tanto meno il CIO, si vogliono spendere 120 milioni di Euro (sempre che il costo non lieviti ancora) per un’infrastruttura che potrà funzionare, se va bene, forse solo per qualche giorno all’anno ma di contro impatterà in maniera pesante sul territorio cortinese, dimostrando perfettamente quanto la politica contemporanea, tanto più se “esaltata” da certi grandi eventi d’immagine, sia distaccata dalla realtà e alienata in una dimensione nella quale nulla conta se non la propria autoreferenzialità. Purtroppo, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 stanno palesando in modi chiari tanto quanto sconcertanti la gravità di quell’alienazione politico-amministrativa – lo racconta bene Luigi Casanova in questo libro.
D’altro canto temo che comunque, anche di fronte a tali evidenze incontrovertibili, a Cortina la pista di bob si farà. Si escogiteranno chissà quali magheggi politici e finanziari, si calpesteranno norme e regolamenti ancor più di quanto fatto finora, si inventeranno tutte le giustificazioni, le emergenze, le criticità, le urgenze possibili pur di spendere tutti quei soldi pubblici e soddisfare l’ego politico dei promotori dell’opera, così da “regalare” alla meravigliosa conca ampezzana una nuova, ennesima, assurda cattedrale nel deserto che deturperà rapidamente il paesaggio e degraderà l’immagine di Cortina e delle sue montagne agli occhi del mondo.
Ma chissà, forse la sto facendo troppo pesante… sto soltanto esagerando con cotanto pessimismo al riguardo (beh… nonostante i precedenti). Ne sarò ben felice, nel caso. Chissà.
P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per leggere l’articolo. Qui invece trovate il comunicato sulla vicenda del Comitato Civico Cortina, dal quale ho tratto anche l’immagine soprastante.