Tra un passato triste e un futuro bello come l’arte sa essere. La mostra “Bilico” inaugura sabato 15/09 il nuovo spazio espositivo di Erto e Casso, in Vajont.

Qualche tempo fa, al Salone del Libro di Torino, ascoltai da un accalorato Mauro Corona una denuncia netta e inequivocabile sullo stato montagna in Italia e della sua gente, e su come da decenni fosse stata totalmente abbandonata dalla classe politica, attratta dai più facili inciuci possibili dove vi fossero le grandi industrie, i più influenti potentati economici e finanziari e quant’altro di biecamente capitalistico… Da qui lo spopolamento delle vallate alpine e appenniniche, l’impoverimento economico, sociale e culturale, l’abbandono della gestione “virtuosa” del territorio a favore di quella assai più letale legata al mero sfruttamento del territorio montuoso, con cementificazioni selvagge, infrastrutture turistiche scriteriate, uso indiscriminato delle risorse naturali, e il tutto quasi sempre senza alcun vantaggio pratico (e tanto meno economico) per chi in montagna viveva e lavorava (e tuttora vive/lavora). Giova peraltro ricordare che l’Italia è un paese di (tra le altre cose) navigatori, coste e mari, però il suo territorio è per buona parte montuoso, grazie alla presenza della catena alpina e di quella appenninica…
Mauro Corona ha poi un motivo in più per manifestare una grande conoscenza di quale sia il disagio della gente di montagna: la catastrofe del Vajont, che sconvolse la sua vallata natia in modo tremendamente indimenticabile.
Ma proprio dalla terra di Corona, e proprio da uno dei paesi sconvolti dalla tragedia di quasi cinquant’anni fa (l’immane “ferita” sul monte Toc, che franò nell’invaso artificiale creato dalla diga, è ancora lì di fronte, invariabilmente spaventosa…) giunge una gran bella risposta alla denuncia suddetta e un’altrettanto bella idea per il riscatto della montagna italiana (e di ogni altra zona che ugualmente non ha contato e non può contare su una buona gestione pubblica – elenco lunghissimo, inutile rimarcarlo!), e ciò grazie all’arte contemporanea. Perchè bisogna tornare ad avere ben presente che la montagna è una preziosissima scuola di vita, e parimenti può anche diventare una fantastica scuola di bellezza – una bellezza assolutamente vitale.

Bilico è la prima esposizione d’arte contemporanea che Dolomiti Contemporanee realizza nel Nuovo Spazio espositivo di Casso, l’ex scuola elementare della frazione, che il prossimo 15 settembre riaprirà, dopo quasi 50 anni dalla tragedia del Vajont, con un’idea nuova, che guarda al futuro.
L’arte contemporanea, e la cultura tutta infatti, laddove i progetti siano ben strutturati, possono rappresentate un’opzione vitale, opponendosi alla stagnazione ed all’inerzia che talvolta avviluppano e imprigionano i luoghi segnati da eventi gravi (ma non solo quelli).
L’arte e la cultura possono possono fornire impulsi reali, agendo come un motore e contribuendo concretamente a stimolare e riattivare il territorio.
In “bilico”, alcuni concetti tradizionali, legati all’ambiente ed alla cultura della montagna, vengono declinati e rivisitati criticamente: lo sguardo contemporaneo fornisce uno stimolo rinnovativo, che si oppone all’uso stereotipo delle specificità, che non sono clichè da cui tranne strenne o cartoline, ma risorse. L’uso, metaforico e fisico, di concetti forti (roccia, verticalità, montagna, equilibrio), serve a sottolineare il valore universale di queste specificità, così fortemente legate ad un contesto territoriale che fornisce stimoli autentici ad alternativi.
(…) Dolomiti Contemporanee è un progetto che mette in rete l’arte contemporanea, il contesto dolomitico, e gli spazi dismessi, riaprendoli con un’azione culturale tesa alla rivitalizzazione. Alla base del progetto vi è dunque un rifiuto culturale del concetto di chiusura, e una forte volontà di reazione propositiva. Ciò porta ad operare in location periferiche e decentrate (Sospirolo, Taibon Agordino, Casso), su siti dal grande potenziale. Il livello dell’attività artistica, e la la rete di soggetti, coinvolti, istituzionali, pubblici e privati, conferiscono al progetto un’apertura nazionale ed internazionale. Le specificità, ambientali, territoriali, culturali, sono spinte e proiettate fuori dal contesto locale, e condotte all’interno di un network aperto, globale.
(dalla presentazione della mostra di Gianluca D’Incà Levis, ideatore e curatore di Dolomiti Contemporanee)

Foto di S. Pasquali
Dolomiti Contemporanee presenta Bilico, un’esposizione collettiva d’arte contemporanea che avvia il nuovo (e bellissimo, a mio modo di vedere) Spazio di Casso quale motore creativo per il (dal) territorio, a cura di Gianluca d’Incà Levis. Dal 15 settembre al 28 ottobre 2012, con inaugurazione sabato 15 settembre alle ore 17.00, presso le ex scuole elementari di Casso.
Cliccate sulle immagini per visitare il sito web di Dolomiti Contemporanee e conoscere ogni ulteriore utile informazione sull’evento.

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Andrea Martinucci inaugura RE-AZIONE, progetto indipendente di arte contemporanea, presso Fabbrica Borroni, Bollate, dal 13/09 al 04/10.

Il progetto nasce dalla volontà di Andrea di restituire all’arte il suo carattere sociale e proporre, di conseguenza, l’Arte stessa come “luogo” di condivisione e prende avvio dai fatti accaduti durante le proteste in Egitto nella primavera 2011, che hanno visto l’arresto di diciassette giovani donne perché trovate, dopo aver preso parte a una manifestazione, in un accampamento insieme a manifestanti di sesso maschile. Condotte in carcere le donne sono state sottoposte a insulti, violenze e abusi dagli stessi uomini della polizia, in una stanza con porte e finestre aperte sulla strada, di fronte allo sguardo indifferente dei passanti.
(dal sito del progetto: http://re-azione.weebly.com)

Fabbrica Borroni, Bollate, presenta la mostra personale di Andrea Martinucci, nell’ambito di RE-AZIONE, un progetto indipendente e itinerante che vede il coinvolgimento sulla piattaforma web di undici artisti, insieme per la prima volta per condividere il loro comune obiettivo: ribadire, con progetti che stimolino una consapevolezza reale nella collettività, che fare arte significa attivare senso civico e senso di responsabilità critica.
La mostra si inaugurerà giovedì 13/09 alle 18.30, e sarà aperta fino al 04/10 con ingresso gratuito. Inoltre, sul tema del ruolo sociale dell’arte, venerdì 14/09 alle ore 18.00, sempre presso gli spazi di Fabbrica Borroni, si svolgerà un dibattito aperto a chiunque volesse partecipare.
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web del progetto RE-AZIONE e conoscerne ogni ulteriore dettaglio, oppure QUI per visitare il sito web di Fabbrica Borroni, affascinante location per l’arte contemporanea (e di arte contemporanea, grazie alla propria notevole collezione) a pochi passi da Milano.
Andrea Martinucci sul web: www.andreamartinucci.com.

Zero-uno-nove.

Zero-uno-nove, ovvero 019.
No, non è un nuovo numero telefonico d’emergenza, come il 118 o il 112. Ma se proprio dovesse essere una combinazione telefonica, sarebbe quella di un reparto di cura in prognosi riservata, o anche peggio.
Perché quelle tre cifre, a dirla tutta, suonano come una condanna numerica, o una prognosi infausta, per utilizzare ancora l’esempio ospedaliero di prima. Sono un veleno, nemmeno di così lento effetto peraltro, iniettato in un organismo per gran parte già parecchio agonizzante, nonostante un aspetto esteriore a volte ancora piacevole. Un veleno per il cui suddetto effetto non occorre aumentare la dose ma diminuirla, anno dopo anno.
In verità devo precisare meglio la questione, perchè, più correttamente, dovrei scrivere quella formula numerica così: 0,19%. Zero-virgola-diciannove-percento. Già, è una percentuale, ma mi sembrava che evidenziare le sole cifre, e in particolare quello 0 davanti, rendesse meglio l’idea, e ancor più il senso della questione, la realtà dei fatti.
La triste realtà dei fatti.
0,19% è la percentuale di risorse sul bilancio dello Stato Italiano attribuite alla cultura nel 2011.
Ovvero: l’Italia, il paese con il più grande patrimonio artistico del pianeta, con ben 47 siti Unesco, con paesaggi e vestigia storiche che attirano quasi 50 milioni di turisti l’anno, destina solo lo 0,19% dei propri investimenti statali alla cultura. E’ come se in un deserto infuocato, a un viaggiatore pur dotato di un’infinità d’acqua disponibile, vengano date da bere soltanto poche gocce alla volta. Il risultato, così agendo, sarà inevitabile: quel viaggiatore forse non morirà di sete in pochi giorni, ma certamente morirà in qualche settimana. E capirete ora che definire una tale realtà soltanto “triste” è l’atteggiamento più ottimista che si possa tenere, considerando anche i successivi e ulteriori tagli che la cultura italiana ha dovuto subire anche nel 2012, e che faranno diminuire ancor più quel già miserrimo 0,19%!
Insomma, siamo alle solite – alla solita tortura comminata all’intero paese, e alla sua società, dalla solita inetta marmaglia politicante al governo, la quale, da qualsiasi segno partitico provenga, ha sempre considerato la cultura una spesa e non un investimento, ovvero ciò che realmente è sotto ogni aspetto: culturale ovviamente e poi economico, politico, industriale, sociale, civile, etico.
La cultura, per la classe politica italiana (soprattutto ma non solo), è un peso, un fastidio, un qualcosa che ci si ritrova tra i piedi e si fa di tutto per scansarla via. Ciò nonostante, nel 2010, il settore abbia creato un valore aggiunto di 70 miliardi di euro: ben più che una manovra finanziaria anche di quelle “lacrime e sangue” che dobbiamo sempre più spesso subire.
Ergo: veramente l’Italia potrebbe vivere, e prosperare, con la sola cultura! E’ una gigantesca ovvietà, questa, della quale tutti gli italiani con un pochino di sale in zucca sono consci, ma che continua a essere pervicacemente ignorata dalla classe politica italiana, la quale beatamente continua a farsi i caz… suoi (scusate la scurrilità, ma ci sta bene in questo discorso, rende bene l’idea e l’indignazione che ne deriva) alla faccia della società civile e del futuro del paese e dei suoi abitanti – i quali probabilmente è bene che non stiano troppo a contatto con la cultura ovvero che restino ignoranti, così da poter essere governati, controllati e abbindolati meglio! Si finanzi piuttosto la TV e i suoi reality e i talk show, oppure i giornali faziosi e cortigiani, oppure ancora il calcio: queste sì, tutte cose utili alla società e all’intelletto dei cittadini! O no?
Ricordatevelo: zero-uno-nove, o 0,19%. Una percentuale che, se non tornerà a crescere, diventerà un ineluttabile epitaffio numerico per l’Italia e la sua sfortunata società.

(Fonte principale per il post: Cultura, come farsi valere?, di Stefano Monti, su Artribune nr.7-Maggio/Giugno 2012, pagg.40/41)

Gene Gnocchi, “L’invenzione del balcone”

Devo ammettere da subito che nutro una particolare predilezione per Gene Gnocchi, la cui comicità, sovente giocata sull’ironia dell’assurdo e del non-senso, è a mio parere non del tutto capita dal pubblico che, in ogni caso, gli tributa un buon successo già da parecchi anni, almeno in TV. D’altro canto, la comicità di Gnocchi è sotto certi aspetti più nordico-anglosassone che mediterranea: gioca più sulla situazione divertente che sulla battuta e sulla freddura d’impatto ironico immediato, che tuttavia non manca e che, appunto, è quella che il grande pubblico soprattutto coglie, mentre più difficilmente magari recepisce certe arguzie a volte pure assai colte che Gene Gnocchi cela nelle proprie assurdità, come anche nella stralunata vis comica che da sempre contraddistingue le sue presenze televisive.
Ottimo esempio dell’umorismo assurdo e non sense del comico emiliano – anzi, di Fidenza, visto quanto egli ci tenga a rimarcare di continuo la propria cittadinanza – è L’invenzione del balcone, ultima fatica letteraria edita da Bompiani, che in verità “assurda” lo è un po’ in tutto.
Lo è fin dal prologo (sempre steso dall’autore), lo è nella storia di Camillo Valbusa, che di mestiere fa’ il venditore di siero antivipera e che è il protagonista di una strampalata vicenda, sostanzialmente (e funzionalmente) senza capo ne coda, che si dipana in forma di diario quale efficace escamotage per offrire, giorno dopo giorno, tanti sketch comici assolutamente tipici del Gnocchi-style…

Leggete la recensione completa di L’invenzione del balcone cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

“Self balanced”, l’arte in consapevole equilibrio di Mr. Di Maggio alla Traffic Gallery, Bergamo, dal 12/09 al 22/09.

“Oh No Governo Ladro”, Milan 2011

Se non si conosce se stessi si vive dormendo. La non consapevolezza del proprio io è motivo di confusione e letargia.
Parole di Luca/Mr. Di Maggio, artista, grafico e web designer italiano tra i più apprezzati in circolazione, che al rientro dallo ALL YOU CAN PAINT di Halle (Germania) approda negli spazi di Traffic Gallery per presentare i nuovi lavori inediti creati durante il suo soggiorno tedesco, confermando la galleria di Bergamo come punto di riferimento nazionale per la nuova ovvero più innovativa arte contemporanea.

Self balance é il prossimo step up di Luca di Maggio, un progetto ambizioso ma inevitabile, segno tangibile di un percorso artistico rapido, quasi esplosivo. Quelli che fino ad oggi sono stati battezzati i ‘Diari’, che con la loro forza sprigionano e allo stesso tempo intrappolano gli stati d’animo dell’artista, si moltiplicano e vanno ad unirsi in un complesso e determinante processo di assemblaggio, dove uno affiancato all’altro, stenderanno domande e riflessioni autobiografiche, pezzi di vita, momenti ed emozioni dettagliate e indagate quasi ossessivamente.
Self balance diventerà e sarà presentato come un solo e unico lavoro monumentale, dalla forza vigorosa dall’espressione complessa ma controllata. Nella sua costruzione unitaria ha la peculiarità di vivere nella sua individualità, separabile diario dopo diario, frastagliandosi così in mille significati.
Self balance é uno storyboard composto di opere pittoriche appartenenti al linguaggio artistico di cui Luca Di Maggio ha il pieno controllo. La sua espressione, unica e passionale, fluisce sulla carta come le parole sulla pagina di un quaderno. I soggetti dei suoi dipinti raccontano di lui, della sua anima, coraggiosamente presentata e svelata. Le linee vanno a formare i tratti caratteriali di questi autoritratti ai quali si uniscono e sovrappongono svariate tecniche in continua sperimentazione.
Self balance diventa la partenza di un nuovo percorso creativo, dove si sprigiona il compimento dell’opera d’arte totale. Luca Di Maggio progetta e dipinge in vista di una visione completa delle arti con la sua propensione ad un certo recupero della tradizione, seppur mantenendo la sua visione della società culturale contemporanea.
(dalla presentazione della mostra)

Traffic Gallery presenta Self Balanced, mostra personale di Luca Di Maggio. Inaugurazione: mercoledì 12/09, ore 19/21. La mostra resterà aperta fino al 22/09.
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di Traffic Gallery e conoscere ogni informazione utile sull’evento.