La poesia è una cosa seria! (Adversum versus et poetastrus da strapazzum…)

poesiaFatemelo dire con la massima forza,
Sì che penetri pur ne la più dura scorza:
La poesia è una cosa alquanto seria,
porcaccia di quella lurida miseria!
Non è un mero scribacchiare versi
Per d’essere gran poeti illudersi!
Non è un infilar solo parole amene
Disposte lì come viene viene…
La poesia è dell’animo l’essenza,
La più pura voce della coscienza…
E’ la scrittura che si tramuta in magia,
Tra mente e cuore la massima armonia.
La via più retta che porta alla bellezza,
Di un sogno avveratosi l’ebbrezza.
E’ l’immenso illuminarsi d’un mattino,
Ed è un dolce naufragar marino…
E’ il continuo uscir a le stelle rivedere,
Di parole altro che pur umana voce il risuonare.
E’ pioggia che cade su la solinga verzura,
Ma pure sulla faccia una ferita dura…
E’ la quintessenza della vita fatta lemma,
Giammai di bella scrittura una mera summa!
Ordunque basta, poetucoli da strapazzo,
Col vostro verseggiare vacuo e rozzo
Che è soltanto un’abbellita prosa! –
Una gora lessicale acquitrinosa…
A voi un impiego nelle miniere di Sardegna
Auspico, o quanto meno come taglialegna
Nelle foreste della taiga Siberiana
A raggelar tal vostra fregola kafkiana!
Poesia è suono, tecnica, struttura,
Serve studio denso, di un’arte così pura,
E dell’essenza d’essa consapevolezza,
Per evitar di travisarne la bellezza.
Poeti non ci improvvisa, poeti non ci si crede,
Umili cultori semmai, di tale intensa fede.
E’ una cosa seria la poesia, assolutamente.
Se non sapete farla non fatela, definitivamente.

Avete capito?
Bene, ho finito.

Palese!

A volte accadono eventi che ti fanno palesemente capire come stanno certe cose…
La scorsa notte un ladro mi è entrato in casa. Minacciandomi con un’arma, mi intima bruscamente: “Dammi quanto di più prezioso hai qui dentro! Subito!”.
Io, sgomento, ci penso un attimo e poi rapidamente esaudisco quella sua richiesta.
Gli consegno un ventilatore a piantana e una bottiglia di aranciata (dolce) che avevo nel frigorifero.
Se ne è andato soddisfatto.
Fa’ veramente un caldo tremendo.
Palese, appunto.

I meteocialtroni

Mi permetto: nutro una notevole acredine verso la categoria dei meteorologi mediatici – e mi spiace di usare quel termine professionale per costoro, accomunandoli automaticamente a chi la meteorologia la studia e la elabora con autentica valenza scientifica.
Nutro quanto sopra dacché questi signori hanno trovato il modo di andarsene in televisione a raccontare fregnacce, venendo ben pagati (lo suppongo, ma di sicuro senza troppo timore di errare) e pure acquisendo una qualche celebrità presso il telespettatore medio contemporaneo, quello che vede la TV – ovvero chi vi sta – come l’aureola sacrale dei nostri tempi.
Non solo: fingendo di possedere il tecnologico segreto del controllo della meteo, grazie a quei satelliti le cui immagini mostrano in TV come fossero intriganti spot promozionali della loro pretesa virtù preveggente – in realtà le elaborazioni satellitari, invero assai utili, non le considerano nemmeno, è palese – si fanno pure beffe dell’antica saggezza popolare, quella che, essa sì, sapeva prevedere il tempo osservando con acume ciò che del tempo è fonte, ovvero la Natura e i suoi segnali.
Quante volte, con previsioni di nuvole e pioggia, me ne sono andato da qualche parte rischiando pure una scottatura solare? Guardassero fuori dalle finestre dei propri scintillanti “laboratori di ricerca”, c’azzeccherebbero molto di più!
E quando più volte vengono ad essi contestati gli errori di previsione – ovvero quando le fregnacce suddette divengono palesi, spesso con irritazioni intense di enti turistici vari per periodi di vacanza rovinati dall’inettitudine dei signori di cui si sta disquisendo – questi subito a invocare le statistiche, le probabilità, il fatto che sono “previsioni” dunque passibili di un certo margine di errore… E allora perché i signori stessi dichiarano tronfi in TV “domani sarà bel tempo”? Dicano “domani dovrebbe fare bel tempo!” Mapperrpiacere! Che li colga un fulmine – una bella affumicatura giusto per buon ricordo, magari in una giornata che essi abbiano previsto come “serena o poco nuvolosa”! Ecco!
Ascoltate me: non ascoltateli, quelli, vi sono sul web ottimi siti di enti di ricerca meteorologica ben più seri e affidabili di quei meteocialtroni mediatici. E per conferma, andate all’antica: vedrete, un buon vecchio proverbio sarà ben più preveggente del loro infondato blaterare.

Claudio Morici, “Actarus – La vera storia di un pilota di robot”

Beh, con un titolo del genere, come non poteva questo libro incuriosirmi e attrarmi, a me che faccio parte di quella generazione che, trent’anni fa esatti, sospesa tra infanzia e adolescenza, sospendeva ogni attività in corso, scolastica, ludica o qualsiasi altra fosse, e si piazzava davanti alla TV per seguire l’ennesima puntata di Atlas Ufo Robot, cioè Goldrake, con lo stesso coinvolgimento o fors’anche maggiore che una massaia media oggi mette nel seguire Beautiful?

Leggete la recensione di Actarus – La vera storia di un pilota di robot cliccando sulla copertina qui sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie…