Nella prossima puntata di “Orobie Extra”, il programma condotto da Cristina Paulato su Bergamo TV (e Unica TV), in onda sabato alle ore 22.30 e in replica domenica alle 13.00 – oppure on line sul sito web e sui social dell’emittente bergamasca, saremo presenti anche io e il mio libro Il miracolo delle dighe con una bella chiacchierata intorno ai temi di cui ho scritto nel libro e al paesaggio montano che, in fondo, è il suo principale protagonista.
Appuntamento dunque sabato e domenica in tivù o sul web; per chi invece volesse saperne di più sul libro, può dare un occhio qui.
[L’Hotel Belvedere nel 2018. Foto di Liu Xiao, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Lascia parecchio sconcertati leggere che uno degli edifici in assoluto più iconici delle Alpi, il celeberrimo Hotel Belvedere lungo la strada del Passo della Furka, le cui immagini credo che chiunque abbia visto almeno una volta da qualche parte (ma chissà quanti di voi lo avranno proprio visto dal vivo, transitando dalla Furka, e magari ci saranno entrati), è chiuso e abbandonato a se stesso da ben 8 anni, dal 2015.
Costruito nel 1882 in una posizione dal panorama eccezionale, a pochi metri dal Ghiacciaio del Rodano (sul quale ho scritto più volte, ad esempio qui) che a quei tempi da lì precipitava verso il fondo valle con una spettacolare seraccata (mentre oggi, in sofferenza come tutti gli altri corpi glaciali alpini, arretra anno dopo anno verso le sommità dei monti che circondano il suo bacino collettore, ormai ben lontano dall’Hotel), e divenuto iconico grazie a James Bond e al film del 1964 Agente 007 – Missione Goldfinger, che aveva alcune delle scene più spettacolari girate proprio lungo la strada della Furka, così da essere poi ritratto in migliaia e migliaia di immagini fotografiche, poster, locandine, brochure turistiche e quant’altro che presentasse le meraviglie delle Alpi svizzere, ora giace lassù, chiuso e silente, in attesa di qualche potenziale compratore. Il che fa specie perché verrebbe da pensare che un hotel del genere, con la fama planetaria che si porta dietro, avrebbe potenzialità turistiche e commerciali tali da avere la coda di acquirenti disponibili a riaprirlo e gestirlo al meglio. Invece a quanto pare non è così e evidentemente anche la ricca ed efficiente Svizzera, meta di vacanza tra le più ambite al mondo, in tema di turismo alpino contemporaneo ha le sue “belle” gatte da dover pelare.
[L’Hotel Belvedere e il Ghiacciaio del Rodano nel giugno 2023. Foto di Daniel Reust, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.][La Rolls Royce Phantom III di Auric Goldfinger, il nemico di James Bond nel film Agente 007 – Missione Goldfinger, mentre risale la strada della Furka appena alle spalle dell’Hotel Belvedere. Immagine tratta da shotonlocation-eng.][007 – Sean Connery – con la sua Aston Martin DB5 lungo la strada della Furka, in una scena del film.][L’Hotel nel settembre 1983, quando ancora la seraccata del Ghiacciaio del Rodano appariva possente a poca distanza dalla strada e dall’Hotel. Foto di Acroterion, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Chissà, forse l’aura di desolazione che emana il vicino ghiacciaio, sempre più smagrito e parzialmente coperto da (invero deprecabili) teli geotessili nel tentativo di frenarne la fusione ma di contro accrescendo la sensazione di angoscia che la sua visione suscita, ha intaccato e consumato anche il fascino del mirabile Hotel Belvedere. Ma spero proprio che non sia così, assolutamente.
[Illustrazione – bellissima e commovente – di Fabio Magnasciutti, https://www.fabiomagnasciutti.com/.]Torno un attimo sulla questione uomini e animali selvatici, orsi, lupi o che altro possano essere; questione che resta ancora priva di qualsiasi buon sviluppo, al momento.
Uno degli errori, comprensibili e istintivi ma pure sostanzialmente irrazionali, che commettiamo noi uomini nel relazionarci con gli animali è quello di umanizzarli: ciò ce li fa sicuramente sentire più empatici ma, di contro, li “normalizza” banalizzandone la specificità e adeguandola funzionalmente al nostro dominio assoluto e indiscutibile del pianeta, parimenti sottoponendoli ai suoi aspetti più negativi.
Viceversa, un errore di pari valore che l’uomo commette nei confronti degli animali è quello di comportarsi con essi in modo bestiale, nel senso più negativo e spregevole del termine. Mai formuleremo una qualche empatia di stampo biologico con altre creature viventi se noi per primi non sappiamo/non sapremo essere empatici. Non siamo in grado di esserlo tra di noi, figuriamoci con le altre specie che abitano questo nostro pianeta.
Ecco, quando riusciremo a non commettere più questi due errori reciprocamente fondamentali, forse potremo cominciare a costruire e sviluppare una relazione finalmente e realmente virtuosa tra uomini e animali.
Per il momento, invece, temo si debba concordare con il grande commediografo francese Tristan Bernard, il quale disse che
Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini.
Domani, mercoledì 13 alle ore 11.03 su “Radiorizzonti” (e in replica alle 19.44), andrà in onda la bella chiacchierata che ho avuto il piacere di sostenere con Iaia Barzani intorno al mio ultimo libro Il Miracolo delle dighe nonché, come al solito, agli aspetti più affascinanti e emblematici dei nostri paesaggi montani – in fondo i veri protagonisti del mio libro, per i quali le dighe rappresentano un elemento distintivo capace di raccontare molte storie intriganti.
Per ascoltare Radiorizzonti date un occhio qui sotto (o cliccateci sopra):
È stato proprio bello, per me, partecipare ieri alla “Giornata della Diga” organizzata sulle rive del lago artificiale di Castello, presso Pontechianale nella meravigliosa Valle Varaita, e presentare un libro come il mio ultimo, Il miracolo delle dighe, nel quale lo sbarramento di Castello e la sua storia, profondamente emblematica per il territorio locale e la comunità che lo abita, sono tra i protagonisti. La giornata non poteva essere più radiosa, la mirabile bellezza del paesaggio di questo lembo delle Alpi occidentali si è palesata in tutto il suo fascino, tanto ambientale e naturale quanto storico e umano; l’organizzazione impeccabile della Pro Loco di Pontechianale (tutti ragazzi giovani, un piacere vederli così impegnati per far cose belle tra le loro montagne!) curata come tutto l’evento da Andrea Caponnetto e un pubblico sempre folto e interessato hanno fatto il resto e contribuito al successo di una giornata così particolare e intrigante. Il tutto, con l’ineguagliabile quinta scenografica del versante meridionale del Monviso, che sovrasta l’alta Valle Varaita. Non si poteva proprio chiedere di più!
Grazie a tutti, e l’augurio personale è di tornare presto su queste bellissime montagne per conoscerle ancora più a fondo. Lo meritano assolutamente.