La storia di Alisa, la giovane donna ucraina che porta in spalla per diversi chilometri il proprio anziano cane Pulya il quale altrimenti non poteva reggere il passo nella fuga verso la Polonia per sopravvivere ai bombardamenti russi (una storia, che forse avrete intravisto in giro per il web, simile a molte altre simili riportate dai media in questi giorni di guerra), è l’ennesima dimostrazione che l’empatia verso gli animali è una delle poche cose che rende noi umani veramente umani. Perché altrimenti, quando restiamo “tra di noi” – noi “Sapiens”, quelli che chiamano “animali” le altre creature – non facciamo che combinare terribili disastri, inesorabilmente.
Su tale questione ci scrivevo giusto poco più di un anno fa questo post(uno dei diversi che ho vi dedicato nel tempo, peraltro); purtroppo l’uomo, riguardo a chi sia più umano tra se stesso e gli animali, non perde mai occasione per fornire cronache atte a formulare la risposta più giusta, ecco.
Un breviario, come saprete, è un libro che contiene un compendio o un sommario di cose legate a un certo tema, ovvero una raccolta ordinata di opere, estratti, cataloghi, inventari e altro di carattere sostanzialmente omogeneo; con accezione religiosa, è un volume liturgico composto di salmi, inni, preghiere e letture, ordinati secondo le ore del giorno. Tiziano Fratus i suoi libri li definisce silvari, con un neologismo di sua creazione che dal suddetto termine proviene e che ne coglie alcune caratteristiche ma che non sarebbe corretto pensare come mero sinonimo arboreo-letterario di quello. Alberi millenari d’Italia (Gribaudo – Idee Editoriali Feltrinelli, 2021), il suo ultimo libro, certamente può essere inteso come un “breviario” ovvero un compendio delle creature silvestri le cui caratteristiche esplicita da subito il titolo, degli alberi più vetusti, sovente dotati anche del titolo di “monumentali”, che si possono trovare sul territorio italiano, visitati da Fratus che nei vari capitoli racconta del suo incontro con tali vegliardi arborei. In tal senso il silvario, breviario silvestre, può essere letto come una vera e propria guida alla visita a questi grandi vecchi – a volte malandati, altre volte ancora floridi, comunque emozionanti come può esserlo stare accanto a una creatura che vive da mille e più anni – e a una forma di turismo ai luoghi che li ospitano che più “eco” e “green” non potrebbe essere, almeno nello spirito.
Ma risolvere così Alberi millenari d’Italia, un po’ come gli altri libri di Fratus e forse, se posso dire, anche più di essi, significherebbe ridurre grandemente il suo e loro valore. Il libro infatti appare un compendio anche per il pensiero dendrosofico dell’autore, una sorta di ulteriore e più appassionata testimonianza del suo essere Homo Radix, legato alle creature arboree non solo da una passione botanico-letteraria ma anche da una forma personale di spiritualità […]
(Potete leggere la recensione completa di Alberi millenari d’Italia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Dal 27 luglio all’1 agosto 2021 la città di Lecco diventa una delle protagoniste italiane ed europee della riflessione teorico/pratica sulle città del futuro, le 100 Smart Cities, un programma lanciato dalla Commissione Europea a dicembre 2020. 100 Smart Cities prevede un percorso sperimentale che attualmente coinvolge quattro aree di altrettante macroregioni europee: i QTP (Quartieri Terzo Paradiso) di Lecco, appunto, il dipartimento della Seine-Saint-Denis a Parigi, il Mendrisiotto in Canton Ticino e lo Smart Dublin, quartiere sperimentale di Dublino.
Nell’ambito dell’area di Lecco, punti nodali (materiali e immateriali) sono le “Baite Filosofiche” un progetto di “rigenerazione urbana” attraverso il pensiero – o, per meglio dire, il ripensamento – di un’area interna alla città di Lecco, che si articola lungo un orizzonte temporale decennale (2021-2030) nel corso del quale il pensiero filosofico contemporaneo innerverà lo specifico obiettivo di sperimentare modelli di coesione sociale e sviluppo economico sostenibile attraverso la cultura, l’arte e il cibo come fattore di aggregazione e di attrattività. Le “Baite Filosofiche” rappresentano un momento per la messa a terra delle riflessioni sul futuro delle città e dei territori, per la loro connessione su tematiche come quelle delle reti del cibo, delle sperimentazioni sul benessere e la cura, sullo sviluppo economico, del lavoro, dell’educazione che porta le comunità a riconoscere e definire nuovi percorsi di sviluppo.
Inoltre, aggiunto io, mi piace molto che un tale progetto di ripensamento urbano possa avvenire in una città “alpina” come Lecco, legata a multiplo filo con le montagne che la circondano e non solo in forza della lunga e celeberrima storia alpinistica locale. Anzi, a fronte di questa, la relazione della città con i propri monti è sempre stata e continua a essere problematica, sfilacciata, a volte (?!) poco consapevole dell’enorme potenziale culturale, sociale e non di meno economico che offre (offrirebbe) all’intero comprensorio cittadino. Chissà che il festival delle Baite Filosofiche, che peraltro si terrà proprio in alcuni luoghi sopra la città e a ridosso dei monti d’intorno, dunque in ambiente, come si dice, non possa rappresentare l’input per un risveglio e una rivitalizzazione di quella relazione urbano-montana così fondamentale e altrettanto necessaria proprio per lo sviluppo futuro di Lecco e del suo territorio.
Cliccate sull’immagine della locandina del festival, lì sopra, per scaricarla in un formato più grande e per ritrovarvi ogni informazione utile, oppure cliccate qui.
Oggi, a dire/leggere “BB”, i più penseranno che si stia per disquisire di Bed & Breakfast; altri a Breaking Bad (mai vista, conosco di fama) mentre qualcuno diversamente giovane invece potrebbe pensare alla sublime Brigitte Bardot e ben pochi ad altro, tipo al dominio web delle Barbados o alla targa automobilistica di Moss (Norvegia).
Be’, da domani 8 luglio, invece, per chiunque “BB” non potrà che significare Busci (a) Bard, perché in quella data viene inaugurata “BLUCERVINO”, la mostra di Alessandro Busci presso il meraviglioso Forte di Bard, quale elemento integrante dell’esposizione “Icona Cervino” a sua volta parte de Il Monte Cervino: ricerca fotografica e scientifica, l’allestimento che nell’ambito del progetto L’Adieu des glaciers propone un viaggio iconografico e scientifico tra i ghiacciai dei principali Quattromila della Valle d’Aosta per raccontare la storia delle loro trasformazioni. Quest’anno, appunto, il viaggio ha come protagonista il Cervino, “la” montagna per eccellenza nell’immaginario collettivo planetario, icona assoluta del mondo alpino in senso lato e potente Genius Loci di rocce e ghiacci per l’intera regione transfrontaliera ai suoi piedi (sul Cervino quale Genius Loci, partendo dall’origine dei suoi tanti nomi, potete ascoltare questo mio intervento).
[Il Forte di Bard.]Anche per Alessandro Busci – artista di gran pregio che ho l’onore e la fortuna di conoscere, del quale ho scritto più volte, vedi qui – il Cervino rappresenta un’icona di potenza espressiva e immaginifica notevole, protagonista di una bellissima esposizione di qualche tempo fa a Lugano e rappresentazione assoluta di quel “supermondo” tanto reale e concreto quanto leggendario e soprannaturale – ovvero “sopra il naturale ordinario”, anche – che nelle sue opere si concretizza con una forza artistica sorprendente, attraverso la quale gli elementi materiali (geologici e morfologici) e immateriali (simbolici e immaginifici) del monte si sublimano in tratti pittorici altrettanto materici, potenti e intensi.
[Un’immagine dell’allestimento della mostra di Busci.]D’altro canto BB, ovvero “Busci (a) Bard” o, pure, “Busci Blucervino”, è anche una mostra che a suo modo propone un nuovo linguaggio per la rappresentazione artistica della montagna, un nuovo “ABC”: cioè Alpes Bard Cervino! Perché a fianco di Alessandro Busci a Bard ci saràAlpes, l’Officina culturale di luoghi e paesaggi con la quale mi pregio di collaborare, che da tempo aveva nei propri progetti e nelle relative aspirazioni la realizzazione di una linea culturale ideale che unisse Milano a Cervinia – da tempo un “luogo fondamentale” per Alpes – e che coinvolgesse anche il polo museale del Forte di Bard. Ed ecco dunque, dopo un anno e mezzo di resilienza culturale a tratti difficile e per questo ancora più preziosa ed importante, grazie a sinergie comuni artistiche e di territorio, la mostra di Busci, che a sua volta collabora da tempo con Alpes e che è curata proprio da Luciano Bolzoni, direttore culturale dell’Officina milanese.
Avete tempo fino al 17 ottobre per visitare il Forte di Bard, luogo meraviglioso e affascinante che da domani, e per le prossime settimane, se possibile lo sarà anche di più!
Cliccate sulle immagini di questo post per saperne di più sull’esposizione e conoscere ogni dettaglio utile alla visita.
Non vi ha monte che prenda ai nostri occhi un’espressione così personale; siamo tentati di cercargli una fisionomia come ad un uomo o ad un mostro, di credere che in quel capo enorme sia un pensiero, e che si legga sulla fronte di pietra l’espressione della sua alterezza e della sua forza; e per poco che le nubi, correndogli incontro, secondino con l’illusione ottica la nostra fantasia, ci sembra di vederlo muoversi, reclinare il capo in atto triste, o raddrizzarlo con ardimento di Titano, e si pensa con terrore come sarebbe potente se si movesse davvero.