Lunedì 27 febbraio, alle ore 15 presso l’auditorium del Liceo Scientifico Statale Paolo Frisi di Monza, interverrò nel secondo appuntamento dell’edizione 2022/2023 di “Viaggio verso l’altrove”, la rassegna dei pomeriggi culturali curata dal Liceo, in una conferenza intitolata Ghiacciai e montagna: l’altrove che ci riguarda. Tra storia, cultura e scienza: come li vediamo, come sono e come saranno. Con me ci sarà il paleoglaciologo Claudio Artoni e, a moderare l’incontro, lo scrittore e giornalista Luca Serenthà. Insieme proporremo un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso le nostre montagne, esplorandone la relazione storica dell’uomo con esse, l’elaborazione culturale dei loro paesaggi, l’intreccio tra evidenze scientifiche e aspetti umanistici e riflettendo sugli immaginari attraverso i quali le vediamo e le frequentiamo, nel contesto della crisi climatica in corso e di ciò che ci aspetta nel tempo a venire. A guidarci in questo affascinante viaggio saranno i ghiacciai, da sempre elementi identitari e referenziali delle montagne oltre che soggetti scientifici fondamentali nello studio delle terre alte, che dal presente sanno raccontarci molto del passato e del futuro non solo dei monti ma pure di tutti noi.
La partecipazione all’incontro, come a tutti quelli della rassegna, è aperta e a ingresso libero per studenti, docenti, genitori e cittadinanza: dunque sono ben felice di invitarvi sperando che possiate partecipare e assicurandovi che, insieme, compiremo un viaggio alpino assolutamente intrigante.
Per saperne di più, sull’incontro e su tutta la rassegna in corso, cliccate sulla locandina lì sopra oppure qui.
[Bacino per l’innevamento artificiale al Passo degli Oclini, in provincia di Bolzano.]
[Bacino per l’innevamento artificiale al Passo degli Oclini, in provincia di Bolzano.]
[Bacino per l’innevamento artificiale al Passo degli Oclini, in provincia di Bolzano.]
[Il Po in secca, la scorsa estate 2022. Immagine tratta da qui.]
Si moltiplicano sui media gli allarmi per una prevedibile nuova siccità che, stante le precipitazioni piovose e nevose le quali da mesi scarseggiano in tutte le Alpi italiane e posta l’emergenza idrica della scorsa estate, mai recuperata, potremmo dover affrontare l’estate prossima. Ciò fa chiedere a gran voce da parte di molti, in primis degli agricoltori, un piano di interventi strutturale che possa assicurare al comparto adeguate riserve idriche. La prima cosa da fare, secondo tutti, è quella di costruire bacini di raccolta dell’acqua: soluzione tanto ovvia quanto utile, non serve dirlo. Una sollecitazione che la politica nostrana, sempre molto vicina ai bisogni della società civile, ha raccolto prontamente già da tempo: infatti di bacini di raccolta delle acque ne sono stati realizzati a decine. In montagna però, e stranamente sempre in località dotate di comprensori sciistici, i quali l’acqua accumulata la consumano totalmente nell’arco della stagione invernale per produrre neve artificiale, non per conservarla e poi inviarla ai campi coltivati della pianura.
Forse i politici nostrani hanno capito male le richieste degli agricoltori, o magari dimostrano qualche carenza in geografia e hanno confuso le zone di pianura con quelle di montagna, chissà. Certo fa specie leggere e ascoltare ovunque i timori sempre più allarmati degli agricoltori, insieme ai dati pluviometrici degli ultimi mesi, e nel frattempo vedere i cannoni che sparano neve a spron battuto lungo centinaia di piste da sci delle Alpi. Ma i politici nostrani sapranno certamente accorgersi del proprio malinteso, e vi porranno una rapida e efficace soluzione. Vero?
[Le immagini del bacino del Passo degli Oclini sono tratte da qui.]
[Le piste di Adelboden, in Svizzera, durante le gare di Coppa del Mondo di sci dello scorso gennaio. Foto: AppleMark, tratta da questo articolo dell'”Ansa”.]
Le stagioni sono cambiate e nell’interesse di tutti noi dobbiamo adattarci a queste nuove circostanze. […] Vediamo che il mondo sta cambiando. Vediamo anche l’impatto del nostro sport… vogliamo che le generazioni future vivano l’inverno e siano in grado di fare quello che facciamo noi […] Stiamo già sperimentando gli effetti del cambiamento climatico nella nostra vita quotidiana e nella nostra professione. L’opinione pubblica riguardo lo sci si sta spostando verso l’ingiustificabilità… Abbiamo bisogno di un’azione organizzativa progressiva. Siamo consapevoli degli attuali sforzi di sostenibilità della FIS e li consideriamo insufficienti. […] La semplice verità è che non puoi sciare senza neve e ogni anno ci si avvicina sempre di più. Vogliamo davvero spingere il nostro organismo organizzativo ad essere leader in questa lotta per il cambiamento climatico e attualmente non credo che siamo leader. Non so se sia il calendario o cos’altro che la FIS possa cambiare, ma almeno si inizi a valutare più approfonditamente ciò che stiamo facendo attualmente e come possiamo farlo meglio.
Riflettendo e ragionando in tema di turismo dello sci, di crisi climatica, innevamento artificiale e in generale di sostenibilità ambientale in montagna nell’epoca contemporanea, più volte ci siamo chiesti cosa ne pensassero al riguardo gli sciatori agonisti, quelli della Coppa del Mondo di Sci per intenderci, che da sempre, a lato dell’aspetto meramente competitivo, è uno dei veicoli promozionali più potenti dello sci su pista e della relativa industria. Ce lo si chiede anche perché, a fronte di ormai innumerevoli prese di posizione pragmatiche se non apertamente critiche sul tema provenienti da altrettanti soggetti autorevoli, quasi nulla pare giungere da quel mondo agonistico, nonostante la sua centralità materiale e immateriale rispetto alla questione.
[Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo.]Invece, sabato scorso 18 febbraio, il quotidiano britannico “The Guardian” dà conto di una lettera inviata alla Federazione internazionale di sci e snowboard (FIS) e sottoscritta da 200 atleti professionisti che rappresenta, finalmente, una prima importante presa di posizione riguardo il loro sport e la realtà climatica che stiamo vivendo – sulle Alpi in modo particolare. Quelli che avete letto lì sopra sono stralci di tale lettera, con la quale i top skiers della Coppa del Mondo, istituendo la campagna per il clima Protect Our Winters (Pow), chiedono alla federazione internazionale di elaborare una vera e efficace strategia di sostenibilità ambientale delle gare, al momento pressoché assente, dunque di mettere in atto azioni concrete che possano ridurre l’impatto ecologico delle competizioni sui monti ove si svolgono. Ad esempio un calendario di gare «geograficamente ragionevole», e un periodo di svolgimento della Coppa del Mondo spostato di almeno un mese così da risultare più consono alle circostanze meteo-climatiche attuali.
È un’iniziativa veramente importante e profondamente significativa, questa. Forse sarà solo un fuoco di paglia e verranno zittiti dai propri responsabili federali ma di sicuro non era scontato che, finalmente, gli atleti di livello mondiale rendessero note le loro posizioni sulla questione climatica e dimostrassero di avere occhi, mente e spirito attivi, non solo muscoli allenati e sponsor profumatamente paganti. Ora vedremo come risponderà la FIS, se saprà rendersi conto a sua volta della realtà e comincerà ad attivarsi di conseguenza oppure se farà orecchie da mercante e tirerà dritto. Un po’ come fanno ancora molta parte degli impiantisti italiani e i politici ad essi sodali, peraltro tra Lombardia e Veneto in preda alla più alienante allucinazione olimpica. Sono ormai tra gli ultimi rimasti, sulle nostre montagne, a fregarsene bellamente di quanto climaticamente e ambientalmente vi sta accadendo – e accade a noi tutti: rinsaviranno pure loro o continueranno imperterriti fino al disastro finale?
P.S.: grazie di cuore all’amico Paolo Canton per avermi informato dell’articolo in questione.
Il servizio di Massimo Sonzogni sull’andamento climatico in Lombardia e sulla situazione ambientale sempre più fragile, andato in onda nel telegiornale di “Bergamo TV” lunedì 6 febbraio 2023. Inutile rimarcare che oggi, una settimana dopo, quanto affermato nel resoconto di Sonzogni vale ancora di più.
[Il Po in secca, la scorsa estate 2022. Immagine tratta da qui.]«Massimo Sertori, assessore regionale (della Lombardia, n.d.s.) agli enti locali, alla montagna e alle risorse energetiche, ha chiesto a tutti i soggetti coinvolti nella gestione dell’acqua, specialmente alle aziende energetiche, di trattenerla il più possibile. I gestori degli invasi che alimentano le centrali idroelettriche non potranno rilasciare l’acqua, ma dovranno accumularla in vista dei prossimi mesi.»
Così si può leggere in un articolo pubblicato mercoledì 8 febbraio 2023, su “Il Post”, nel quale si racconta del rischio che anche nella prossima estate si ripresenti una carenza di acqua e una siccità pari se non peggiori a quelle riscontrate nell’estate 2022, in forza delle scarse precipitazioni che si continuano a registrare sulle Alpi e nel Nord Italia.
[Il bacino idrico a servizio dell’impianto di innevamento artificiale delle piste da sci dei Piani di Bobbio, in Valsassina. Immagine del 2 febbraio 2023, presa da qui.]Dunque, di logica dobbiamo aspettarci che pure dai tanti bacini artificiali di accumulo idrico presenti nei comprensori sciistici delle Alpi italiane (una riserva d’acqua nel complesso piccola ma oltre modo preziosa) non verrà più pescata acqua per innevare artificialmente le piste così da poterla conservare e rendere disponibile nel possibile caso di una nuova emergenza idrica, proprio come di recente ha dichiarato Valeria Ghezzi, la presidente di ANEF ovvero l’associazione che riunisce gli impiantisti. Vero? O no?
P.S.: chiunque sostenga che la produzione di neve artificiale non spreca acqua in quanto, una volta sciolta, la stessa torna disponibile in ambiente (motivazione sovente addotta dai gestori degli impianti a loro difesa), legga qui.