La Commissione Europea e il Lago Bianco al Passo di Gavia

[Il Lago Bianco protetto dalla coltre nevosa invernale. Foto di ©Fausto Compagnoni, tratta da qui.]
È bello leggere le notizie riguardanti il Lago Bianco al Passo del Gavia che arrivano da Bruxelles, dalla Commissione Europea, dove lunedì scorso 18 marzo è stata discussa la petizione sui lavori intrapresi al Lago Bianco per la posa delle tubazioni con le quali si vorrebbe captare l’acqua del lago, posto nella zona di massina tutela del Parco Nazionale dello Stelvio, per alimentare l’impianto di innevamento programmato di Santa Caterina Valfurva. Un crimine ambientale sotto ogni punto di vista, perpetrato con il tacito e sconcertante assenso della direzione lombarda dell’Ente Parco, prono al volere degli enti locali coinvolti, i cui lavori che si sono protratti fino allo scorso ottobre hanno già causato danni notevolissimi al lago, ampiamente documentati.

Lunedì come scritto Matteo Lanciani, in rappresentanza del Comitato Salviamo il Lago Bianco, ha esposto alla Commissione lo stato di fatto, gli impatti e i vincoli normativi sull’area.  L’istanza – ne trovate il documento quiha trovato appoggio da tutte le forze politiche presenti in aula, decise a mantenere aperta la petizione. I prossimi mesi serviranno a studiare in modo più approfondito i documenti inviati e, come si auspica, a chiedere un sopralluogo al Lago Bianco per valutare i fatti dal vivo e i danni cagionati al luogo. Per saperne di più potete leggere l’articolo al riguardo pubblicato martedì 19 marzo su “L’AltraMontagna”:

Come affermavo fin dall’inizio, è bello leggere notizie del genere, assolutamente positive per la salvaguardia di un luogo così speciale quale è il Lago Bianco e del paesaggio altrettanto peculiare che lo ospita. Quando ne scrissi per la prima volta, qui sul blog, così cominciai l’articolo:

Montagna, sta zitta!
Cosa vuoi, cosa pretendi, tu e il tuo inutile paesaggio?
Come ti permetti, attraverso la voce e le azioni dei tuoi “appassionati”, di dare contro a me, dominatrice assoluta e indiscutibile delle terre alte?
A me, sì: io sono l’INDUSTRIA DELLO SCI! Io tutto posso e tutto metto al mio servizio sui monti, anche un lago alpino all’interno di un parco nazionale.

Le montagne sono zitte, apparentemente, ma in verità parlano a tutti quelli che hanno la sensibilità di saperle ascoltare e comprendere, raccontando loro cose meravigliose e preziose. Restano zitte solo per chi viceversa si rifiuta di ascoltarle, di rapportarsi con il loro mondo, per chi si arroga il diritto e la libertà di farne ciò che vuole, di distruggerle per i propri interessi, di fregarsene del loro valore naturalistico, ecologico, ambientale, sociale, culturale. Esattamente come hanno dimostrato di fare gli enti locali coinvolti nel progetto – il Comune di Santa Caterina Valfurva, il Comune di Bormio, la Regione Lombardia, l’Ente Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia – rinchiusi nel loro sprezzante silenzio-assenso fino a che tante, tantissime persone, appassionati di montagna e non, enti, associazioni, hanno fatto sentire la loro voce sempre più possente in difesa del Lago Bianco, palesando l’ignobile comportamento dei suddetti enti locali. I quali devono e dovranno rimanere sempre più soli nel loro devastante assalto alle montagne, al punto da non poter far altro che fare retromarcia piena, cambiare totalmente atteggiamento, aprire finalmente orecchi, occhi, cuore e animo per ascoltare a loro volta le montagne. E capire, si spera, una volta per tutte.

Insomma: la battaglia non è ancora finita, il Lago Bianco non è ancora salvo e, se pure i lavori venissero definitivamente annullati, resta la questione della rinaturalizzazione dell’area di cantiere e dei danni notevoli già causati. Dobbiamo continuare a essere la voce delle nostre montagne, i primi custodi del loro ambiente, del valore inestimabile che donano a chiunque, del patrimonio incomparabile che è di noi tutti, al Lago Bianco come al Vallone delle Cime Bianche, al Monte San Primo, ai Piani di Artavaggio o al Sassolungo o al Passo della Croce Arcana e in tutti quegli altri luoghi sulle Alpi e sugli Appennini dove pochi uomini incapaci di ascoltare e comprendere le montagne vorrebbero distruggerle a favore di pochi sodali e danno di tutti gli altri – di tutti noi.

[Un’immagine eloquente della scorsa estate 2023 riguardo ciò che è stato perpetrato al Lago Bianco del Passo di Gavia.]
(Qui trovate tutti gli articoli che nei mesi scorsi ho dedicato al Lago Bianco del Gavia.)

Anche per il “Sole 24 Ore” la pista di bob di Cortina è una c***ta pazzesca!

Il “Sole 24 Ore” è il quotidiano di Confindustria, cioè dell’associazione che riunisce le figure professionali che più di altre sanno perfettamente che se un’attività, un’impresa, un’opera, qualsiasi esse siano, non sono basate sul più proficuo ingegno, non hanno logica né criterio evidenti e non possono reggersi economicamente, rappresentando uno spreco di soldi e di lavoro: nessun imprenditore sano di mente le realizzerebbe.

Ecco: anche “Il Sole 24 Ore”, come vedete qui sopra, denuncia l’insostenibilità generale – cioè economica ma non solo – di molte delle opere olimpiche in costruzione per i giochi invernali di Milano-Cortina 2026 e in particolar modo della pista di bob di Cortina. Eppure, alcuni amministratori pubblici dotati di ben poca sanità mentale e ancor più di senso civico, onestà politica e sensibilità verso il territorio ampezzano stanno sprecando decine di milioni di soldi (pubblici) per costruire quella pista di bob. E tutto questo nonostante i numerosi esempi fallimentari del passato, a loro volta segnalati da “Il Sole 24 Ore” nell’articolo di spalla.

Ribadisco ciò che ho già affermato scritto più volte: se effettivamente realizzata, la nuova pista di bob di Cortina d’Ampezzo è già ora e diventerà viepiù in futuro una delle più grandi vergogne italiane in ambito di infrastrutture montane, per la quale i responsabili politici e amministrativi dovranno pagarne le conseguenze, in qualsiasi modo ciò possa avvenire. E se qualcuno obietta che molti cortinesi concordano con la sua costruzione, evidentemente è perché quei molti cortinesi hanno smarrito – inconsciamente oppure no – la relazione culturale con il territorio nel quale vivono, in forza di quei fenomeni psicosociologici di spaesamento e alienazione ben conosciuti da tempo ma dei quali la politica più becera e ottusa si approfitta per alimentare il proprio sistema di potere locale. Fine.

Montagne e turismo su “Il Sussidiario”

Neve, non neve; caldo, non caldo; sci, non sci. Questi sono i problemi della montagna italiana delle stagioni invernali, sul versante meridionale delle Alpi protetto dalle correnti nordiche, quindi da sempre più suscettibile di rialzi climatici e diminuzione delle precipitazioni. Sono entrati nella tradizione i racconti dei turisti italiani che trent’anni fa lasciavano una val Chiavenna desolatamente brulla per salire tra il pizzo Bernina e il Piz Platta per scendere fino a St. Moritz, fantasticamente sommerso dalla neve. Per dire che il problema, in realtà, non è un problema, un incidente da risolvere, ma una situazione fisiologica (dalle manifestazioni certamente accentuate nel corso del tempo) nella quale bisogna convivere, tenendo sempre ben presenti le necessità sociali dei territori coinvolti.

Lo scorso 27 febbraio su “Il Sussidiario.netAlberto Beggiolini ha pubblicato un articolo dal titolo TURISMO DI MONTAGNA/ Le sfide che vanno oltre il meteo e i cambiamenti climatici nel quale ha efficacemente riassunto dati oggettivi, criticità, opportunità e obiettivi potenziali della montagna contemporanea, citando anche un passaggio da un mio articolo uscito su “L’AltraMontagna” – cosa per la quale lo ringrazio molto.

Vi invito a leggerlo perché, come detto, offre una significativa fotografia di ciò che accade sulle nostre montagne turistiche, utile a farsi un’opinione, oltre che sul contesto generale, riguardo certe azioni messe in atto di frequente dalla politica, soprattutto in merito alla loro conformità rispetto alla realtà dei territori montani e delle comunità che li abitano.

Potete leggere l’articolo cliccando sull’immagine in testa al post.

Il metodo più efficace per rendere “sostenibile” ogni progetto da realizzare sulle montagne

Di seguito vi verrà illustrato nel dettaglio il metodo migliore e più efficace per rendere “sostenibile” qualsiasi progetto di infrastrutturazione, urbanizzazione, turistificazione, cementificazione, consumo di suolo e altro di simile nei territori montani e di particolare pregio ambientale.

Non è così complicato, basta seguire attentamente i punti indicati:

  1. Prendere un progetto qualsiasi, anche il più palesemente impattante.
  2. Scriverci da qualche parte «sostenibile».

Ecco fatto!

Semplice, vero? Infatti è un metodo già alquanto diffuso e impiegato dagli enti pubblici italiani, che ne possono garantire la notevole efficacia politica e mediatica.

Provateci anche voi se diventerete sindaci, presidenti e assessori di provincia, di comunità montana, di regione, di altri dicasteri, soggetti istituzionali e di governo locale, responsabili di società che operano per conto del pubblico, eccetera. Ne trarrete una gran soddisfazione, garantito!

(Per leggere l’articolo al quale si riferisce l’immagine in testa al post, cliccate qui. Per leggere invece altre considerazioni interessanti sul tema, cliccate qui.]

Cortina d’Ampezzo verrà eternata nella vergogna?

Dunque, con la scusa delle prossime Olimpiadi invernali pochi amministratori scellerati hanno deciso di eternare il nome di Cortina d’Ampezzo non più legandolo alla bellezza straordinaria delle sue montagne o all’atmosfera elitaria che la contraddistingue ma a uno scempio ambientale, economico e culturale tanto privo di logica quanto ricco di arroganza e alla vergogna planetaria che ne deriva.

Uno scempio riguardo il quale in futuro a quegli amministratori si dovrà necessariamente rendere conto: il mio augurio agli amici cortinesi che veramente tengono al proprio territorio e al suo buon futuro è quello di saper fare memoria di ogni cosa, da quella macroscopica alla più minima, che sta accadendo e accadrà per la costruzione della pista da bob, così poi da chiederne conto, quando verrà il momento, a chi ne è stato mandante e sostenitore. Che non potrà e non dovrà sfuggire alle proprie responsabilità, come troppe volte è accaduto in altre circostanze – si veda la pista di Cesana Torinese. È un dovere civico e morale che va compiuto e riconosciuto a Cortina e alle sue meravigliose montagne.