L’odore di letame

[Foto di Pete Linforth da Pixabay.]

Avevo otto anni quando abbiamo lasciato Zernez per stabilirci a Lavin nella casa paterna di mamma, giรน presso il ponte di Coray, sull’Inn. La notte si sentiva il mormorio del fiume. Poi se una volta si dormiva altrove, proprio quel rumore mancava.
Il paese non รจ molto cambiato dal tempo della mia infanzia: qualche casa nuova, fuori paese qualche costruzione agricola, un impianto di depurazione delle acque, una circonvallazione per le macchine: piรน o meno tutto. La struttura del luogo รจ rimasta quella che era. Le facce delle case ci sono ancora; anche certi odori che mi riportano il passato: qui il profumo di legna bagnata, di segatura, qui invece fragranza di pane fresco, qua o la il vecchio sentore di camino e di fuoco della stufa… Lโ€™odore di letame รจ quasi svanito anche qui. Una volta era sempre presente, un odore elementare e al tempo stesso indizio di una eterna trasformazione di materia organica: mutazione del letame ancora tenero in vecchio concime nero, in humus e in terra fertile.

(Oscar Peer, Il rumore del fiume, Edizioni Casagrande, 2016, traduzione di Marcella Palmara Pult, pag.135. Cliccate sull’immagine qui sopra per leggere la mia “recensione” del libro.)

Questo passaggio del libro di Peer lo comprendo molto e sento parecchio โ€œmioโ€. Perchรฉ, se devo citare qualcosa che mi riporti immediatamente alla mente i deliziosi ricordi delle mie vacanze estive da bambino sui monti, cosรฌ formative per la mia attuale relazione non solo con le montagne ma, a ben vedere, con lโ€™intero mondo vissuto, beโ€™, a mia volta cito lโ€™odore del letame e degli escrementi lasciati dalle mucche al pascolo (cosa alla quale ho giร  fatto cenno qui). Il quale, al di lร  della sua fonte, non aveva (e non ha, ove sia ancora presente โ€“ cosa sempre piรน rara, dโ€™altronde) nulla di disgustoso, anzi, come afferma Peer, ha qualcosa di profondamente vitale, una sorta di effluvio ancestrale, una narrazione odorosa di un paesaggio antico e fondamentale, un elemento immateriale ma ben percepibile legato al ciclo della vita terrestre in generale, non solo a quello della singola specie e del territorio ove vive. Oltre ovviamente a essere, un odore del genere, una componente basilare – tra quelle immateriali – che formano il paesaggio locale e ciรฒ a prescindere dalle mie particolari percezioni.

Poi, di contro, capisco anche quelli che a volte incrocio in giro per i monti e, in presenza di questo odore, dicono ยซBleah, che puzza!ยป e fanno la faccia schifata. Non รจ colpa loro, a ben vedere, solo che non sanno piรน capire che โ€“ permettetemi lโ€™osservazione un poโ€™ mordace – a volte certa merda sparsa sui prati montani รจ molto piรน preziosa e gradevole di tanta altra assai diffusa altrove e che non si ritiene affatto tale, ecco.

“La Montagna assetata”

[Cliccate sull’immagine per ingrandirla a un formato piรน leggibile.]
Qualche giorno fa, grazie alla preziosa opera di informazione e sensibilizzazione di Michele Comi, vi raccontavo in questo articolo di come in Valmalenco, laterale della Valtellina, si voglia avviare lโ€™ennesimo sproporzionato e scriteriato progetto di predazione delle risorse idriche montane, e ciรฒ nonostante il cambiamento della situazione climatica sulle Alpi oltre che contro il reiterato parere negativo degli organi tecnici competenti.

A quelle mie osservazioni, relative a un caso tra tanti simili riscontrabili in molte localitร  alpine, fanno eco le parole ben piรน prestigiose di Enrico Camanni pubblicate sabato 11 settembre in un suo editoriale su โ€œLa Stampaโ€, a commento della notizia che il Rifugio Quintino Sella al Monviso chiudeva per la siccitร  dal momento che il Monviso, montagna un tempo ricca di ghiacci e acque, รจ a secco. Affiancata allโ€™editoriale di Camanni si puรฒ leggere una riflessione di Carlo Petrini su siccitร  e agricoltura di montagna.

Ebbene sรฌ: mentre le nostre montagne si deglacializzano e conoscono situazioni di siccitร  mai viste prima, a fronte di temperature sempre piรน elevate anche in alta quota, politici e imprenditori senza scrupoli e legati a strategie di sfruttamento industriale delle risorse naturali risalenti al secolo scorso, dunque non solo obsolete ma palesemente nocive, pensano unicamente a continuare la predazione di quelle risorse, nascondendosi dietro la scusa delle โ€œenergie rinnovabiliโ€ attraverso un greenwashing tanto ipocrita e bieco quanto pericoloso. Senza piรน neve e pure senza piรน acqua, il che significa inevitabilmente senza piรน cultura, identitร , sviluppo, vitalitร : di questo passo che montagne saranno quelle del futuro prossimo? Come รจ possibile che progetti dissennati come quello della Valmalenco e come tanti altri, turistici, industriali, commerciali in giro per le Alpi vengano ancora pensati e realizzati?

Vi ripropongo di seguito lโ€™editoriale di Enrico Camanni, che offre molti spunti di riflessione sul tema. Riflessioni quanto mai necessarie e che devono diventare al piรน presto azione concreta e definitiva contro chi vuole depredare, degradare, soffocare le nostre montagne e le genti che le abitano, privandole di qualsiasi buon futuro.

Alla fine della piccola etร  glaciale, verso la metร  dellโ€™Ottocento, lo storico parigino Jules Michelet scriveva che ยซle Alpi sono il serbatoio dellโ€™Europa e il teatro delle alte relazioni che intercorrono fra correnti atmosferiche, venti, vapori e nuvole… Arbitrando elementi diversi e opposti, ne favoriscono la pace. Li accomunano sotto forma di ghiacciai e li distribuiscono equamente fra le nazioniยป. Lโ€™immagine non va intesa in senso politico ma ecologico, perchรฉ le nevi hanno realmente il potere di immagazzinare lโ€™acqua dโ€™inverno e restituirla gradualmente tra la primavera e lโ€™estate, alimentando sorgenti, ruscelli, torrenti e fiumi, ma anche fontane, acquedotti e campagne. Dissetandoci generosamente, senza eccessi nรฉ sprechi. Dai tempi di Michelet i ghiacciai sono smagriti terribilmente e i serbatoi idrici dโ€™alta quota si sono ridotti almeno del cinquanta per cento, ma poichรฉ lโ€™acqua delle montagne ha continuato a dissetare le cittร , a illuminare le nostre case, perfino a innevare artificialmente le piste di sci, nessuno sโ€™รจ posto il problema che un giorno potesse scarseggiare o finire. Abbiamo sviluppato unโ€™idea talmente consumistica della montagna, magnifico terreno di giochi e avventure, che per decenni, forse secoli, ci siamo scordati che ogni prelievo ha un limite e le risorse naturali possono esaurirsi, comprese le nevi โ€œperenniโ€ che studiavamo a scuola nellโ€™ora di geografia, memorizzando quellโ€™aggettivo raffermo come una veritร  inviolabile.
Invece non รจ cosรฌ, non cโ€™รจ nulla di perenne in natura. Tutto cambia, tutto si trasforma. La crisi climatica lo certifica con la violenza dei fenomeni estremi, alternando alluvioni e bombe dโ€™acqua di potenza inaudita alla siccitร  di questa e altre estati, o di inverni senza neve, innalzando a vista dโ€™occhio il livello delle nevi โ€œimmacolate ed eterneโ€, come ci insegnavano nellโ€™ora di religione, cancellando i nevai e prosciugando le riserve. La sete di questi giorni รจ la sete di un pianeta ormai diviso in due parti dallโ€™effetto serra, con la desertificazione che avanza da sud fino alla barriera delle Alpi, mentre a nord la fusione dei grandi ghiacciai e delle calotte polari รจ destinata a sollevare il livello dei mari e annegare le coste. Ci mancherร  lโ€™acqua dolce e malediremo quella salata.
Pochi giorni fa sono stato nel cuore del Monte Bianco e dalla Tour Ronde allโ€™Aiguille du Midi, dalla Vallรฉe Blanche allโ€™Aiguille du Plan, ho visto distese di neve rosa.
ยซรˆ la sabbia del desertoยป mi hanno spiegato, ยซha soffiato per giorni e ha insanguinato i ghiacciaiยป.
Piรน che la scena di un crimine, mi sembrava la metafora del riscaldamento globale, come se il deserto fosse giร  arrivato a contaminare la nostra illusione di purezza e irraggiungibilitร  dellโ€™alta montagna. Lโ€™incontaminato non esiste piรน, la crisi ecologica รจ ovunque, anche a quattromila metri. Siamo tutti responsabili e vittime di quello che ci sta succedendo. Guardando la neve color salmone e le cordate che ci camminavano sopra, ho pensato che per noi รจ solo un fenomeno fisico, perchรฉ abbiamo la spiegazione, mentre la sapienza orientale saprebbe scorgervi qualche rivelazione, forse unโ€™ammonizione, comunque non si rifugerebbe nella spiegazione scientifica. I ghiacciai himalayani, a differenza dei nostri, sono considerati dalle popolazioni dei luoghi speciali, governati da prodighe divinitร . Le candide cime innevate recano il dono della fertilitร , perchรฉ dalla neve sgorga lโ€™acqua e dallโ€™acqua nasce la vita. Ogni esistenza scende dalle montagne.

Il cielo stellato sopra i monti

[Foto di Felix Wegerer da Unsplash.]
Io sono da sempre un modestissimo alpinista, privo di velleitร  tecniche o prestazionali e contento di riuscire a fare quanto di facile vi sia nella pratica del salire le montagne senza puntare a chissร  quali imprese. Posto ciรฒ, di vette ne ho salite a bizzeffe lungo tutte le Alpi, ma se cโ€™รจ una cosa che mi ha sempre fatto felice, quelle volte che la salita da affrontare prevedeva di passare la notte in un rifugio dโ€™alta quota, รจ la possibilitร  di poter ammirare il cielo stellato come solo lassรน si puรฒ fare, nel buio notturno non corrotto da illuminazioni antropiche, avvolto in un silenzio armonioso e una quiete che culla i sensi e lโ€™animo.

La visione e la contemplazione della bellezza infinita โ€“ in ogni senso – che la volta celeste presenta, in alta montagna, รจ qualcosa di insuperabile tanto quanto stupefacente. Ci sarebbe da andare in territori remoti e lontani dalla civiltร  per godere di una visione simile ma lo stare in montagna, in qualche modo, fa sentire ancora piรน vicini alla meraviglia cosmica, fa credere di farne parte, di esserne giร  immersi anche se solo per poco, come se le vette dโ€™intorno fossero veramente le colonne che sorreggono il cielo โ€“ unโ€™interpretazione mitologica risalente alla notte dei tempi e comune a tante civiltร  โ€“ e noi fatti di polvere di stelle, come enuncia la fisica quantistica.

A fronte di questa meravigliosa esperienza visiva, ogni volta diversa e potente, la soddisfazione per la vetta raggiunta diventava per me fremente ma in effetti quasi secondaria, almeno ad ascoltare le emozioni nel loro complesso. Cosรฌ come poteva capitare che di questa sublime visione cosmica ne godessi, lassรน al rifugio, e poi nel corso della notte il tempo si guastava, la vetta da โ€œconquistareโ€ non potevo salirla e gioco forza tornavo a valle ma senza affatto la sensazione di una mancanza, di unโ€™occasione persa, anzi, convinto dโ€™aver guadagnato una nuova e strabiliante conquista celeste, che non avrei iscritto nel personale curriculum alpinistico ma in modo ancor piรน indelebile nellโ€™animo e nello spirito.

Non so se abbiate mai goduto della visione del cielo stellato dallโ€™alta quota montana ma, se non vi รจ mai capitata questa fortuna, beโ€™, mi auguro che possiate goderne almeno una volta, prima o poi. In fondo anche una sola volta puรฒ bastare per sentirsi parte integrante dellโ€™infinito universale.

P.S.: comunque date un occhio anche qui.

I predatori dell’acqua alpina

Sapete poi (anche) perchรฉ sulle montagne vengono installate cosรฌ tante โ€œgiostreโ€ da luna park per il facile e rapido divertimento del turista? Ponti tibetani, mega-panchine, passerelle panoramicheโ€ฆ senza contare le infrastrutture maggiori e piรน funzionali allโ€™industria turistica, ovviamente. Perchรฉ lโ€™antica strategia del panem et circenses vale parecchio pure sui monti, giร . Cosรฌ, distratti, svagati, sollazzati i forestieri e parimenti confusi e illusi i locali, certi personaggi che purtroppo detengono il potere di โ€œfareโ€, sulle montagne, possono tranquillamente tanto quanto ipocritamente imporre progetti ben piรน depredanti le risorse materiali e il valore immateriale dei territori montani in questione, a tutto vantaggio dei loro personali tornaconti e a totale degrado e mortificazione dei monti (i loro, spesso) che, nelle sedi pubbliche del โ€œdivertimentificioโ€ turistico e grazie alla sottomessa eco dei media locali, quegli stessi personaggi dicono tanto di โ€œvalorizzareโ€, โ€œrilanciareโ€, โ€œsviluppareโ€ eccetera.

Un ennesimo e recente caso al riguardo lo si riscontra in Valmalenco, laterale della Valtellina che da Sondrio si incunea verso Nord tra monti splendidi e via via piรน alti fino ai (sofferenti, ahinoi) ghiacciai italo-svizzeri del Gruppo del Bernina. Cito testualmente quanto scrive Michele Comi โ€“ mirabile guida alpina e persona profondamente nonchรฉ โ€œgeograficamenteโ€ informata sui fatti – sulla propria pagina Facebook, in riferimento alle significative immagini che vedete qui sopra (che a loro volta traggo dalla pagina):

Ecco la supposta estiva somministrata allโ€™insaputa dei valtellinesi, forse troppo impegnati a postare foto di porcini. Il triste epilogo dell’insensibilitร  comune verso il destino delle montagne, che conferma l’assenza di qualsiasi forma di educazione che metta i cittadini in grado di comprendere e valutare quel che viene deciso a loro danno.

Gennaio 2013:
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Agosto 2021:
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Grande derivazione Mallero.

Per dovere d’informazione va riesumato il doppio parere tecnico negativo espresso a suo tempo da ARPA riguardo la prima ยซpiccolaยป e poi ยซgrande derivazione Malleroยป (sorprendentemente ignorato!) che si occupa della valutazione preventiva degli impatti sullโ€™ambiente e sulla salute pubblica di piani, progetti e opere.
1ยฐ parere negativo, anno 2009: NO a piccola derivazione (per derivare una portata massima di 1300 l/sec): ยซLe operazioni in progetto comportano lo scavo di 50000 mc di materiali da trasferire per la quasi totalitร  alla cava Brusada-Ponticelli, in comune di Lanzada, in qualitร  di ricolmamento di una camera di coltivazione. A livello ambientale non si puรฒ ritenere che questa movimentazione di materiali sia ottimale per il territorio e le zone abitate, soprattutto in merito a qualitร  dellโ€™aria, polveri e rumori ma anche in considerazione del fatto che lโ€™intensa attivitร  di cave e miniere presenti in zona รจ giร  da anni problematica [โ€ฆ] 4 camion allโ€™ora in andata-ritorno, circa 1 ogni 15 minuti per circa 16 mesi. Le strade di collegamento fra i cantieri e la miniera Brusada-Ponticelli attraversano tutto lโ€™abitato di Chiesa Valmalenco e quello di Lanzada, con ovvie conseguenze circa lโ€™incremento del traffico, del rumore e dellโ€™inquinamento atmosferico in una situazione giร  caratterizzata dalla sovrapposizione di traffico di cava e turistico [..] a livello ambientale lโ€™autorizzazione dellโ€™opera implicherebbe un consistente depauperamento del tratto di corso dโ€™acqua sotteso alla derivazione con conseguenze sullโ€™ecosistema, sugli habitat naturali e sulla circolazione delle acque sotterranee; tutto questo andrebbe ad incidere su una situazione in cui รจ in corso un perenne tentativo di riequilibrio della naturalitร  a seguito delle attivitร  di cava […] Il progetto interagisce con un territorio ad elevata naturalitร , poco colonizzato, noto per la vocazione turistica [โ€ฆ] รจ da prevedere un depauperamento del torrente per i prossimi 30 anni, mentre il traffico legato principalmente allo scavo della galleria di derivazione/cantieri รจ da prevedere per circa 2 anni.ยป
2ยฐ parere negativo, anno 2012: NO a grande derivazione (per derivare una portata massima di 9500 l/sec): ยซPreso atto delle consistenti modifiche apportate dal progetto presentato a suo tempo per la piccola derivazione, che sostanzialmente modificano tutto lโ€™impianto […] รจ evidente un ulteriore e ancor piรน cospicuo impatto negativo sul corso d’acqua; pertanto con la presente si ribadisce nella sostanza il parere tecnico negativo.ยป

Anno 2021: al via gli espropri.

ยซ๐ด ๐‘ž๐‘ข๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘œ ๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘–๐‘“๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘ ๐‘๐‘’๐‘›๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘œ ๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘Ž๐‘”๐‘”๐‘–๐‘ข๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘Ž๐‘›๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘–๐‘™ ๐‘ ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘›๐‘‘๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘‘๐‘–๐‘ ๐‘–๐‘š๐‘๐‘’๐‘”๐‘›๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ก๐‘ข๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘– ๐‘™๐‘œ๐‘๐‘Ž๐‘™๐‘–โ€ฆยป (Giuseppe Songini, Acque misteriose. Libro bianco sull’uso delle acque nei grandi impianti idroelettrici della provincia di Sondrio, 2006).

Ecco, questo รจ quanto riferisce Michele Comi sulla vicenda.

Nota bene: per evitare le farneticazioni di certi sputasentenze che tanto proliferano sul web, preciso che, per quanto mi riguarda, non รจ in discussione lโ€™eventuale necessitร  di una captazione idrica, ma il palese e tremendo gigantismo generale dellโ€™opera, totalmente fuori misura e contesto come rilevato per ben due volte e in periodi differenti dallโ€™ARPA, e ancor piรน รจ da discutere senza ombra di dubbio la forma mentis ben visibile alla base di progetti del genere, basati unicamente sulla depredante patrimonializzazione delle risorse materiali e immateriali delle montagne per ricavarci un mero business, convenientemente celato dietro i consueti propositi di sviluppo i quali, invece e indubitabilmente (ARPA dixit, ribadisco) le montagne le soffocano definitivamente. Per dirla in breve e โ€œsottilmenteโ€, cosรฌ da essere piรน chiari possibile, in queste opere ciรฒ che fa senso รจ la loro assoluta mancanza di buon senso. Assoluta.

Ecco, questo io discuto fermamente. Una mancanza che, in una societร  che volesse veramente definirsi progredita, avanzata nonchรฉ operante a favore dei propri membri (cittadini, abitanti, residenti, visitatori โ€“ tutti noi, insomma), sarebbe combattuta come la peste. Invece, siamo ancora fermi a ciรฒ che con parole perfette afferma Michele Comi, alla ยซinsensibilitร  comune verso il destino delle montagne, che conferma l’assenza di qualsiasi forma di educazione che metta i cittadini in grado di comprendere e valutare quel che viene deciso a loro dannoยป.

ยซMamma li tuโ€ฆristi (sui monti)!ยป

[Immagine tratta da questo articolo de “il Dolomiti“.]

Luigi Casanova รจ presidente onorario di Mountain Wilderness, associazione ambientalista che si รจ distinta nella difesa degli spazi selvaggi dallโ€™antropizzazione indiscriminata. Casanova di professione รจ custode forestale in Val di Fassa e Val di Fiemme. Il suo รจ un punto di vista radicale e combattivo. Nel 2017 ha partecipato al convegno Unesco in Val Pusteria, in cui si lanciรฒ un allarme: i flussi del turismo, entro il 2030, sarebbero aumentati del 30% a livello globale. Attualmente, mi ricorda, lโ€™Alto Adige รจ visitato da 9 milioni di turisti lโ€™anno, il Trentino da 5 milioni. ยซDi tutte le proposte nate in quel convegno non รจ rimasto nulla, nessuna traccia nella riflessione dei politici o del mondo dei partiti che governano le Dolomiti. Poi รจ avvenuto ciรฒ che รจ avvenuto lโ€™anno scorso, e tutto si รจ complicatoยป. Faccio notare a Casanova che ai territori investiti dal flusso di turisti e denaro corrispondono intere vallate spopolate, tra il bellunese e la Carnia. ยซรˆ vero, da una parte le terre abbandonate, dallโ€™altra le terre โ€œobeseโ€ del Trentino, Alto Adige e Cortina, abitate da personaggi pieni di sรฉ: non sanno piรน dove buttare i soldi, non ne hanno mai abbastanzaยป. Criticare i turisti, mi spiega, non aiuta a mettere a fuoco i veri problemi della montagna. ยซQuando le strade di penetrazione ai rifugi vengono raddoppiate in ampiezza, quando accanto agli impianti di sci si allestiscono centri con parchi avventure, questa รจ una scelta e una responsabilitร  degli imprenditori che vogliono aumentare i profitti continuamente, non del cittadino che poi usufruisce di queste strutture. Hanno addomesticato la gente delle valli, che la pensa come loro e, al massimo, li invidia: siamo noi montanari ad avere perso la cultura del nostro territorio, delle nostre tradizioni. E insieme rischiamo di perdere la montagna. Manca la gestione del territorio, perchรฉ si fa fatica a togliere i sassi, tagliare gli arbusti, lโ€™erba. Avere cura della montagna significa tutto questo. Tra dieci anni, quando non ci sarร  piรน nessuno che va a pulire il bosco, le canaline delle strade forestali per mantenere i drenaggi, nessuno che tiene aperti i sentieri, che turismo potranno proporre? La situazione รจ sfuggita di mano e la trasformazione a cui stiamo assistendo รจ violenta e veloce, proprio sotto i nostri occhiยป.

Questo รจ un brano tratto da un bellโ€™articolo di Nicola De Cilia pubblicato il 1 luglio scorso sullโ€™altrettanto notevole rivista โ€œGli Asiniโ€, intitolato Una montagna di gente. Lโ€™impatto del turismo nelle localitร  alpine; cliccate qui per leggerlo nella sua interezza. Posto tale titolo โ€œprogrammaticoโ€, lโ€™articolo offre, pur nella necessaria stringatezza, un chiaro panorama della particolare e per certi versi bizzarra realtร  turistica alpina divenuta palese a seguito dellโ€™emergenza Covid ma invero giร  in maturazione da qualche tempo.

รˆ un tema che ho trattato piรน volte anchโ€™io, qui sul blog e altrove: in particolare in questo articolo, quasi un anno fa, interrogavo me e i miei lettori su come, quanto e perchรฉ una tale inopinata invasione turistica dei monti, e delle localitร  alpine in particolare, potesse essere considerata unโ€™opportunitร  o di contro una calamitร . Perchรฉ รจ sicuramente bello che molta gente comune, non avvezza alle alte quote, โ€œscopraโ€ la montagna, la sua bellezza, le sue prerogative, il suo valore; รจ molto meno bello che lo faccia in maniera assai superficiale, sullโ€™onda di “mode” del momento ovvero di mere e spesso bieche strategie turistico-commerciali, ed รจ ancor meno bello che da unโ€™esperienza cosรฌ potenzialmente didattica, illuminante, ravvivante la mente e lโ€™animo, se ne torni a casa senza nemmeno aver capito dove si trovasse, cosa abbia visto e magari con un paio di โ€œoriginaliโ€ gadget ยซMade in Chinaยป in valigia. Come spiega Luigi Casanova in un passaggio del brano sopra citato, spesso cโ€™รจ di mezzo ยซuna responsabilitร  degli imprenditori che vogliono aumentare i profitti continuamenteยป, i quali ยซhanno addomesticato la gente delle valli, che la pensa come loro e, al massimo, li invidiaยป. Invece, i primi custodi della montagna, non solo dal punto di vista politico, amministrativo, economico e quantโ€™altro ma, soprattutto, dal punto di vista culturale, sono i montanari. Sembra unโ€™ovvietร , questa, e invece non lo รจ. Dโ€™altro canto chi per primo ha il dovere e il diritto di far comprendere la bellezza e il valore delle montagne se non chi le abita, magari da secoli? Le montagne non vivono con il turismo, come la politica vuole far credere per basare su ciรฒ un gran giro di denari e di interessi particolari: vivono grazie a chi le vive, e solo se qualcuno le vive e lo fa a fondo e consapevolmente possono vivere anche di turismo, un turismo che le aiuterร  a costruirsi un buon futuro e che in questo modo non diventerร  il sipario che inevitabilmente e definitivamente calerร  sul loro paesaggio, come in molti luoghi sta accadendo.

Come ribadisco, รจ un momento di potenziale opportunitร  o di possibile disastro e il limite tra questi due futuri prossimi รจ sempre piรน sottile e fragile: dobbiamo agire per ampliarlo e rinforzarlo il piรน possibile, prima che sia troppo tardi.