
A quelle mie osservazioni, relative a un caso tra tanti simili riscontrabili in molte localitร alpine, fanno eco le parole ben piรน prestigiose di Enrico Camanni pubblicate sabato 11 settembre in un suo editoriale su โLa Stampaโ, a commento della notizia che il Rifugio Quintino Sella al Monviso chiudeva per la siccitร dal momento che il Monviso, montagna un tempo ricca di ghiacci e acque, รจ a secco. Affiancata allโeditoriale di Camanni si puรฒ leggere una riflessione di Carlo Petrini su siccitร e agricoltura di montagna.
Ebbene sรฌ: mentre le nostre montagne si deglacializzano e conoscono situazioni di siccitร mai viste prima, a fronte di temperature sempre piรน elevate anche in alta quota, politici e imprenditori senza scrupoli e legati a strategie di sfruttamento industriale delle risorse naturali risalenti al secolo scorso, dunque non solo obsolete ma palesemente nocive, pensano unicamente a continuare la predazione di quelle risorse, nascondendosi dietro la scusa delle โenergie rinnovabiliโ attraverso un greenwashing tanto ipocrita e bieco quanto pericoloso. Senza piรน neve e pure senza piรน acqua, il che significa inevitabilmente senza piรน cultura, identitร , sviluppo, vitalitร : di questo passo che montagne saranno quelle del futuro prossimo? Come รจ possibile che progetti dissennati come quello della Valmalenco e come tanti altri, turistici, industriali, commerciali in giro per le Alpi vengano ancora pensati e realizzati?
Vi ripropongo di seguito lโeditoriale di Enrico Camanni, che offre molti spunti di riflessione sul tema. Riflessioni quanto mai necessarie e che devono diventare al piรน presto azione concreta e definitiva contro chi vuole depredare, degradare, soffocare le nostre montagne e le genti che le abitano, privandole di qualsiasi buon futuro.
Alla fine della piccola etร glaciale, verso la metร dellโOttocento, lo storico parigino Jules Michelet scriveva che ยซle Alpi sono il serbatoio dellโEuropa e il teatro delle alte relazioni che intercorrono fra correnti atmosferiche, venti, vapori e nuvole… Arbitrando elementi diversi e opposti, ne favoriscono la pace. Li accomunano sotto forma di ghiacciai e li distribuiscono equamente fra le nazioniยป. Lโimmagine non va intesa in senso politico ma ecologico, perchรฉ le nevi hanno realmente il potere di immagazzinare lโacqua dโinverno e restituirla gradualmente tra la primavera e lโestate, alimentando sorgenti, ruscelli, torrenti e fiumi, ma anche fontane, acquedotti e campagne. Dissetandoci generosamente, senza eccessi nรฉ sprechi. Dai tempi di Michelet i ghiacciai sono smagriti terribilmente e i serbatoi idrici dโalta quota si sono ridotti almeno del cinquanta per cento, ma poichรฉ lโacqua delle montagne ha continuato a dissetare le cittร , a illuminare le nostre case, perfino a innevare artificialmente le piste di sci, nessuno sโรจ posto il problema che un giorno potesse scarseggiare o finire. Abbiamo sviluppato unโidea talmente consumistica della montagna, magnifico terreno di giochi e avventure, che per decenni, forse secoli, ci siamo scordati che ogni prelievo ha un limite e le risorse naturali possono esaurirsi, comprese le nevi โperenniโ che studiavamo a scuola nellโora di geografia, memorizzando quellโaggettivo raffermo come una veritร inviolabile.
Invece non รจ cosรฌ, non cโรจ nulla di perenne in natura. Tutto cambia, tutto si trasforma. La crisi climatica lo certifica con la violenza dei fenomeni estremi, alternando alluvioni e bombe dโacqua di potenza inaudita alla siccitร di questa e altre estati, o di inverni senza neve, innalzando a vista dโocchio il livello delle nevi โimmacolate ed eterneโ, come ci insegnavano nellโora di religione, cancellando i nevai e prosciugando le riserve. La sete di questi giorni รจ la sete di un pianeta ormai diviso in due parti dallโeffetto serra, con la desertificazione che avanza da sud fino alla barriera delle Alpi, mentre a nord la fusione dei grandi ghiacciai e delle calotte polari รจ destinata a sollevare il livello dei mari e annegare le coste. Ci mancherร lโacqua dolce e malediremo quella salata.
Pochi giorni fa sono stato nel cuore del Monte Bianco e dalla Tour Ronde allโAiguille du Midi, dalla Vallรฉe Blanche allโAiguille du Plan, ho visto distese di neve rosa.
ยซร la sabbia del desertoยป mi hanno spiegato, ยซha soffiato per giorni e ha insanguinato i ghiacciaiยป.
Piรน che la scena di un crimine, mi sembrava la metafora del riscaldamento globale, come se il deserto fosse giร arrivato a contaminare la nostra illusione di purezza e irraggiungibilitร dellโalta montagna. Lโincontaminato non esiste piรน, la crisi ecologica รจ ovunque, anche a quattromila metri. Siamo tutti responsabili e vittime di quello che ci sta succedendo. Guardando la neve color salmone e le cordate che ci camminavano sopra, ho pensato che per noi รจ solo un fenomeno fisico, perchรฉ abbiamo la spiegazione, mentre la sapienza orientale saprebbe scorgervi qualche rivelazione, forse unโammonizione, comunque non si rifugerebbe nella spiegazione scientifica. I ghiacciai himalayani, a differenza dei nostri, sono considerati dalle popolazioni dei luoghi speciali, governati da prodighe divinitร . Le candide cime innevate recano il dono della fertilitร , perchรฉ dalla neve sgorga lโacqua e dallโacqua nasce la vita. Ogni esistenza scende dalle montagne.




Per certe persone la parola data, quella che tra lโaltro dovrebbe accertarne la serietร e la dignitร , ha lo stesso valore della loro personalitร : niente.
