Basta(va) la parola!

Per certe persone la parola data, quella che tra l’altro dovrebbe accertarne la serietà e la dignità, ha lo stesso valore della loro personalità: niente.

Un tempo la si definiva “parola d’onore” e sanciva l’essere o meno dei galantuomini; in effetti basta guardarsi intorno per capire, oggi, come non sia più così – e capire di conseguenza il perché di certe storture del mondo in cui stiamo.

Robin HooDead

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto inedito che probabilmente farà parte di una raccolta mooooolto particolare, di futura pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…)

Robin_Hood_dead-2La falce di Luna calante, così bassa sull’orizzonte, strappava l’oscuro velo celeste con una opalescente fessura curva che gettava la sua luce radente sulla valle, allungando e incupendo le ombre dei crinali boscosi che circondavano il sontuoso maniero di Lord Watson – una massa scura e indefinita, ora, immersa nella tenebra notturna. La condizione ideale per entrare in azione! – pensò l’abile benefattore fuorilegge, che agognava da tempo il colpo al bieco signorotto di Blacktree, tiranno tanto ambiguo quanto scaltro di quelle terre e dei suoi abitanti, dei quali egli credeva di poter disporre liberamente in forza di qualsivoglia proprio capriccio: una condizione insopportabile, che necessitava di una giusta rivalsa.
Aveva deciso di mettere a segno un colpo “diversivo”, poco prima di mezzanotte presso una stazione di posta a qualche miglio di distanza, e sviare laggiù l’attenzione delle guardie. Ora, nel pieno della notte, era pronto ad agire contro Lord Watson, e restituire al popolo una bella fetta della sua iniqua ricchezza. Prese con sé il fedele arco, legò il cavallo presso le mura del castello e vi si arrampicò lesto, mentre una leggera brezza manteneva il cielo pulito dalla nuvolaglia assicurandogli la particolare luminosità lunare, ricca di ombre nelle quali celarsi e osservare senza essere visti.
Penetrò senza troppe difficoltà all’interno e si diresse silenzioso verso le stanze di Lord Watson: un’abilità maturata in lustri di furti a tali ricchi signori, tanto boriosi da non pensare nemmeno di poter essere sfidati, essi e gli sgherri armati a difesa dei loro soldi, da un uomo solo. Individuò il forziere con il denaro e vi fu sopra con una rapidità quasi insuperabile… Quasi, già, perché ancora più rapida fu la lama della spada di Lord Watson, che con un secco fendente lo decapitò seduta stante. D’altro canto non poteva sapere, il fu ladro filantropo, che più che la boria, la scaltrezza o la tirannia, dote massima di Lord Watson era un fiuto infallibile! E quella brezza notturna, pur leggera, gli aveva inevitabilmente portato al naso un odore sconosciuto, forse quello d’un estraneo penetrato nella sua dimora. E magari proprio quel ladro maledetto di cui gli avevano parlato, che rubava ai ricchi per dare ai poveri in base a chissà quali sovversivi ideali…
Il tiranno dall’olfatto insuperabile strappò dalla cintura del ladro una sacca piena di denari, probabile bottino di un colpo precedente (quello alla stazione di posta), fece gettare il cadavere nel pozzo del castello e, l’indomani, distribuì quei soldi ai contadini della valle, che di fronte a tal dono inatteso scordarono in breve tutti i tormenti patiti e presero a inneggiarlo come il più generoso e magnanimo dei signori.
“Per un popolo ingenuo il vero benefattore non è colui che dispensa libertà e verità, ma lusinghe e illusioni”, pensò sprezzante tra sé di fronte alla massa che lo acclamava.