Basta(va) la parola!

Per certe persone la parola data, quella che tra l’altro dovrebbe accertarne la serietà e la dignità, ha lo stesso valore della loro personalità: niente.

Un tempo la si definiva “parola d’onore” e sanciva l’essere o meno dei galantuomini; in effetti basta guardarsi intorno per capire, oggi, come non sia più così – e capire di conseguenza il perché di certe storture del mondo in cui stiamo.

Italiani che “fanno” cose (a Venezia)

Be’, suvvia: sull’Italia si può dire tutto, ma bisogna ammettere che, quando qui dicono che c’è da fare una cosa, soprattutto se d’una certa importanza e gravità anche in merito alla salvaguardia dell’immagine del paese e ancor più se in un luogo di valore artistico e culturale fondamentale, quella cosa viene fatta senza tante chiacchiere. Eh già!

La questione delle grandi navi a Venezia, ad esempio: è da anni che si dice che non saranno più fatte passare davanti a San Marco, perché è una follia che ciò venga permesso e perché è tremendamente pericoloso; poi, qualche settimana fa (il 2 giugno), è accaduto l’incidente nel Canale della Giudecca nel quale per puro caso non c’è scappato il morto e allora lì tutti quanti, nessuno escluso, finalmente hanno detto con austera determinazione e fiero cipiglio: «Ok, ora basta, non accadrà mai più!» – il senso delle dichiarazioni era questo, suppergiù.

Ecco. Domenica 7 luglio:

A questo punto, forse si farà molto prima a promuovere un’iniziativa istituzionale che possa variare quella nota espressione proverbiale popolare in questa nuova versione: tra il dire e il fare c’è di mezzo un canale. Perché è importante pure la coerenza, oltre al fare le cose. Senza troppe chiacchiere, appunto.

P.S.: cliccate sull’immagine fotografica di Gianni Berengo Gardin per saperne di più al riguardo.

Ieri, 1° maggio…

Comunque ieri, in un capoluogo di provincia lombardo (mi ci trovavo per un evento letterario), ho visto gente sfilare nel corteo per il 1° maggio, applaudire con convinzione gli interventi dei vari rappresentanti dei sindacati e poi, nel pomeriggio, l’ho vista entrare nei negozi del centro.
Aperti anche il 1° maggio. Ovviamente.

Ma alcuni altri negozi erano chiusi, per la cronaca.

Ecco.

Banderuolismo a gogò

State attenti a essere troppo coerenti con le vostre idee, perché potreste essere scambiati per dei poveri idioti. Siamo nell’epoca del banderuolismo più estremo, dell’ipocrisia divenuta modus vivendi, dell’illogicità come dogma e il tutto per inseguire tornaconti assai biechi. Un’epoca non solo post-ideologica, pure post-ideale, nella quale le idee con contano più e quindi i loro simulacri, in quanto tali, possono essere ribaltati e calpestati a piacimento, facendosene motivo di vanto. E di derisione nei confronti di chi invece sa restare coerente e intellettualmente onesto.

Ma se chi semina vento raccoglie tempesta, chi “vive” di vento produce tempesta. La coerenza genera armonia, l’ipocrisia costruisce conflitto. È bene tenerne conto, sempre.

Una cordiale misantropia

A ben vedere, con certa parte (invero piuttosto ampia) dell’umanità contemporanea, credo che l’atteggiamento migliore e più sociologico che si possa tenere sia una sincera, serena, cordiale e rispettosa tanto quanto attiva e risoluta misantropia. Non prevaricatrice ma divaricatrice, intellettualmente e moralmente più onesta nonché molto meno ipocrita della pseudo-socialità artificiosa e conformista ovvero dei tanti comportamenti arroganti e barbari che, purtroppo, caratterizzano la società di oggi – quella società che per convenzione definiamo “civile” ma che troppo spesso appare come un ring entro il quale l’unico principio che regola i rapporti “sociali” tra gli individui è quello del più deleterio e rozzo mors tua vita mea. Quanto di più lontano e avverso a qualsivoglia concetto di “civiltà”, insomma, rispetto al quale non resta che atteggiarsi come sopra, inevitabilmente.