La “Festa” del “lavoro”?

Ma poi, scusate… Nel giorno della “Festa della Mamma” o “del Papà” si ignorano madri e padri? E l’8 marzo, nella “Festa della Donna”, vengono forse celebrati gli uomini e magari il 2 giugno, che è la Festa della Repubblica, si inneggia alla monarchia? Oppure, per dirne un’altra ancora, la Giornata degli Alberi del 21 di novembre per caso viene festeggiata a colpi di motoseghe e accette?
No, appunto.
Dunque perché nella Festa del lavoro (o dei lavoratori) del 1° maggio non si lavora*?
P.S.: la mia è una provocazione, certo. Ma, ribadisco, poco apprezzo tali celebrazioni one shot, che finiscono spesso (e loro malgrado) per rendere ambiguo se non ipocrita il messaggio pur importante ed emblematico che vi sta alla base. Piuttosto, al riguardo, ciò su cui io rifletto è altro, ovvero: è il lavoro che nobilita l’uomo, o è l’uomo che deve saper nobilitare il lavoro che fa? (Sempre poi che certi lavori nobilitino ancora, o possano essere nobilitati…) E, in tal senso, aveva forse ragione (con provocazione letteraria, qui, ma tant’é) Sebastiano Vassalli, quando affermava, ne La Chimera, che “Il lavoro è l’ultima risorsa dei coglioni! È l’ultima speranza dei falliti, ricordatene!”? Insomma: ok, lavorare è (forse) giusto e bello, se lo si fa bene, ma oggi, in fin dei conti… cui prodest?

*: salvo chi sia costretto a farlo, ovviamente – il che è già un bel controsenso, in molti casi.

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Il lavoro? Un enigma… (Albert Einstein dixit)

Charlie Chaplin in “Tempi moderni”, 1936.

È veramente un enigma per me che cosa induce la gente a prendere il proprio lavoro con tanta maledetta serietà. Per chi? Per se stessi? Tutti quanti dobbiamo ben presto andarcene. Per i contemporanei? Per i posteri? No, rimane sempre un enigma.

(Albert Einstein, da una lettera a Joseph Scharl, un amico artista, 27 dicembre 1949; Archivio Einstein 34-207; citato in Pensieri di un uomo curioso, Mondadori, 1997, pag.155.)

Il lavoro nobilita l’uomo?

lavori-in-corso-2Avete presente la particolare sensazione per la quale, di fronte a qualcosa di indubbiamente e giustamente bello, vi sorge l’inopinato dubbio che dietro tale bellezza si nasconda qualche bieco inganno?
Ecco: sarà, ma visto pure come gira il mondo di questi tempi, in me non è mai svanito del tutto il dubbio che chi disse per primo il bellissimo (appunto) e sostenibilissimo (perchè si deve) motto “il lavoro nobilita l’uomo”, fu il vate di tutti gli schiavisti. Già.