La fretta

Veramente non la capisco ‘sta cosa di tanta gente che la mattina mi trovo lungo la strada quotidianamente percorsa per recarmi ove lavoro, e che guidano come dei pazzi, dei forsennati, appiccicando la loro auto a quella che li precede a velocità folle – è una strada di montagna, per inciso – come fossero perennemente in ritardo – dacché io penso: ma alzatevi qualche minuto prima, che diamine! – e tutto ciò, appunto, per andare a lavorare.

Tutti quanti così entusiasti, felici, smaniosi di cominciare l’ennesima giornata lavorativa?

Non so, ma non credo.

Di contro, la sera, di ritorno dai suddetti luoghi di lavoro, quando invece per la gioia d’aver concluso quell’ennesima giornata lavorativa – e chissà quanto pesante, stancante, stressante in molti casi – e di poter tornarsene a casa propria a riposare, a rilassarsi, a coltivare le proprie passioni o semplicemente a starsene in compagnia dei propri cari (come si usava dire un tempo), ti verrebbe insomma da pensare che dovrebbero viaggiare sì veloci verso le proprie dimore la sera, piuttosto che la mattina, per tutti questi motivi…

Invece no, a trenta all’ora e non di più. Come se stessero recandosi in chissà qual terribile luogo per cui protrarre il più possibile l’arrivo, andando a velocità degne d’un calesse ottocentesco.
E io dietro, anelante di tornare a casa per rilassarmi e fare le mie cose, a osservare nello specchietto delle auto davanti a me espressioni sovente da partenza verso il fronte se non da patibolo, dacché si direbbero queste le mete verso cui stanno guidando con tale spossante lena.

Che abbiano tutti una crisi matrimoniale (o quando di affine) in corso ovvero da affrontare a casa, con conseguente crisi di rigetto?

Non so, ma non credo.

Però, se così fosse, le mogli/conviventi/fidanzate/amanti le capisco. Più di tutta quella gente, ecco.

L’uomo moderno pensa di perdere qualcosa − del tempo − quando non fa le cose in fretta; però non sa che fare del tempo che guadagna, tranne ammazzarlo.

(Erich Fromm)

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Il lavoro? Un enigma… (Albert Einstein dixit)

Charlie Chaplin in “Tempi moderni”, 1936.

È veramente un enigma per me che cosa induce la gente a prendere il proprio lavoro con tanta maledetta serietà. Per chi? Per se stessi? Tutti quanti dobbiamo ben presto andarcene. Per i contemporanei? Per i posteri? No, rimane sempre un enigma.

(Albert Einstein, da una lettera a Joseph Scharl, un amico artista, 27 dicembre 1949; Archivio Einstein 34-207; citato in Pensieri di un uomo curioso, Mondadori, 1997, pag.155.)

“Scandinavian Landscapes”, il grande Nord per immagini di Jacopo Finazzi, allo Spazio Fabbrica di Chiuduno, Bergamo.

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Scandinavian Landscapes è un diario di viaggio, è un libro di ricordi, anzi, di esperienze emozionali, è una linea temporale il cui metro di misura è dato da luoghi, oggetti, persone, presenze, e dalle relative immagini. Al di là della apparente semplicità generale a cui la visita della mostra fotografica di Jacopo Finazzi presso il “suo” Spazio Fabbrica a Chiuduno può far pensare, la sequenza di immagini – sia a colori, sia in b/n – riesce a rappresentare perfettamente ciò che il viaggio – quello vero, quello che porta il viaggiatore ad essere in un certo luogo non solo con il corpo, ma anche con la mente e ancor più con lo spirito – deve essere: la scoperta d’un ambiente non ordinario (per chi vi giunge da lontano) e il tentativo di penetrarne l’essenza autentica – la quale, inutile dirlo, è molto spesso ben lontana dalle attrazioni più “turistiche” che quell’ambiente/quel luogo offre. Finazzi lo fa’ mettendo dentro scatti all’apparenza “normali”, appunto, la propria esperienza artistica e, io credo, pure quella sua parte inconscia che si nutre d’arte anche al di là della mera preparazione accademica – non a caso è figlio d’arte
Valore aggiunto, l’aver deciso di esporre le proprie opere fotografiche in un luogo – lo Spazio Fabbrica, ovvero la vecchia officina familiare di produzione di bottoni – in ristrutturazione ancora incompleta, tra vecchi macchinari e attrezzi del mestiere, in certi casi con una confusione ricercata che riesce ad accrescere il fascino della visione delle immagini e, per certi versi, rende atemporali i soggetti ritratti.

Lo Spazio Fabbrica è a Chiuduno, Bergamo, in Via delle Rimembranze al numero 13. Scandinavian Landscapes resterà aperta al pubblico solo fino al prossimo weekend, mentre nei giorni feriali prima e dopo di esso sarà visitabile su appuntamento. Per ogni infos: jacopofinazzi@libero.it, oppure il profilo facebook dell’artista.

6 Maggio, ore 11.30, Villa di Serio: Francesco Lussana inaugura la sua nuova installazione


Francesco Lussana si forma artisticamente nel luogo di lavoro, la Minifaber, azienda specializzata nella trasformazione della lamiera mediante tranciatura ed imbutitura, con la mansione di responsabile (progetto S.M.E.D.).
Dal 1994 parallelamente alla quotidianità tecnica del suo lavoro cresce una visione artistica che si concretizza con la realizzazione della sua prima opera: uno stampo per la tranciatura di una freccia (vettore) dal titolo Comunicazione. Nel 1995 presenta i suoi primi lavori in una mostra personale alla Galleria Transit di Bergamo.
L’attività creativa di Lussana suscita interesse sia nel mondo artistico che industriale concretizzandosi con l’invito per una esposizione personale durante il convegno UCISAP (Unione Costruttori Italiani Stampi e Attrezzature di Precisione) al Forum di Assago nel Maggio 1996. Il processo Industriale nelle varie fasi di lavorazione, il rumore delle macchine utensili nella lavorazione dei metalli, il ritmo seriale delle presse durante la produzione dei vari componenti metallici divengono le basi per una costante ricerca che si concretizza in una mostra personale presso la galleria Fumagalli nel 1997.
Dal 1997 al 2000 Lussana ha avuto modo di mostrare i suoi lavori in numerose esposizioni collettive, rimanendo costantemente fedele alla ricerca ed allo sviluppo tecnologico nella realtà lavorativa in Fabbrica. Un esempio di quanto precedentemente detto lo si puo’ notare nell’ opera Sequenza fasi realizzazione cestello dove Lussana ha posto in sequenza l’intero ciclo di lavoro di un prodotto, nel caso specifico un cestello (Componente di un telaio tessile) nei 23 passaggi in altrettanti stampi per la sua realizzazione. Altra tappa di rilevante interesse e’ stata la mostra Personale alla Galleria D’ Arte Bergamo nel 2000. In questa mostra conquista di diritto un posto di rilievo l’installazione Ambiente realizzata appositamente. L’importanza non deriva soltanto dalla dimensione, un’intera stanza dedicata ai 13 steli di lamiera che la compongono, ma dall’ambizione che la anima. Lussana in questo lavoro disperde i confini tra le singole parti attraverso l’uso delle luci riproducendo sulle pareti innumerevoli volte i vuoti rimasti dopo la tranciatura negli steli di lamiera.
Nell’installazione S.M.E.D. sempre alla Galleria D’Arte Bergamo proposta nel 2001 Lussana ripropone l’assordante rumore delle macchine utensili stimolandone visivamente la percezione con l’inserimento di pannelli laccati in vari colori appesi alle pareti, e con videoclip che diffondono il sonoro relativo ad ogni colore. Sempre nel 2004 il consiglio direttivo dell’associazione Arte Struktura di Milano ha richiesto a Lussana un’opera da inserire nella propria fondazione.
Nel 2008 nasce il progetto Passo-Luce in collaborazione con Galleria Elleni e Galleria Bergamo, nasce un catalogo con presentazione/intervista di Pasqule Emanuele che viene presentato a Bergamo Arte Fiera 2008 con stand personale.
Nel 2009 è l’unico artista bergamasco scelto per l’evento Milano Plaza – Oltre il limite in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino con l’istallazione Abbattere per ri-costruire.
Nel 2010 è presente alla BAF (Bergamo Arte Fiera) con l’istallazione Supporto COD 689256.

Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di Francesco Lussana, e conoscerne nel dettaglio l’originale ricerca artistica.