Sui campanacci «fastidiosi» ai villeggianti di Serina: il parere delle mucche

Invece, la notizia dei villeggianti che, in vacanza sulle montagne bergamasche, si sono lamentati del rumore dei campanacci delle mucche al pascolo l’avete letta? Qui sopra la potete leggere (cliccando sull’immagine) nella cronaca resa dal quotidiano on line “La Voce delle Valli”.

Non è la prima volta che accade, e stavolta è successo a Serina, località posta a 820 metri di quota nell’omonima valle laterale della Valle Brembana, tra le Prealpi bergamasche appunto, dove alcuni villeggianti si sono lamentati per – a loro direla troppa rumorosità dei campanacci delle mucche presenti in paese. «Impossibile fare le vacanze a Serina! Campanacci delle mucche a meno di dieci metri dal condominio, giorno e notte. Alcuni villeggianti sono tornati a casa. È veramente difficile restare!» hanno scritto sui social. Il sindaco del paese ha poi risposto a tali rimostranze nel modo ironicamente intelligente che vedete qui accanto e in ogni caso, come detto, di storie simili se ne sono lette già altre volte in passato: vacanzieri di città e di aree metropolitane, cioè provenienti da luoghi non esattamente privi di frastuoni dissonanti, che salgono sui monti e si lamentano dei “rumori” del posto: i campanacci delle mucche, i cani che abbaiano, gli asini che ragliano o i galli che cantano alle prime luci dell’alba, eccetera. [1]

Posta la bagattella che il fatto rappresenta – nel bene e nel male: nel bene perché è cosa da poco, nel male perché sono da poco anche quelli che l’hanno generata – mi pare tuttavia che, dopo che i villeggianti hanno detto la loro e dopo che i locali e il sindaco di Serina hanno risposto, manca l’opinione al riguardo di altri soggetti fondamentali: le mucche. Che sono animali ben più intelligenti e sensibili di quanto si creda nonostante il loro fare placido e un po’ svagato, e che se fossero interpellate sulla vicenda – come ha suggerito di fare l’amico Giulio, lettore abituale del blog, con una mail per la quale lo ringrazio molto – mi viene da pensare che risponderebbero qualcosa del genere:

Cari umani, ma che problemi avete? Sul serio, ci preoccupate sempre di più!
I campanacci ce li avete messi proprio voi almeno due millenni fa se non di più; certo, a volte avete un po’ esagerato con il peso e il rumore che a qualcuna di noi hanno dato parecchio fastidio, ma d’altro canto il fatto che il suono delle nostre campane sia diventato così simbolico e identitario per i territori montani un po’ ci inorgoglisce, ci fa sentire un elemento importante di quel paesaggio che poi voi apprezzate al punto da volerci passare le vostre vacanze, nonostante siamo ben consce delle finalità “pratiche” per le quali ci allevate.
E comunque, dopo millenni di scampanate per gli alpeggi d’ogni dove montano, oggi voi, che vivete nel mondo e nel momento storico più rumoroso che ci sia mai stato, dite che i nostri campanacci vi danno fastidio? Vogliamo parlare invece delle vostre auto, delle moto, degli schiamazzi che tanti di voi fanno anche sui monti per non dire del baccano infernale che caratterizza le vostre città e che riesce a giungere persino quassù, a decine di chilometri di distanza, come un perenne, fastidioso rumore bianco? E poi venite qui a blaterare di “disturbo” e “silenzio”? Sul serio, ci siete o ci fate? Non è che il rumore della civiltà nella quale vivete si è talmente rappreso nella vostra mente e nell’animo che, ora, ogni paesaggio sonoro che non sia quello urbano o non vi assomigli in qualche modo vi dà fastidio? Non è che pure voi siete diventati rumore? Visto come pensate di “disturbare” – voi – la nostra esistenza sui monti, ci verrebbe da supporlo!
Ma non preoccupatevi, non siamo così malpensanti, anche perché sennò il latte che vi diamo si inacidisce e poi vi lamentate pure di quello. Piuttosto, se volete venire a passare le vostre vacanze in montagna, e a noi fa certamente piacere, veniteci veramente: non solo con la vostra auto e con il corpo ma pure con la mente, con il cuore, con l’animo, con lo spirito giusto di chi vuole veramente vivere la montagna anche solo per qualche giorno. Altrimenti rischiate solo di sprecare le vostre vacanze e il tempo ad esse dedicato! Pensateci, per il vostro bene! E nostro anche, e delle montagne soprattutto!

[1] Permettetemi una noterella autobiografica: avendo passato tutte le mie estati dagli 1 ai 20 e più anni in alta Valchiavenna, in una piccola borgata rurale a oltre 1700 metri di quota circondata dai pascoli la cui dimensione alpestre ha dato molta sostanza alla mia profonda relazione con le montagne, due cose come poche altre che erano e sono ancora (spero per molto) parte del suo paesaggio oggi per me “rappresentano” la montagna: una è acustica, il suono dei campanacci delle mucche al pascolo appunto; l’altra olfattiva, l’odore delle torte lasciate dalle mucche stesse sui prati. Immancabilmente, appena li percepisco e in qualsiasi località montana mi trovi, mi riportano a quegli anni giovanili e mi riconnettono immediatamente alla montagna, mi fanno (ri)sentire concretamente e compiutamente parte del suo paesaggio peculiare. Poi viene ogni altra cosa relativa, ogni altro elemento che costruisce materialmente e immaterialmente il paesaggio montano, ma quelle due sono assolutamente fondamentali.

N.B.: la veduta panoramica di Serina sotto il titolo della notizia de “La Voce delle Valli” è di Di MatthewGhera, opera propria, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.

Gli escursionisti danneggiano la Natura (?)

[Escursionisti sull’Altopiano della Greina, tra i cantoni svizzeri Ticino e Grigioni. Immagine tratta dalla pagina Facebook di TicinoSentieri.]
Sulla testata svizzera “Tio.ch” il 29 agosto scorso è stato pubblicato un articolo intitolato Le escursioni danneggiano la natura? che rimarca come pure l’attività apparentemente più sostenibile che si possa praticare negli ambienti naturali, il camminare, rischi per molti versi di rappresentare una fonte di alterazione e inquinamento ambientali, senza con ciò negare il valore educativo e culturale fondamentali dell’escursionismo.

Ve lo lascio leggere al fine di constatare le cose molto interessanti che riporta; qui invece voglio riflettere un attimo sulle reazioni che, senza dubbio, in alcuni la lettura potrebbe manifestare. Cose del tipo «troppe paturnie!», «be’, ma allora non facciamo più nulla!», «robe da ambientalisti talebani!» eccetera, le quali invero riflettono l’atteggiamento che spesso – per non dire sempre, salvo casi rari – assumiamo nella nostra relazione con il mondo naturale (del quale siamo parte integrante insieme con ogni altro organismo vivente e con tutto il resto). In verità, pensare che anche una semplice camminata lungo un sentiero in montagna possa rappresentare un elemento di disturbo e di inquinamento ambientali non è una semplice sega mentale: innanzi tutto perché è un dato di fatto al quale non si può sfuggire (se non evitando di andarci, in montagna: cosa variamente irrazionale, come capite bene), ma ciò non ci esime dalla responsabilità di averne consapevolezza e di agire in modo da rendere la nostra presenza nella Natura la più primordiale possibile, se mi passate la definizione, ovvero la più armonica con essa e meno dipendente da quella tecnologia che ci ha resi la razza dominante sul pianeta (ancor più della nostra intelligenza, dote invero spesso discutibile) ma con un impatto che ha generati danni vari e assortiti.

Dunque, se la stessa nostra tecnologia così avanzata potrebbe aiutarci ma ancora non lo ha fatto e dà l’impressione di non volerlo fare tanto rapidamente – ad esempio eliminando totalmente i mezzi di locomozione a combustibili fossile oppure risolvendo il problema della dispersione di microplastiche, provocata anche dai capi ultra-tecnici che indossiamo, per dirne due tra le tante – non è una sega mentale ma è un’azione di grande intelligenza e coscienza provare quanto meno a riflettere sulla nostra presenza, anzi, sull’intera relazione che generiamo e intessiamo con gli ambienti naturali nei quali stiamo, sul senso di questa nostra presenza – al netto degli aspetti meramente ludici e ricreativi, ovviamente – su cosa ci stanno dando ma pure cosa noi stiamo dando ad essi attraversandoli e interagendo con la biosfera locale. Peraltro è un esercizio assolutamente semplice – siamo o non siamo Sapiens, esseri intelligenti, pensanti e senzienti? – che arricchisce oltre modo la nostra esperienza in Natura, la bellezza di starci, il godimento dei luoghi e dei paesaggi, il divertimento autentico, il relax e tutto ciò che la Natura sa regalare.

Non ci vuole tanto, insomma, per farci del bene e al contempo fare del bene alla Natura che ci ospita. Anche perché, lo ribadisco, la Natura siamo noi: averne cura o danneggiarla significa avere cura o danneggiare noi stessi. Le vere seghe mentali sono quelle di chi crede che tali pensieri siano “seghe mentali”, esattamente come i cretini sono tali anche per essere fermamente convinti che i “cretini” siano sempre gli altri. Ecco.